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	<title>Lifestyle Archivi - the Players Magazine</title>
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		<title>BRUNO BARBIERI</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/09/15/bruno-barbieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 11:26:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="400" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/Bruno-Barbieri-1-400x600.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/Bruno-Barbieri-1-400x600.jpeg 400w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/Bruno-Barbieri-1-682x1024.jpeg 682w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/Bruno-Barbieri-1-1066x1600.jpeg 1066w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/Bruno-Barbieri-1-768x1153.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/Bruno-Barbieri-1-560x840.jpeg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/Bruno-Barbieri-1.jpeg 1240w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></div>
<p>Abbiamo avuto il piacere di intervistare Bruno Barbieri, chef pluristellato, personaggio televisivo, viaggiatore curioso, grande sperimentatore, ma soprattutto profondo conoscitore della moda maschile; insomma un vero “PLAYER”, al quale abbiamo dedicato la storia di copertina del numero 25 del magazine. COME NASCE LA SUA PASSIONE PER LA MODA, ANCHE SE, NEL SUO CASO, SAREBBE PIÙ &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2026/09/15/bruno-barbieri/">BRUNO BARBIERI</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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<p><img decoding="async" class=" wp-image-3036 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/COP.-thePLAYERS-25--scaled-768x1024.jpg" alt="" width="484" height="645" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/COP.-thePLAYERS-25--scaled-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/COP.-thePLAYERS-25--scaled-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/COP.-thePLAYERS-25--scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 484px) 100vw, 484px" /></p>
<p><strong>COME NASCE LA SUA PASSIONE PER LA MODA, ANCHE SE, NEL SUO CASO, SAREBBE PIÙ CORRETTO PARLARE DI STILE E GUSTO DELL’ ABBIGLIAMENTO?</strong></p>
<p>Sono figlio di una sarta, mia madre Ornella è stata una grande sarta, per questo il mio legame con la moda è antico e molto profondo, perché fin da piccolo ho respirato il profumo dei tessuti ed ho visto la grande maestria che c’è dietro la realizzazione di un vestito. Potrei dire che è una sorta di imprinting.<br />
Ricordo ancora i vestiti bellissimi che mia madre mi faceva a carnevale, dove vincevo sempre il primo premio nei vari concorsi. Tra i più memorabili ne ricordo uno da marhaja, veramente eccezionale.<br />
Naturalmente ero invidiato dagli altri bambini che non avevano questa fortuna. Per la mia prima comunione mi fece un meraviglioso vestito nero, giacca e pantaloni corti, però io li volevo lunghi e con le forbici ci feci un gran taglio. Lei capì che stavo diventando grande e con pazienza mi realizzò un nuovo paio di pantaloni lunghi!</p>
<p><strong>IL GUSTO PER L’ ABBIGLIAMENTO E PER LO STILE DA ALLORA LO HA SEMPRE ACCOMPAGNATO…</strong></p>
<p>Sì, perché la cucina e la moda parlano lo stesso linguaggio: quello della materia prima, della passione, della creatività.<br />
Credo che la ricerca che c’è nel mondo della moda e la ricerca che c’è nel mondo della cucina vadano di pari passo, nel senso che oggi nel mondo della moda si utilizzano dei prodotti che usiamo anche noi in cucina, come le spezie per colorare i tessuti, c&#8217;è tutta una serie di accorgimenti che possono essere declinati in entrambi i settori.<br />
Poi io sono una persona curiosa ed eclettica. Ricordo che anni fa le divise dei cuochi erano molto standardizzate. Anche quando non ero così conosciuto avevo questa passione: alla fine degli Anni ‘80 andai in California, in Napa Valley, dove gli chef non si vestivano in modo classico, giacca bianca e pantaloni sale e pepe come in Italia. Io ho importato i pantaloni disegnati con la verdura e la frutta, le scarpe rosse …</p>
<div id="attachment_3035" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3035" class="wp-image-3035 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/Schermata-2026-09-15-alle-13.18.54-1024x688.png" alt="" width="1024" height="688" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/Schermata-2026-09-15-alle-13.18.54-1024x688.png 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/Schermata-2026-09-15-alle-13.18.54.png 1172w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-3035" class="wp-caption-text">Ritratto di BRUNO BARBIERI, credito Photo by @shirodri</p></div>
<p><strong>QUALI SONO I SUOI PUNTI DI RIFERIMENTO STILISTICI, UN PERSONAGGIO DI UN FILM, UN’ EPOCA, UN PROTAGONISTA DI UN LIBRO, AL QUALE SI È ISPIRATO O CHE HA PRESO COME STIMOLO…</strong></p>
<p>Sono un grande appassionato dello stile di stampo British, che coniuga personalità, stile e sobrietà. Penso che la sartoria maschile inglese abbia stabilito i canoni dell’abbigliamento per l’uomo elegante; vero grande punto di riferimento per l’eleganza in tutto il mondo, spesso presente persino nelle più moderne e stravaganti linee casual.<br />
Come epoca storica guardo con grande interesse, per contaminazione e stravaganza gli anni ‘60/‘70, ma anche tutta quella parte da ‘dandy inglese’ anni ‘40/‘50.<br />
Mi piace molto lo stile senza tempo dei grandi divi di Hollywood come Gary Cooper, Cary Grant, ma anche Charles Boyer e Robert Donat, che erano vestiti dai grandi sarti inglesi di Savile Row. Come film invece L’importanza di essere Ernesto, tratto dall’opera teatrale di Oscar Wilde, perché rappresenta l’eleganza impeccabile di un’epoca.</p>
<p><strong>E POI C’È GABRIELE PASINI. COME HA SCELTO QUESTO STILISTA PER DARE FORMA AL SUO STILE, COSA HA DI SPECIALE E PERCHÉ LO RISPECCHIA COSÌ TANTO &#8230;</strong></p>
<p>Conosco <a href="https://www.gabrielepasini.com/">Gabriele Pasini</a> da oltre 30 anni, da quando frequentavo il suo negozio a Modena, dove vendeva abiti da uomo ricercati, ma non troppo classici. Io ho sempre amato le sue cose, ma soprattutto ho amato la sua mano, la sua ricerca, il suo modo di pensare a quello che una persona può indossare, ormai lavoriamo da tanto tempo insieme. Mi piace molto il fatto che le sue mani creino delle provocazioni visive, però affondando le radici proprio nella migliore tradizione sartoriale di scuola napoletana, da cui ne ha sempre colto le linee eleganti ed il rigore, nonchè quella maestria che è diventata un marchio di fabbrica. Poi io sono un amante dei rever ampi, importanti e quelli di Gabriele Pasini lo sono in una maniera impeccabile. L’ampiezza dei rever di Pasini non sono provocatori, ma insieme alla spalla rilassata sono gli elementi costruttivi della giacca di una morbidezza incredibile. Poi siamo molti simili, perché entrambi ricerchiamo l’eccellenza fatta di rigore, creatività e carattere, io nelle mie creazioni culinarie e Gabriele nella sua estetica sartoriale che si evolve sempre senza perdere l’identità. Io sono un po’ eccentrico da sempre, dentro e fuori dalla cucina, dentro e fuori dal set e con Gabriele Pasini ci siamo da subito intesi alla perfezione, da buoni emiliano-romagnoli e siamo diventati grandi amici. Facciamo ricerca insieme per quanto riguarda i tessuti, per le camicie, che sono una delle mie passioni, negli<br />
oggetti.</p>
<div id="attachment_3040" style="width: 552px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3040" class="wp-image-3040" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1271-scaled-768x1024.jpg" alt="" width="542" height="723" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1271-scaled-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1271-scaled-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1271-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 542px) 100vw, 542px" /><p id="caption-attachment-3040" class="wp-caption-text">Un particolare dello stand Gabriele Pasini, durante Pitti Immagine UOMO, photo thePLAYERS Magazine</p></div>
<div id="attachment_3039" style="width: 557px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3039" class="wp-image-3039" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1269-scaled-768x1024.jpg" alt="" width="547" height="729" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1269-scaled-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1269-scaled-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1269-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 547px) 100vw, 547px" /><p id="caption-attachment-3039" class="wp-caption-text">Un particolare dello stand Gabriele Pasini, durante Pitti Immagine UOMO, photo thePLAYERS Magazine</p></div>
<p><strong>A PROPOSITO DI PASSIONI, COSA NON MANCA MAI NELLA SUA VALIGIA…</strong></p>
<p>Io sono così, come mi si vede anche in televisione. Mi piacciono molto i vestiti colorati, scozzesi, rigati (sempre un po’ pazzi). Porto sempre con me dei panciotti, non mancano mai nei miei abbinamenti, ma anche da soli. Non manca mai una giacca sfoderata di lino e seta bianca, di taglio sartoriale, con revers larghissimi e una camicia taglio texano in jeans vissuto, ma anche una bella camicia bianca oppure a righe, poi t-shirt monocrome, da portare anche sotto ad una giacca, ovviamente dei jeans, e poi le scarpe stile oxford, stringate, mentre nei mesi più caldi, invece, il mocassino in pelle morbidissima anche lavato o customizzato, ad esempio come quelli che si usavano a Saint Tropez negli anni ‘60/‘70.<br />
Mi piacciono molto gli accessori, sia come oggetto in se, sia come complemento che contraddistingue ed arricchisce il proprio look. Per esempio, trovo indispensabile un’ampia borsa dal taglio maschile per poter metterci dentro tutto quello che ti serve durante la giornata.<br />
Oppure gli occhiali, sempre di marca Moscot, rossi, gialli, blu, perché mi piace abbinarli ai vestiti.<br />
Poi ho i miei colori prediletti, come il blu nelle sue varie sfumature, tutte le tonalità ‘bruciate’, i toni del cioccolato, il color sabbia del deserto e, naturalmente, il bianco e il nero.<br />
