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	<title>Lifestyle Archivi - the Players Magazine</title>
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		<title>VIVERE  &#8216;PREPPY&#8217;</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/05/05/vivere-preppy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 21:35:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="526" height="546" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/05/Schermata-2026-05-05-alle-23.23.18-526x546.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" /></div>
<p>PREPPY ABBREVIAZIONE INGLESE DI ‘PREPARATORY SCHOOL’, TERMINE CHE GENERALMENTE DESCRIVE LE SCUOLE SUPERIORI PRIVATE CHE PREPARANO I RAGAZZI D’ELITE ALLA VITA UNIVERSITARIA. Quando si parla di preppy, nella moda, il nome che inevitabilmente emerge è RALPH LAUREN. Non perché ne sia stato l’inventore, ma perché è stato l’uomo che più di ogni altro lo ha &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="526" height="546" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/05/Schermata-2026-05-05-alle-23.23.18-526x546.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" /></div><p><strong>PREPPY</strong> ABBREVIAZIONE INGLESE DI ‘PREPARATORY SCHOOL’, TERMINE CHE GENERALMENTE DESCRIVE LE SCUOLE SUPERIORI PRIVATE CHE PREPARANO I RAGAZZI D’ELITE ALLA VITA UNIVERSITARIA.<br />
Quando si parla di preppy, nella moda, il nome che inevitabilmente emerge è <strong>RALPH LAUREN</strong>. Non perché ne sia stato l’inventore, ma perché è stato l’uomo che più di ogni altro lo ha elevato, trasformandolo da codice estetico circoscritto ai campus dell’élite americana in un linguaggio globale, diffuso, sognato, desiderato. Il preppy esisteva già, radicato nella tradizione della Ivy League, nelle abitudini dei figli della borghesia colta della East Coast, in un mondo fatto di sport da club, <strong>camicie Oxford impeccabili, blazer navy, chino khaki, mocassini penny</strong>, weekend negli Hamptons e proprietà in New England.</p>
<p>Ma fu <strong>Ralph Lauren</strong> a renderlo universale, a dargli una voce narrativa, una forma cinematografica, un’identità accessibile che andava oltre l’idea di appartenenza sociale. Non replicò semplicemente lo stile: lo interpretò, lo amplificò e gli diede un’anima.<br />
Ralph Lauren non proveniva da quel mondo. Cresciuto nel Bronx, figlio di immigrati ebrei, osservò il preppy dall’esterno, con uno sguardo che mescolava fascinazione, distanza e immaginazione. Forse proprio per questo fu capace di coglierne l’essenza più profonda: non il privilegio in sé, ma il sogno che esso evocava.<br />
PER LAUREN, LA MODA NON ERA UN ESERCIZIO DI IMITAZIONE, MA UN MEZZO PER COSTRUIRE STORIE. I SUOI ABITI NON RAPPRESENTAVANO CIÒ CHE LE PERSONE ERANO, MA CIÒ CHE ASPIRAVANO AD ESSERE.</p>
<div id="attachment_2971" style="width: 705px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2971" class="wp-image-2971 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/05/Schermata-2026-05-05-alle-23.28.26-695x465.png" alt="" width="695" height="465" /><p id="caption-attachment-2971" class="wp-caption-text">Anni &#8217;80, Ralph Lauren con collaboratori e modelli, Getty Images</p></div>
<p>Quando iniziò a disegnare cravatte negli anni ‘60, più larghe e coraggiose rispetto a quelle che dominavano all’epoca, era già chiara la sua visione: creare non soltanto un prodotto, ma un mondo. Da lì nacque Polo Ralph Lauren e con esso una nuova idea di eleganza americana che avrebbe segnato profondamente la cultura contemporanea. Il preppy nella sua versione originale era un’estetica codificata, quasi un dialetto sociale. Ralph Lauren lo liberò da quella rigidità. Prese i suoi elementi fondamentali e li inserì in un universo narrativo molto più ampio, dove la costa estiva del <strong>New England</strong> poteva convivere con i ranch del West, dove il tweed inglese incontrava il denim americano, dove il rigore delle università <strong>Ivy League</strong> si intrecciava con la vita all’aria aperta, la vela, lo sport, l’equitazione, la natura.</p>
<p>Il segreto del suo successo fu proprio questa capacità di armonizzare mondi lontani, rendendoli parte di un’unica identità coerente e senza tempo. Le sue collezioni non erano cataloghi ma capitoli di una storia che continuava ad evolversi. Molti dei capi diventati simboli dell’estetica preppy oggi portano la firma culturale di Ralph Lauren. La polo con il cavallino, introdotta negli anni ‘70, è forse l’esempio più evidente: più di un capo d’abbigliamento, è un emblema visivo di appartenenza a un’idea di vita sportiva e raffinata, rilassata ma curata. Il blazer navy, le camicie Oxford, i maglioni cricket, le varsity jacket, gli stemmi araldici reinterpretati in chiave moderna, persino le riletture dello stile western e delle tradizioni scozzesi: tutto contribuisce a formare un vocabolario estetico vastissimo, nel quale il preppy smette di essere una formula rigida e diventa piuttosto un sentimento, un modo di stare al mondo.</p>
<p>La forza di Ralph Lauren non sta soltanto nei capi, ma nella narrazione. Le sue campagne pubblicitarie hanno definito per decenni l’immaginario dell’eleganza americana. Ogni scatto è studiato per evocare un’idea di armonia, ordine, benessere, autenticità. La moda diventa atmosfera, un ponte tra ciò che si indossa e ciò che si sogna. Ralph Lauren quindi possiamo affermare che non venda abiti ma un’idea di vita.<br />
NON SI LIMITA A DEMOCRATIZZARE UNO STILE; DEMOCRATIZZA UN IMMAGINARIO. SE IL PREPPY ORIGINARIO ERA UN LINGUAGGIO RISERVATO A CHI APPARTENEVA A CERTI AMBIENTI, LAUREN LO APRE AL MONDO SENZA SNATURARLO.</p>
<p>Chi indossa Polo non finge di essere parte dell’aristocrazia americana: entra in un universo simbolico che parla di gusto, disciplina, sportività, calma e bellezza senza tempo. È un atto culturale profondamente americano nel senso più alto del termine: trasformare un’identità esclusiva in un sogno condiviso. Tra gli anni ‘80 e ‘90 questo sogno conquista il pianeta.</p>
<p>IN GIAPPONE DIVENTA OGGETTO DI VENERAZIONE, IN EUROPA RAPPRESENTA UN’ALTERNATIVA COLTA E NARRATIVA ALLA MODA ITALIANA E FRANCESE, NEGLI STATI UNITI DIVENTA UN PUNTO DI RIFERIMENTO TRASVERSALE CHE UNISCE CLASSI SOCIALI DIVERSE ATTRAVERSO UN IDEALE ESTETICO COMUNE. IL PREPPY EVOLVE, SI AGGIORNA, SI CONTAMINA.<br />
Persino la cultura hip-hop, apparentemente distante anni luce dalla Ivy League, trova in Ralph Lauren un simbolo da reinterpretare.</p>
<p>Oggi Ralph Lauren continua a portare avanti quel linguaggio con una coerenza rara nella moda contemporanea. Il marchio si rinnova, affronta la sfida della sostenibilità, dialoga con la modernità, mantiene però intatta la propria essenza: un’eleganza rassicurante che rifiuta l’ostentazione, un gusto classico capace di attraversare decenni senza invecchiare, una visione che affonda le radici nel passato ma guarda sempre alla storia come a una fonte inesauribile di ispirazione. Il motivo per cui il preppy funziona ancora oggi, e forse più di prima, è semplice: non è una tendenza, è un rifugio nascosto in un mondo veloce, rumoroso e disordinato.</p>
<p>Ralph Lauren, attraverso il preppy, non ha costruito solo un marchio: ha costruito un mito moderno. Ha trasformato un linguaggio di nicchia in un simbolo universale di eleganza senza tempo, ha dato forma a un sogno dove la tradizione incontra la fantasia, dove l’America dei campus diventa l’America delle possibilità, dove la moda non è più un dettaglio, ma una narrazione. E forse la vera essenza dello stile preppy è aver dimostrato che non si tratta di imitare un mondo, ma di immaginarne uno migliore, e poi vestirlo e viceversa.</p>
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		<title>MILANO DA BERE</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/02/10/milano-da-bere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 23:13:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Dixit]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="434" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png 434w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11.png 473w" sizes="auto, (max-width: 434px) 100vw, 434px" /></div>
<p>Milano ha sempre saputo mettersi in tiro: a volte di stile ed eleganza, a volte di un bicchiere di troppo. Questo è un viaggio nella città che da decenni prova a capire se la bella vita fosse davvero solo una réclame. La Milano da Bere forse non esiste più, ma continua a lasciare un retrogusto &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="434" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png 434w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11.png 473w" sizes="auto, (max-width: 434px) 100vw, 434px" /></div><p>Milano ha sempre saputo mettersi in tiro: a volte di stile ed eleganza, a volte di un bicchiere di troppo. Questo è un viaggio nella città che da decenni prova a capire se la bella vita fosse davvero solo una réclame. La Milano da Bere forse non esiste più, ma continua a lasciare un retrogusto persistente. È il sapore di quelle città che hanno corso troppo e che ora provano a ricordare a loro stesse perché lo facevano.<br />
C’è stato un tempo in cui Milano correva così veloce da sembrare sempre in anticipo di un passo – o di un aperitivo. Gli anni ’80 trasformarono la città in un laboratorio economico e culturale: la moda diventava industria, il design linguaggio, la pubblicità disciplina nazionale.<br />
Tutto brillava un pò di più, anche quando non ce n’era ragione. Era il decennio in cui si producevano miti come si producevano bilanci: per eccesso. Eppure, dentro quell’edonismo sfacciato, c’era una chiarezza d’intenti che oggi quasi infastidisce. Non sappiamo se davvero si stesse meglio quando si stava peggio, ma almeno Milano sapeva in che direzione andare. Oggi, mentre cerchiamo di interpretarla come si farebbe con un’opera concettuale, vale la pena tornare a quel momento in cui la città smise di contemplarsi e iniziò a vendersi – sorprendentemente bene.<br />
MILANO NON HA MAI SMESSO DI BERE: HA SOLO CAMBIATO IL BICCHIERE E IN FONDO, LA SUA STORIA ASSOMIGLIA PIÙ A UN COCKTAIL BEN AGITATO CHE A UN RACCONTO LINEARE.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>A MILANO BEVI PERCHÉ LAVORI TROPPO O LAVORI TROPPO PERCHÉ BEVI:<br />
IN ENTRAMBI I CASI, L’IMPORTANTE È FARLO CON UN CERTO STILE<br />
( Giorgio Gaber )</strong></p>
<div id="attachment_2919" style="width: 947px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2919" class="size-medium wp-image-2919" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01-937x496.png" alt="" width="937" height="496" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01.png 937w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01-768x407.png 768w" sizes="auto, (max-width: 937px) 100vw, 937px" /><p id="caption-attachment-2919" class="wp-caption-text">Il claim della pubblicità ideata da Marco Mignani per l&#8217;Amaro Ramazzotti</p></div>
<p>____________________________________________________________________</p>
<p>LA CAMPAGNA RAMAZZOTTI E IL RITO URBANO<br />
Negli anni in cui Milano si guardava allo specchio con l’orgoglio di chi ha appena imparato a correre, fu una pubblicità a mettere in scena – prima ancora che in televisione – l’etichetta culturale di un’intera epoca. Nel 1985 Marco Mignani, direttore creativo di BBDO Italy, concepì lo slogan “Milano da bere” per l’Amaro Ramazzotti: un claim che non si limitava a vendere un liquore, ma raccontava una città che “rinasce ogni mattina, pulsa come un cuore … da vivere, da sognare e da godere”.<br />
Non fu solo pubblicità: fu un rito urbano. La città era già illuminata di vetrine – e di insegne come quelle che fronteggiavano il Duomo – come se ogni albergo, boutique e ufficio volesse imitare il linguaggio visivo di un cocktail perfetto: brillante, seducente, immediatamente desiderabile.<br />
In quella narrazione convivono due culture apparentemente contrapposte: la borghesia emergente con le sue giacche sartoriali, e la sottocultura dei paninari, che trasformava l’happy hour in una forma d’arte sociologica. Il paninaro non era solo un ragazzo con la Timberland: era l’emblema di una generazione che beveva eleganza e digeriva ambizione.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>L’ ELEGANZA È COME UN BUON COCKTAIL: NON NASCE DALL’ ECCESSO, MA DALL’ EQUILIBRIO.</strong><br />
