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		<title>UN VIAGGIO NEL TEMPO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 13:55:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div><img width="399" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg 399w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-680x1024.jpg 680w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-1063x1600.jpg 1063w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-768x1156.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-560x843.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto.jpg 1329w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /></div>
<p>Quest’anno, più che mai, il guardaroba dell’uomo moderno sembra urlare la propria voglia di capospalla iconici. Ma dietro a questo desiderio si nasconde una storia profonda, con le radici ancorate nel passato che si evolve con il passare del tempo, sempre adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali. IL CAPOSPALLA MASCHILE, INFATTI, NON È MAI STATO &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="399" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg 399w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-680x1024.jpg 680w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-1063x1600.jpg 1063w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-768x1156.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-560x843.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto.jpg 1329w" sizes="auto, (max-width: 399px) 100vw, 399px" /></div><p>Quest’anno, più che mai, il guardaroba dell’uomo moderno sembra urlare la propria voglia di capospalla iconici. Ma dietro a questo desiderio si nasconde una storia profonda, con le radici ancorate nel passato che si evolve con il passare del tempo, sempre adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali.<br />
IL CAPOSPALLA MASCHILE, INFATTI, NON È MAI STATO SOLO UN CAPO DI ABBIGLIAMENTO, MA UN SIMBOLO, UNA DICHIARAZIONE DI STILE, UNA FORMA DI ESPRESSIONE CHE UNISCE PRATICITÀ ED ELEGANZA IN UN’UNICA ESSENZA.<br />
Mentre la moda femminile si trasforma a ritmo serrato, quella maschile ha sempre seguito un cammino più lento e strutturato, attingendo dalle tradizioni militari, dal mondo del lavoro e dallo sport. Eppure, nella sua apparente staticità, ha saputo evolversi, adattandosi ai tempi senza mai perdere la sua anima.<br />
In questo contesto, il capospalla occupa un posto di assoluto rilievo. Non è solo una protezione contro il freddo o le intemperie climatiche, ma un modo per dichiarare chi siamo e come vogliamo essere percepiti.<br />
Un simbolo identitario che ha attraversato epoche e generazioni, rimanendo sempre attuale. Ma cosa hanno in comune icone come il Principe Carlo, David Beckham, Robert Redford e Steve McQueen? Oltre alla loro fama, hanno reso immortale questo indumento, trasformando capi nati per rispondere a esigenze pratiche in veri e propri simboli di stile senza tempo.</p>
<p><strong>PEACOAT: UN’ICONA DI ELEGANZA E TRADIZIONE</strong><br />
Il Peacoat, originario dei Paesi Bassi tra il 1600 e il 1700, nasce come giacca resistente e impermeabile per i marinai. Il termine pijjekker (giacca in lana) racconta la funzionalità di un capo pensato per affrontare il freddo e le intemperie del mare.<br />
Nel XIX secolo, il peacoat diventa un capospalla fondamentale nella Royal Navy, simbolo di prestigio e autorità. Con il suo taglio a doppio petto, la lana Melton e i bottoni dorati, è un capo che coniuga praticità ed eleganza in modo sublime. Il Peacoat Burberry affina questa tradizione con una sartorialità sofisticata, portando il capo a un livello di modernità senza tempo. Indossato da leggende come Robert Redford in The Sting, il peacoat non è mai stato solo un abito, ma una dichiarazione di classe, audacia e raffinatezza. Versatile ed eterno, è il capospalla perfetto per ogni occasione, dal look casual al più formale, capace di attraversare decenni senza perdere la sua forza iconica.</p>
<div id="attachment_2953" style="width: 769px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2953" class="wp-image-2953 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-759x1024.png" alt="" width="759" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-759x1024.png 759w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-1187x1600.png 1187w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-768x1036.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-1139x1536.png 1139w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-1519x2048.png 1519w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-560x755.png 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-230x310.png 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-445x600.png 445w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374.png 1748w" sizes="(max-width: 759px) 100vw, 759px" /><p id="caption-attachment-2953" class="wp-caption-text">Alessandro Abbatecola con il suo Peacoat</p></div>
<p><strong>BARBOUR: IL SIMBOLO DI ELEGANZA RESISTENTE</strong><br />
Nato nel 1894 a South Shields, Barbour è molto più di un semplice marchio: è un’istituzione del lifestyle britannico, simbolo di eleganza discreta e praticità. Progettata inizialmente per proteggere marinai e lavoratori dalle intemperie del Mare del Nord, la giacca in cotone cerato di Barbour ha trovato la sua identità nel connubio tra funzionalità e stile. Il Principe Carlo l’ha resa iconica, indossandola per decenni come manifesto di sobria raffinatezza, mentre David Beckham ne ha reinterpretato l’estetica in chiave moderna, mescolando heritage e un tocco di coolness urbana. Barbour è un marchio che ha fatto della durata un valore culturale, con giacche che ogni anno vengono riparate e cerate di nuovo, dando vita a un mercato vintage sempre più ricercato. Un capo che, con il passare del tempo, non perde la sua forza ma la arricchisce, dimostrando che la vera eleganza non sta nell’apparenza, ma nell’autenticità che resiste al passare degli anni.</p>
<div id="attachment_2952" style="width: 819px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2952" class="wp-image-2952 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-809x1024.png" alt="" width="809" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-809x1024.png 809w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-1264x1600.png 1264w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-768x972.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-1214x1536.png 1214w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-1618x2048.png 1618w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-560x709.png 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-230x291.png 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-474x600.png 474w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944.png 1854w" sizes="(max-width: 809px) 100vw, 809px" /><p id="caption-attachment-2952" class="wp-caption-text">Franco Mazzetti, con il suo Barbour</p></div>
<p><strong>TRENCHCOAT: UNA STORIA DI ELEGANZA INFINITA</strong><br />
Nel 1856, il giovane Thomas Burberry aveva solo 21 anni, ma la sua intuizione di creare un tessuto impermeabile e traspirante avrebbe cambiato per sempre il capospalla maschile. Successivamente la gabardine diventa la base del trench coat, progettato per gli ufficiali durante la Prima Guerra Mondiale. Da equipaggiamento funzionale, il trench Burberry diventa rapidamente un emblema di eleganza sofisticata. Celebre in tutto il mondo, è stato reso immortale da Humphrey Bogart in Casablanca, dove lo indossa come simbolo di distacco, virilità e malinconia. Negli anni ‘60, Alain Delon lo trasforma in simbolo di classe e fascino, e oggi il trench continua a essere un archetipo di stile, non solo un capo da indossare, ma un’affermazione di eleganza. La celebre foderatura a check beige è diventata anch’essa parte integrante di questa iconica storia. Burberry non ha mai smesso di reinventarsi, facendo del trench un simbolo che non segue la moda, ma la definisce.</p>