Discorso a parte devo fare per i tessuti, come dicevo prima crescendo in sartoria, li conosco ed ho i miei preferiti, come ad esempio il jersey, il cotone e il lino, ma anche il seersucker. Però più che un elenco delle cose che mi piacciono, e che sono molte, sono una persona libera dagli schemi e con l’abbigliamento mi diverto sempre, come quando indosso i mocassini a pieni nudi, senza calze, anche d’inverno, perché per me lo stile è vivere la vita in libertà, raccontando agli altri chi sei attraverso il lavoro, attraverso i tuoi pensieri, le tue idee e anche per mezzo dell’abbigliamento. Per avere stile ci vuole anche una giusta dose di coraggio. L’abbigliamento è coerenza e deve esprimere chi sei, guai non sentirsi bene, non sentirsi a proprio agio in un completo o in un abbinamento.<br />
Quello che fai vedere agli altri, come ti vesti, deve rispecchiare come sei dentro, deve parlare e dire chi sei, con la tua sensibilità e la tua cultura, ma anche la storia di chi quell’abito lo ha creato, ed è forse anche per questo che gli abiti e le giacche di Gabriele Pasini mi rispecchiano così tanto, perché rappresentano la grande artigianalità della sartoria napoletana; lui è un maestro nella ricerca e cura del dettaglio, quasi in modo maniacale.</p>
<p><strong>LEI È UN INSTANCABILE VIAGGIATORE, OGGI CHE TIPO DI CUCINA RICERCA, QUALE LE PIACE SCOPRIRE DURANTE I SUOI VIAGGI?</strong></p>
<p>La gastronomia è contaminazione, viaggiare ed essere curiosi aiuta molto. La cucina di strada mi affascina molto, perché racchiude tutte le contaminazioni date dai viaggi, dalle culture di altri paesi, dal conoscere gente di altri luoghi, mi piace la cucina che si fa nei mercati con cotture della tradizione ed ingredienti anche semplici. Le cucine in giro per il mondo sono tutte bellissime e buonissime. Ognuna ha le proprie caratteristiche e leccornie: da quella peruviana fino a quella della Foresta Amazzonica, passando per l’israeliana e la francese. Ma quella che mi ha davvero colpito di più è la cucina libanese, un mix tra quella francese, inglese, italiana e araba: una meraviglia totale, creatasi grazie alle colonizzazioni del basso Mediterraneo. Credo proprio che non esista una cucina più buona dell’altra. Anche se c’è da dire che quella italiana racconta una bella storia.</p>
<p><strong>GRAZIE PER QUESTA INTERESSANTE CHIACCHIERATA, PRIMA DI CONGEDARCI UN’ULTIMA DOMANDA, CHE FACCIAMO SPESSO AI NOSTRI ‘PLAYERS’, SE FOSSE UN SUPEREROE CHI LE PIACEREBBE ESSERE?</strong></p>
<p>Più che un supereroe mi ha affascinato fin da bambino <a href="https://www.diabolik.it/">Diabolik</a>, un po’ per le atmosfere uniche dei fumetti delle sorelle Giussani, con quei personaggi sempre molto eleganti ed impeccabili, un po’ perché ho sempre invidiato i suoi gadget e poi mi ha sempre affascinato per questo suo essere diverso, fuori dal coro, un antieroe.</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2026/09/15/bruno-barbieri/">BRUNO BARBIERI</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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		<title>ALOHA SHIRT</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/07/28/aloha-shirt/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 20:17:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
		<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="550" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-06-02-alle-15.55.24-550x550.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-06-02-alle-15.55.24-550x550.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-06-02-alle-15.55.24-150x150.png 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-06-02-alle-15.55.24.png 700w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-06-02-alle-15.55.24-560x560.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>IL CAPO ESTIVO PIÙ INDOSSATO DI SEMPRE. LA CAMICIA CULT DA OLTRE MEZZO SECOLO, ICONA DEL GUARDAROBA MASCHILE MA NON SOLO. L’origine e la storia della camicia hawaiana come si intuisce dal nome stesso, nasce nell’arcipelago vulcanico delle Hawaii situato dell’Oceano Pacifico centrale, ma la sua genesi scaturisce da uno speciale intreccio di culture differenti &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="550" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-06-02-alle-15.55.24-550x550.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-06-02-alle-15.55.24-550x550.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-06-02-alle-15.55.24-150x150.png 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-06-02-alle-15.55.24.png 700w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-06-02-alle-15.55.24-560x560.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p>IL CAPO ESTIVO PIÙ INDOSSATO DI SEMPRE. LA CAMICIA CULT DA OLTRE MEZZO SECOLO, ICONA DEL GUARDAROBA MASCHILE MA NON SOLO.<br />
L’origine e la storia della camicia hawaiana come si intuisce dal nome stesso, nasce nell’arcipelago vulcanico delle Hawaii situato dell’Oceano Pacifico centrale, ma la sua genesi scaturisce da uno speciale intreccio di culture differenti e riferimenti alla natura locale.<br />
GORDON YOUNG E HAROLD BUTTOLPH sono considerati i creatori della camicia hawaiana.<br />
Siamo negli anni ‘30, Young, mentre frequentava l’università delle Hawaii, iniziò a creare camicie estive a maniche corte utilizzando tessuti giapponesi con motivi floreali e colori vivaci. Buttolph, un giornalista, suggerì il nome ‘aloha shirt’ ispirato al saluto tradizionale hawaiano.<br />
In poco tempo queste creazioni avevano attirato l’attenzione dei turisti che visitavano le isole desiderosi di portare a casa un souvenir tropicale delle Hawaii da possedere nell’armadio.<br />
Durante la Seconda Guerra Mondiale i militari di stanza nelle Hawaii portavano a casa queste camicie come ricordo di viaggio, contribuendo a diffonderne l’uso negli Stati Uniti continentali.<br />
La consacrazione della camicia hawaiana arriva negli anni ‘50, con l’immancabile ondata di celebrities e star di Hollywood.<br />
Negli anni ‘60 e successivi, le sottoculture dell’epoca – in particolar modo la cultura HIPPIE e i SURFER –<br />
adotteranno questo capo, che si affermerà come simbolo di ribellione contro la moda tradizionale; infine negli anni ‘90 noti marchi globali del lusso incominciarono a reinterpretare questa camicia, basti pensare a Gucci, Versace, Etro ed Emilio Pucci.<br />
Questo articolo rimane uno dei capi più amati e indossati d’estate. In passerella non c’è stagione che non sfili almeno una volta, per non parlare di tutte le apparizioni fatte sul grande e piccolo schermo; il mio personale consiglio è sempre quello di scovarle vintage, con l’immancabile dicitura di produzione MADE IN HAWAII /<br />
HONOLULU.</p>
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		<title>VIVERE  &#8216;PREPPY&#8217;</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/05/05/vivere-preppy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 21:35:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="526" height="546" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/05/Schermata-2026-05-05-alle-23.23.18-526x546.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></div>
<p>PREPPY ABBREVIAZIONE INGLESE DI ‘PREPARATORY SCHOOL’, TERMINE CHE GENERALMENTE DESCRIVE LE SCUOLE SUPERIORI PRIVATE CHE PREPARANO I RAGAZZI D’ELITE ALLA VITA UNIVERSITARIA. Quando si parla di preppy, nella moda, il nome che inevitabilmente emerge è RALPH LAUREN. Non perché ne sia stato l’inventore, ma perché è stato l’uomo che più di ogni altro lo ha &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="526" height="546" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/05/Schermata-2026-05-05-alle-23.23.18-526x546.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></div><p><strong>PREPPY</strong> ABBREVIAZIONE INGLESE DI ‘PREPARATORY SCHOOL’, TERMINE CHE GENERALMENTE DESCRIVE LE SCUOLE SUPERIORI PRIVATE CHE PREPARANO I RAGAZZI D’ELITE ALLA VITA UNIVERSITARIA.<br />
Quando si parla di preppy, nella moda, il nome che inevitabilmente emerge è <strong>RALPH LAUREN</strong>. Non perché ne sia stato l’inventore, ma perché è stato l’uomo che più di ogni altro lo ha elevato, trasformandolo da codice estetico circoscritto ai campus dell’élite americana in un linguaggio globale, diffuso, sognato, desiderato. Il preppy esisteva già, radicato nella tradizione della Ivy League, nelle abitudini dei figli della borghesia colta della East Coast, in un mondo fatto di sport da club, <strong>camicie Oxford impeccabili, blazer navy, chino khaki, mocassini penny</strong>, weekend negli Hamptons e proprietà in New England.</p>
<p>Ma fu <strong>Ralph Lauren</strong> a renderlo universale, a dargli una voce narrativa, una forma cinematografica, un’identità accessibile che andava oltre l’idea di appartenenza sociale. Non replicò semplicemente lo stile: lo interpretò, lo amplificò e gli diede un’anima.<br />
Ralph Lauren non proveniva da quel mondo. Cresciuto nel Bronx, figlio di immigrati ebrei, osservò il preppy dall’esterno, con uno sguardo che mescolava fascinazione, distanza e immaginazione. Forse proprio per questo fu capace di coglierne l’essenza più profonda: non il privilegio in sé, ma il sogno che esso evocava.<br />
PER LAUREN, LA MODA NON ERA UN ESERCIZIO DI IMITAZIONE, MA UN MEZZO PER COSTRUIRE STORIE. I SUOI ABITI NON RAPPRESENTAVANO CIÒ CHE LE PERSONE ERANO, MA CIÒ CHE ASPIRAVANO AD ESSERE.</p>
<div id="attachment_2971" style="width: 705px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2971" class="wp-image-2971 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/05/Schermata-2026-05-05-alle-23.28.26-695x465.png" alt="" width="695" height="465" /><p id="caption-attachment-2971" class="wp-caption-text">Anni &#8217;80, Ralph Lauren con collaboratori e modelli, Getty Images</p></div>
<p>Quando iniziò a disegnare cravatte negli anni ‘60, più larghe e coraggiose rispetto a quelle che dominavano all’epoca, era già chiara la sua visione: creare non soltanto un prodotto, ma un mondo. Da lì nacque Polo Ralph Lauren e con esso una nuova idea di eleganza americana che avrebbe segnato profondamente la cultura contemporanea. Il preppy nella sua versione originale era un’estetica codificata, quasi un dialetto sociale. Ralph Lauren lo liberò da quella rigidità. Prese i suoi elementi fondamentali e li inserì in un universo narrativo molto più ampio, dove la costa estiva del <strong>New England</strong> poteva convivere con i ranch del West, dove il tweed inglese incontrava il denim americano, dove il rigore delle università <strong>Ivy League</strong> si intrecciava con la vita all’aria aperta, la vela, lo sport, l’equitazione, la natura.</p>