<strong>MILANO, QUANDO VUOLE, LO CONOSCE BENISSIMO</strong><br />
<strong>( Gio Ponti )</strong></p>
<p>_______________________________________________________________________</p>
<p>DAI COLLETTI BIANCHI ALLE TIMBERLAND: LA BORGHESIA E IL SUO DOPPIO<br />
Negli anni della Milano da Bere lo stile non era un accessorio: era un linguaggio. I colletti bianchi entravano in caffetteria con la stessa compostezza con cui firmavano contratti: doppiopetto stirato, valigetta rigida, espresso corretto – ma con misura, perchè l’eleganza non tollera sbavature. Sull’altro fronte, i paninari trasformavano ogni pausa in un atto estetico. Jeans slavati, Moncler lucidi, Timberland perfette e Coca-Cola in lattina: non una generazione, ma un’icona pop. Non bevevano Martini, ma status symbol. Non sostavano nei bar storici, ma davanti al bar Il Panino di piazza Liberty, per poi migrare nei fast food che iniziavano a diventare le nuove cattedrali del quotidiano.<br />
Il contrasto era evidente e sorprendentemente armonico: entrambe le tribù usavano caffè, bibite e aperitivi come strumenti di riconoscimento. Ogni bevanda era un indizio, ogni outfit un manifesto. E in questa danza sociale, Milano ridefiniva il proprio stile – un sorso alla volta.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>MILANO È UNA SIGNORA: TI ACCOGLIE, TI FA SEDERE, TI VERSA DA BERE. POI PERÒ TI PRESENTA IL CONTO,</strong><br />
<strong>SEMPRE SALATO</strong><br />
<strong>( Enzo Biagi )</strong></p>
<p>____________________________________________________________________</p>
<p>NUOVE CULTURE, NUOVI COCKTAIL: LA MILANO CHE LIEVITA<br />
Negli anni della Milano da Bere l’esotico era un privilegio da viaggiatori benestanti: il sushi lo mangiavi solo se eri appena tornato da Tokyo, il margarita dopo un volo dalla California, il curry perché un collega ‘internazionale’ ne aveva parlato in ufficio. La multiculturalità era un souvenir. Oggi, invece, quelle stesse esperienze vivono al pian terreno dei nostri condomìni. Il bartender giapponese è dietro l’angolo, il kebabbaro attraversata la strada, la cucina peruviana conquista le guide.<br />
La città non importa più ricordi: importa competenze, tecniche, rituali.<br />
Milano non deve più andare nel mondo per sentirsi cosmopolita: è il mondo a essersi trasferito qui, con le sue spezie e le sue shakerate. E come sempre, la città assorbe tutto con elegante indifferenza.</p>
<p>_____________________________________________________________________<br />
LA CITTÀ FERITA: QUANDO IL SUCCESSO TRABOCCA DAL BICCHIERE</p>
<p>Il rovescio della Milano cosmopolita è una città che, a forza di attrarre, finisce per subire stonature che non le appartengono. Negli anni ’80 l’eccesso era calcolato, quasi educato: si esagerava, sì, ma in giacca e cravatta. Oggi, invece, Milano è diventata una destinazione universale, e con turismo e movida low-budget sono arrivati comportamenti che la città non era abituata a gestire.<br />
Le piazze diventano salotti improvvisati, le notti si allungano oltre il necessario, il decoro si assottiglia. Non perché Milano sia cambiata, ma perché molti hanno smesso di trattarla come città e hanno iniziato a consumarla come esperienza.<br />
Eppure Milano resta Milano: incassa, si indigna, poi si rimette in sesto – come un barman paziente che, dopo l’ennesimo cocktail mal ordinato, torna comunque a miscelare con precisione impeccabile.</p>
<p>______________________________________________________________</p>
<p>OGGI È UNA MILANO MENO DA BERE, MA MOLTO PIÙ DA CAPIRE<br />
La Milano contemporanea non ha più bisogno di slogan: vive di sostanza. Meno aperitivi ostentati, più competenza reale. Nei bar serve misura, tecnica, cultura del prodotto. E anche il pubblico è cambiato: più curioso, più esigente, meno disposto ad accettare un cocktail mediocre solo perché servito sul Naviglio o su uno dei tanti rooftop divenuti più prospettive social che sociali.<br />
La città ha perso la leggerezza scintillante degli anni ’80, ma ha guadagnato profondità. Non corre più verso il futuro con il bicchiere in mano: si prende il lusso di assaggiare. Un caffè ben estratto, magari specialty, un vino naturale raccontato con competenza, un highball minimalista che profuma di artigianato umami più che di moda.<br />
Quella città memorabile forse non esiste più, e non è detto che sia un male. È rimasta come un profumo nell’aria: riconoscibile, ma impossibile da afferrare. Oggi Milano non si offre più in un calice patinato: preferisce mostrarsi in ombra, tra un caffè fatto bene e un bicchiere di vino raccontato con calma.<br />
Viene da chiedersi se davvero “si stava meglio quando si stava peggio”, o se semplicemente avevamo più voglia di crederci. Forse Milano è sempre stata così: una città che ti versa qualcosa da bere e, subito dopo, ti costringe a pensare.<br />
E mentre proviamo a decifrarla – un sorso alla volta – rimane il dubbio più elegante di tutti: che la Milano da Bere non fosse una stagione, ma un modo di guardare la città.<br />
E che, in fondo, dipenda ancora da noi decidere cosa metterci dentro questo bicchiere.</p>
<div id="attachment_2928" style="width: 481px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2928" class="wp-image-2928 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-17-alle-12.36.23-471x693.png" alt="" width="471" height="693" /><p id="caption-attachment-2928" class="wp-caption-text">Elio Fiorucci</p></div>
<p>______________________________________________________________________________________________________</p>
<p>I PANINARI: L’AMERICA ADDOSSO E MILANO SOTTO I PIEDI, QUANDO L’IDENTITÀ SI VESTIVA E SI FACEVA IN GRUPPO</p>
<p>Prima che diventassero una caricatura televisiva, i paninari furono una vera sottocultura urbana. Giovani, visibili, rumorosi quanto bastava. La loro non era una ribellione politica, ma estetica: un’adesione convinta a un immaginario filo-americano fatto di jeans perfetti, cinturoni importanti, stivali ben tenuti, piumini Moncler, calze a rombi Burlington e soprattutto Timberland e Sebago, portate come un distintivo di appartenenza più che come calzature. L’abbigliamento contava quanto il luogo e quanto la compagnia. Ci si riconosceva per marchi e dettagli, ma soprattutto per presenza. Le moto – spesso Zündapp, parcheggiate con cura scenografica – facevano parte della coreografia urbana. Piazza Liberty, San Babila, Piazzetta Tommaseo, il centro come palcoscenico: luoghi strategici in cui non si andava solo per mangiare un panino, ma per essere visti, misurarsi, consolidare il gruppo. La compagnia era valore sociale, protezione simbolica, status condiviso. A intuire prima di altri la forza di quell’America indossabile fu Elio Fiorucci, che portò a Milano un’idea di moda pop, internazionale, disinibita, molto prima che diventasse mainstream. Accanto a lui, negozi come El Charro contribuirono a costruire un’estetica precisa: capi che parlavano di West, di libertà, di un altrove mitizzato e<br />
desiderato. I paninari non bevevano Martini: bevevano tempo, presenza, appartenenza. E Milano, ancora una volta, li accolse come sa fare solo lei: lasciando che anche una sottocultura diventasse stile.</p>
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<p>______________________________________________________________________________________________________</p>
<p>IL MARTINI DELLA BORGHESIA: IL COCKTAIL CHE VESTIVA LA CITTÀ</p>
<p>Il Martini non è solo un drink: è stato per decenni l’emblema liquido di una borghesia che misurava il proprio rango a colpi di accostamenti sartoriali e routine sociali. Dry, perfetto, spesso servito in un bicchiere gelato e con un’oliva addomesticata: il Martini incarnava la misura, la freddezza controllata e quell’eleganza che non aveva bisogno di urlare.<br />
Nei bar e nelle pasticcerie storiche di Milano il Martini era parte del rito – un aperitivo sobrio prima del teatro, un’esplicitazione del ‘sapersi comportare’. Oggi quelle tonalità sono rare: molte insegne storiche hanno cambiato menù o stile, ma esistono ancora luoghi in cui il Martini si ordina e si riceve come una promessa rispettata.<br />
Tra questi, la pasticceria Biffi rimane un esempio di come certe tradizioni possano sopravvivere: non solo dolci ben fatti, ma anche l’attenzione alla ritualità del bere, con il Martini inteso alla vecchia maniera e un sandwich o un uovo sodo guarnito.<br />
Chi cerca la Milano antica troverà in questi posti non solo un cocktail, ma un pezzo di quell’etichetta urbana che non si insegna sui libri.</p>
<div id="attachment_2922" style="width: 531px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2922" class="wp-image-2922 size-medium" title="photographer Santi Caleca per Lissoni and Partners 01" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.00.29-521x756.png" alt="" width="521" height="756" /><p id="caption-attachment-2922" class="wp-caption-text">Camparino in Galleria</p></div>
<div id="attachment_2923" style="width: 678px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2923" class="wp-image-2923 size-medium" title="photographer Santi Caleca per Lissoni and Partners 02" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.00.44-668x755.png" alt="" width="668" height="755" /><p id="caption-attachment-2923" class="wp-caption-text">Camparino in Galleria</p></div>
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		<title>LONDONIANS</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/11/03/londonians/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 12:52:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53.png 625w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div>
<p>Tre lustri, o se preferite 15 anni. Da tanto dura quella che, di gran lunga, è ‘la storia d’amore’ più intensa, duratura e significativa della mia vita. Al netto dei soliti sciocchi, inutili e banali luoghi comuni che da sempre accompagnano la reputazione di Londra, quello che si è instaurato tra me e questa città &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53.png 625w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div><p>Tre lustri, o se preferite 15 anni.<br />
Da tanto dura quella che, di gran lunga, è ‘la storia d’amore’ più intensa, duratura e significativa della mia vita. Al netto dei soliti sciocchi, inutili e banali luoghi comuni che da sempre accompagnano la reputazione di Londra, quello che si è instaurato tra me e questa città vibrante, elegante e così dannatamente creativa altro non è che un <em>love affair</em>.<br />
Corrisposto?<br />
Mi piace pensare che lo sia.<br />
PERCHÉ SEBBENE NELLA SUA APPARENTEMENTE ESAGERATA ECCENTRICITÀ LONDRA POSSA APPARIRE COME UNA METROPOLI SOFFOCANTE, SUPERFICIALE E TROPPO, TROPPO VELOCE, NELLA REALTÀ È UN LUOGO PIENO DI OPPORTUNITÀ ed in cui gli apparenti contrasti già trattati in articoli precedenti tra moderno ed antico, tra tradizione e modernità, tra est ed ovest, tra bianco e nero, altro non sono che la legna che fa ardere un fuoco con non distrugge ma riscalda l’anima. Sono il calore domestico intorno a cui confrontarsi e dar vita alle idee migliori.<br />
Un luogo d’incontro, dunque, o per usare un inglesismo, un melting pot, sociale e culturale.<br />
Non a caso qui si sono originate tutte, o quasi, le sottoculture degli ultimi due secoli in campo musicale, letterario e stilistico.<br />
Di questa varietà tratterò in queste righe. Diversità sostanziale in termini di origini ed eredità culturale ma che poi si sostanzia in una comune ricerca espressiva fondata sullo stile. Definirci old money sarebbe fin troppo semplicistico specie per uno come me che si è sempre tenuto alla larga dalle definizioni preferendo, piuttosto, concentrarmi sulla sostanza. Mi sono sempre interrogato su cosa sia lo stile per me, trovando la sintesi estrema del discorso in una semplicissima frase: “non è che la manifestazione di un modo di essere”.<br />
Ho voluto quindi, in questa occasione, rivolgere questa domanda, insieme ad altre per poter meglio contestualizzare il discorso, a due amici che condividono con me la vita londinese.<br />
<strong>Trevor</strong>, <strong>Taiwo</strong> ed <strong>Andrea</strong>.<br />
3 Players (incluso il sottoscritto, giusto per foraggiare un minimo il mio ego) accomunati dalla ricerca di uno stile inconfondibile che ci distingue e ci accomuna se non necessariamente nel modo di mostrarci, quantomeno nella motivazione che ne sta alla base.<br />