<div id="attachment_2951" style="width: 692px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2951" class="wp-image-2951 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled-682x1024.jpeg" alt="" width="682" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled-682x1024.jpeg 682w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled-1066x1600.jpeg 1066w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled.jpeg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /><p id="caption-attachment-2951" class="wp-caption-text">Niccolò Cesari, con il suo Trenchcoat</p></div>
<p><strong>PARKA: UN S IMBOLO DI RIBELLIONE E ELEGANZA</strong><br />
Nato nel 1951 come capospalla per i soldati americani durante la Guerra di Corea, il Parka M51 si distingue per la sua struttura modulare, pensata per resistere alle condizioni climatiche più difficili. Tuttavia, è negli anni ‘60 che il parka si trasforma in un simbolo dell’evoluzione socioculturale londinese. Indossato sopra completi sartoriali da figure come Paul Weller, diventa così un manifesto di ribellione e stile consapevole. Un capo che fonde eleganza e funzionalità in un equilibrio perfetto. Molti brand hanno saputo reinterpretare il parka, unendo alla tradizione militare la raffinatezza del lusso contemporaneo. Non più solo un capo per proteggersi dal freddo, il parka diventa un simbolo di uno stile che abbraccia il futuro senza dimenticare il passato, il vintage che vive nella modernità.<br />
Un capo di resistenza, di storia e di stile, che continua a rimanere un punto fermo nel guardaroba maschile.</p>
<div id="attachment_2955" style="width: 836px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2955" class="wp-image-2955 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22-826x1024.png" alt="" width="826" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22-826x1024.png 826w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22-1291x1600.png 1291w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 826px) 100vw, 826px" /><p id="caption-attachment-2955" class="wp-caption-text">Alvaro Requerey, con il suo Parka</p></div>
<p><strong>MONTGOMERY: L&#8217;ELEGANZA RAFFINATA SENZA TEMPO</strong><br />
Il Montgomery, nato durante la Seconda Guerra Mondiale, è il capospalla che ha unito funzionalità e raffinatezza. Con la sua chiusura a doppio petto, il colletto alto e le fibbie in cuoio, il Montgomery è un capo che è stato in grado di attraversare il tempo, adattandosi alle tendenze senza mai perdere il suo fascino.<br />
La sua fama cresce grazie a personaggi come Steve McQueen, che lo indossa in alcuni dei suoi ruoli più iconici, e al Principe William, che ne ha rilanciato la popolarità negli ultimi anni.<br />
Il Montgomery è il capospalla ideale per chi cerca un capo che non teme il passare del tempo.<br />
Che sia vintage o moderno, il Montgomery mantiene una bellezza unica, combinando l’eleganza senza tempo con una praticità che non passa mai di moda. Nei negozi vintage, questo cappotto prende nuova vita, dimostrando che la vera classe non è solo nella novità, ma nell’intemporalità che continua a farsi sentire attraverso generazioni.<br />
Nel corso dei decenni, questi capispalla non sono stati semplici indumenti, ma vere e proprie icone. Ognuno di questi capi racconta una storia: quella di una cultura che sa come fondere tradizione e innovazione, passato e futuro, praticità e lusso. Indossati da leggende dello sport, del cinema, della musica e della nobiltà, questi capi continuano a rappresentare la quintessenza dello stile maschile.<br />
OGGI COME IERI, LA VERA ELEGANZA NON RISIEDE NELL’ECCESSO, MA NELLA SCELTA  DI CAPI CHE SONO SOPRAVVISSUTI ALLE MODE, CHE RACCONTANO STORIE E CHE, GRAZIE ALLA LORO BELLEZZA SENZA TEMPO, DEFINISCONO CHI LI INDOSSA.<br />
Il capospalla dunque non è solo un capo di abbigliamento: è una dichiarazione di intenti, un segno distintivo,<br />
una scelta che parla di chi siamo e di come vogliamo essere visti nel mondo.</p>
<div id="attachment_2954" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2954" class="wp-image-2954 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-1024x1022.png" alt="" width="1024" height="1022" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-1024x1022.png 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-150x150.png 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-1600x1598.png 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28.png 1924w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-2954" class="wp-caption-text">Luigi Bassolino, con il suo Montgomery</p></div>
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		<title>IL MONTONE, UN CAPOSPALLA MUST HAVE DELLA STAGIONE INVERNALE</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/02/11/il-montone-un-capospalla-must-have-della-stagione-invernale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 12:42:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-450x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-450x600.jpg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464.jpg 564w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-560x747.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div>
<p>Sono Lorenzo, un promoter e collezionista di abiti vintage da ormai 15 anni, e da diversi numeri ho il piacere di contribuire alla semestrale edizione di thePLAYERS Magazine. Nelle ultime uscite abbiamo parlato di quelli che al momento secondo me sono i maggiori rappresentanti del fashionvintage nel mondo, ora (uscita numero 24, gennaio 2026, ndr) &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2026/02/11/il-montone-un-capospalla-must-have-della-stagione-invernale/">IL MONTONE, UN CAPOSPALLA MUST HAVE DELLA STAGIONE INVERNALE</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-450x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-450x600.jpg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464.jpg 564w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-560x747.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div><p>Sono Lorenzo, un promoter e collezionista di abiti vintage da ormai 15 anni, e da diversi numeri ho il piacere di contribuire alla semestrale edizione di <strong>thePLAYERS Magazine</strong>.<br />
Nelle ultime uscite abbiamo parlato di quelli che al momento secondo me sono i maggiori rappresentanti del fashionvintage nel mondo, ora (uscita numero 24, gennaio 2026, ndr) vi voglio parlare di quello che risulta essere un capo iconico, pratico, versatile, comodo e mai banale: in una parola?  <strong>MONTONE.</strong><br />
Come in molti altri casi, la storia della giacca <strong>shearling/ montone</strong>, in questo caso <strong>B3</strong> ha le sue radici nell’abbigliamento militare, infatti è stata originariamente progettata per i piloti britannici e americani durante la Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2939 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/B-3-B-6-and-A-2-Flight-Jackets-e1577121561467-600x466.jpeg" alt="" width="600" height="466" /></p>