<p>Il segreto del suo successo fu proprio questa capacità di armonizzare mondi lontani, rendendoli parte di un’unica identità coerente e senza tempo. Le sue collezioni non erano cataloghi ma capitoli di una storia che continuava ad evolversi. Molti dei capi diventati simboli dell’estetica preppy oggi portano la firma culturale di Ralph Lauren. La polo con il cavallino, introdotta negli anni ‘70, è forse l’esempio più evidente: più di un capo d’abbigliamento, è un emblema visivo di appartenenza a un’idea di vita sportiva e raffinata, rilassata ma curata. Il blazer navy, le camicie Oxford, i maglioni cricket, le varsity jacket, gli stemmi araldici reinterpretati in chiave moderna, persino le riletture dello stile western e delle tradizioni scozzesi: tutto contribuisce a formare un vocabolario estetico vastissimo, nel quale il preppy smette di essere una formula rigida e diventa piuttosto un sentimento, un modo di stare al mondo.</p>
<p>La forza di Ralph Lauren non sta soltanto nei capi, ma nella narrazione. Le sue campagne pubblicitarie hanno definito per decenni l’immaginario dell’eleganza americana. Ogni scatto è studiato per evocare un’idea di armonia, ordine, benessere, autenticità. La moda diventa atmosfera, un ponte tra ciò che si indossa e ciò che si sogna. Ralph Lauren quindi possiamo affermare che non venda abiti ma un’idea di vita.<br />
NON SI LIMITA A DEMOCRATIZZARE UNO STILE; DEMOCRATIZZA UN IMMAGINARIO. SE IL PREPPY ORIGINARIO ERA UN LINGUAGGIO RISERVATO A CHI APPARTENEVA A CERTI AMBIENTI, LAUREN LO APRE AL MONDO SENZA SNATURARLO.</p>
<p>Chi indossa Polo non finge di essere parte dell’aristocrazia americana: entra in un universo simbolico che parla di gusto, disciplina, sportività, calma e bellezza senza tempo. È un atto culturale profondamente americano nel senso più alto del termine: trasformare un’identità esclusiva in un sogno condiviso. Tra gli anni ‘80 e ‘90 questo sogno conquista il pianeta.</p>
<p>IN GIAPPONE DIVENTA OGGETTO DI VENERAZIONE, IN EUROPA RAPPRESENTA UN’ALTERNATIVA COLTA E NARRATIVA ALLA MODA ITALIANA E FRANCESE, NEGLI STATI UNITI DIVENTA UN PUNTO DI RIFERIMENTO TRASVERSALE CHE UNISCE CLASSI SOCIALI DIVERSE ATTRAVERSO UN IDEALE ESTETICO COMUNE. IL PREPPY EVOLVE, SI AGGIORNA, SI CONTAMINA.<br />
Persino la cultura hip-hop, apparentemente distante anni luce dalla Ivy League, trova in Ralph Lauren un simbolo da reinterpretare.</p>
<p>Oggi Ralph Lauren continua a portare avanti quel linguaggio con una coerenza rara nella moda contemporanea. Il marchio si rinnova, affronta la sfida della sostenibilità, dialoga con la modernità, mantiene però intatta la propria essenza: un’eleganza rassicurante che rifiuta l’ostentazione, un gusto classico capace di attraversare decenni senza invecchiare, una visione che affonda le radici nel passato ma guarda sempre alla storia come a una fonte inesauribile di ispirazione. Il motivo per cui il preppy funziona ancora oggi, e forse più di prima, è semplice: non è una tendenza, è un rifugio nascosto in un mondo veloce, rumoroso e disordinato.</p>
<p>Ralph Lauren, attraverso il preppy, non ha costruito solo un marchio: ha costruito un mito moderno. Ha trasformato un linguaggio di nicchia in un simbolo universale di eleganza senza tempo, ha dato forma a un sogno dove la tradizione incontra la fantasia, dove l’America dei campus diventa l’America delle possibilità, dove la moda non è più un dettaglio, ma una narrazione. E forse la vera essenza dello stile preppy è aver dimostrato che non si tratta di imitare un mondo, ma di immaginarne uno migliore, e poi vestirlo e viceversa.</p>
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		<title>MILANO DA BERE</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/02/10/milano-da-bere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 23:13:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Dixit]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="434" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png 434w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11.png 473w" sizes="auto, (max-width: 434px) 100vw, 434px" /></div>
<p>Milano ha sempre saputo mettersi in tiro: a volte di stile ed eleganza, a volte di un bicchiere di troppo. Questo è un viaggio nella città che da decenni prova a capire se la bella vita fosse davvero solo una réclame. La Milano da Bere forse non esiste più, ma continua a lasciare un retrogusto &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="434" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png 434w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11.png 473w" sizes="auto, (max-width: 434px) 100vw, 434px" /></div><p>Milano ha sempre saputo mettersi in tiro: a volte di stile ed eleganza, a volte di un bicchiere di troppo. Questo è un viaggio nella città che da decenni prova a capire se la bella vita fosse davvero solo una réclame. La Milano da Bere forse non esiste più, ma continua a lasciare un retrogusto persistente. È il sapore di quelle città che hanno corso troppo e che ora provano a ricordare a loro stesse perché lo facevano.<br />
C’è stato un tempo in cui Milano correva così veloce da sembrare sempre in anticipo di un passo – o di un aperitivo. Gli anni ’80 trasformarono la città in un laboratorio economico e culturale: la moda diventava industria, il design linguaggio, la pubblicità disciplina nazionale.<br />
Tutto brillava un pò di più, anche quando non ce n’era ragione. Era il decennio in cui si producevano miti come si producevano bilanci: per eccesso. Eppure, dentro quell’edonismo sfacciato, c’era una chiarezza d’intenti che oggi quasi infastidisce. Non sappiamo se davvero si stesse meglio quando si stava peggio, ma almeno Milano sapeva in che direzione andare. Oggi, mentre cerchiamo di interpretarla come si farebbe con un’opera concettuale, vale la pena tornare a quel momento in cui la città smise di contemplarsi e iniziò a vendersi – sorprendentemente bene.<br />
MILANO NON HA MAI SMESSO DI BERE: HA SOLO CAMBIATO IL BICCHIERE E IN FONDO, LA SUA STORIA ASSOMIGLIA PIÙ A UN COCKTAIL BEN AGITATO CHE A UN RACCONTO LINEARE.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>A MILANO BEVI PERCHÉ LAVORI TROPPO O LAVORI TROPPO PERCHÉ BEVI:<br />
IN ENTRAMBI I CASI, L’IMPORTANTE È FARLO CON UN CERTO STILE<br />
( Giorgio Gaber )</strong></p>
<div id="attachment_2919" style="width: 947px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2919" class="size-medium wp-image-2919" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01-937x496.png" alt="" width="937" height="496" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01.png 937w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01-768x407.png 768w" sizes="auto, (max-width: 937px) 100vw, 937px" /><p id="caption-attachment-2919" class="wp-caption-text">Il claim della pubblicità ideata da Marco Mignani per l&#8217;Amaro Ramazzotti</p></div>
<p>____________________________________________________________________</p>
<p>LA CAMPAGNA RAMAZZOTTI E IL RITO URBANO<br />
Negli anni in cui Milano si guardava allo specchio con l’orgoglio di chi ha appena imparato a correre, fu una pubblicità a mettere in scena – prima ancora che in televisione – l’etichetta culturale di un’intera epoca. Nel 1985 Marco Mignani, direttore creativo di BBDO Italy, concepì lo slogan “Milano da bere” per l’Amaro Ramazzotti: un claim che non si limitava a vendere un liquore, ma raccontava una città che “rinasce ogni mattina, pulsa come un cuore … da vivere, da sognare e da godere”.<br />
Non fu solo pubblicità: fu un rito urbano. La città era già illuminata di vetrine – e di insegne come quelle che fronteggiavano il Duomo – come se ogni albergo, boutique e ufficio volesse imitare il linguaggio visivo di un cocktail perfetto: brillante, seducente, immediatamente desiderabile.<br />
In quella narrazione convivono due culture apparentemente contrapposte: la borghesia emergente con le sue giacche sartoriali, e la sottocultura dei paninari, che trasformava l’happy hour in una forma d’arte sociologica. Il paninaro non era solo un ragazzo con la Timberland: era l’emblema di una generazione che beveva eleganza e digeriva ambizione.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>L’ ELEGANZA È COME UN BUON COCKTAIL: NON NASCE DALL’ ECCESSO, MA DALL’ EQUILIBRIO.</strong><br />
<strong>MILANO, QUANDO VUOLE, LO CONOSCE BENISSIMO</strong><br />
<strong>( Gio Ponti )</strong></p>
<p>_______________________________________________________________________</p>
<p>DAI COLLETTI BIANCHI ALLE TIMBERLAND: LA BORGHESIA E IL SUO DOPPIO<br />
Negli anni della Milano da Bere lo stile non era un accessorio: era un linguaggio. I colletti bianchi entravano in caffetteria con la stessa compostezza con cui firmavano contratti: doppiopetto stirato, valigetta rigida, espresso corretto – ma con misura, perchè l’eleganza non tollera sbavature. Sull’altro fronte, i paninari trasformavano ogni pausa in un atto estetico. Jeans slavati, Moncler lucidi, Timberland perfette e Coca-Cola in lattina: non una generazione, ma un’icona pop. Non bevevano Martini, ma status symbol. Non sostavano nei bar storici, ma davanti al bar Il Panino di piazza Liberty, per poi migrare nei fast food che iniziavano a diventare le nuove cattedrali del quotidiano.<br />
Il contrasto era evidente e sorprendentemente armonico: entrambe le tribù usavano caffè, bibite e aperitivi come strumenti di riconoscimento. Ogni bevanda era un indizio, ogni outfit un manifesto. E in questa danza sociale, Milano ridefiniva il proprio stile – un sorso alla volta.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>MILANO È UNA SIGNORA: TI ACCOGLIE, TI FA SEDERE, TI VERSA DA BERE. POI PERÒ TI PRESENTA IL CONTO,</strong><br />
<strong>SEMPRE SALATO</strong><br />
<strong>( Enzo Biagi )</strong></p>
<p>____________________________________________________________________</p>
<p>NUOVE CULTURE, NUOVI COCKTAIL: LA MILANO CHE LIEVITA<br />
Negli anni della Milano da Bere l’esotico era un privilegio da viaggiatori benestanti: il sushi lo mangiavi solo se eri appena tornato da Tokyo, il margarita dopo un volo dalla California, il curry perché un collega ‘internazionale’ ne aveva parlato in ufficio. La multiculturalità era un souvenir. Oggi, invece, quelle stesse esperienze vivono al pian terreno dei nostri condomìni. Il bartender giapponese è dietro l’angolo, il kebabbaro attraversata la strada, la cucina peruviana conquista le guide.<br />