Una sorta di intervista quadrupla di cui riporto le risposte.</p>
<p><strong>TREVOR BURNHAM</strong><br />
Età: 60 anni<br />
Luogo di nascita: Balham (Londra).<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Ho vissuto qui tutta la mia vita.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
Ho avuto la fortuna di viaggiare in tutto il mondo e credo che Londra sia meravigliosa per diverse ragioni. Principalmente perché si tratta di un luogo in cui le differenti culture possono esprimersi liberamente. La vita notturna, clubs, ristoranti, teatri e soprattutto l’arte sono impareggiabili se paragonate al resto del mondo.<br />
Le persone hanno la libertà di esprimersi in qualsiasi modo. Soprattutto qui c’è la storica Savile Row. Trovo che sia assolutamente<br />
unico che esista una intera strada dedicata, da sempre, all’alta manifattura sartoriale. Questo è quello che amo di più di Londra.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Lavoro part time per Scabal a Savile Row e sono un consulente medico in una clinica privata.<br />
Quale è la tua definizione di stile?<br />
Credo che lo stile sia innato e provenga da dentro di noi. È ciò che di noi proiettiamo incoscientemente sugli altri e che include, ad esempio, la nostra postura o il modo di camminare. Ovviamente cosa indossiamo e come lo indossiamo sono inequivocabili segni distintivi.<br />
Definisci il tuo stile.<br />
Non credo di avere uno stile particolare o che possa essere definito in qualche modo. Mi vesto in una maniera che gli altri notano e spesso commentano positivamente. Il mio stile è quello di Trevor.<br />
Quali sono i 3 capi ‘essenziali’ nel tuo guardaroba?<br />
Pantaloni bianchi o color panna. Una giacca sempre bianca o panna ed un completo gessato.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
Un paio di pantaloni ovviamente bianchi. Li porto ovunque nel mondo perché li trovo cool e chic e li indosso in ogni occasione, sia su una spiaggia che al ristorante.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
Sfortunatamente non ancora, ne ho sentito molto parlare da amici che ci sono andati e ovviamente vedo le immagini sui vari &#8220;social&#8221;. Sto lavorando per andarci.<br />
Cos’è per te Pitti Uomo, cosa pensi che sia?<br />
A mio avviso Pitti è una splendida opportunità di incontro per persone che condividono la stessa passione e che si esprimono esplorando i meandri dell’eleganza sartoriale.<br />
Se riuscirò ad esserci, almeno per un giorno, indosserò un immancabile paio di pantaloni sartoriali color panna (realizzati dalla miglior sartoria di Savile Row) da accoppiare ad una camicia Winchester color blu fiordaliso e, per completare l’opera, un paio di scarpe bicolori. Questo è quello che mia moglie ha scelto per me. Chi vivrà vedrà.<br />
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<strong>TAIWO PAUL MEGHOMA</strong><br />
Età: abbastanza adulto per conoscere la vita ma ancora sufficientemente giovane per poter infrangere qualche regola all’occorrenza.<br />
Dove sei nato: Lagos, Nigeria.<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Mi sono trasferito qui nel 2004. La ragione principale è stata lo studio. Londra mi ha dato l’opportunità e mi ha aiutato a crescere sia intellettualmente sia come uomo.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
Ciò che più apprezzo è la perfetta combinazione di storia e modernità. È una città in cui monumenti secolari come la Torre di Londra e l’Abbazia di Westminster si ergono con fierezza tra edifici eleganti e moderni come lo Shard.<br />
Al di là del suo iconico skyline, ciò che davvero distingue Londra è lo spirito di inclusività. È una città globale sotto tutti i punti di vista. Amo il modo in cui questa città ispira ogni forma di espressione senza timore di giudizio alcuno e che plasma il futuro della moda ogni giorno.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Sono fashion director, ambasciatore di Apulian Runaway in Puglia e ambasciatore mondiale di Hedonya Group che ha sede in Lettonia.<br />
Quale è la tua definizione di stile e come definiresti il tuo?<br />
Lo stile è la mia firma e riflette ciò che sono, il modo in cui mi muovo e come esprimo le mie idee. È molto più che una semplice tendenza. Ha più a che fare con la sicurezza in sé stessi.<br />
Quali sono i 3 capi “essenziali” nel tuo guardaroba?<br />
Un completo sartoriale di Ilario Esposito, un paio di scarpe di Stubbs and Wooton ed i miei occhiali da sole.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
Un completo blu.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
Assolutamente si.<br />
Cos’è per te Pitti Uomo?<br />
Come fashion director Pitti Uomo rappresenta uno dei poli più dinamici dell’innovazione, dell’artigianalità e della cultura nel settore della moda uomo.<br />
È molto più di una semplice fiera. È la bussola che indica la via che la moda si appresta a percorrere ed un’occasione per imparare cose nuove ogni volta.</p>
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<p><strong>ANDREA ‘JAMES’ GABRIELLI</strong><br />
Età: 52 ad agosto. Portati con la stessa fierezza ed orgoglio con cui indosso un abito sartoriale.<br />
Luogo di nascita: Roma.<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Ancora non so perché mi sono trasferito qui. Ad un certo punto della mia vita, dopo aver girato il mondo in lungo ed in largo almeno 5 volte ero stufo dell’Italia. Probabilmente ero alla ricerca del mio posto nel mondo.<br />
Dopo quasi 15 anni sono sempre dell’avviso di averlo trovato qui.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
L’energia, la spinta creativa figlia della commistione di culture e influenze diverse. L’idea di dare a mia figlia un’opportunità di vita diversa e, almeno nelle mie idee, migliore.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Sono padre, faccio l’agente di sportivi, scrivo ‘sciocchezze senza impegno’ su varie riviste e sono un content creator. Cronicamente infortunato ma mai rassegnato all’inesorabile incedere del tempo, tra un sigaro e l’altro, faccio Triathlon (sono stato nella squadra nazionale britannica) e gioco a golf perché dicono faccia tanto fico.<br />
Quale è la tua definizione di stile?<br />
Tutto ciò che ci identifica e ci definisce al di là degli schemi imposti dal fashion. Lo stile è proprio il suo opposto. La moda ci impone di apparire come vogliono gli altri. Lo stile invece racconta ciò che siamo. Attraverso ciò che indossiamo ma ancor di più per il modo in cui lo facciamo. Per come parliamo, per come ci relazioniamo con gli altri. Un abito si acquista. Lo stile no.<br />
Definisci il tuo stile&#8230;<br />
Spontaneo ma curato perché i dettagli sono terribilmente importanti.<br />
Quali sono i 3 capi “essenziali” nel tuo guardaroba?<br />
Un completo gessato, una camicia (anche perché praticamente non ho magliette) ed un cappello.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
La macchina fotografica il blocco e la penna.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
ehhh lo fanno, lo fanno (cit.).<br />
Cos’è per te Pitti Uomo?<br />
Una kermesse ma soprattutto un’occasione per rivedere amici di ogni parte del mondo.<br />
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			</item>
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		<title>GUIDARE LO STILE.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/08/26/guidare-lo-stile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 08:09:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="365" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-550x365.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-550x365.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25.png 923w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-768x510.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-560x372.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>Nessun uomo ha incarnato meglio, ancora oggi, l’unione tra potere e stile come Gianni Agnelli. Figura iconica del Novecento italiano, l’Avvocato non fu solo il volto pubblico della Fiat, ma anche un autentico trendsetter, capace di influenzare gusti e costumi ben oltre i confini dell’industria automobilistica. Tra le sue passioni, una spiccava su tutte: l’automobile. &#8230;</p>
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<p>Tra le sue passioni, una spiccava su tutte: l’automobile. Non un semplice mezzo di trasporto, ma un’estensione della sua estetica personale, un simbolo del suo gusto sofisticato e della sua visione unica del mondo. Ed allora partiamo dal simbolo assoluto di visone ed innovazione: <strong>LA FERRARI 365 P BERLINETTA SPECIALE DEL 1966</strong>.<br />
Commissionata personalmente dall’Avvocato a Pininfarina, questa straordinaria gran turismo a tre posti con guida centrale rappresenta un unicum nel panorama automobilistico. Linee avveniristiche, tetto in vetro, motore V12 posteriore ed un abitacolo degno di un jet privato. Per l’epoca in cui fu costruita non era solo un’auto ma un vero e proprio manifesto di stile capace di anticipare tendenze, proprio come faceva lui.<br />
Anche la quotidianità, per Agnelli, aveva bisogno del tocco giusto <strong>LA FIAT 130 FAMILIARE DEL 1974, RIBATTEZZATA VILLA D’ ESTE</strong>, era tutt’altro che un’anonima familiare. Modificata appositamente per lui con finiture in legno, portapacchi in vimini e dettagli curati nei minimi particolari, è l’esempio perfetto di come anche un’auto da famiglia potesse trasformarsi in un’icona di design discreto ed aristocratico.<br />
Inusuale per un uomo appartenette all’upperclass, forse la prima vera auto del popolo italiano dopo la 500, oggi divenuta oggetto di numerose rivisitazioni, restmood e restauri di lusso. Questa piccola auto deve la sua rinascita sempre a lui che già 40 anni fa la portava come fosse un’ammiraglia di lusso: la <strong>PANDA 4X4</strong>. Sì proprio lei, la piccola utilitaria Fiat che nella versione customizzata da Agnelli si trasformava in un elegante fuoristrada da utilizzare sulle strade innevate di St. Moritz.<br />
Interni personalizzati, colorazioni inedite, dotazioni pensate per la montagna: era la dimostrazione più pura di quella capacità tutta italiana di coniugare funzionalità e bellezza. Agnelli l’adorava per le sue giornate sulla neve, dove eleganza e praticità dovevano convivere alla perfezione.<br />
Una sola al mondo, un solo esemplare ufficiale proprio per Gianni Agnelli.<br />
<strong>L’UNICA TESTA ROSSA CABRIOLET USCITA DA MARANELLO</strong>, con livrea grigio metallizzato, interni in pelle blu e dettagli<br />
personalizzati. Un’auto che sfidava le convenzioni dell’epoca, in cui la Testarossa era concepita come coupé assoluto. Era l’auto con cui Agnelli si concedeva un tocco di vanità sulle coste della Riviera o nei boulevard di Parigi.<br />
Aperta, potente ed unica: un po’ come lui.<br />
Altro pezzo rarissimo, sempre a cielo aperto e forse il più inaspettato, è la <strong>LANCIA DELTA HF INTEGRALE CABRIO</strong>, creata da Pininfarina nel 1992 anch’essa in un solo esemplare per celebrare i successi del Gruppo Fiat nei rally. Agnelli ne fu subito affascinato. Il connubio tra le linee aggressive della Delta e la raffinatezza della capote in tela rende questa vettura un piccolo miracolo estetico. L’argento metallizzato della carrozzeria in contrasto con la capote nera faceva della Integrale Cabrio un’auto da gentleman con un grande spirito sportivo.<br />
Agnelli di auto ne ha possedute e personalizzate molte altre, ma oggi, a distanza di anni chi non vorrebbe afferrare il volante che è stato tenuto tra le mani dell’Avvocato? E proprio queste automobili, simboli viventi dello stile Agnelli, sono tornate sotto i riflettori grazie a un’asta straordinaria organizzata da RM Sotheby’s qualche mese fa.</p>
<p>Tre esemplari personali dell’Avvocato – la Fiat 130 Familiare, la Fiat Panda 4&#215;4 e la Lancia Thema Zagato – sono stati messi in vendita, suscitando un’ondata di entusiasmo tra collezionisti ed amanti del bello. Base d’asta dai 20.000 ai 300.000 euro a vettura, ma il vero valore era, ed è, simbolico: possedere una di queste auto significa guidare un pezzo di storia italiana, un frammento dello stile inimitabile di Gianni Agnelli. Ed è proprio a questo punto che un ricordo amaro riaffiora nella mente di chi scrive. Già a fine anni ‘90 ero appassionato di auto ed affascinato dallo stile dell’Avvocato ma chissà per quale motivo non sono riuscito ad aggiudicarmi su eBay la sua Lancia Prisma 2.0 8v Turbo Integrale per soli 8 milioni di lire. Errori di gioventù …<br />