<p>La giacca era stata realizzata per tenere i piloti al caldo ad alta quota e per proteggerli dalle intemperie. In seguito, qualche decennio dopo, ha conosciuto una nuova e più importante popolarità grazie a divi del cinema del calibro di <strong>Steve McQueen</strong> e <strong>Rober Redford</strong> che hanno sfoggiato questo capo in diversi film cult dell’epoca; ma è negli anni ’70 che il montone è diventato l’icona che appassiona tutt’oggi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2935 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Abiti-Militari-500x698.jpg" alt="" width="462" height="645" /> <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2936 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-23-alle-12.40.12-712x606.png" alt="" width="477" height="406" /> <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2937 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-23-alle-12.45.10-636x791.png" alt="" width="466" height="579" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2938 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/steve-mcqueen-874x1024.jpeg" alt="" width="464" height="544" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/steve-mcqueen-874x1024.jpeg 874w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/steve-mcqueen.jpeg 1000w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/steve-mcqueen-768x899.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 464px) 100vw, 464px" /><br />
Le giacche originali erano realizzate in pelle di pecora, motivo per cui venivano chiamate anche ‘shearling’ (propriamente, la pelle di montone o d’agnello tosato da poco e, più in particolare, la medesima pelle conciata e confezionata con parte del vello, ndr).<br />
QUESTO CAPO È DIVENUTO IL PROTAGONISTA INDISCUSSO DELLA MODA NEGLI ANNI’ 70, E STAGIONE DOPO STAGIONE SI È GUADAGNATO UN POSTO DI RILIEVO NEL GUARDAROBA SIA MASCHILE SIA FEMMINILE, CONFERMANDO DI ESSERE UN GRANDE EVERGREEN, DA ACQUISTARE UNA VOLTA E INDOSSARE PER SEMPRE: QUESTO CAPO INFATTI NON SMETTE MAI DI ESERCITARE IL SUO FASCINO.<br />
In Italia torna ‘celebre’ all’inizio degli anni ‘80 con la subcultura dei <strong>Paninari,</strong> Avirex, Schott, El Charro, alcuni brand che hanno prodotto diversi modelli ispirati ai più celebri di utilizzo militare.</p>
<div id="attachment_2940" style="width: 573px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2940" class="wp-image-2940 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-15-alle-18.14.24-563x376.png" alt="" width="563" height="376" /><p id="caption-attachment-2940" class="wp-caption-text">Paninari in posa a Milano, in uno storico scatto della seconda metà degli anni &#8217;80</p></div>
<p>Sempre in cima alla lista dei capi must dell’autunno-inverno, la giacca in montone è quel fedele alleato da sfoderare all’occorrenza per proteggersi a dovere dal rigore invernale e visto che coniuga alla perfezione comfort, calore e stile è anche una validissima alternativa ai classici cappotti e piumini.<br />
Una delle grandi qualità del montone è senz’altro la sua grande versatilità che lo rende un capo passepartout da sfoggiare in ogni occasione, sia durante il giorno sia di sera, con un outfit workwear, oppure sopra un abito con cravatta.<br />
Anche in questa stagione vede il suo grande ritorno: snellito nei volumi, capace di registrare le tendenze più contemporanee, inserendole sotto il suo spesso strato di lana, è di nuovo protagonista, con modelli che si ispirano a quelli indossati in passato da vere e proprie icone, in città, in montagna, ovunque.<br />
Quasi tutte le più blasonate aziende di abbigliamento producono la loro variante o proposta, io ovviamente da sostenitore del vintage consiglio l’acquisto di un modello più datato, gli originali dell’aviazione americana e inglese oggi possono valere fino a 5.000 euro se le condizioni sono ottime, una buona alternativa sono quelli prodotti dalle classiche aziende statunitensi, come AVIREX, SCHOTT, SEARS, JO-O-KAY, L.L. BEAN, MILLER, EXCELLED, SWINGSTER e molte altre, li potete trovare da reseller online, negozi vintage, fiere e se avete fortuna in qualche flea market ad un prezzo sicuramente più vantaggioso.<br />
Dunque appena finite di leggere questo articolo andate a ‘frugare’ nell’armadio dei vostri nonni, dei vostri genitori, o di qualche zio scapolo; potrebbe essere il vostro giorno fortunato! Se invece non ne possedete ancora uno valutatene l’acquisto, è un capo longevo, che non vi tradirà mai, sarà la vostra casa quando sarete all’aperto, ed ogni volta che lo indosserete con fierezza sicuramente farete bella figura: siate autentici, compratelo vintage!</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2026/02/11/il-montone-un-capospalla-must-have-della-stagione-invernale/">IL MONTONE, UN CAPOSPALLA MUST HAVE DELLA STAGIONE INVERNALE</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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		<title>MILANO DA BERE</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/02/10/milano-da-bere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 23:13:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Dixit]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="434" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png 434w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11.png 473w" sizes="auto, (max-width: 434px) 100vw, 434px" /></div>
<p>Milano ha sempre saputo mettersi in tiro: a volte di stile ed eleganza, a volte di un bicchiere di troppo. Questo è un viaggio nella città che da decenni prova a capire se la bella vita fosse davvero solo una réclame. La Milano da Bere forse non esiste più, ma continua a lasciare un retrogusto &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="434" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png 434w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11.png 473w" sizes="auto, (max-width: 434px) 100vw, 434px" /></div><p>Milano ha sempre saputo mettersi in tiro: a volte di stile ed eleganza, a volte di un bicchiere di troppo. Questo è un viaggio nella città che da decenni prova a capire se la bella vita fosse davvero solo una réclame. La Milano da Bere forse non esiste più, ma continua a lasciare un retrogusto persistente. È il sapore di quelle città che hanno corso troppo e che ora provano a ricordare a loro stesse perché lo facevano.<br />
C’è stato un tempo in cui Milano correva così veloce da sembrare sempre in anticipo di un passo – o di un aperitivo. Gli anni ’80 trasformarono la città in un laboratorio economico e culturale: la moda diventava industria, il design linguaggio, la pubblicità disciplina nazionale.<br />
Tutto brillava un pò di più, anche quando non ce n’era ragione. Era il decennio in cui si producevano miti come si producevano bilanci: per eccesso. Eppure, dentro quell’edonismo sfacciato, c’era una chiarezza d’intenti che oggi quasi infastidisce. Non sappiamo se davvero si stesse meglio quando si stava peggio, ma almeno Milano sapeva in che direzione andare. Oggi, mentre cerchiamo di interpretarla come si farebbe con un’opera concettuale, vale la pena tornare a quel momento in cui la città smise di contemplarsi e iniziò a vendersi – sorprendentemente bene.<br />
MILANO NON HA MAI SMESSO DI BERE: HA SOLO CAMBIATO IL BICCHIERE E IN FONDO, LA SUA STORIA ASSOMIGLIA PIÙ A UN COCKTAIL BEN AGITATO CHE A UN RACCONTO LINEARE.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>A MILANO BEVI PERCHÉ LAVORI TROPPO O LAVORI TROPPO PERCHÉ BEVI:<br />
IN ENTRAMBI I CASI, L’IMPORTANTE È FARLO CON UN CERTO STILE<br />
( Giorgio Gaber )</strong></p>
<div id="attachment_2919" style="width: 947px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2919" class="size-medium wp-image-2919" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01-937x496.png" alt="" width="937" height="496" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01.png 937w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01-768x407.png 768w" sizes="auto, (max-width: 937px) 100vw, 937px" /><p id="caption-attachment-2919" class="wp-caption-text">Il claim della pubblicità ideata da Marco Mignani per l&#8217;Amaro Ramazzotti</p></div>
<p>____________________________________________________________________</p>
<p>LA CAMPAGNA RAMAZZOTTI E IL RITO URBANO<br />