La città non importa più ricordi: importa competenze, tecniche, rituali.<br />
Milano non deve più andare nel mondo per sentirsi cosmopolita: è il mondo a essersi trasferito qui, con le sue spezie e le sue shakerate. E come sempre, la città assorbe tutto con elegante indifferenza.</p>
<p>_____________________________________________________________________<br />
LA CITTÀ FERITA: QUANDO IL SUCCESSO TRABOCCA DAL BICCHIERE</p>
<p>Il rovescio della Milano cosmopolita è una città che, a forza di attrarre, finisce per subire stonature che non le appartengono. Negli anni ’80 l’eccesso era calcolato, quasi educato: si esagerava, sì, ma in giacca e cravatta. Oggi, invece, Milano è diventata una destinazione universale, e con turismo e movida low-budget sono arrivati comportamenti che la città non era abituata a gestire.<br />
Le piazze diventano salotti improvvisati, le notti si allungano oltre il necessario, il decoro si assottiglia. Non perché Milano sia cambiata, ma perché molti hanno smesso di trattarla come città e hanno iniziato a consumarla come esperienza.<br />
Eppure Milano resta Milano: incassa, si indigna, poi si rimette in sesto – come un barman paziente che, dopo l’ennesimo cocktail mal ordinato, torna comunque a miscelare con precisione impeccabile.</p>
<p>______________________________________________________________</p>
<p>OGGI È UNA MILANO MENO DA BERE, MA MOLTO PIÙ DA CAPIRE<br />
La Milano contemporanea non ha più bisogno di slogan: vive di sostanza. Meno aperitivi ostentati, più competenza reale. Nei bar serve misura, tecnica, cultura del prodotto. E anche il pubblico è cambiato: più curioso, più esigente, meno disposto ad accettare un cocktail mediocre solo perché servito sul Naviglio o su uno dei tanti rooftop divenuti più prospettive social che sociali.<br />
La città ha perso la leggerezza scintillante degli anni ’80, ma ha guadagnato profondità. Non corre più verso il futuro con il bicchiere in mano: si prende il lusso di assaggiare. Un caffè ben estratto, magari specialty, un vino naturale raccontato con competenza, un highball minimalista che profuma di artigianato umami più che di moda.<br />
Quella città memorabile forse non esiste più, e non è detto che sia un male. È rimasta come un profumo nell’aria: riconoscibile, ma impossibile da afferrare. Oggi Milano non si offre più in un calice patinato: preferisce mostrarsi in ombra, tra un caffè fatto bene e un bicchiere di vino raccontato con calma.<br />
Viene da chiedersi se davvero “si stava meglio quando si stava peggio”, o se semplicemente avevamo più voglia di crederci. Forse Milano è sempre stata così: una città che ti versa qualcosa da bere e, subito dopo, ti costringe a pensare.<br />
E mentre proviamo a decifrarla – un sorso alla volta – rimane il dubbio più elegante di tutti: che la Milano da Bere non fosse una stagione, ma un modo di guardare la città.<br />
E che, in fondo, dipenda ancora da noi decidere cosa metterci dentro questo bicchiere.</p>
<div id="attachment_2928" style="width: 481px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2928" class="wp-image-2928 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-17-alle-12.36.23-471x693.png" alt="" width="471" height="693" /><p id="caption-attachment-2928" class="wp-caption-text">Elio Fiorucci</p></div>
<p>______________________________________________________________________________________________________</p>
<p>I PANINARI: L’AMERICA ADDOSSO E MILANO SOTTO I PIEDI, QUANDO L’IDENTITÀ SI VESTIVA E SI FACEVA IN GRUPPO</p>
<p>Prima che diventassero una caricatura televisiva, i paninari furono una vera sottocultura urbana. Giovani, visibili, rumorosi quanto bastava. La loro non era una ribellione politica, ma estetica: un’adesione convinta a un immaginario filo-americano fatto di jeans perfetti, cinturoni importanti, stivali ben tenuti, piumini Moncler, calze a rombi Burlington e soprattutto Timberland e Sebago, portate come un distintivo di appartenenza più che come calzature. L’abbigliamento contava quanto il luogo e quanto la compagnia. Ci si riconosceva per marchi e dettagli, ma soprattutto per presenza. Le moto – spesso Zündapp, parcheggiate con cura scenografica – facevano parte della coreografia urbana. Piazza Liberty, San Babila, Piazzetta Tommaseo, il centro come palcoscenico: luoghi strategici in cui non si andava solo per mangiare un panino, ma per essere visti, misurarsi, consolidare il gruppo. La compagnia era valore sociale, protezione simbolica, status condiviso. A intuire prima di altri la forza di quell’America indossabile fu Elio Fiorucci, che portò a Milano un’idea di moda pop, internazionale, disinibita, molto prima che diventasse mainstream. Accanto a lui, negozi come El Charro contribuirono a costruire un’estetica precisa: capi che parlavano di West, di libertà, di un altrove mitizzato e<br />
desiderato. I paninari non bevevano Martini: bevevano tempo, presenza, appartenenza. E Milano, ancora una volta, li accolse come sa fare solo lei: lasciando che anche una sottocultura diventasse stile.</p>
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<p>______________________________________________________________________________________________________</p>
<p>IL MARTINI DELLA BORGHESIA: IL COCKTAIL CHE VESTIVA LA CITTÀ</p>
<p>Il Martini non è solo un drink: è stato per decenni l’emblema liquido di una borghesia che misurava il proprio rango a colpi di accostamenti sartoriali e routine sociali. Dry, perfetto, spesso servito in un bicchiere gelato e con un’oliva addomesticata: il Martini incarnava la misura, la freddezza controllata e quell’eleganza che non aveva bisogno di urlare.<br />
Nei bar e nelle pasticcerie storiche di Milano il Martini era parte del rito – un aperitivo sobrio prima del teatro, un’esplicitazione del ‘sapersi comportare’. Oggi quelle tonalità sono rare: molte insegne storiche hanno cambiato menù o stile, ma esistono ancora luoghi in cui il Martini si ordina e si riceve come una promessa rispettata.<br />
Tra questi, la pasticceria Biffi rimane un esempio di come certe tradizioni possano sopravvivere: non solo dolci ben fatti, ma anche l’attenzione alla ritualità del bere, con il Martini inteso alla vecchia maniera e un sandwich o un uovo sodo guarnito.<br />
Chi cerca la Milano antica troverà in questi posti non solo un cocktail, ma un pezzo di quell’etichetta urbana che non si insegna sui libri.</p>
<div id="attachment_2922" style="width: 531px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2922" class="wp-image-2922 size-medium" title="photographer Santi Caleca per Lissoni and Partners 01" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.00.29-521x756.png" alt="" width="521" height="756" /><p id="caption-attachment-2922" class="wp-caption-text">Camparino in Galleria</p></div>
<div id="attachment_2923" style="width: 678px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2923" class="wp-image-2923 size-medium" title="photographer Santi Caleca per Lissoni and Partners 02" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.00.44-668x755.png" alt="" width="668" height="755" /><p id="caption-attachment-2923" class="wp-caption-text">Camparino in Galleria</p></div>
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		<title>LONDONIANS</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/11/03/londonians/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 12:52:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53.png 625w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div>
<p>Tre lustri, o se preferite 15 anni. Da tanto dura quella che, di gran lunga, è ‘la storia d’amore’ più intensa, duratura e significativa della mia vita. Al netto dei soliti sciocchi, inutili e banali luoghi comuni che da sempre accompagnano la reputazione di Londra, quello che si è instaurato tra me e questa città &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/11/03/londonians/">LONDONIANS</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53.png 625w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div><p>Tre lustri, o se preferite 15 anni.<br />
Da tanto dura quella che, di gran lunga, è ‘la storia d’amore’ più intensa, duratura e significativa della mia vita. Al netto dei soliti sciocchi, inutili e banali luoghi comuni che da sempre accompagnano la reputazione di Londra, quello che si è instaurato tra me e questa città vibrante, elegante e così dannatamente creativa altro non è che un <em>love affair</em>.<br />
Corrisposto?<br />
Mi piace pensare che lo sia.<br />
PERCHÉ SEBBENE NELLA SUA APPARENTEMENTE ESAGERATA ECCENTRICITÀ LONDRA POSSA APPARIRE COME UNA METROPOLI SOFFOCANTE, SUPERFICIALE E TROPPO, TROPPO VELOCE, NELLA REALTÀ È UN LUOGO PIENO DI OPPORTUNITÀ ed in cui gli apparenti contrasti già trattati in articoli precedenti tra moderno ed antico, tra tradizione e modernità, tra est ed ovest, tra bianco e nero, altro non sono che la legna che fa ardere un fuoco con non distrugge ma riscalda l’anima. Sono il calore domestico intorno a cui confrontarsi e dar vita alle idee migliori.<br />
Un luogo d’incontro, dunque, o per usare un inglesismo, un melting pot, sociale e culturale.<br />
Non a caso qui si sono originate tutte, o quasi, le sottoculture degli ultimi due secoli in campo musicale, letterario e stilistico.<br />
Di questa varietà tratterò in queste righe. Diversità sostanziale in termini di origini ed eredità culturale ma che poi si sostanzia in una comune ricerca espressiva fondata sullo stile. Definirci old money sarebbe fin troppo semplicistico specie per uno come me che si è sempre tenuto alla larga dalle definizioni preferendo, piuttosto, concentrarmi sulla sostanza. Mi sono sempre interrogato su cosa sia lo stile per me, trovando la sintesi estrema del discorso in una semplicissima frase: “non è che la manifestazione di un modo di essere”.<br />
Ho voluto quindi, in questa occasione, rivolgere questa domanda, insieme ad altre per poter meglio contestualizzare il discorso, a due amici che condividono con me la vita londinese.<br />
<strong>Trevor</strong>, <strong>Taiwo</strong> ed <strong>Andrea</strong>.<br />
3 Players (incluso il sottoscritto, giusto per foraggiare un minimo il mio ego) accomunati dalla ricerca di uno stile inconfondibile che ci distingue e ci accomuna se non necessariamente nel modo di mostrarci, quantomeno nella motivazione che ne sta alla base.<br />