Le auto di Gianni Agnelli, quindi, erano e sono molto più di semplici mezzi di trasporto, ma affermazioni di identità, esercizi di stile, atti di cultura.<br />
Ognuna riflette un aspetto della sua personalità: la sobrietà aristocratica, la modernità coraggiosa, la passione per l’eccellenza italiana, che oggi senza dubbio sarebbe necessario ritrovare. Ed è forse questo il segreto della loro immortalità. Perché l’eleganza, quando è autentica, non passa mai di moda. Come l’Avvocato</p>
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		<title>BELLINI YACHT.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/08/11/bellini-yacht/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 14:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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<p>Quando si parla di italianità, vengono subito in mente quei simboli che hanno reso il nostro Paese la culla della creatività e della bellezza, della visione e della maestria. Tra i suoi emblemi più affascinanti, e forse meno noti al grande pubblico, spicca IL RIVA AQUARAMA: UN’OPERA D’ARTE IN MOVIMENTO, CAPACE DI EVOCARE IL GLAMOUR &#8230;</p>
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IL RIVA AQUARAMA: UN’OPERA D’ARTE IN MOVIMENTO, CAPACE DI EVOCARE IL GLAMOUR DELLA DOLCE VITA E L’ORGOGLIO DI UNA NAZIONE CHE TRASFORMA OGNI CREAZIONE IN UN’ESPERIENZA ESTETICA E SENSORIALE.<br />
Eleganza scolpita nel mogano, icona intramontabile di stile italiano, il Riva Aquarama è il simbolo di un’epoca e di un sogno che non ha mai smesso di affascinare. È in questo immaginario, sospeso tra mito e ingegno, che si inserisce la storia di Bellini Nautica — un nome che da oltre sessant’anni rappresenta passione per il mare, artigianalità e spirito imprenditoriale. Tutto ha inizio nel 1960 con Battista Bellini, figura visionaria e innamorata dell’arte della navigazione, che fonda il marchio Sebino e, poco dopo, firma le prime barche in legno a nome Bellini. Da allora, ogni modello prodotto dal cantiere racconta una storia di eleganza e maestria, conquistando il cuore di un pubblico esigente e raffinato.</p>
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<p>Negli anni, l’azienda evolve. Dopo la scomparsa del fondatore, l’attività si concentra sul rimessaggio, la vendita e il restauro di imbarcazioni storiche. Con l’ingresso in azienda del figlio Romano, si torna a guardare alla produzione. Ma è con la terza generazione – rappresentata da Battista e Martina Bellini – che l’impresa entra in una nuova era: da un lato la strutturazione in business unit, dall’altro l’apertura al mondo dell’arte, con collaborazioni internazionali che ridefiniscono l’identità del brand.<br />
Il 2023 segna un ritorno alle origini con la nascita di Bellini Yacht: un progetto ambizioso che coniuga la tradizione del cantiere con l’innovazione tecnologica e la visione contemporanea del design nautico. A guidare questo percorso è Norberto Ferretti, autentica autorità nel settore, che assume il ruolo di leader di prodotto. Il suo approccio, fondato su un’intima conoscenza delle esigenze degli armatori, dà vita a yacht che uniscono funzionalità, stile e prestazioni con una precisione quasi sartoriale. Determinante è anche la collaborazione con Brunello Acampora e il suo studio Victory Design, celebre per progetti firmati per brand prestigiosi come Riva e Tecnomar per Lamborghini.<br />
Insieme, Bellini Yacht e Victory Design creano imbarcazioni dal design essenziale e razionale, dove l’equilibrio tra estetica e ingegneria non è un compromesso, ma un valore fondante. I primi modelli firmati Bellini Yacht sono Astor 36 e Astor 58. Al Salone Nautico di Venezia 2025, Bellini presenta ASTOR 36 BY DANIEL ARSHAM: un’edizione limitata che trasforma lo yacht in un oggetto da collezione, dove lusso, arte e tecnologia si incontrano sulla stessa rotta.</p>
<p>Nato dalla collaborazione con il celebre artista newyorkese, il nuovo Astor 36 è un 36 piedi completamente reinterpretato con lo stile inconfondibile di Arsham. Le sue linee pulite sono attraversate da sfumature di grigio e nero, interrotte da tocchi di Arsham Green – un verde acqua vibrante che racconta la poetica dell’artista, sospesa tra passato e futuro. A bordo, ogni dettaglio parla il linguaggio dell’arte contemporanea: superfici in faux teak color fumo, prese d’aria scolpite con il monogramma dell’artista,<br />
tessuti dry-feel personalizzati, fino a un volante e un’interfaccia di navigazione disegnati in collaborazione con Arsham Studio. Anche gli interni sorprendono, con elementi d’arredo firmati dalla collezione Kohler x Daniel Arsham. Ma non è solo questione di estetica: l’Astor 36 introduce anche un Digital Product Passport su blockchain, un documento digitale che racconta ogni fase della vita dello yacht, rendendo l’esperienza ancora più esclusiva e trasparente. “Con Bellini ho trovato un partner pronto a spingersi oltre”, racconta Arsham. “Insieme abbiamo creato qualcosa di elegante, radicale, sorprendente”. Non è solo uno yacht. È una visione che galleggia sul presente, con lo sguardo già rivolto al futuro. Con Bellini Yacht, ancora una volta l’Italia dimostra che IL VERO LUSSO NASCE DALL’INCONTRO TRA CULTURA, BELLEZZA E VISIONE.</p>
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		<title>VIVERE VINTAGE.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/31/vivere-vintage-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 15:29:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="491" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--491x600.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--491x600.jpeg 491w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--838x1024.jpeg 838w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo-.jpeg 1284w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--768x938.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--560x684.jpeg 560w" sizes="auto, (max-width: 491px) 100vw, 491px" /></div>
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<p><strong>DANIELE LETTIERI</strong></p>
<p>Nell’ormai lontano 2018 mi recai, per la prima volta, nel magazzino di Ercolano, dove Daniele e la sua famiglia (da tre generazioni) gestiscono <a href="https://www.militarygoods.it/"><strong>Military Goods</strong></a>, vendita all’ingrosso e al dettaglio di abbigliamento militare e d’epoca. Ricordo che mi accolsero da subito come un “fratm”, nonostante fossi completamente sconosciuto.<br />
Le ore di assoluta libertà e naturalezza nel girare il magazzino, visitare liberamente gli hangar selezionati per esercito, tipologia, provenienza ed età, per pattern, furono impagabili. Ho ancora nelle orecchie le ‘urla’ che ogni tanto sentivo quando era pronto il caffè; tutto ciò fa parte dei ricordi indelebili, custoditi nel profondo dell’anima. Ma torniamo a noi ed all’intervista a Daniele.<br />
Come e quando è nato Military Goods? Quando hai capito che quello stava diventando il tuo lavoro?<br />
Military Goods come nome di azienda e società nuova nasce esattamente nel 2011. Tuttavia già in passato io e la mia famiglia facevamo sempre lo stesso lavoro, infatti attualmente siamo alla terza generazione, ma con un’azienda precedente che aveva un altro nome. Durante la mia adolescenza, quando frequentavo la scuola media ma poi anche alle superiori, nei periodi estivi andavo sempre in deposito da mio nonno e poi da mio padre e mio fratello. Nei primi anni era giusto per perdere tempo e non stare per strada, poi all’inizio delle superiori ho iniziato ad appassionarmi a questo lavoro, e da semplice passatempo crebbe in me il desiderio di andarci sempre più frequentemente; durante il periodo invernale iniziavo ad alternare scuola e lavoro.<br />
Una volta diplomato ho realizzato che il mio posto era lì, in mezzo a quelle montagne di abiti militari.<br />
Cosa spinge oggi le persone ad acquistare capi vintage?<br />
Diciamo che oggi il vintage non è più quello di una volta, poi ognuno ora ha una sua idea e cultura su di esso. Oggi comprare vintage è cool, è da fighi, ma in effetti sono poche le persone che realmente capiscono un vero capo vintage; diciamo che spesso si pensa di comprare una cosa usata appiccicandoci sopra l’etichetta ‘vintage’ ma sappiamo che non è proprio così.<br />
Qual è il tuo rapporto coi social? Li reputi utili nel tuo lavoro?<br />
Purtroppo il rapporto con i social per me non è molto buono, soprattutto a livello personale, non amo condividere quello che faccio nella vita, preferisco godermi gli attimi e i momenti belli o brutti in maniera abbastanza privata. Per il mio lavoro però è molto utile, ma oggi per chi non lo è. I social ci garantiscono la possibilità di essere visibili ovunque … da qualche anno, infatti, con l’introduzione delle vendite online riusciamo a vendere fino alla Nuova Papuasia!</p>
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<p><strong>MAJINBUX</strong></p>
<p>Sicuramente per gli appassionati del settore nella home delle vostre piattaforme social vi è apparso un suo qualche video al mercato, dal più celebre <strong>Porta Portese</strong>, ai mercati rionali che Roma e la sua periferia offre: ecco Simone, meglio conosciuto come <a href="https://www.instagram.com/majinbux/"><strong>Majinbux</strong></a>.<br />
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage? Quando hai capito che da ciò poteva nascere il tuo lavoro?<br />
Il mio interesse reale nasce circa 5 anni fa, quando durante il Covid, complice anche la convivenza, ho avuto la necessità di tagliare il budget per le spese d’abbigliamento. Al tempo spendevo molti soldi in vestiti, quindi dovevo trovare una soluzione più economica ed alternativa. La soluzione si palesò iniziando a frequentare i mercatini per vestirmi; dove con un po’ di ricerca e di pazienza riuscii a trovare dei capi simili ai nuovi, ma con un prezzo nettamente inferiore. Col trascorrere del tempo ed indossando questi capi, le persone iniziarono a chiedermi dove trovassi questi vestiti così difficili da reperire.<br />
Fu a quel punto che realizzai che frequentando più mercati potevo vestire altre persone nello stesso modo. Cominciai così ad acquistare capi che avrei comprato per me, che avrei potuto indossare io, ma per terze persone.<br />
Qual è il tuo rapporto coi social? Li reputi utili nel tuo lavoro? E perché?<br />
Con i social ho un rapporto di amore ed odio. Amo condividere le mie passioni e alcuni segreti di questo mestiere, ma allo stesso tempo essere troppo esposti ti fa perdere il controllo sulla realtà. Purtroppo però sono importanti nel mio lavoro di rivendita, perché generano traffico nel mio profilo, facendomi diventare un personaggio in questo mondo; ciò che mi permette di vendere!<br />
Qual è stato il tuo più grande ritrovamento, quello che ti ha dato maggiore soddisfazione?<br />
Circa un anno fa, sono riuscito a trovare una maglia vintage del 1992, realizzata in solo 100 esemplari al mondo, di The Undertaker, il mio wrestler preferito, di un valore superiore a 500 euro. Quel giorno capii che dovevo specializzarmi in maglie da collezione.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>HARRIS VIGNOZZI</strong></p>
<p>Harris si divide tra Praga e Firenze, dove nel 2023 ha aperto <a href="https://www.clochard92.com"><strong>Clochard9.2</strong></a>, il suo negozio in via dei Serragli.<br />
(Per conoscerlo ancora meglio vedi thePLAYERS 21, ndr).<br />
Qual è stato il tuo più grande ritrovamento, quello che ti ha dato maggiore soddisfazione?<br />
Il primo ritrovamento importante che mi viene in mente, e probabilmente quello che mi ha dato più soddisfazione, è stato l’acquisto di una collezione di capi in denim che abbraccia il periodo che va dagli anni ‘40 fino ai ‘70.<br />
La collezione apparteneva ad un signore che viveva a Reykjavík. Non ci avevo mai parlato direttamente, ma ricordo che presi un volo e andai nella capitale islandese senza sapere davvero se fosse tutto vero o fosse una bufala.<br />