Negli anni in cui Milano si guardava allo specchio con l’orgoglio di chi ha appena imparato a correre, fu una pubblicità a mettere in scena – prima ancora che in televisione – l’etichetta culturale di un’intera epoca. Nel 1985 Marco Mignani, direttore creativo di BBDO Italy, concepì lo slogan “Milano da bere” per l’Amaro Ramazzotti: un claim che non si limitava a vendere un liquore, ma raccontava una città che “rinasce ogni mattina, pulsa come un cuore … da vivere, da sognare e da godere”.<br />
Non fu solo pubblicità: fu un rito urbano. La città era già illuminata di vetrine – e di insegne come quelle che fronteggiavano il Duomo – come se ogni albergo, boutique e ufficio volesse imitare il linguaggio visivo di un cocktail perfetto: brillante, seducente, immediatamente desiderabile.<br />
In quella narrazione convivono due culture apparentemente contrapposte: la borghesia emergente con le sue giacche sartoriali, e la sottocultura dei paninari, che trasformava l’happy hour in una forma d’arte sociologica. Il paninaro non era solo un ragazzo con la Timberland: era l’emblema di una generazione che beveva eleganza e digeriva ambizione.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>L’ ELEGANZA È COME UN BUON COCKTAIL: NON NASCE DALL’ ECCESSO, MA DALL’ EQUILIBRIO.</strong><br />
<strong>MILANO, QUANDO VUOLE, LO CONOSCE BENISSIMO</strong><br />
<strong>( Gio Ponti )</strong></p>
<p>_______________________________________________________________________</p>
<p>DAI COLLETTI BIANCHI ALLE TIMBERLAND: LA BORGHESIA E IL SUO DOPPIO<br />
Negli anni della Milano da Bere lo stile non era un accessorio: era un linguaggio. I colletti bianchi entravano in caffetteria con la stessa compostezza con cui firmavano contratti: doppiopetto stirato, valigetta rigida, espresso corretto – ma con misura, perchè l’eleganza non tollera sbavature. Sull’altro fronte, i paninari trasformavano ogni pausa in un atto estetico. Jeans slavati, Moncler lucidi, Timberland perfette e Coca-Cola in lattina: non una generazione, ma un’icona pop. Non bevevano Martini, ma status symbol. Non sostavano nei bar storici, ma davanti al bar Il Panino di piazza Liberty, per poi migrare nei fast food che iniziavano a diventare le nuove cattedrali del quotidiano.<br />
Il contrasto era evidente e sorprendentemente armonico: entrambe le tribù usavano caffè, bibite e aperitivi come strumenti di riconoscimento. Ogni bevanda era un indizio, ogni outfit un manifesto. E in questa danza sociale, Milano ridefiniva il proprio stile – un sorso alla volta.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>MILANO È UNA SIGNORA: TI ACCOGLIE, TI FA SEDERE, TI VERSA DA BERE. POI PERÒ TI PRESENTA IL CONTO,</strong><br />
<strong>SEMPRE SALATO</strong><br />
<strong>( Enzo Biagi )</strong></p>
<p>____________________________________________________________________</p>
<p>NUOVE CULTURE, NUOVI COCKTAIL: LA MILANO CHE LIEVITA<br />
Negli anni della Milano da Bere l’esotico era un privilegio da viaggiatori benestanti: il sushi lo mangiavi solo se eri appena tornato da Tokyo, il margarita dopo un volo dalla California, il curry perché un collega ‘internazionale’ ne aveva parlato in ufficio. La multiculturalità era un souvenir. Oggi, invece, quelle stesse esperienze vivono al pian terreno dei nostri condomìni. Il bartender giapponese è dietro l’angolo, il kebabbaro attraversata la strada, la cucina peruviana conquista le guide.<br />
La città non importa più ricordi: importa competenze, tecniche, rituali.<br />
Milano non deve più andare nel mondo per sentirsi cosmopolita: è il mondo a essersi trasferito qui, con le sue spezie e le sue shakerate. E come sempre, la città assorbe tutto con elegante indifferenza.</p>
<p>_____________________________________________________________________<br />
LA CITTÀ FERITA: QUANDO IL SUCCESSO TRABOCCA DAL BICCHIERE</p>
<p>Il rovescio della Milano cosmopolita è una città che, a forza di attrarre, finisce per subire stonature che non le appartengono. Negli anni ’80 l’eccesso era calcolato, quasi educato: si esagerava, sì, ma in giacca e cravatta. Oggi, invece, Milano è diventata una destinazione universale, e con turismo e movida low-budget sono arrivati comportamenti che la città non era abituata a gestire.<br />
Le piazze diventano salotti improvvisati, le notti si allungano oltre il necessario, il decoro si assottiglia. Non perché Milano sia cambiata, ma perché molti hanno smesso di trattarla come città e hanno iniziato a consumarla come esperienza.<br />
Eppure Milano resta Milano: incassa, si indigna, poi si rimette in sesto – come un barman paziente che, dopo l’ennesimo cocktail mal ordinato, torna comunque a miscelare con precisione impeccabile.</p>
<p>______________________________________________________________</p>
<p>OGGI È UNA MILANO MENO DA BERE, MA MOLTO PIÙ DA CAPIRE<br />
La Milano contemporanea non ha più bisogno di slogan: vive di sostanza. Meno aperitivi ostentati, più competenza reale. Nei bar serve misura, tecnica, cultura del prodotto. E anche il pubblico è cambiato: più curioso, più esigente, meno disposto ad accettare un cocktail mediocre solo perché servito sul Naviglio o su uno dei tanti rooftop divenuti più prospettive social che sociali.<br />
La città ha perso la leggerezza scintillante degli anni ’80, ma ha guadagnato profondità. Non corre più verso il futuro con il bicchiere in mano: si prende il lusso di assaggiare. Un caffè ben estratto, magari specialty, un vino naturale raccontato con competenza, un highball minimalista che profuma di artigianato umami più che di moda.<br />
Quella città memorabile forse non esiste più, e non è detto che sia un male. È rimasta come un profumo nell’aria: riconoscibile, ma impossibile da afferrare. Oggi Milano non si offre più in un calice patinato: preferisce mostrarsi in ombra, tra un caffè fatto bene e un bicchiere di vino raccontato con calma.<br />
Viene da chiedersi se davvero “si stava meglio quando si stava peggio”, o se semplicemente avevamo più voglia di crederci. Forse Milano è sempre stata così: una città che ti versa qualcosa da bere e, subito dopo, ti costringe a pensare.<br />
E mentre proviamo a decifrarla – un sorso alla volta – rimane il dubbio più elegante di tutti: che la Milano da Bere non fosse una stagione, ma un modo di guardare la città.<br />
E che, in fondo, dipenda ancora da noi decidere cosa metterci dentro questo bicchiere.</p>
<div id="attachment_2928" style="width: 481px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2928" class="wp-image-2928 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-17-alle-12.36.23-471x693.png" alt="" width="471" height="693" /><p id="caption-attachment-2928" class="wp-caption-text">Elio Fiorucci</p></div>
<p>______________________________________________________________________________________________________</p>
<p>I PANINARI: L’AMERICA ADDOSSO E MILANO SOTTO I PIEDI, QUANDO L’IDENTITÀ SI VESTIVA E SI FACEVA IN GRUPPO</p>
<p>Prima che diventassero una caricatura televisiva, i paninari furono una vera sottocultura urbana. Giovani, visibili, rumorosi quanto bastava. La loro non era una ribellione politica, ma estetica: un’adesione convinta a un immaginario filo-americano fatto di jeans perfetti, cinturoni importanti, stivali ben tenuti, piumini Moncler, calze a rombi Burlington e soprattutto Timberland e Sebago, portate come un distintivo di appartenenza più che come calzature. L’abbigliamento contava quanto il luogo e quanto la compagnia. Ci si riconosceva per marchi e dettagli, ma soprattutto per presenza. Le moto – spesso Zündapp, parcheggiate con cura scenografica – facevano parte della coreografia urbana. Piazza Liberty, San Babila, Piazzetta Tommaseo, il centro come palcoscenico: luoghi strategici in cui non si andava solo per mangiare un panino, ma per essere visti, misurarsi, consolidare il gruppo. La compagnia era valore sociale, protezione simbolica, status condiviso. A intuire prima di altri la forza di quell’America indossabile fu Elio Fiorucci, che portò a Milano un’idea di moda pop, internazionale, disinibita, molto prima che diventasse mainstream. Accanto a lui, negozi come El Charro contribuirono a costruire un’estetica precisa: capi che parlavano di West, di libertà, di un altrove mitizzato e<br />