Una sorta di intervista quadrupla di cui riporto le risposte.</p>
<p><strong>TREVOR BURNHAM</strong><br />
Età: 60 anni<br />
Luogo di nascita: Balham (Londra).<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Ho vissuto qui tutta la mia vita.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
Ho avuto la fortuna di viaggiare in tutto il mondo e credo che Londra sia meravigliosa per diverse ragioni. Principalmente perché si tratta di un luogo in cui le differenti culture possono esprimersi liberamente. La vita notturna, clubs, ristoranti, teatri e soprattutto l’arte sono impareggiabili se paragonate al resto del mondo.<br />
Le persone hanno la libertà di esprimersi in qualsiasi modo. Soprattutto qui c’è la storica Savile Row. Trovo che sia assolutamente<br />
unico che esista una intera strada dedicata, da sempre, all’alta manifattura sartoriale. Questo è quello che amo di più di Londra.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Lavoro part time per Scabal a Savile Row e sono un consulente medico in una clinica privata.<br />
Quale è la tua definizione di stile?<br />
Credo che lo stile sia innato e provenga da dentro di noi. È ciò che di noi proiettiamo incoscientemente sugli altri e che include, ad esempio, la nostra postura o il modo di camminare. Ovviamente cosa indossiamo e come lo indossiamo sono inequivocabili segni distintivi.<br />
Definisci il tuo stile.<br />
Non credo di avere uno stile particolare o che possa essere definito in qualche modo. Mi vesto in una maniera che gli altri notano e spesso commentano positivamente. Il mio stile è quello di Trevor.<br />
Quali sono i 3 capi ‘essenziali’ nel tuo guardaroba?<br />
Pantaloni bianchi o color panna. Una giacca sempre bianca o panna ed un completo gessato.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
Un paio di pantaloni ovviamente bianchi. Li porto ovunque nel mondo perché li trovo cool e chic e li indosso in ogni occasione, sia su una spiaggia che al ristorante.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
Sfortunatamente non ancora, ne ho sentito molto parlare da amici che ci sono andati e ovviamente vedo le immagini sui vari &#8220;social&#8221;. Sto lavorando per andarci.<br />
Cos’è per te Pitti Uomo, cosa pensi che sia?<br />
A mio avviso Pitti è una splendida opportunità di incontro per persone che condividono la stessa passione e che si esprimono esplorando i meandri dell’eleganza sartoriale.<br />
Se riuscirò ad esserci, almeno per un giorno, indosserò un immancabile paio di pantaloni sartoriali color panna (realizzati dalla miglior sartoria di Savile Row) da accoppiare ad una camicia Winchester color blu fiordaliso e, per completare l’opera, un paio di scarpe bicolori. Questo è quello che mia moglie ha scelto per me. Chi vivrà vedrà.<br />
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<strong>TAIWO PAUL MEGHOMA</strong><br />
Età: abbastanza adulto per conoscere la vita ma ancora sufficientemente giovane per poter infrangere qualche regola all’occorrenza.<br />
Dove sei nato: Lagos, Nigeria.<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Mi sono trasferito qui nel 2004. La ragione principale è stata lo studio. Londra mi ha dato l’opportunità e mi ha aiutato a crescere sia intellettualmente sia come uomo.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
Ciò che più apprezzo è la perfetta combinazione di storia e modernità. È una città in cui monumenti secolari come la Torre di Londra e l’Abbazia di Westminster si ergono con fierezza tra edifici eleganti e moderni come lo Shard.<br />
Al di là del suo iconico skyline, ciò che davvero distingue Londra è lo spirito di inclusività. È una città globale sotto tutti i punti di vista. Amo il modo in cui questa città ispira ogni forma di espressione senza timore di giudizio alcuno e che plasma il futuro della moda ogni giorno.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Sono fashion director, ambasciatore di Apulian Runaway in Puglia e ambasciatore mondiale di Hedonya Group che ha sede in Lettonia.<br />
Quale è la tua definizione di stile e come definiresti il tuo?<br />
Lo stile è la mia firma e riflette ciò che sono, il modo in cui mi muovo e come esprimo le mie idee. È molto più che una semplice tendenza. Ha più a che fare con la sicurezza in sé stessi.<br />
Quali sono i 3 capi “essenziali” nel tuo guardaroba?<br />
Un completo sartoriale di Ilario Esposito, un paio di scarpe di Stubbs and Wooton ed i miei occhiali da sole.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
Un completo blu.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
Assolutamente si.<br />
Cos’è per te Pitti Uomo?<br />
Come fashion director Pitti Uomo rappresenta uno dei poli più dinamici dell’innovazione, dell’artigianalità e della cultura nel settore della moda uomo.<br />
È molto più di una semplice fiera. È la bussola che indica la via che la moda si appresta a percorrere ed un’occasione per imparare cose nuove ogni volta.</p>
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<p><strong>ANDREA ‘JAMES’ GABRIELLI</strong><br />
Età: 52 ad agosto. Portati con la stessa fierezza ed orgoglio con cui indosso un abito sartoriale.<br />
Luogo di nascita: Roma.<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Ancora non so perché mi sono trasferito qui. Ad un certo punto della mia vita, dopo aver girato il mondo in lungo ed in largo almeno 5 volte ero stufo dell’Italia. Probabilmente ero alla ricerca del mio posto nel mondo.<br />
Dopo quasi 15 anni sono sempre dell’avviso di averlo trovato qui.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
L’energia, la spinta creativa figlia della commistione di culture e influenze diverse. L’idea di dare a mia figlia un’opportunità di vita diversa e, almeno nelle mie idee, migliore.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Sono padre, faccio l’agente di sportivi, scrivo ‘sciocchezze senza impegno’ su varie riviste e sono un content creator. Cronicamente infortunato ma mai rassegnato all’inesorabile incedere del tempo, tra un sigaro e l’altro, faccio Triathlon (sono stato nella squadra nazionale britannica) e gioco a golf perché dicono faccia tanto fico.<br />
Quale è la tua definizione di stile?<br />
Tutto ciò che ci identifica e ci definisce al di là degli schemi imposti dal fashion. Lo stile è proprio il suo opposto. La moda ci impone di apparire come vogliono gli altri. Lo stile invece racconta ciò che siamo. Attraverso ciò che indossiamo ma ancor di più per il modo in cui lo facciamo. Per come parliamo, per come ci relazioniamo con gli altri. Un abito si acquista. Lo stile no.<br />
Definisci il tuo stile&#8230;<br />
Spontaneo ma curato perché i dettagli sono terribilmente importanti.<br />
Quali sono i 3 capi “essenziali” nel tuo guardaroba?<br />
Un completo gessato, una camicia (anche perché praticamente non ho magliette) ed un cappello.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
La macchina fotografica il blocco e la penna.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
ehhh lo fanno, lo fanno (cit.).<br />
Cos’è per te Pitti Uomo?<br />
Una kermesse ma soprattutto un’occasione per rivedere amici di ogni parte del mondo.<br />
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			</item>
		<item>
		<title>GUIDARE LO STILE.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/08/26/guidare-lo-stile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 08:09:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="365" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-550x365.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-550x365.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25.png 923w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-768x510.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-560x372.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>Nessun uomo ha incarnato meglio, ancora oggi, l’unione tra potere e stile come Gianni Agnelli. Figura iconica del Novecento italiano, l’Avvocato non fu solo il volto pubblico della Fiat, ma anche un autentico trendsetter, capace di influenzare gusti e costumi ben oltre i confini dell’industria automobilistica. Tra le sue passioni, una spiccava su tutte: l’automobile. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="365" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-550x365.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-550x365.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25.png 923w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-768x510.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-560x372.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p>Nessun uomo ha incarnato meglio, ancora oggi, l’unione tra potere e stile come <strong>Gianni Agnelli</strong>. Figura iconica del Novecento italiano, l’Avvocato non fu solo il volto pubblico della Fiat, ma anche un autentico trendsetter, capace di influenzare gusti e costumi ben oltre i confini dell’industria automobilistica.</p>
<p>Tra le sue passioni, una spiccava su tutte: l’automobile. Non un semplice mezzo di trasporto, ma un’estensione della sua estetica personale, un simbolo del suo gusto sofisticato e della sua visione unica del mondo. Ed allora partiamo dal simbolo assoluto di visone ed innovazione: <strong>LA FERRARI 365 P BERLINETTA SPECIALE DEL 1966</strong>.<br />
Commissionata personalmente dall’Avvocato a Pininfarina, questa straordinaria gran turismo a tre posti con guida centrale rappresenta un unicum nel panorama automobilistico. Linee avveniristiche, tetto in vetro, motore V12 posteriore ed un abitacolo degno di un jet privato. Per l’epoca in cui fu costruita non era solo un’auto ma un vero e proprio manifesto di stile capace di anticipare tendenze, proprio come faceva lui.<br />
Anche la quotidianità, per Agnelli, aveva bisogno del tocco giusto <strong>LA FIAT 130 FAMILIARE DEL 1974, RIBATTEZZATA VILLA D’ ESTE</strong>, era tutt’altro che un’anonima familiare. Modificata appositamente per lui con finiture in legno, portapacchi in vimini e dettagli curati nei minimi particolari, è l’esempio perfetto di come anche un’auto da famiglia potesse trasformarsi in un’icona di design discreto ed aristocratico.<br />