Quando entrai nella stanza dove custodiva i capi, per poco non svenni: mi ritrovai di fronte ad un vero tesoro vintage, qualcosa che non dimenticherò mai!<br />
Un capo o un accessorio senza il quale non puoi uscire di casa?<br />
Probabilmente gli occhiali da sole. Per il resto, non ho nulla di veramente indispensabile; mi piace sentirmi libero quando mi vesto.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PIFEBO SHOP</strong></p>
<p>Probabilmente quando si parla di vintage shop nella capitale ci viene in mente un solo negozio, che sia quello in via dei Serpenti, nel quartiere San Giovanni, oppure quello in via dei Valeri, con vista Colosseo. Abbiamo parlato con Cristiano, uno dei tre fondatori assieme ad Elisa e Francesco.<br />
Come e quando è nato Pifebo? Vi sentite precursori del ‘movimento’ nella piazza romana e non solo?<br />
<a href="https://pifebo.com"><strong>PIFEBO</strong></a> nasce nel 2007 da una fortissima passione: quella per la ricerca del capo unico all’interno dei vari mercati. Abitavamo tutti vicino ad un mercato e, fin da piccoli, scendevamo a curiosare per cercare pezzi speciali, era per noi qualcosa di meraviglioso.<br />
Un momento che ci ha segnato profondamente è stato quando, durante un viaggio a Stoccolma, siamo rimasti piacevolmente<br />
colpiti nel vedere, all’interno di un negozio vintage, dei ragazzi suonare dal vivo mentre la gente faceva acquisti. Anche se nel settore erano già presenti grandi professionisti, veri e propri mostri sacri, possiamo dire di aver portato in città, e forse tra i primi in Italia, un approccio diverso al vintage: più contemporaneo, colorato, fresco e strettamente legato al mondo dello streetwear.<br />
Come è cambiata la clientela nel tempo?<br />
Nel 2007 la nostra clientela era composta principalmente da una nicchia di persone consapevoli, alla ricerca del pezzo unico e interessate di second hand. Oggi il pubblico si è ampliato moltissimo: il vintage e il second hand sono ormai pienamente sdoganati. La critica al fast fashion è diventata un tema di grande attualità, e ci troviamo a lavorare con un pubblico sempre più vasto e trasversale, sia per età che per background socio-culturale.<br />
Lavorate anche con persone che frequentano ambienti cinematografici?<br />
Sì, collaboriamo quotidianamente con produzioni cinematografiche e musicali che si rivolgono a noi per l’acquisto di capi o per consulenze stilistiche, soprattutto in riferimento a periodi storici come gli anni ’80 fino ai 2000. Inoltre, all’interno dei nostri punti vendita sono stati girati film e videoclip musicali, occasioni che ci hanno permesso di entrare in contatto con grandi artisti.<br />
Cosa spinge oggi le persone ad acquistare capi vintage?<br />
L’acquisto oggi è sempre più consapevole, anche i più giovani stanno uscendo dalla logica imposta dal fast fashion, quella del vestirsi tutti allo stesso modo, vittime della produzione in serie e della necessità di appartenenza. Per fortuna si riscopre il valore dell’unicità, dello stile personale. E in un negozio come il nostro, come in tanti altri vintage store, è possibile trovare capi non solo unici, ma anche di altissima qualità.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/07/31/vivere-vintage-2/">VIVERE VINTAGE.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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		<item>
		<title>STILE, MOTOCICLETTE E BENEFICENZA</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/24/stile-motociclette-e-beneficenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 11:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="543" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/image00023-scaled-e1753356839633-543x600.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/image00023-scaled-e1753356839633-543x600.jpeg 543w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/image00023-scaled-e1753356839633-927x1024.jpeg 927w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/image00023-scaled-e1753356839633-1448x1600.jpeg 1448w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/image00023-scaled-e1753356839633-768x849.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/image00023-scaled-e1753356839633-1390x1536.jpeg 1390w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/image00023-scaled-e1753356839633-560x619.jpeg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/image00023-scaled-e1753356839633-230x254.jpeg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/image00023-scaled-e1753356839633.jpeg 1707w" sizes="auto, (max-width: 543px) 100vw, 543px" /></div>
<p>IL DGR RIUNISCE MOTOCICLISTI IN STILE CLASSICO E VINTAGE DI TUTTO IL MONDO PER RACCOGLIERE FONDI E CONSAPEVOLEZZA PER LA RICERCA SUL CANCRO ALLA PROSTATA E LA SALUTE MENTALE DEGLI UOMINI. Fondato in Australia, a Sydney da Mark Hawwa, ispirato da una foto di Don Draper, protagonista di Mad Men, a cavallo di una moto &#8230;</p>
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<p>Fondato in Australia, a Sydney da <strong>Mark Hawwa</strong>, ispirato da una foto di Don Draper, protagonista di Mad Men, a cavallo di una moto classica con addosso il suo abito migliore. Mark decise che un giro in moto a tema sarebbe stato un ottimo modo per combattere lo stereotipo, spesso negativo, dei motociclisti e, allo stesso tempo, per connettere le comunità motociclistiche esclusive.</p>
<p>Dal 2022 si tiene in contemporanea mondiale la penultima domenica di maggio, e dal 2012 grazie ad una media di 120.000 partecipanti in 108 paesi, ha raccolto circa 60 milioni di dollari. I fondi raccolti dal DGR vengono investiti attraverso il partner ufficiale di beneficenza <strong>MOVEMBER</strong>, principale organizzazione benefica che sta cambiando il volto della salute maschile su scala globale.</p>
<p>Dalla collaborazione con Movember nel 2016, il DGR ha investito oltre 70.4 milioni di dollari australiani in ricerche all’avanguardia su test e trattamenti per il cancro alla prostata, iniziative che migliorano la qualità della vita degli uomini che convivono con la malattia e progetti innovativi per contrastare le patologie mentali come la depressione.</p>
<p><strong>MA COME SI SVOLGE IL DGR?</strong></p>
<p>Il ritrovo è segreto, e si scopre la location in prossimità della data del raduno, proprio per far sì che le persone si registrino sul sito web del DGR (<a href="https://www.gentlemansride.com/">www.gentlemansride.com</a>), scelgano la città di riferimento del ride e facciano la loro donazione alla causa. I requisiti sono essenzialmente due:<br />
una motocicletta vintage o modern classic e indossare un outfit formale o comunque a tema motorsport di un tempo, insomma dall’abito sartoriale, a quel look heritage che non ha età, fino alle divise militari.</p>
<p>Anche quest’anno tra i capi più significativi abbiamo visto le tute worker, sicuramente vintage, elemento del vestiario appartenente al motorsport di un’epoca in cui nelle officine ci si sporcava di più le mani. La sartorialità ovviamente non è mancata, molte sahariane, con varie tonalità di colore, e persino qualche field jacket.<br class="yoast-text-mark" />Ogni città ha la propria organizzazione, a Torino per esempio è la <strong>DAPPER RIDER SOCIETY</strong>, che si occupa della gestione dell’evento, un gruppo di motociclisti di tutte l’età, con occupazioni diverse, che ogni anno con molto impegno e dedizione, riesce a regalare alla capitale sabauda una giornata sulla sensibilizzazione e la prevenzione del tumore alla prostata, condita da rock’n’roll, motori roventi e outfit elegantissimi.</p>
<p>Anche quest’anno <strong>Triumph Torino Ovest</strong> è stata main sponsor dell’evento, in primis esponendo le novità 2025, poi a bordo del Land Rover Defender marchiato Triumph, ha capitanato la parata. Presenti molti altri brand di motociclette al DGR, custom su basi Harley Davidson, anche le italiane come Moto Guzzi e Ducati, le Royal Enfield, ma le bicilindriche della casa di Hinckley andavano per la maggiore.</p>
<p>Degna di nota quest’anno, una ragazza che si è presentata con un Piaggio Ciao, uno dei ciclomotori più venduti in Italia, prodotto dal 1967 al 2006.</p>
<p><strong>SI MA È SOLO UN RADUNO?</strong></p>
<p>No, perché poi si parte per la parata con un giro attraverso la città, che tocca i principali punti di interesse, dove la musica degli scarichi delle motociclette diventa sinfonia per le persone a bordo strada, che scattando foto o filmando un mare di metallo che viaggia sull’asfalto, chiede a gran voce i giri al limitatore. I motociclisti sono una grande famiglia, quando però ci si unisce per una giusta causa, il potere delle due ruote diventa così forte da muovere il mondo intero.</p>
<p><strong>BIKERS, AL PROSSIMO RIDE!</strong></p>
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		<title>SAN DOMENICO PALACE TAORMINA.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/23/san-domenico-palace-taormina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 21:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="367" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-550x367.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-550x367.jpeg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1024x683.jpeg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1600x1067.jpeg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-768x512.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1536x1024.jpeg 1536w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-2048x1366.jpeg 2048w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-450x300.jpeg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-600x400.jpeg 600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-560x373.jpeg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-230x153.jpeg 230w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>Il San Domenico Palace di Taormina, storico hotel oggi parte della prestigiosa catena Four Seasons, è diventato negli ultimi anni un’icona mondiale grazie alla sua apparizione nella seconda stagione di The White Lotus, serie HBO vincitrice di numerosi Emmy. Questa esposizione televisiva ha trasformato l’hotel in una meta ambita da viaggiatori di ogni parte del &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/07/23/san-domenico-palace-taormina/">SAN DOMENICO PALACE TAORMINA.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="367" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-550x367.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-550x367.jpeg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1024x683.jpeg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1600x1067.jpeg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-768x512.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1536x1024.jpeg 1536w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-2048x1366.jpeg 2048w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-450x300.jpeg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-600x400.jpeg 600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-560x373.jpeg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-230x153.jpeg 230w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p><a href="https://www.fourseasons.com/it/taormina/"><strong>Il San Domenico Palace di Taormina</strong></a>, storico hotel oggi parte della prestigiosa catena Four Seasons, è diventato negli ultimi anni un’icona mondiale grazie alla sua apparizione nella seconda stagione di The White Lotus, serie HBO vincitrice di numerosi Emmy. Questa esposizione televisiva ha trasformato l’hotel in una meta ambita da viaggiatori di ogni parte del mondo, in particolare dagli Stati Uniti, desiderosi di rivivere dal vivo l’atmosfera e le emozioni trasmesse dalla serie.<br />
La straordinaria bellezza del San Domenico Palace non è mai stata un segreto, ma la serie ha acceso una luce nuova su questo gioiello incastonato tra i colori e i profumi della Sicilia. Oggi, tanti visitatori arrivano qui con l’intento di calarsi nelle stesse scene viste sullo schermo, cercando di ripercorrere le esperienze che hanno reso indimenticabile la fiction. Salire su una Vespa per attraversare i vicoli di Taormina, rilassarsi nella magnifica piscina affacciata sul mare, camminare tra gli alberi di agrumi nei giardini interni: tutto sembra parte di un sogno che prende forma nella realtà.<br />