desiderato. I paninari non bevevano Martini: bevevano tempo, presenza, appartenenza. E Milano, ancora una volta, li accolse come sa fare solo lei: lasciando che anche una sottocultura diventasse stile.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2924 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/copertina-primo-numero-giornalino-Paninaro-755x1024.png" alt="" width="470" height="638" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/copertina-primo-numero-giornalino-Paninaro-755x1024.png 755w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/copertina-primo-numero-giornalino-Paninaro-1179x1600.png 1179w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/copertina-primo-numero-giornalino-Paninaro.png 1384w" sizes="auto, (max-width: 470px) 100vw, 470px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2925 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-02-778x1024.png" alt="" width="625" height="823" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-02-778x1024.png 778w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-02-1215x1600.png 1215w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-02.png 1744w" sizes="auto, (max-width: 625px) 100vw, 625px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2926 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-1024x658.png" alt="" width="778" height="500" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-1024x658.png 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-1600x1028.png 1600w" sizes="auto, (max-width: 778px) 100vw, 778px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2927 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-17-alle-22.44.39-882x494.png" alt="" width="587" height="329" /></p>
<p>______________________________________________________________________________________________________</p>
<p>IL MARTINI DELLA BORGHESIA: IL COCKTAIL CHE VESTIVA LA CITTÀ</p>
<p>Il Martini non è solo un drink: è stato per decenni l’emblema liquido di una borghesia che misurava il proprio rango a colpi di accostamenti sartoriali e routine sociali. Dry, perfetto, spesso servito in un bicchiere gelato e con un’oliva addomesticata: il Martini incarnava la misura, la freddezza controllata e quell’eleganza che non aveva bisogno di urlare.<br />
Nei bar e nelle pasticcerie storiche di Milano il Martini era parte del rito – un aperitivo sobrio prima del teatro, un’esplicitazione del ‘sapersi comportare’. Oggi quelle tonalità sono rare: molte insegne storiche hanno cambiato menù o stile, ma esistono ancora luoghi in cui il Martini si ordina e si riceve come una promessa rispettata.<br />
Tra questi, la pasticceria Biffi rimane un esempio di come certe tradizioni possano sopravvivere: non solo dolci ben fatti, ma anche l’attenzione alla ritualità del bere, con il Martini inteso alla vecchia maniera e un sandwich o un uovo sodo guarnito.<br />
Chi cerca la Milano antica troverà in questi posti non solo un cocktail, ma un pezzo di quell’etichetta urbana che non si insegna sui libri.</p>
<div id="attachment_2922" style="width: 531px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2922" class="wp-image-2922 size-medium" title="photographer Santi Caleca per Lissoni and Partners 01" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.00.29-521x756.png" alt="" width="521" height="756" /><p id="caption-attachment-2922" class="wp-caption-text">Camparino in Galleria</p></div>
<div id="attachment_2923" style="width: 678px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2923" class="wp-image-2923 size-medium" title="photographer Santi Caleca per Lissoni and Partners 02" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.00.44-668x755.png" alt="" width="668" height="755" /><p id="caption-attachment-2923" class="wp-caption-text">Camparino in Galleria</p></div>
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		<item>
		<title>LONDONIANS</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/11/03/londonians/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 12:52:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53.png 625w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div>
<p>Tre lustri, o se preferite 15 anni. Da tanto dura quella che, di gran lunga, è ‘la storia d’amore’ più intensa, duratura e significativa della mia vita. Al netto dei soliti sciocchi, inutili e banali luoghi comuni che da sempre accompagnano la reputazione di Londra, quello che si è instaurato tra me e questa città &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53.png 625w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div><p>Tre lustri, o se preferite 15 anni.<br />
Da tanto dura quella che, di gran lunga, è ‘la storia d’amore’ più intensa, duratura e significativa della mia vita. Al netto dei soliti sciocchi, inutili e banali luoghi comuni che da sempre accompagnano la reputazione di Londra, quello che si è instaurato tra me e questa città vibrante, elegante e così dannatamente creativa altro non è che un <em>love affair</em>.<br />
Corrisposto?<br />
Mi piace pensare che lo sia.<br />
PERCHÉ SEBBENE NELLA SUA APPARENTEMENTE ESAGERATA ECCENTRICITÀ LONDRA POSSA APPARIRE COME UNA METROPOLI SOFFOCANTE, SUPERFICIALE E TROPPO, TROPPO VELOCE, NELLA REALTÀ È UN LUOGO PIENO DI OPPORTUNITÀ ed in cui gli apparenti contrasti già trattati in articoli precedenti tra moderno ed antico, tra tradizione e modernità, tra est ed ovest, tra bianco e nero, altro non sono che la legna che fa ardere un fuoco con non distrugge ma riscalda l’anima. Sono il calore domestico intorno a cui confrontarsi e dar vita alle idee migliori.<br />
Un luogo d’incontro, dunque, o per usare un inglesismo, un melting pot, sociale e culturale.<br />
Non a caso qui si sono originate tutte, o quasi, le sottoculture degli ultimi due secoli in campo musicale, letterario e stilistico.<br />
Di questa varietà tratterò in queste righe. Diversità sostanziale in termini di origini ed eredità culturale ma che poi si sostanzia in una comune ricerca espressiva fondata sullo stile. Definirci old money sarebbe fin troppo semplicistico specie per uno come me che si è sempre tenuto alla larga dalle definizioni preferendo, piuttosto, concentrarmi sulla sostanza. Mi sono sempre interrogato su cosa sia lo stile per me, trovando la sintesi estrema del discorso in una semplicissima frase: “non è che la manifestazione di un modo di essere”.<br />
Ho voluto quindi, in questa occasione, rivolgere questa domanda, insieme ad altre per poter meglio contestualizzare il discorso, a due amici che condividono con me la vita londinese.<br />
<strong>Trevor</strong>, <strong>Taiwo</strong> ed <strong>Andrea</strong>.<br />
3 Players (incluso il sottoscritto, giusto per foraggiare un minimo il mio ego) accomunati dalla ricerca di uno stile inconfondibile che ci distingue e ci accomuna se non necessariamente nel modo di mostrarci, quantomeno nella motivazione che ne sta alla base.<br />
Una sorta di intervista quadrupla di cui riporto le risposte.</p>
<p><strong>TREVOR BURNHAM</strong><br />
Età: 60 anni<br />
Luogo di nascita: Balham (Londra).<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Ho vissuto qui tutta la mia vita.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