Inusuale per un uomo appartenette all’upperclass, forse la prima vera auto del popolo italiano dopo la 500, oggi divenuta oggetto di numerose rivisitazioni, restmood e restauri di lusso. Questa piccola auto deve la sua rinascita sempre a lui che già 40 anni fa la portava come fosse un’ammiraglia di lusso: la <strong>PANDA 4X4</strong>. Sì proprio lei, la piccola utilitaria Fiat che nella versione customizzata da Agnelli si trasformava in un elegante fuoristrada da utilizzare sulle strade innevate di St. Moritz.<br />
Interni personalizzati, colorazioni inedite, dotazioni pensate per la montagna: era la dimostrazione più pura di quella capacità tutta italiana di coniugare funzionalità e bellezza. Agnelli l’adorava per le sue giornate sulla neve, dove eleganza e praticità dovevano convivere alla perfezione.<br />
Una sola al mondo, un solo esemplare ufficiale proprio per Gianni Agnelli.<br />
<strong>L’UNICA TESTA ROSSA CABRIOLET USCITA DA MARANELLO</strong>, con livrea grigio metallizzato, interni in pelle blu e dettagli<br />
personalizzati. Un’auto che sfidava le convenzioni dell’epoca, in cui la Testarossa era concepita come coupé assoluto. Era l’auto con cui Agnelli si concedeva un tocco di vanità sulle coste della Riviera o nei boulevard di Parigi.<br />
Aperta, potente ed unica: un po’ come lui.<br />
Altro pezzo rarissimo, sempre a cielo aperto e forse il più inaspettato, è la <strong>LANCIA DELTA HF INTEGRALE CABRIO</strong>, creata da Pininfarina nel 1992 anch’essa in un solo esemplare per celebrare i successi del Gruppo Fiat nei rally. Agnelli ne fu subito affascinato. Il connubio tra le linee aggressive della Delta e la raffinatezza della capote in tela rende questa vettura un piccolo miracolo estetico. L’argento metallizzato della carrozzeria in contrasto con la capote nera faceva della Integrale Cabrio un’auto da gentleman con un grande spirito sportivo.<br />
Agnelli di auto ne ha possedute e personalizzate molte altre, ma oggi, a distanza di anni chi non vorrebbe afferrare il volante che è stato tenuto tra le mani dell’Avvocato? E proprio queste automobili, simboli viventi dello stile Agnelli, sono tornate sotto i riflettori grazie a un’asta straordinaria organizzata da RM Sotheby’s qualche mese fa.</p>
<p>Tre esemplari personali dell’Avvocato – la Fiat 130 Familiare, la Fiat Panda 4&#215;4 e la Lancia Thema Zagato – sono stati messi in vendita, suscitando un’ondata di entusiasmo tra collezionisti ed amanti del bello. Base d’asta dai 20.000 ai 300.000 euro a vettura, ma il vero valore era, ed è, simbolico: possedere una di queste auto significa guidare un pezzo di storia italiana, un frammento dello stile inimitabile di Gianni Agnelli. Ed è proprio a questo punto che un ricordo amaro riaffiora nella mente di chi scrive. Già a fine anni ‘90 ero appassionato di auto ed affascinato dallo stile dell’Avvocato ma chissà per quale motivo non sono riuscito ad aggiudicarmi su eBay la sua Lancia Prisma 2.0 8v Turbo Integrale per soli 8 milioni di lire. Errori di gioventù …<br />
Le auto di Gianni Agnelli, quindi, erano e sono molto più di semplici mezzi di trasporto, ma affermazioni di identità, esercizi di stile, atti di cultura.<br />
Ognuna riflette un aspetto della sua personalità: la sobrietà aristocratica, la modernità coraggiosa, la passione per l’eccellenza italiana, che oggi senza dubbio sarebbe necessario ritrovare. Ed è forse questo il segreto della loro immortalità. Perché l’eleganza, quando è autentica, non passa mai di moda. Come l’Avvocato</p>
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		<title>BELLINI YACHT.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/08/11/bellini-yacht/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 14:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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<p>Quando si parla di italianità, vengono subito in mente quei simboli che hanno reso il nostro Paese la culla della creatività e della bellezza, della visione e della maestria. Tra i suoi emblemi più affascinanti, e forse meno noti al grande pubblico, spicca IL RIVA AQUARAMA: UN’OPERA D’ARTE IN MOVIMENTO, CAPACE DI EVOCARE IL GLAMOUR &#8230;</p>
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IL RIVA AQUARAMA: UN’OPERA D’ARTE IN MOVIMENTO, CAPACE DI EVOCARE IL GLAMOUR DELLA DOLCE VITA E L’ORGOGLIO DI UNA NAZIONE CHE TRASFORMA OGNI CREAZIONE IN UN’ESPERIENZA ESTETICA E SENSORIALE.<br />
Eleganza scolpita nel mogano, icona intramontabile di stile italiano, il Riva Aquarama è il simbolo di un’epoca e di un sogno che non ha mai smesso di affascinare. È in questo immaginario, sospeso tra mito e ingegno, che si inserisce la storia di Bellini Nautica — un nome che da oltre sessant’anni rappresenta passione per il mare, artigianalità e spirito imprenditoriale. Tutto ha inizio nel 1960 con Battista Bellini, figura visionaria e innamorata dell’arte della navigazione, che fonda il marchio Sebino e, poco dopo, firma le prime barche in legno a nome Bellini. Da allora, ogni modello prodotto dal cantiere racconta una storia di eleganza e maestria, conquistando il cuore di un pubblico esigente e raffinato.</p>
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<p>Negli anni, l’azienda evolve. Dopo la scomparsa del fondatore, l’attività si concentra sul rimessaggio, la vendita e il restauro di imbarcazioni storiche. Con l’ingresso in azienda del figlio Romano, si torna a guardare alla produzione. Ma è con la terza generazione – rappresentata da Battista e Martina Bellini – che l’impresa entra in una nuova era: da un lato la strutturazione in business unit, dall’altro l’apertura al mondo dell’arte, con collaborazioni internazionali che ridefiniscono l’identità del brand.<br />
Il 2023 segna un ritorno alle origini con la nascita di Bellini Yacht: un progetto ambizioso che coniuga la tradizione del cantiere con l’innovazione tecnologica e la visione contemporanea del design nautico. A guidare questo percorso è Norberto Ferretti, autentica autorità nel settore, che assume il ruolo di leader di prodotto. Il suo approccio, fondato su un’intima conoscenza delle esigenze degli armatori, dà vita a yacht che uniscono funzionalità, stile e prestazioni con una precisione quasi sartoriale. Determinante è anche la collaborazione con Brunello Acampora e il suo studio Victory Design, celebre per progetti firmati per brand prestigiosi come Riva e Tecnomar per Lamborghini.<br />
Insieme, Bellini Yacht e Victory Design creano imbarcazioni dal design essenziale e razionale, dove l’equilibrio tra estetica e ingegneria non è un compromesso, ma un valore fondante. I primi modelli firmati Bellini Yacht sono Astor 36 e Astor 58. Al Salone Nautico di Venezia 2025, Bellini presenta ASTOR 36 BY DANIEL ARSHAM: un’edizione limitata che trasforma lo yacht in un oggetto da collezione, dove lusso, arte e tecnologia si incontrano sulla stessa rotta.</p>
<p>Nato dalla collaborazione con il celebre artista newyorkese, il nuovo Astor 36 è un 36 piedi completamente reinterpretato con lo stile inconfondibile di Arsham. Le sue linee pulite sono attraversate da sfumature di grigio e nero, interrotte da tocchi di Arsham Green – un verde acqua vibrante che racconta la poetica dell’artista, sospesa tra passato e futuro. A bordo, ogni dettaglio parla il linguaggio dell’arte contemporanea: superfici in faux teak color fumo, prese d’aria scolpite con il monogramma dell’artista,<br />
tessuti dry-feel personalizzati, fino a un volante e un’interfaccia di navigazione disegnati in collaborazione con Arsham Studio. Anche gli interni sorprendono, con elementi d’arredo firmati dalla collezione Kohler x Daniel Arsham. Ma non è solo questione di estetica: l’Astor 36 introduce anche un Digital Product Passport su blockchain, un documento digitale che racconta ogni fase della vita dello yacht, rendendo l’esperienza ancora più esclusiva e trasparente. “Con Bellini ho trovato un partner pronto a spingersi oltre”, racconta Arsham. “Insieme abbiamo creato qualcosa di elegante, radicale, sorprendente”. Non è solo uno yacht. È una visione che galleggia sul presente, con lo sguardo già rivolto al futuro. Con Bellini Yacht, ancora una volta l’Italia dimostra che IL VERO LUSSO NASCE DALL’INCONTRO TRA CULTURA, BELLEZZA E VISIONE.</p>
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		<title>VIVERE VINTAGE.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/31/vivere-vintage-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 15:29:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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<p>ABBIAMO INIZIATO QUESTO &#8216;PERCORSO’ DI INTERVISTE LO SCORSO GENNAIO, (thePLAYERS MAGAZINE NUMERO 22, NDR) PER CHI CI LEGGE DA PIÙ TEMPO CI SONO STATI NELLE PRECEDENTI EDIZIONI DIVERSI MIEI INTERVENTI SUL TEMA DI ABBIGLIAMENTO VINTAGE, FLEA MARKET E TENDENZE CHE COPRONO IL MONDO DELLA MODA IN GENERALE. ANCORA MI DIVIDO TRA LA MIA ATTIVITÀ DI &#8230;</p>
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<p><strong>DANIELE LETTIERI</strong></p>
<p>Nell’ormai lontano 2018 mi recai, per la prima volta, nel magazzino di Ercolano, dove Daniele e la sua famiglia (da tre generazioni) gestiscono <a href="https://www.militarygoods.it/"><strong>Military Goods</strong></a>, vendita all’ingrosso e al dettaglio di abbigliamento militare e d’epoca. Ricordo che mi accolsero da subito come un “fratm”, nonostante fossi completamente sconosciuto.<br />
Le ore di assoluta libertà e naturalezza nel girare il magazzino, visitare liberamente gli hangar selezionati per esercito, tipologia, provenienza ed età, per pattern, furono impagabili. Ho ancora nelle orecchie le ‘urla’ che ogni tanto sentivo quando era pronto il caffè; tutto ciò fa parte dei ricordi indelebili, custoditi nel profondo dell’anima. Ma torniamo a noi ed all’intervista a Daniele.<br />
Come e quando è nato Military Goods? Quando hai capito che quello stava diventando il tuo lavoro?<br />
Military Goods come nome di azienda e società nuova nasce esattamente nel 2011. Tuttavia già in passato io e la mia famiglia facevamo sempre lo stesso lavoro, infatti attualmente siamo alla terza generazione, ma con un’azienda precedente che aveva un altro nome. Durante la mia adolescenza, quando frequentavo la scuola media ma poi anche alle superiori, nei periodi estivi andavo sempre in deposito da mio nonno e poi da mio padre e mio fratello. Nei primi anni era giusto per perdere tempo e non stare per strada, poi all’inizio delle superiori ho iniziato ad appassionarmi a questo lavoro, e da semplice passatempo crebbe in me il desiderio di andarci sempre più frequentemente; durante il periodo invernale iniziavo ad alternare scuola e lavoro.<br />