IL FASCINO DEL SAN DOMENICO PALACE RISIEDE ANCHE NELLA SUA DUPLICE ANIMA: DA UN LATO, UNA STRUTTURA STORICA, CON ELEMENTI ARCHITETTONICI CHE RACCONTANO SECOLI DI STORIA E OSPITALITÀ D’ ÉLITE; DALL’ ALTRO, UN RESORT MODERNO E RAFFINATO, CAPACE DI OFFRIRE COMFORT ESCLUSIVI E SERVIZI DI ALTISSIMO LIVELLO.<br />
Le sue 111 camere e suite, molte con terrazze private e piscine affacciate sul mare, regalano scorci che paiono dipinti, con il Teatro Antico e l’Etna a fare da cornice. Passeggiare nel chiostro, tra i profumi intensi di zagara e agrumi, è come immergersi in un quadro vivo. Gli ospiti amano perdersi in questi spazi, assaporando la quiete e la bellezza che solo pochi luoghi al mondo possono offrire. È un’esperienza che il grande pubblico ha conosciuto grazie alla serie, e che oggi viene vissuta con entusiasmo e partecipazione da chi arriva qui per trasformare la magia dello schermo in un ricordo personale.</p>
<p><strong>La tradizione siciliana</strong></p>
<p>Il desiderio di vivere come i protagonisti di The White Lotus si riflette anche nella scoperta della cucina locale, dove la tradizione siciliana si esprime con freschezza e rispetto per il territorio. Il ristorante stellato PRINCIPE CERAMI, guidato dallo chef Massimo Mantarro, propone un viaggio culinario in continua evoluzione, con piatti che raccontano l’essenza della Sicilia attraverso ingredienti stagionali e ricette che si rinnovano regolarmente, esaltando la materia prima e la creatività della brigata. A completare l’offerta gastronomica vi sono altre due esperienze di rilievo: RISTORANTE ROSSO, dedicato alla cucina mediterranea in un ambiente elegante, e ANCIOVI, un locale più informale a bordo piscina dove gustare specialità di mare con vista sul mare cristallino.<br />
IL SAN DOMENICO PALACE NON È SOLO UN LUOGO DI SOGGIORNO MA UN’ESPERIENZA SENSORIALE COMPLETA, CAPACE DI CONIUGARE LA SUGGESTIONE DI UN SET CINEMATOGRAFICO CON L’ELEGANZA E LA STORIA DI UN HOTEL DI FAMA INTERNAZIONALE.</p>
<p>Qui il viaggio diventa narrazione, ogni angolo racconta storie, ogni dettaglio invita a fermarsi per assaporare la magia di un luogo che ha conquistato il mondo e continua a incantare chiunque vi metta piede.<br />
Così, per molti visitatori provenienti da ogni angolo del globo, la visita al San Domenico Palace di Taormina è qualcosa di più di una semplice vacanza: è la possibilità di entrare nel cuore pulsante di The White Lotus, di viverlo da dentro, tra il verde degli agrumi, le acque azzurre della piscina e le stradine illuminate dal sole siciliano. Una magia che dura nel tempo, e che si rinnova ogni volta che qualcuno sceglie di farne parte.</p>
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		<title>BLACK TIE: DAL &#8216;PARTY DEL SECOLO&#8217; ALLE CONTEMPORANEE SOIRÉES</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/04/02/black-tie-dal-party-del-secolo-alle-contemporanee-soirees/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 21:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="543" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41-550x543.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41-550x543.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41.png 735w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41-560x552.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>Desiderio di esclusività, voglia di appartenenza, di eleganza e di nuove esperienze. Questa potrebbe essere la sintesi del rinnovato spirito che anima, principalmente i fashion addicted, ma non solo, vecchie e nuove generazioni nella ricerca di occasioni, nelle quali utilizzare uno dei dress code più formali, anche se sempre più spesso ibridato, che ci siano: &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="543" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41-550x543.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41-550x543.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41.png 735w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41-560x552.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p>Desiderio di esclusività, voglia di appartenenza, di eleganza e di nuove esperienze. Questa potrebbe essere la sintesi del rinnovato spirito che anima, principalmente i fashion addicted, ma non solo, vecchie e nuove generazioni nella ricerca di occasioni, nelle quali utilizzare uno dei dress code più formali, anche se sempre più spesso ibridato, che ci siano: il black tie.<br />
Durante l&#8217;edizione del 2024 di <a href="https://testo.pittimmagine.com/">Pitti TESTO</a>  [come si diventa un libro], la manifestazione organizzato da Pitti Immagine alla Stazione Leopolda, dedicata al mondo dell’editoria, uno dei libri che si sono proposti alla mia attenzione è stato <a href="https://accentoedizioni.it/products/truman-capote-e-il-party-del-secolo">TRUMAN CAPOTE E IL PARTY DEL SECOLO di Deborah Davis</a>, scrittrice e produttrice cinematografica statunitense, pubblicato per la prima volta in Italia da <strong>Accento edizioni</strong>, la casa editrice di <strong>Alessandro Cattelan</strong>. Un libro affascinante, tra la cronaca ed il saggio sociologico biografico sull’America di quel periodo, su <strong>Truman Capote</strong> e su un mondo in bianco e nero che non tornerà più. Come si legge nella bandella del libro “Nel 1966 Truman Capote era probabilmente lo scrittore più celebre d’America, o forse del mondo. Il suo romanzo A sangue freddo era un best sellers globale, la Columbia Pictures ne aveva acquistato i diritti per un film per una cifra astronomica, i salotti televisivi si contendevano la sua presenza e il suo volto compariva sulle copertine delle riviste.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2641 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.47.09-466x732.png" alt="" width="466" height="732" /><br />
FU PROPRIO IN QUEL MOMENTO CHE CAPOTE DECISE DI LAVORARE ALLA SUA OPERA SUCCESSIVA: NON UN LIBRO, BENSÌ UNA FESTA. UN BALLO IN MASCHERA, CON DRESS CODE IN RIGOROSO BIANCO E NERO, PER POCHI SELEZIONATISSIMI INVITATI. Per mesi Capote parlò a tutti di questo progetto, portando con sé ovunque andasse un taccuino nel quale segnava e cancellava nomi, senza lasciarne sbirciare il contenuto a nessuno. In breve, la curiosità intorno a questo party si fece incontenibile. Chi sarebbe stato invitato? Chi escluso?”<br />
L’autrice, ragazzina alla fine degli anni ’60, ci ricorda nell’introduzione che “Ero un adolescente a Providence, Rhode Island, quando ho iniziato a sentir parlare del <strong>Black and White Ball di Truman Capote</strong>. LUNEDÌ 28 NOVEMBRE 1966, il giorno della festa ho ascoltato un annunciatore radiofonico riferire animatamente dell’improvvisa frenesia che si era impadronita di New York. Gli ospiti di Capote stavano arrivando da tutto il mondo per prendere parte al suo attesissimo ballo in maschera al <strong>PLAZA HOTEL</strong>.<br />
Le limousine intasavano le strade, trasportando esponenti dell’alta società e vip ai loro appuntamenti dell’ultimo minuto. I parrucchieri creavano acconciature elaborate per centinaia di teste piene di pensieri sui festeggiamenti in arrivo. Gli stilisti apportavano gli ultimi ritocchi ad abiti e maschere su cui avevano lavorato per settimane. Anche se mancavano ancora ore alla festa e il freddo era umido e pungente, i curiosi si accalcavano fuori dal Plaza per essere tra i primi a vedere arrivare gli ospiti.<br />
… Come aveva potuto un evento organizzato da uno scrittore, e non da una star del cinema, un leader politico o un reale, conquistarsi il genere di attenzione solitamente associata ad anteprime, inaugurazioni e incoronazioni? Cosa aveva spinto gli invitati, le persone più famose, talentuose e sofisticate del mondo, a buttarsi a capofitto nei preparativi per la festa con l’entusiasmo dei bambini che stanno per vivere il loro primo Halloween?”.<br />
“Il 1966 era stato l’anno di Truman Capote. A gennaio, finalmente, dopo una lunghissima gestazione, Random House aveva pubblicato A sangue freddo, il suo rivoluzionario nonfiction novel – reportage narrativo – sull’assassinio della famiglia Clutter in Kansas.<br />
Lo straordinario successo di quel libro, combinato con l’ineguagliabile talento dell’autore per l’autopromozione, aveva portato Capote al centro della scena culturale. Era uno scrittore serio e lo era stato per molti anni, ma era anche una celebrità. Un bal masqué, aveva deciso, sarebbe stato il modo perfetto per festeggiare la sua fortuna.<br />
COMPOSE LA LISTA DEGLI INVITATI IN UN QUADERO SCOLASTICO DALLA COPERTINA BIANCA E NERA, SCEGLIENDO CHI AMMETTERE E A CHI INVECE NEGARE L’INGRESSO, E SI RIFIUTÒ DI RIVELARE CHI  FOSSE O MENO IN QUELL’ ELENCO.<br />
I POTENZIALI OSPITI PREGAVANO DI ESSERE TRA I PRESCELTI. PIÙ ESCLUSIVA DIVENTAVA LA SERATA, PIÙ ERA IMPORTANTE ESSERCI.<br />
Star del cinema, politici, intellettuali, giornalisti, personaggi altolocati, giovani promesse letterarie, milionari, reali e persino gente comune furono invitati a trovarsi gomito a gomito nello stesso posto alla stessa ora. Era difficile, tradizionalmente, che Hollywood, Washington e New York si incrociassero. La festa di Capote cambiò tutto, e non solo per una notte. Ai fortunati che rientrarono nella selezione (alla fine furono 540 GLI INVITATI, ndr) furono concesse sette settimane per prepararsi. Contagiati dalla febbre di Capote, gli inviati si affrettarono a trovare abiti appropriati e maschere perfette, che fossero particolarmente belle, spiritose o alla moda. Alla maggior parte di loro interessava fare un’entrata in grande stile: per questo motivo i preparativi dovevano essere meticolosi.<br />
Avendo scatenato una vera e propria mania, il <strong>Black and White Ball</strong> divenne materiale da notiziario molto prima che uscisse il primo invito, che il primo ospite mascherato entrasse nel Plaza o che la prima fotografia fosse scattata.<br />
Quando finalmente arrivò la notte tanto attesa, la festa fu un grande successo. I dettagli furono riferiti fedelmente da giornali, riviste, trasmissioni televisive e radiofoniche di tutto il mondo. E se il <strong>Black and White Ball</strong> era famoso ancor prima che accadesse, divenne leggenda nei decenni successivi.<br />
Ogni festa, grande o piccola, inizia con il suo ospite, e <strong>Truman Capote</strong> era particolarmente qualificato per concepire e realizzare un evento che avrebbe fatto la storia sociale. Lui lo definì “un atto di immaginazione”.<br />
Scrittore raffinato, amante dello stile, prestò al ballo il tipo di attenzione e cura che di solito dedicava alla sua prosa.<br />
Benché possedesse un costoso appartamento con una vista spettacolare sull’altro lato di Manhattan, aveva preso una stanza al Plaza, il suo hotel preferito, perché la festa che aveva organizzato si sarebbe tenuta lì. E non un qualsiasi cocktail party anni ’60, ma un favoloso bal masqué per festeggiare lo straordinario successo riscosso dal suo nuovo libro, <strong>A sangue freddo</strong>.<br />
“<strong>TRUMAN CAPOTE CHIEDE IL PIACERE DELLA SUA COMPAGNIA A UN BALLO IN BIANCO E NERO</strong>” recitava l&#8217;invito.<br />
La raffinata carta bianca, bordata di giallo e arancione, aveva un effetto immediato sui suoi destinatari. Con quello in mano, avrebbero passato settimane e speso denaro a palate per i febbrili preparativi per una festa che prometteva di essere l’evento dell’anno. Truman, a sua volta entusiasta dell’entusiasmo suscitato, rimase ancor più estasiato dalle reazioni di coloro che non erano stati invitati. Supplicanti feriti e scontenti chiamavano in continuazione, implorando, chiedendo e offrendosi maleducatamente di acquistare il tanto desiderato invito …</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2642 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.50.34-797x538.png" alt="" width="797" height="538" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2643 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41-735x725.png" alt="" width="735" height="725" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41.png 735w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41-560x552.png 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.59.41-550x543.png 550w" sizes="auto, (max-width: 735px) 100vw, 735px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2644 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-14.01.37-1024x695.png" alt="" width="1024" height="695" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-14.01.37-1024x695.png 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-14.01.37.png 1048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2645 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-14.04.18-679x746.png" alt="" width="679" height="746" /></p>