Ho avuto la fortuna di viaggiare in tutto il mondo e credo che Londra sia meravigliosa per diverse ragioni. Principalmente perché si tratta di un luogo in cui le differenti culture possono esprimersi liberamente. La vita notturna, clubs, ristoranti, teatri e soprattutto l’arte sono impareggiabili se paragonate al resto del mondo.<br />
Le persone hanno la libertà di esprimersi in qualsiasi modo. Soprattutto qui c’è la storica Savile Row. Trovo che sia assolutamente<br />
unico che esista una intera strada dedicata, da sempre, all’alta manifattura sartoriale. Questo è quello che amo di più di Londra.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Lavoro part time per Scabal a Savile Row e sono un consulente medico in una clinica privata.<br />
Quale è la tua definizione di stile?<br />
Credo che lo stile sia innato e provenga da dentro di noi. È ciò che di noi proiettiamo incoscientemente sugli altri e che include, ad esempio, la nostra postura o il modo di camminare. Ovviamente cosa indossiamo e come lo indossiamo sono inequivocabili segni distintivi.<br />
Definisci il tuo stile.<br />
Non credo di avere uno stile particolare o che possa essere definito in qualche modo. Mi vesto in una maniera che gli altri notano e spesso commentano positivamente. Il mio stile è quello di Trevor.<br />
Quali sono i 3 capi ‘essenziali’ nel tuo guardaroba?<br />
Pantaloni bianchi o color panna. Una giacca sempre bianca o panna ed un completo gessato.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
Un paio di pantaloni ovviamente bianchi. Li porto ovunque nel mondo perché li trovo cool e chic e li indosso in ogni occasione, sia su una spiaggia che al ristorante.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
Sfortunatamente non ancora, ne ho sentito molto parlare da amici che ci sono andati e ovviamente vedo le immagini sui vari &#8220;social&#8221;. Sto lavorando per andarci.<br />
Cos’è per te Pitti Uomo, cosa pensi che sia?<br />
A mio avviso Pitti è una splendida opportunità di incontro per persone che condividono la stessa passione e che si esprimono esplorando i meandri dell’eleganza sartoriale.<br />
Se riuscirò ad esserci, almeno per un giorno, indosserò un immancabile paio di pantaloni sartoriali color panna (realizzati dalla miglior sartoria di Savile Row) da accoppiare ad una camicia Winchester color blu fiordaliso e, per completare l’opera, un paio di scarpe bicolori. Questo è quello che mia moglie ha scelto per me. Chi vivrà vedrà.<br />
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<strong>TAIWO PAUL MEGHOMA</strong><br />
Età: abbastanza adulto per conoscere la vita ma ancora sufficientemente giovane per poter infrangere qualche regola all’occorrenza.<br />
Dove sei nato: Lagos, Nigeria.<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Mi sono trasferito qui nel 2004. La ragione principale è stata lo studio. Londra mi ha dato l’opportunità e mi ha aiutato a crescere sia intellettualmente sia come uomo.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
Ciò che più apprezzo è la perfetta combinazione di storia e modernità. È una città in cui monumenti secolari come la Torre di Londra e l’Abbazia di Westminster si ergono con fierezza tra edifici eleganti e moderni come lo Shard.<br />
Al di là del suo iconico skyline, ciò che davvero distingue Londra è lo spirito di inclusività. È una città globale sotto tutti i punti di vista. Amo il modo in cui questa città ispira ogni forma di espressione senza timore di giudizio alcuno e che plasma il futuro della moda ogni giorno.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Sono fashion director, ambasciatore di Apulian Runaway in Puglia e ambasciatore mondiale di Hedonya Group che ha sede in Lettonia.<br />
Quale è la tua definizione di stile e come definiresti il tuo?<br />
Lo stile è la mia firma e riflette ciò che sono, il modo in cui mi muovo e come esprimo le mie idee. È molto più che una semplice tendenza. Ha più a che fare con la sicurezza in sé stessi.<br />
Quali sono i 3 capi “essenziali” nel tuo guardaroba?<br />
Un completo sartoriale di Ilario Esposito, un paio di scarpe di Stubbs and Wooton ed i miei occhiali da sole.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
Un completo blu.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
Assolutamente si.<br />
Cos’è per te Pitti Uomo?<br />
Come fashion director Pitti Uomo rappresenta uno dei poli più dinamici dell’innovazione, dell’artigianalità e della cultura nel settore della moda uomo.<br />
È molto più di una semplice fiera. È la bussola che indica la via che la moda si appresta a percorrere ed un’occasione per imparare cose nuove ogni volta.</p>
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<p><strong>ANDREA ‘JAMES’ GABRIELLI</strong><br />
Età: 52 ad agosto. Portati con la stessa fierezza ed orgoglio con cui indosso un abito sartoriale.<br />
Luogo di nascita: Roma.<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Ancora non so perché mi sono trasferito qui. Ad un certo punto della mia vita, dopo aver girato il mondo in lungo ed in largo almeno 5 volte ero stufo dell’Italia. Probabilmente ero alla ricerca del mio posto nel mondo.<br />
Dopo quasi 15 anni sono sempre dell’avviso di averlo trovato qui.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
L’energia, la spinta creativa figlia della commistione di culture e influenze diverse. L’idea di dare a mia figlia un’opportunità di vita diversa e, almeno nelle mie idee, migliore.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Sono padre, faccio l’agente di sportivi, scrivo ‘sciocchezze senza impegno’ su varie riviste e sono un content creator. Cronicamente infortunato ma mai rassegnato all’inesorabile incedere del tempo, tra un sigaro e l’altro, faccio Triathlon (sono stato nella squadra nazionale britannica) e gioco a golf perché dicono faccia tanto fico.<br />
Quale è la tua definizione di stile?<br />
Tutto ciò che ci identifica e ci definisce al di là degli schemi imposti dal fashion. Lo stile è proprio il suo opposto. La moda ci impone di apparire come vogliono gli altri. Lo stile invece racconta ciò che siamo. Attraverso ciò che indossiamo ma ancor di più per il modo in cui lo facciamo. Per come parliamo, per come ci relazioniamo con gli altri. Un abito si acquista. Lo stile no.<br />
Definisci il tuo stile&#8230;<br />
Spontaneo ma curato perché i dettagli sono terribilmente importanti.<br />
Quali sono i 3 capi “essenziali” nel tuo guardaroba?<br />
Un completo gessato, una camicia (anche perché praticamente non ho magliette) ed un cappello.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
La macchina fotografica il blocco e la penna.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
ehhh lo fanno, lo fanno (cit.).<br />
Cos’è per te Pitti Uomo?<br />
Una kermesse ma soprattutto un’occasione per rivedere amici di ogni parte del mondo.<br />
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			</item>
		<item>
		<title>BENHEART.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/10/01/benhert/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 21:28:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="400" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-400x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-400x600.jpg 400w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-768x1152.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-1024x1536.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-1366x2048.jpg 1366w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-560x840.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-230x345.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></div>