Una volta diplomato ho realizzato che il mio posto era lì, in mezzo a quelle montagne di abiti militari.<br />
Cosa spinge oggi le persone ad acquistare capi vintage?<br />
Diciamo che oggi il vintage non è più quello di una volta, poi ognuno ora ha una sua idea e cultura su di esso. Oggi comprare vintage è cool, è da fighi, ma in effetti sono poche le persone che realmente capiscono un vero capo vintage; diciamo che spesso si pensa di comprare una cosa usata appiccicandoci sopra l’etichetta ‘vintage’ ma sappiamo che non è proprio così.<br />
Qual è il tuo rapporto coi social? Li reputi utili nel tuo lavoro?<br />
Purtroppo il rapporto con i social per me non è molto buono, soprattutto a livello personale, non amo condividere quello che faccio nella vita, preferisco godermi gli attimi e i momenti belli o brutti in maniera abbastanza privata. Per il mio lavoro però è molto utile, ma oggi per chi non lo è. I social ci garantiscono la possibilità di essere visibili ovunque … da qualche anno, infatti, con l’introduzione delle vendite online riusciamo a vendere fino alla Nuova Papuasia!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2825" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-844x1024.jpeg" alt="" width="844" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-844x1024.jpeg 844w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods.jpeg 1284w" sizes="auto, (max-width: 844px) 100vw, 844px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2824" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-4-844x1024.jpeg" alt="" width="844" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-4-844x1024.jpeg 844w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-4.jpeg 1284w" sizes="auto, (max-width: 844px) 100vw, 844px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2823" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-3-830x1024.jpeg" alt="" width="830" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-3-830x1024.jpeg 830w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-3.jpeg 1269w" sizes="auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2822" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-2-836x1024.jpeg" alt="" width="836" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-2-836x1024.jpeg 836w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/military-goods-2.jpeg 1284w" sizes="auto, (max-width: 836px) 100vw, 836px" /></p>
<p><strong>MAJINBUX</strong></p>
<p>Sicuramente per gli appassionati del settore nella home delle vostre piattaforme social vi è apparso un suo qualche video al mercato, dal più celebre <strong>Porta Portese</strong>, ai mercati rionali che Roma e la sua periferia offre: ecco Simone, meglio conosciuto come <a href="https://www.instagram.com/majinbux/"><strong>Majinbux</strong></a>.<br />
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage? Quando hai capito che da ciò poteva nascere il tuo lavoro?<br />
Il mio interesse reale nasce circa 5 anni fa, quando durante il Covid, complice anche la convivenza, ho avuto la necessità di tagliare il budget per le spese d’abbigliamento. Al tempo spendevo molti soldi in vestiti, quindi dovevo trovare una soluzione più economica ed alternativa. La soluzione si palesò iniziando a frequentare i mercatini per vestirmi; dove con un po’ di ricerca e di pazienza riuscii a trovare dei capi simili ai nuovi, ma con un prezzo nettamente inferiore. Col trascorrere del tempo ed indossando questi capi, le persone iniziarono a chiedermi dove trovassi questi vestiti così difficili da reperire.<br />
Fu a quel punto che realizzai che frequentando più mercati potevo vestire altre persone nello stesso modo. Cominciai così ad acquistare capi che avrei comprato per me, che avrei potuto indossare io, ma per terze persone.<br />
Qual è il tuo rapporto coi social? Li reputi utili nel tuo lavoro? E perché?<br />
Con i social ho un rapporto di amore ed odio. Amo condividere le mie passioni e alcuni segreti di questo mestiere, ma allo stesso tempo essere troppo esposti ti fa perdere il controllo sulla realtà. Purtroppo però sono importanti nel mio lavoro di rivendita, perché generano traffico nel mio profilo, facendomi diventare un personaggio in questo mondo; ciò che mi permette di vendere!<br />
Qual è stato il tuo più grande ritrovamento, quello che ti ha dato maggiore soddisfazione?<br />
Circa un anno fa, sono riuscito a trovare una maglia vintage del 1992, realizzata in solo 100 esemplari al mondo, di The Undertaker, il mio wrestler preferito, di un valore superiore a 500 euro. Quel giorno capii che dovevo specializzarmi in maglie da collezione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2820 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-3-scaled-788x1024.jpeg" alt="" width="767" height="997" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-3-scaled-788x1024.jpeg 788w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-3-scaled-1231x1600.jpeg 1231w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-3-scaled.jpeg 1970w" sizes="auto, (max-width: 767px) 100vw, 767px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2821 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-scaled-768x1024.jpeg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-scaled-768x1024.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-scaled-1200x1600.jpeg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2819 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-2-scaled-683x1024.jpeg" alt="" width="769" height="1153" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-2-scaled-683x1024.jpeg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-2-scaled-1067x1600.jpeg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/majinbux-2-scaled.jpeg 1707w" sizes="auto, (max-width: 769px) 100vw, 769px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>HARRIS VIGNOZZI</strong></p>
<p>Harris si divide tra Praga e Firenze, dove nel 2023 ha aperto <a href="https://www.clochard92.com"><strong>Clochard9.2</strong></a>, il suo negozio in via dei Serragli.<br />
(Per conoscerlo ancora meglio vedi thePLAYERS 21, ndr).<br />
Qual è stato il tuo più grande ritrovamento, quello che ti ha dato maggiore soddisfazione?<br />
Il primo ritrovamento importante che mi viene in mente, e probabilmente quello che mi ha dato più soddisfazione, è stato l’acquisto di una collezione di capi in denim che abbraccia il periodo che va dagli anni ‘40 fino ai ‘70.<br />
La collezione apparteneva ad un signore che viveva a Reykjavík. Non ci avevo mai parlato direttamente, ma ricordo che presi un volo e andai nella capitale islandese senza sapere davvero se fosse tutto vero o fosse una bufala.<br />
Quando entrai nella stanza dove custodiva i capi, per poco non svenni: mi ritrovai di fronte ad un vero tesoro vintage, qualcosa che non dimenticherò mai!<br />
Un capo o un accessorio senza il quale non puoi uscire di casa?<br />
Probabilmente gli occhiali da sole. Per il resto, non ho nulla di veramente indispensabile; mi piace sentirmi libero quando mi vesto.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PIFEBO SHOP</strong></p>
<p>Probabilmente quando si parla di vintage shop nella capitale ci viene in mente un solo negozio, che sia quello in via dei Serpenti, nel quartiere San Giovanni, oppure quello in via dei Valeri, con vista Colosseo. Abbiamo parlato con Cristiano, uno dei tre fondatori assieme ad Elisa e Francesco.<br />
Come e quando è nato Pifebo? Vi sentite precursori del ‘movimento’ nella piazza romana e non solo?<br />
<a href="https://pifebo.com"><strong>PIFEBO</strong></a> nasce nel 2007 da una fortissima passione: quella per la ricerca del capo unico all’interno dei vari mercati. Abitavamo tutti vicino ad un mercato e, fin da piccoli, scendevamo a curiosare per cercare pezzi speciali, era per noi qualcosa di meraviglioso.<br />
Un momento che ci ha segnato profondamente è stato quando, durante un viaggio a Stoccolma, siamo rimasti piacevolmente<br />
colpiti nel vedere, all’interno di un negozio vintage, dei ragazzi suonare dal vivo mentre la gente faceva acquisti. Anche se nel settore erano già presenti grandi professionisti, veri e propri mostri sacri, possiamo dire di aver portato in città, e forse tra i primi in Italia, un approccio diverso al vintage: più contemporaneo, colorato, fresco e strettamente legato al mondo dello streetwear.<br />
Come è cambiata la clientela nel tempo?<br />
Nel 2007 la nostra clientela era composta principalmente da una nicchia di persone consapevoli, alla ricerca del pezzo unico e interessate di second hand. Oggi il pubblico si è ampliato moltissimo: il vintage e il second hand sono ormai pienamente sdoganati. La critica al fast fashion è diventata un tema di grande attualità, e ci troviamo a lavorare con un pubblico sempre più vasto e trasversale, sia per età che per background socio-culturale.<br />
Lavorate anche con persone che frequentano ambienti cinematografici?<br />
Sì, collaboriamo quotidianamente con produzioni cinematografiche e musicali che si rivolgono a noi per l’acquisto di capi o per consulenze stilistiche, soprattutto in riferimento a periodi storici come gli anni ’80 fino ai 2000. Inoltre, all’interno dei nostri punti vendita sono stati girati film e videoclip musicali, occasioni che ci hanno permesso di entrare in contatto con grandi artisti.<br />
Cosa spinge oggi le persone ad acquistare capi vintage?<br />
L’acquisto oggi è sempre più consapevole, anche i più giovani stanno uscendo dalla logica imposta dal fast fashion, quella del vestirsi tutti allo stesso modo, vittime della produzione in serie e della necessità di appartenenza. Per fortuna si riscopre il valore dell’unicità, dello stile personale. E in un negozio come il nostro, come in tanti altri vintage store, è possibile trovare capi non solo unici, ma anche di altissima qualità.</p>
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		<title>STILE, MOTOCICLETTE E BENEFICENZA</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/24/stile-motociclette-e-beneficenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 11:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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<p>IL DGR RIUNISCE MOTOCICLISTI IN STILE CLASSICO E VINTAGE DI TUTTO IL MONDO PER RACCOGLIERE FONDI E CONSAPEVOLEZZA PER LA RICERCA SUL CANCRO ALLA PROSTATA E LA SALUTE MENTALE DEGLI UOMINI. Fondato in Australia, a Sydney da Mark Hawwa, ispirato da una foto di Don Draper, protagonista di Mad Men, a cavallo di una moto &#8230;</p>