<p>… TRUMAN ERA VESTITO CON UN CLASSICO SMOKING NERO. SOLITAMENTE AGGIUNGEVA UN TOCCO VISTOSO O DUE AI SUI ABITI, UNA SCIARPA SGARGIANTE O UN CAPPELLO BIZZARRO. MA NON QUELLA SERA. LA MADRE GLI AVEVA INSEGNATO A VESTIRSI APPROPRIATO, CONSERVATIVO, PER LE GRANDI OCCASIONI. QUELLA SERA IL  SUO UNICO ACCESSORIO INSOLITO ERA UNA PICCOLA MEZZA MASCHERA NERA DI FAO SCHWARZ.<br />
… Qualunque cosa pensassero gli ospiti, il ballo fu un momento decisivo per la storia sociale, secondo un noto osservatore della società, il ballo “ha chiuso un’era di elegante esclusività e ne ha inaugurata un’altra di follia mediatica, quella in cui viviamo tuttora”. La festa ha scatenato nei lettori una sete insaziabile per i dettagli della vita delle celebrità che oggi è diventata la normalità”.<br />
“… Gli Young Lions della New York Public Library, un Gruppo di giovani ed entusiasti sostenitori della biblioteca cittadina, hanno reso omaggio al Black an White Ball facendone il tema della loro annuale festa di beneficenza nell’aprile del 2004. Uno dei motivi per cui hanno scelto questo tema è che la biblioteca ospita trentadue scatoloni pieni di carte appartenute a Capote, tra cui il quaderno di pianificazione originale, la lista degli invitati e l’invito per il ballo. Ma una ragione più convincente sembrava essere che questi giovani provavano un’intensa nostalgia, quasi una &#8216;invidia epocale&#8217; per una festa che aveva avuto luogo prima della loro nascita. Potevano non aver letto nulla di Capote, ma conoscevano ogni dettaglio della sua favolosa festa, perché era stata tenuta viva in articoli e servizi di moda su riviste come Vanity Fair, Vogue, Esquire e GQ.<br />
Lo spettacolare bal masqué, con il suo cast, i costumi, le scenografie sontuose e la sua grande teatralità, è forse la creazione più nota e longeva di Truman Capote. A distanza di decenni gran parte dell’opera di Capote è ancora ritenuta buona, se non addirittura eccezionale. Ma non è mai stato messo in dubbio che il suo <strong>Black an White Ball sia stato il party del secolo</strong>”.</p>
<p>Consiglio vivamente questa lettura che scivola via come un romanzo d’appendice e poiché i lettori lo sanno, i libri dialogano tra loro, parlandosi, cercandosi, anche a distanze geografiche e temporali significative, mi è venuto spontaneo metterlo in relazione con l’ultima creazione editoriale di <a href="https://giunti.it/products/vita-da-gentleman-attanasio-fabio-9788809922600?srsltid=AfmBOopbuOA5AGv8LCk0KrMasyazDtZJwZHIznPvNm3JstuZNDHR2Dr0"><strong>FABIO ATTANASIO</strong>, &#8220;<strong>VITA DA GENTLEMAN. MANUALE DEL BUON VIVERE PER L’UOMO CONTEMPORANEO</strong>&#8220;</a>, pubblicato pochi mesi fa da <strong>Giunti Editore</strong>. L’imprenditore e bon vivant ci accompagna, come un novello Giovanni della Casa alla riscoperta o per chi ne fosse completamente digiuno, all’apprendimento, delle nozioni basilari per un vivere rispettoso nei diversi ambiti della frenetica vita contemporanea. Per quanto ci riguarda, sintetizza in maniera precisa alcuni aspetti dell’eleganza maschile e dei dress code. Così leggiamo nel libro: “<strong>DRESSING WELL IS A FORM GOOD MANNERS</strong>&#8221; dicono gli inglesi, a ragione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2646 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Schermata-2025-01-03-alle-13.44.51-464x700.png" alt="" width="464" height="700" /><br />
L’epoca odierna, tuttavia, sembra aver smarrito la cultura del dress code, l’abitudine cioè di vestirsi adeguatamente in base all’occasione. Ed è un peccato, se consideriamo che il concetto stesso di eleganza si rifà, in ultima analisi, alla capacità di decodificare il contesto, comprenderne il livello di formalità e saper scegliere il nostro abbigliamento di conseguenza.<br />
Personalmente, credo che padroneggiare l’arte del dress code sia più che una semplice questione di eleganza: è un segno di maturità che riflette una profonda consapevolezza delle dinamiche sociali e dell’ambiente in cui ci troviamo.<br />
Ma cosa si intende per dress code o codice di abbigliamento?<br />
Il dress code non è altro che un insieme di regole implicite che fanno riferimento a delle tradizioni sociali consolidatesi nel tempo, che determinano il tipo di abbigliamento consono al tipo di situazione. In base alle differenti occasioni, il galateo e le norme sociali ci suggeriscono che cosa sia più corretto indossare. Ma quali sono i principali dress code per un uomo? Innanzitutto, consideriamo che se abbiamo ricevuto un invito posto correttamente, dovremmo essere già al corrente di cosa ci aspetta: in un invito che si rispetti, infatti, non sono solo indicati la data, l’orario e il luogo in cui recarci, ma dovrebbe figurare anche un’anteprima delle attività che si svolgeranno, includendo un programma di massima dell’evento. Attendendoci a quest’ultimo punto, sceglieremo di conseguenza cosa indossare.<br />
Esistono quattro principali dress code per la figura maschile, ognuno dei quali è indicato per una diversa occasione e adatto al momento della giornata e al grado di formalità dell’evento:<br />
<strong>COCKTAIL ATTIRE</strong>, <strong>BLACK TIE</strong>, <strong>BUSINESS ATTIRE</strong>, <strong>SMART CASUAL</strong>.<br />
<strong>Black Tie</strong> è il dress code degli eventi formali, contraddistinto da un alto grado di formalità (inferiore solo al WHITE TIE, che richiede il frac e va indossato solo di sera), adatto alle serate di gala, alle prime teatrali o, in generale, alle serate in cui è espressamente richiesto nell’invito. In tutte queste occasioni il nostro abbigliamento dovrà riflettere l’importanza e la solennità dell’evento: eviteremo quindi colori chiari e gli spezzati, che violerebbero il dress code raccomandato. Indosseremo piuttosto lo smoking, da abbinare a una camicia bianca dal collo italiano, con cannoletto coperto, plissé e polsini da gemelli. Si può, poi, optare per un papillon, rigorosamente da annodare (da evitare i preannodati) o una cravatta nera.<br />
Gli accessori, essenziali per dare un tocco di eleganza in più al look, sono i gemelli da polso che impreziosiscono la camicia, le calze in seta nera ed eventualmente il fazzoletto da taschino, preferibilmente bianco e piegato in modo formale (non con le punte verso l’alto). Le scarpe da smoking sono di tre tipi: Wholecut, Oxford senza decorazioni e pumps, tutte rigorosamente nere e, ovviamente ben lucidate. In tema orologio, una regola imponeva di non indossarlo in caso di smoking. La ragione è che il tempo non dovrebbe essere una nostra preoccupazione durante un evento di gala o in generale durante una festa, potendo sembrare offensivo nei confronti di chi ci ospita. Stando a questo principio, non dovremmo neppure portare con noi degli smartphone che ci indicano anche l’ora, il che è davvero poco probabile. In ottica di svecchiare regole anacronistiche, suggerisco di non seguire questa norma, ma comunque indossare un orologio adatto alla circostanza, preferendo quindi un &#8216;solo tempo&#8217; a un cronografo, vista la natura sportiva delle origini di quest’ultimo. Attenzione al cinturino, che sarà preferibilmente in pelle nera come le scarpe&#8221;.</p>
<p>Espressione moderna dei party dall’allure internazionale sono quelli organizzati da <strong>THE SARTORIAL CLUB</strong> (vedi thePLAYERS 17). A <strong>Dennise Yeh</strong>, fondatrice del club insieme a <strong>Ksenia Konovalova</strong>, abbiamo chiesto di parlarci dello stile e del dress code delle loro feste.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2647 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Copy-of-DSC_1760-scaled-682x1024.jpg" alt="" width="682" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Copy-of-DSC_1760-scaled-682x1024.jpg 682w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Copy-of-DSC_1760-scaled-1066x1600.jpg 1066w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Copy-of-DSC_1760-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /><br />
<strong>Qual è il dress code consigliato per le vostre feste?</strong><br />
The Sartorial Club tende ad avere un dress code versatile, a seconda della città e dell’occasione in cui ci rechiamo.<br />
Lo facciamo per rendere omaggio e rispetto alla città e alla cultura locale, per evidenziarne l’aspetto storico. Ad esempio, i ruggenti anni ‘20 e l’atmosfera finanziaria di Wall Street sono qualcosa di unico a New York. A Parigi ad esempio l’accento è stato posto sull’eleganza e le sue radici haute couture tipiche di questa città, e sempre grande fonte di ispirazione. Oltre a questi dress code adattati alla situazione locale, i nostri membri hanno davvero abbracciato l’abbigliamento da sera e la sensazione di vestirsi bene; naturalmente sempre con un tocco creativo e innovativo, non solo seguendo le tradizionali regole del black tie.<br />
<strong>I party del The Sartorial Club sono un grande momento di condivisione per salutare vecchi amici e farne di nuovi, qual è il suo scopo?</strong><br />
TSC è un movimento collettivo per celebrare l’artigianato, l’amicizia e trovare modi innovativi per creare insieme nuovi progetti, sotto i più vari aspetti della bella vita (sartoria, gioielli, orologi, auto, arredamento per la casa, architettura, viaggi, cucina, ecc.). Nell’era della moda veloce e del consumo di massa, stiamo rifocalizzando e celebrando il valore dell’artigianato. Il nostro club è aperto a coloro che condividono gli stessi valori, da qui il modello di abbonamento annuale. Diamo accesso a servizi ed esperienze ai membri per raggiungere questo obiettivo comune di riscoprire e approfondire i temi legati all’artigianato (i party sono solo una delle tante cose che facciamo). A differenza di altre situazioni in cui lo stare insieme è fatto prevalentemente per avere visibilità sui social, il Club funge da piattaforma per i nostri membri e partner per fare rete, esplorare e collaborare. Abbracciamo l’inclusività e invitiamo tutti coloro che condividono questi valori a dare il loro contributo alla visione comune.<br />
<strong>Qual è l’atmosfera ai vostri party?</strong><br />
I nostri eventi mirano a raggiungere aspetti di networking, intrattenimento ed educazione. I nostri membri riceveranno un caloroso benvenuto da parte nostra e tutti i membri sono aperti e accoglienti, pronti a creare nuove connessioni. Un nuovo membro potrebbe entrare senza conoscere nessuno all’inizio e finire per stringere amicizie per future iniziative comuni.<br />
Quali sono gli ingredienti per una festa di successo con dress code da sera?<br />
L’elemento più importante per una festa di successo con dress code da sera è avere le persone giuste, che trattano il dress code come un esercizio e un’esperienza divertenti, piuttosto che &#8216;seguire le regole&#8217;. Quindi, la mentalità creativa è la chiave di tutto. Sicuramente alcune regole dovrebbero essere rispettate, come avere un bel papillon, ma poi potrebbe essere sostituito con un ascot formale. Il nostro obiettivo è bilanciare eleganza, modernità e creatività individuale. Oltre a questo, diremmo che qualsiasi evento di successo deve avere un’ancora, ovvero lo scopo per cui ci riuniamo e cosa stiamo celebrando. Ciò significa che progetteremmo attività in modo che non siano solo &#8216;cocktail e chiacchiere&#8217;. Ultimo ma non meno importante, nessuna grande festa potrebbe andare avanti senza cibo delizioso e bevande artigianali. Poiché il nostro obiettivo è vivere bene, questo è un aspetto da non trascurare. Dai raffinati Negroni in collaborazione con gin speciali come Savile Row Gin al Whiskey Old Fashioned fatto con single malt Scotch The Glenrothe; inoltre quando siamo a Firenze lavoriamo con alcuni dei migliori locali e chef come Palazzo Portinari (Chic Nonna, chef Vito Mollica), Villa San Michele (Ristorante San Michele, chef Alessandro Cozzolino), tra gli altri. Tutti questi hanno come obiettivo quello di offrire la migliore esperienza ai soci.</p>