<p>“ SE VUOI CHE IL TUO SOGNO SI AVVERI, DEVE VALERE PIÙ DELLA TUA STESSA VITA”. E BEN DI VITE NE HA VISSUTA PIÙ DI UNA! È un bambino nato a Fez, in Marocco, orfano di padre, che lascia il suo Paese in cerca di un futuro migliore. È un giovanissimo ragazzo che di notte &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/10/01/benhert/">BENHEART.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="400" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-400x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-400x600.jpg 400w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-768x1152.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-1024x1536.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-1366x2048.jpg 1366w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-560x840.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-230x345.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></div><p>“ SE VUOI CHE IL TUO SOGNO SI AVVERI, DEVE VALERE PIÙ DELLA TUA STESSA VITA”. E BEN DI VITE NE HA VISSUTA PIÙ DI UNA!<br />
È un bambino nato a Fez, in Marocco, orfano di padre, che lascia il suo Paese in cerca di un futuro migliore. È un giovanissimo ragazzo che di notte lavora in una panetteria e di giorno pensa alla moda, riuscendo a farsi strada come designer di pelletteria per i brand del lusso italiano.<br />
È un giocatore di calcio, il cui cuore cede proprio in campo. È un ventiseienne in coma farmacologico per mesi che attende un donatore. È l’uomo che riceve un cuore nuovo e che decide di “vivere la vita migliore che potesse desiderare”, creando <a href="https://www.benheart.it">Benheart.</a> Un brand che ha tanto cuore, e non solo nel nome. Benheart affonda le proprie radici nel distretto manifatturiero di Scandicci, vero presidio dell’alta qualità artigianale italiana, e dal 2012 è riuscito velocemente ad affermarsi, contando oggi 13 negozi nel mondo e importanti clienti internazionali, tra i quali Barack Obama, Will Smith, Lenny Kravitz, Orlando Bloom, oltre a molte celebs nazionali.<br />
Alle giacche in pelle, realizzate anche con il servizio su misura, si affiancano scarpe e un’ampia gamma di accessori, dalle cinture agli zaini, di alta qualità artigianale e personalizzabili al momento.</p>
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<p>Per thePLAYERS ho intervistato Ben nel suo negozio di Via dei Calzaiuoli, rivisitazione contemporanea di una tradizionale bottega fiorentina.</p>
<p><strong>Ben, qual è la chiave del successo di Benheart?</strong><br />
A determinare il successo sono tanti fattori, ma sicuramente la chiave di Benheart sta nella mia forza di volontà, nella determinazione che io metto in quel che faccio, nella mia voglia di non mollare mai, neanche nei momenti più difficili. Benheart è il mio sogno e lo sto ancora inseguendo: in questo momento, a prescindere dal fare, disegnare o creare, o dall’incontrare le persone giuste, credo che contino la tenacia, il non mollare, che diventano poi la chiave del successo. In tanti si arrendono, fiaccati dalle battute di arresto, dalle difficoltà, dai colpi del destino, e sono pochi quelli che poi vanno avanti, il successo per me sta lì.</p>
<p><strong>Il brand ha un legame profondo con la tua storia personale: quanto incide questo sulla creatività e sui risultati?</strong><br />
Il mio brand è rappresentato dalla mia storia e la mia storia è rappresentata dal mio brand. Sono un tutt’uno, c’è un legame indissolubile. Nei momenti difficili sento tutto il peso della mia storia, il mio Paese lasciato a cinque anni viaggiando su una delle tante ‘barche della speranza’, i sacrifici di mia madre, il mio cuore malato e il trapianto, la mia salute. Sono diventato grande che ero ancora un bambino e sento ancora oggi la responsabilità di riuscire, di essere forte, di andare avanti.<br />
Mi accorgo che aver vissuto enormi difficoltà è stato per me una grande opportunità e che da lì mi arriva un’enorme energia positiva. E metto questa energia in quel che creo: ho voglia di mordere la vita, di godermela, di essere riconoscente a chi mi ha lasciato il proprio cuore in eredità. Sento la voglia di dire a mia mamma che ce la sto facendo, di darle quello che non ha avuto dalla vita, di continuare a sentirmi dire da chi incontro Ben, sei forte, sei grande, continua così. Ben, hai fatto qualcosa di incredibile. E così immagino le mie creazioni e ci metto tutto me stesso per continuare a restituire quello che ho ricevuto e provare a fare di più.</p>
<p><strong>Chi è l’uomo che sceglie i suoi prodotti e quali sono oggi i suoi mercati principali?</strong><br />
Chi indossa una giacca o un accessorio Benheart deve non solo sentirsi bello, ma deve sentirsi sicuro di sé. Quando un uomo indossa una mia giacca deve sentire di stare indossando un capo fatto con il cuore, con la passione, con la determinazione. Tutti fattori che danno grinta al prodotto, che gli donano personalità e forza. L’uomo Benheart è un uomo deciso e convincente. Tra i principali mercati di Benheart sono sicuramente gli Stati Uniti.<br />
E poi anche i Paesi orientali: ho moltissimi clienti cinesi e poi iniziano ad affacciarsi molti coreani, giapponesi, indiani. Una fetta importante è anche il mercato interno, perché gli italiani sanno come vestire bene e riconoscere un prodotto di qualità.</p>
<p><strong>Qual è il capo iconico di Benheart?</strong><br />
Senza dubbio il giubbotto Michelangelo, in pelle dall’effetto stropicciato, che rappresenta l’autentico spirito dell’artigianato italiano. È il capo più famoso, il più amato, il più richiesto. E rimane anche il mio preferito.</p>
<p><strong>C’è un’esperienza professionale di cui vai particolarmente fiero?</strong><br />
Sì e ogni volta che ne parlo mi emoziono. Ho avuto il privilegio di realizzare delle giacche su misura per Ronaldo, O Fenômeno. Avevo 13-14 anni e un grande amore per il calcio: questo ragazzo brasiliano di umili origini, cresciuto a Bento Ribeiro (quartiere alla periferia nord di Rio de Janeiro, ndr), di cui parlavano tutte le trasmissioni televisive, era il mio idolo. La sua storia mi ha ispirato e vederlo indossare le mie creazioni e sentirmi dire “io sono Il Fenomeno nel calcio, ma tu, Ben, sei il fenomeno delle giacche di pelle” è stata un’emozione indescrivibile, quasi un riscatto, avrei voluto tutti gli amici intorno, tanto che mi sono tatuato sull’avambraccio la firma che mi ha lasciato quel giorno.</p>
<p><strong>Come ti descriveresti?</strong><br />
Fuori di testa. In senso buono, ovviamente. Se mi fermo a pensare alle mie condizioni di salute, al trapianto di cuore, alle cure che affronto e alle medicine che devo prendere a vita, dovrei rallentare e vivere una vita senza voli intercontinentali, senza notti insonni e con ritmi di lavoro più lenti. Ma io sono un entusiasta, io amo la vita e amo quello che faccio: e quindi viaggio per il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti, dall’Arabia al Giappone per far conoscere il mio marchio ed espandere il mio business, a<br />
volte non dormo per 3-4 giorni e non dico mai “non posso”.</p>
<p><strong>Ci racconti una tua giornata tipo?</strong><br />
Con o senza sveglia, alle sette mi alzo. Ho davanti un’ora per uno dei momenti più belli della giornata: stare con i miei figli. Insieme facciamo colazione, li vesto e accompagno a scuola i due più piccoli. Non so a che ore tornerò la sera, perché le mie giornate sono piene, a volte lunghissime e fatte di tante attività diverse. Mi occupo di controllo qualità, poi di disegno e modellistica, seguo le vendite in negozio, curo i rapporti con i clienti e i fornitori. Il mio lavoro non conosce sosta, anche se esco per pranzo o prendo un caffé. Il mio personaggio, la mia faccia, i miei capelli mi rappresentano e rappresentano il mio brand, quindi in qualsiasi attimo io sto lavorando.</p>
<p>Cosa ti ispira?<br />