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<p>Fondato in Australia, a Sydney da <strong>Mark Hawwa</strong>, ispirato da una foto di Don Draper, protagonista di Mad Men, a cavallo di una moto classica con addosso il suo abito migliore. Mark decise che un giro in moto a tema sarebbe stato un ottimo modo per combattere lo stereotipo, spesso negativo, dei motociclisti e, allo stesso tempo, per connettere le comunità motociclistiche esclusive.</p>
<p>Dal 2022 si tiene in contemporanea mondiale la penultima domenica di maggio, e dal 2012 grazie ad una media di 120.000 partecipanti in 108 paesi, ha raccolto circa 60 milioni di dollari. I fondi raccolti dal DGR vengono investiti attraverso il partner ufficiale di beneficenza <strong>MOVEMBER</strong>, principale organizzazione benefica che sta cambiando il volto della salute maschile su scala globale.</p>
<p>Dalla collaborazione con Movember nel 2016, il DGR ha investito oltre 70.4 milioni di dollari australiani in ricerche all’avanguardia su test e trattamenti per il cancro alla prostata, iniziative che migliorano la qualità della vita degli uomini che convivono con la malattia e progetti innovativi per contrastare le patologie mentali come la depressione.</p>
<p><strong>MA COME SI SVOLGE IL DGR?</strong></p>
<p>Il ritrovo è segreto, e si scopre la location in prossimità della data del raduno, proprio per far sì che le persone si registrino sul sito web del DGR (<a href="https://www.gentlemansride.com/">www.gentlemansride.com</a>), scelgano la città di riferimento del ride e facciano la loro donazione alla causa. I requisiti sono essenzialmente due:<br />
una motocicletta vintage o modern classic e indossare un outfit formale o comunque a tema motorsport di un tempo, insomma dall’abito sartoriale, a quel look heritage che non ha età, fino alle divise militari.</p>
<p>Anche quest’anno tra i capi più significativi abbiamo visto le tute worker, sicuramente vintage, elemento del vestiario appartenente al motorsport di un’epoca in cui nelle officine ci si sporcava di più le mani. La sartorialità ovviamente non è mancata, molte sahariane, con varie tonalità di colore, e persino qualche field jacket.<br class="yoast-text-mark" />Ogni città ha la propria organizzazione, a Torino per esempio è la <strong>DAPPER RIDER SOCIETY</strong>, che si occupa della gestione dell’evento, un gruppo di motociclisti di tutte l’età, con occupazioni diverse, che ogni anno con molto impegno e dedizione, riesce a regalare alla capitale sabauda una giornata sulla sensibilizzazione e la prevenzione del tumore alla prostata, condita da rock’n’roll, motori roventi e outfit elegantissimi.</p>
<p>Anche quest’anno <strong>Triumph Torino Ovest</strong> è stata main sponsor dell’evento, in primis esponendo le novità 2025, poi a bordo del Land Rover Defender marchiato Triumph, ha capitanato la parata. Presenti molti altri brand di motociclette al DGR, custom su basi Harley Davidson, anche le italiane come Moto Guzzi e Ducati, le Royal Enfield, ma le bicilindriche della casa di Hinckley andavano per la maggiore.</p>
<p>Degna di nota quest’anno, una ragazza che si è presentata con un Piaggio Ciao, uno dei ciclomotori più venduti in Italia, prodotto dal 1967 al 2006.</p>
<p><strong>SI MA È SOLO UN RADUNO?</strong></p>
<p>No, perché poi si parte per la parata con un giro attraverso la città, che tocca i principali punti di interesse, dove la musica degli scarichi delle motociclette diventa sinfonia per le persone a bordo strada, che scattando foto o filmando un mare di metallo che viaggia sull’asfalto, chiede a gran voce i giri al limitatore. I motociclisti sono una grande famiglia, quando però ci si unisce per una giusta causa, il potere delle due ruote diventa così forte da muovere il mondo intero.</p>
<p><strong>BIKERS, AL PROSSIMO RIDE!</strong></p>
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		<title>SAN DOMENICO PALACE TAORMINA.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/23/san-domenico-palace-taormina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 21:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="367" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-550x367.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-550x367.jpeg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1024x683.jpeg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1600x1067.jpeg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-768x512.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1536x1024.jpeg 1536w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-2048x1366.jpeg 2048w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-450x300.jpeg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-600x400.jpeg 600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-560x373.jpeg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-230x153.jpeg 230w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>Il San Domenico Palace di Taormina, storico hotel oggi parte della prestigiosa catena Four Seasons, è diventato negli ultimi anni un’icona mondiale grazie alla sua apparizione nella seconda stagione di The White Lotus, serie HBO vincitrice di numerosi Emmy. Questa esposizione televisiva ha trasformato l’hotel in una meta ambita da viaggiatori di ogni parte del &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="367" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-550x367.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-550x367.jpeg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1024x683.jpeg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1600x1067.jpeg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-768x512.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-1536x1024.jpeg 1536w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-2048x1366.jpeg 2048w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-450x300.jpeg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-600x400.jpeg 600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-560x373.jpeg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/The-White-Lotus-Bar-scaled-230x153.jpeg 230w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p><a href="https://www.fourseasons.com/it/taormina/"><strong>Il San Domenico Palace di Taormina</strong></a>, storico hotel oggi parte della prestigiosa catena Four Seasons, è diventato negli ultimi anni un’icona mondiale grazie alla sua apparizione nella seconda stagione di The White Lotus, serie HBO vincitrice di numerosi Emmy. Questa esposizione televisiva ha trasformato l’hotel in una meta ambita da viaggiatori di ogni parte del mondo, in particolare dagli Stati Uniti, desiderosi di rivivere dal vivo l’atmosfera e le emozioni trasmesse dalla serie.<br />
La straordinaria bellezza del San Domenico Palace non è mai stata un segreto, ma la serie ha acceso una luce nuova su questo gioiello incastonato tra i colori e i profumi della Sicilia. Oggi, tanti visitatori arrivano qui con l’intento di calarsi nelle stesse scene viste sullo schermo, cercando di ripercorrere le esperienze che hanno reso indimenticabile la fiction. Salire su una Vespa per attraversare i vicoli di Taormina, rilassarsi nella magnifica piscina affacciata sul mare, camminare tra gli alberi di agrumi nei giardini interni: tutto sembra parte di un sogno che prende forma nella realtà.<br />
IL FASCINO DEL SAN DOMENICO PALACE RISIEDE ANCHE NELLA SUA DUPLICE ANIMA: DA UN LATO, UNA STRUTTURA STORICA, CON ELEMENTI ARCHITETTONICI CHE RACCONTANO SECOLI DI STORIA E OSPITALITÀ D’ ÉLITE; DALL’ ALTRO, UN RESORT MODERNO E RAFFINATO, CAPACE DI OFFRIRE COMFORT ESCLUSIVI E SERVIZI DI ALTISSIMO LIVELLO.<br />
Le sue 111 camere e suite, molte con terrazze private e piscine affacciate sul mare, regalano scorci che paiono dipinti, con il Teatro Antico e l’Etna a fare da cornice. Passeggiare nel chiostro, tra i profumi intensi di zagara e agrumi, è come immergersi in un quadro vivo. Gli ospiti amano perdersi in questi spazi, assaporando la quiete e la bellezza che solo pochi luoghi al mondo possono offrire. È un’esperienza che il grande pubblico ha conosciuto grazie alla serie, e che oggi viene vissuta con entusiasmo e partecipazione da chi arriva qui per trasformare la magia dello schermo in un ricordo personale.</p>
<p><strong>La tradizione siciliana</strong></p>
<p>Il desiderio di vivere come i protagonisti di The White Lotus si riflette anche nella scoperta della cucina locale, dove la tradizione siciliana si esprime con freschezza e rispetto per il territorio. Il ristorante stellato PRINCIPE CERAMI, guidato dallo chef Massimo Mantarro, propone un viaggio culinario in continua evoluzione, con piatti che raccontano l’essenza della Sicilia attraverso ingredienti stagionali e ricette che si rinnovano regolarmente, esaltando la materia prima e la creatività della brigata. A completare l’offerta gastronomica vi sono altre due esperienze di rilievo: RISTORANTE ROSSO, dedicato alla cucina mediterranea in un ambiente elegante, e ANCIOVI, un locale più informale a bordo piscina dove gustare specialità di mare con vista sul mare cristallino.<br />
IL SAN DOMENICO PALACE NON È SOLO UN LUOGO DI SOGGIORNO MA UN’ESPERIENZA SENSORIALE COMPLETA, CAPACE DI CONIUGARE LA SUGGESTIONE DI UN SET CINEMATOGRAFICO CON L’ELEGANZA E LA STORIA DI UN HOTEL DI FAMA INTERNAZIONALE.</p>
<p>Qui il viaggio diventa narrazione, ogni angolo racconta storie, ogni dettaglio invita a fermarsi per assaporare la magia di un luogo che ha conquistato il mondo e continua a incantare chiunque vi metta piede.<br />
Così, per molti visitatori provenienti da ogni angolo del globo, la visita al San Domenico Palace di Taormina è qualcosa di più di una semplice vacanza: è la possibilità di entrare nel cuore pulsante di The White Lotus, di viverlo da dentro, tra il verde degli agrumi, le acque azzurre della piscina e le stradine illuminate dal sole siciliano. Una magia che dura nel tempo, e che si rinnova ogni volta che qualcuno sceglie di farne parte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/07/23/san-domenico-palace-taormina/">SAN DOMENICO PALACE TAORMINA.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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