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<p><strong>DID SOMEONE SAY FRIDAY?</strong><br />
è il &#8216;grido di battaglia&#8217; di <strong>FERNANDO PANE</strong>, Managing Director dell’<a href="https://www.sinahotels.com/it/h/sina-villa-medici-firenze/"><strong>HOTEL SINA VILLA MEDICI</strong>,</a> al quale chiediamo, grazie alla sua esperienza e dall’alto del suo osservatorio privilegiato, alcune riflessioni su party e dress code Black Tie …<br />
<strong>Quali sono gli ingredienti principali e/o essenziali che determinano la buona riuscita di un party…</strong><br />
Il successo di un party germoglia all’origine della pianificazione: il team deve essere coinvolto, informato, motivato e in tutto questo si deve anche divertire, aspetto da non sottovalutare! Poi è fondamentale scegliere un parterre di invitati che rispecchi l’intento del party stesso, perché l’atmosfera sia ideale. È come un cocktail: ci vogliono ingredienti di prima qualità, ma bisogna saperli sapientemente miscelare nelle giuste dosi per poter ottenere il gusto perfetto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2650 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Fernando-Pane-1-scaled-683x1024.jpg" alt="" width="683" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Fernando-Pane-1-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Fernando-Pane-1-scaled-1068x1600.jpg 1068w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/Fernando-Pane-1-scaled.jpg 1708w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><br />
<strong>Black Tie dress code … secondo te c’è un ritorno a questo tipo di party negli ultimi anni? Per fare rete, stringere nuove relazioni o per semplice appartenenza?</strong><br />
Decisamente e fortunatamente sì! E il concetto di black tie si è molto evoluto negli ultimi tempi: si è passati dal classico smoking ad una scelta molto più ampia di opzioni sia in fatto di tagli (penso alla spalla a camicia o i reverse arrotondati) che di colori e tessuti. Un capo molto formale è adesso più informale, si hanno più occasioni per indossare questo dress code, anche in orari inconsueti. Credo che sia un fenomeno riconducibile alla voglia di quel glamour molto cinematografico di un tempo, una sorta di omaggio al passato e a quel senso di appartenenza che personalmente amo celebrare il più possibile.<br />
DUNQUE CONOSCERE ED ASSIMILARE CODICI DI COMPORTAMENTO, ESSERE AL CORRENTE DELLA STORIA CULTURALE DI UN DETERMINATO COSTUME SOCIALE, APPRENDERE E FARE PROPRIE LE BUONE MANIERE, ALLA BASE DEL VIVERE ARMONICO E RISPETTOSO IN OGNI PICCOLA O GRANDE COMUNITÀ, ED ALL’OCCORRENZA ESSERE INGRADO, SE RICHIESTO ED OPPORTUNO, SAPER INTERPRETARE E ADATTARE I CANONI APPRESI, MODIFICANDOLI.<br />
MA SOPRATTUTTO RICORDARSI CHE “<strong>IL DENARO RENDE RICCHI, MA RISPETTO, EDUCAZIONE ED UMILTÀ RENDONO SIGNORI</strong>”<br />
(<strong>SUPERCIT. DI FABIO ATTANASIO</strong>).</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/04/02/black-tie-dal-party-del-secolo-alle-contemporanee-soirees/">BLACK TIE: DAL &#8216;PARTY DEL SECOLO&#8217; ALLE CONTEMPORANEE SOIRÉES</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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		<title>Una giornata speciale a Bolgheri.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2024/09/06/una-giornata-speciale-a-bolgheri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2024 10:01:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled-450x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled-450x600.jpg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled-560x747.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div>
<p>Bolgheri è un territorio speciale e chi ancora non lo ha visitato dovrebbe proprio andare in questa porzione di toscana tra il mare e le verdeggianti colline in provincia di Livorno. Ovviamente, gli appassionati di enologia e dei vini sanno benissimo che in questo terroir si producono alcuni dei migliori vini d&#8217;Italia, quindi del mondo. &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2024/09/06/una-giornata-speciale-a-bolgheri/">Una giornata speciale a Bolgheri.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled-450x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled-450x600.jpg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled-560x747.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6265-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div><p>Bolgheri è un territorio speciale e chi ancora non lo ha visitato dovrebbe proprio andare in questa porzione di toscana tra il mare e le verdeggianti colline in provincia di Livorno. Ovviamente, gli appassionati di enologia e dei vini sanno benissimo che in questo <em>terroir</em> si producono alcuni dei migliori vini d&#8217;Italia, quindi del mondo. Un territorio fortemente antropizzato, plasmato dall&#8217;uomo nel corso dei secoli, fino a dargli questa magnifica sintesi.</p>
<p>Bolgheri situato nel comune di Castagneto Carducci con il suo vivacissimo borgo e le case vinicole sparse tutte intorno è un luogo che ricorda, in parte, sia la campagna inglese, sia certi paesini della Provenza. Ma qui siamo a Bolgheri, un territorio magnifico, baciato dalla sorte, che non ha nulla da invidiare a nessuno.</p>
<p>In occasione dello spettacolare evento &#8220;Bolgheri DiVino&#8221;, la cena con oltre mille invitati che il <a href="https://www.bolgheridoc.com/">Consorzio Bolgheri DOC e Bolgheri Sassicaia DOC</a> sono tornati ad organizzare a distanza di tre anni, molte cantine ne hanno approfittato per organizzare propri eventi, riservati a clienti, amici, ospiti.</p>
<p>thePLAYERS Magazine ha avuto la fortuna di partecipare, durante il giorno, ai festeggiamenti della <a href="https://www.argentiera.eu/it/">tenuta Argentiera</a> per i suoi 25 anni, celebrati con un evento unico grazie agli ospiti <strong>Saturnino </strong>e<strong> La Tipografa Toscana,</strong> dedicato alla Musica, all&#8217;Arte ed al Vino.</p>
<p>La tenuta Argentiera, situata nella zona più meridionale della DOC Bolgheri, ha celebrato i suoi primi 25 anni di eccellenza vinicola con un evento straordinario, riuscendo ad unire tre pilastri della cultura italiana: il Vino, l’Arte e la Musica. Nella giornata del 4 settembre, la tenuta ha aperto le sue porte per un Garden Party esclusivo, offrendo agli ospiti un’esperienza sensoriale unica. <a href="https://www.saturninoeyewear.com/">Saturnino</a>, eclettico musicista, conosciuto come uno dei più grandi bassisti italiani &#8211; noto per la sua trentennale collaborazione con Jovanotti &#8211; e Martina Vincenti, meglio conosciuta come <a href="https://latipografatoscana.it/">La Tipografa Toscana</a>, hanno dato vita a un evento che è stato un vero e proprio viaggio nella creatività e nel talento.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2484 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6215-scaled-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6215-scaled-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6215-scaled-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6215-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2483 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6188-scaled-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6188-scaled-1024x768.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6188-scaled-1600x1200.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>Musica e Tipografia: Composizione &amp; Improvvisazione, tra il talento e il saper fare.</strong></p>
<p>Nel corso dell’evento, Saturnino e Martina raccontando le proprie esperienze, sollecitati da Daniele Gozzi, Marketing e Media Manager dell&#8217;azienda, hanno portato i partecipanti alla scoperta di due mondi apparentemente distanti ma incredibilmente affini. Saturnino, con il suo basso, ha condiviso il suo talento esplorando i temi della composizione e dell’improvvisazione, dimostrando come queste due modalità di espressione musicale possano coesistere e arricchirsi a vicenda.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2485 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6195-scaled-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6195-scaled-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6195-scaled-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6195-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2486 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6200-scaled-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6200-scaled-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6200-scaled-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_6200-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p>Martina Vincenti, con la sua passione per la tipografia artigianale a caratteri mobili, ha coinvolto gli ospiti in un viaggio nel tempo  spiegando come la scelta di un carattere, di un colore e di una disposizione visiva possano comunicare emozioni con la stessa potenza di una melodia.</p>
<p>Comodamente seduti di fronte alla sede della tenuta, una magnifica quanto imponente costruzione che richiama i fortilizi della zona dei presidi, abbiamo potuto godere del magnifico panorama, con la vista che dapprima focalizza i filari delle vigne, già pronti per la vendemmia, per poi perdersi nell&#8217;orizzonte mozzafiato dell’arcipelago toscano, a sud verso il Golfo di Baratti ed a nord lungo il litorale livornese.</p>
<p>Saturnino e Martina oltre a farci partecipi della loro arte, del loro talento e del lavoro quotidiano per coltivarlo, ci hanno donato qualcosa di più profondo; ovvero il racconto di loro stessi e di quei momenti intimi in cui il talento e la conoscenza hanno dovuto alimentarsi a vicenda nel processo creativo.</p>
<p><strong>Un debutto speciale e una sorpresa…</strong></p>
<p>Uno dei momenti clou dell’evento è stata la presentazione in anteprima assoluta di “Scenario,” il nuovo Bolgheri Bianco di Argentiera, un vino che incarna l’essenza di questo territorio prezioso. Questa etichetta si aggiunge alla prestigiosa collezione della tenuta, rappresentando un passo avanti nella continua ricerca dell’eccellenza.</p>
<p>La convivialità dell&#8217;evento è stata ulteriormente arricchita dallo squisito light launch offerto e dalla possibilità di provare la stampa a caratteri mobili de La Tipografa Toscana.</p>
<p>Lasciata la tenuta a metà pomeriggio abbiamo avuto il tempo di riposarci e prepararci per la &#8220;Cena dei Mille&#8221;.</p>
<p><strong>La &#8220;Cena dei Mille&#8221;<br />
</strong></p>
<p>Ospiti dell&#8217;Argentiera abbiamo partecipato, e non fatevi ingannare dal numero roboante dei partecipanti, ad uno degli eventi più significativi ed unici, che unisce la celebrazione dei vini di questo territorio con una misurata mondanità country chic.</p>
<p>Come dicevamo all&#8217;inizio l&#8217;evento &#8220;Bolgheri DiVino&#8221;, la cui ultima edizione risaliva a tre anni fa, è la spettacolare cena organizzata da il Consorzio di Tutela della Doc Bolgheri e Bolgheri Sassicaia DOC, presieduto da Albiera Antinori, per celebrare i suoi primi 30 anni di attività.</p>
<p>Per una serata eccezionale il Viale dei Cipressi di Bolgheri è stato chiuso al traffico e per oltre un chilometro è stato apparecchiato sontuosamente (circa 10 tavoli da circa 100 posti ciascuno, oltre ai numerosi tavoli di servizio allestiti con i vini del territorio in degustazione), con i cipressi in duplice filar a fare da alteri e scenografici guardiani.</p>
<p>La serata è stata introdotta dai ringraziamenti della Presidente Albiera Antinori, dai saluti istituzionali del Ministro dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida e successivamente dai saluti del Governatore della Toscana Eugenio Giani.</p>
<p>Un&#8217;occasione non solo di festa, ma un significativo momento di condivisione per celebrare il cammino fatto finora e sottolineare l&#8217;importanza del lavoro, della tutela e del gioco di squadra, fondamentale per affrontare le difficili e competitive sfide del futuro.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2024/09/06/una-giornata-speciale-a-bolgheri/">Una giornata speciale a Bolgheri.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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