Mi piace tantissimo sapere di essere un esempio di integrazione vincente, un esempio positivo di riscatto, di successo dato dalla volontà di credere in un sogno, dall’amore per la vita che ho rischiato di perdere. Essere un esempio, per i miei figli, per i miei amici, per i miei clienti, per le persone che incontro, mi dà una grande carica. Io sono nato in un altro Paese e a me l’Italia ha dato tutto: un’istruzione, una famiglia, il mio lavoro e io sento di dover restituire tutto questo e di doverlo fare con entusiasmo e riconoscenza. Questa è la mia ‘benzina’.</p>
<p><strong>Qual è il tuo stile? Cosa ti piace indossare?</strong><br />
Devo dire di non essere molto attento a come mi vesto, mentre metto molta cura in come mi esprimo e come mi comporto, quello sì. Penso che puoi essere vestito senza particolare ricercatezza, ma se sai esprimerti bene, se sai trasmettere qualcosa agli altri, indosserai qualcosa che nessun costoso o costosissimo outfit può mai darti: il carisma. Un capo per me irrinunciabile sono pantaloni neri, ne ho tanti e molti sono uguali.</p>
<p><strong>Cos’è per te il Made in Italy?</strong><br />
Nel mio petto batte un cuore italiano, di cui sono grato e estremamente orgoglioso. Vado fiero che il mio brand sia identificato con l’Italia e con il Made in Italy, è per me un grande vanto. Quando vado all’estero, nel mio Paese o in altri, mi accorgo di quanto il fatto in Italia sia apprezzato e cerco con Benheart di amarlo, di proteggerlo e di rappresentarlo al meglio.</p>
<p><strong>Sarai a Pitti Uomo per la prima volta: cosa ti aspetti da questa edizione?</strong><br />
Spero di sentire un’energia nuova, quella carica che può farci ritornare ‘ai tempi d’oro’, spazzando via questa tristezza che da troppi anni fa da sottofondo a tutto: prima la Pandemia, poi l’innesco della crisi economica, l’instabilità mondiale e le guerre. C’è bisogno di tornare a guardare il futuro con gioia e ottimismo.</p>
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		<title>FIRENZE DA BERE.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/10/01/firenze-da-bere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 20:36:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food & Wine]]></category>
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<p>Firenze si conferma tra le mete più ambite per chi cerca un’esperienza d’ospitalità di alto livello. Il suo fascino storico, la vivacità culturale e l’eleganza diffusa fanno da cornice a un panorama alberghiero sempre più competitivo, che nel 2025 si è arricchito di nuove aperture e ristrutturazioni d’eccellenza. Non si tratta solo di camere e &#8230;</p>
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Non si tratta solo di camere e suite: a rendere questi indirizzi davvero speciali sono anche i loro ristoranti e cocktail bar, spesso aperti anche agli ospiti esterni, dove bere un drink diventa un’occasione per vivere la città da un’altra prospettiva.<br />
Ecco sei nuovi indirizzi – tutti all’interno di hotel – dove la mixology incontra design, storia e visione contemporanea.</p>
<p><strong>BAR BERNI E ONDE FOUR SEASONS HOTEL FLORENCE</strong><br />
Il 2025 si è aperto con una doppia novità all’interno del Four Seasons Hotel Firenze, da sempre simbolo dell’ospitalità d’eccellenza nel capoluogo toscano. <a href="https://www.fourseasons.com/it/florence/dining/lounges/bar-berni/">Bar Berni</a>, nuovo cocktail bar elegante e accogliente, prende il nome dallo storico palazzo che ospita l’hotel. Gli interni raffinati e la proposta cocktail firmata ne fanno uno spazio ideale per un aperitivo ricercato o un dopocena riservato. Accanto, ha aperto anche Onde, il nuovo ristorante che porta nel cuore della città un linguaggio gastronomico originale, ispirato al mare ma declinato con un tocco poetico e personale.<br />
L’apertura di entrambi gli spazi segna un ulteriore rafforzamento dell’identità gastronomica del Four Seasons, che si conferma come una delle destinazioni più complete per chi vuole vivere Firenze tra lusso, storia e sapori d’autore.</p>
<p><strong>ALASSIO &amp; ENOTECA VIOLETTA THE HOXTON FLORENCE</strong><br />
Il brand <a href="https://thehoxton.com/it/italy/florence/enoteca-violetta-bar/">The Hoxton</a> arriva a Firenze dopo l’esperienza romana, e lo fa con un progetto ambizioso: un hotel da 161 camere, sviluppato tra un palazzo tardo-rinascimentale e un’ala moderna firmata Andrea Branzi. Oltre all’architettura e all’interior design curatissimo, a conquistare saranno anche gli spazi gastronomici. Alassio sarà il ristorante principale dell’hotel, ispirato alla cucina delle coste italiane: un menù fresco, semplice ma curato, pensato per esaltare pesce, verdure, agrumi e tutto ciò che profuma di Mediterraneo.<br />
Accanto, Enoteca Violetta si propone come wine bar rilassato ma sofisticato, dove trovare etichette locali, naturali e di nicchia, servite in un contesto che invita alla conversazione e alla scoperta. Una proposta versatile che si rivolge tanto ai viaggiatori quanto ai fiorentini curiosi di esplorare nuovi spazi nella propria città.</p>
<div id="attachment_2875" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2875" class="size-medium wp-image-2875" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/The-Hoxton-Florence-Alassio-Restaurant-Heiko-Prigge-scaled-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/The-Hoxton-Florence-Alassio-Restaurant-Heiko-Prigge-scaled-1024x683.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/The-Hoxton-Florence-Alassio-Restaurant-Heiko-Prigge-scaled-1600x1067.jpg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/The-Hoxton-Florence-Alassio-Restaurant-Heiko-Prigge-scaled-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-2875" class="wp-caption-text">The Hoxton Florence, Alassio Restaurant</p></div>
<p><strong>BAR BERTELLI COLLEGIO ALLA QUERCE</strong><br />
Tra le aperture più attese dell’anno, quella di Collegio alla Querce, ex istituzione educativa trasformata in hotel di lusso, si distingue per eleganza e coerenza progettuale. Tra i vari outlet gastronomici presenti nella struttura – La Gamella, Café Focolare, Il Conservatorio e Cicchetti – spicca <a href="https://it.auberge.com/collegio-alla-querce/event-spaces/bar-bertelli/">Bar Bertelli</a>, che occupa gli spazi dell’ex ufficio del preside. Un vero e proprio viaggio nel tempo e nello stile, con pareti adornate dai ritratti degli ex ‘principi degli studi’ e un’atmosfera da salotto letterario d’altri tempi. I cocktail sono immaginati come piccole esplorazioni sensoriali, ispirati alle rotte e ai racconti conservati nei vecchi archivi scolastici. A fare la differenza è anche la qualità degli ingredienti, spesso locali o provenienti da piccoli produttori. Un luogo dove la mixology incontra la narrazione, in un contesto che valorizza la memoria e la creatività.</p>
<div id="attachment_2876" style="width: 778px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2876" class="size-medium wp-image-2876" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/Bar-Bertelli_1-scaled-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/Bar-Bertelli_1-scaled-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/Bar-Bertelli_1-scaled-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/Bar-Bertelli_1-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p id="caption-attachment-2876" class="wp-caption-text">Collegio alla Querce, Bar Bertelli</p></div>
<p><strong>W LOUNGE &#8211; W FLORENCE</strong><br />
Il debutto fiorentino di W Hotels, brand del gruppo Marriott noto per lo stile urban e cosmopolita, è previsto per la primavera 2025. Il nuovo W Florence sarà un hotel da 119 camere e 16 suite, concepito per offrire un’esperienza vibrante e contemporanea nel cuore della città. Al piano terra prenderà vita la <a href="https://www.marriott.com/it/hotels/flrwh-w-florence/dining/">W Lounge</a>, bar e hub sociale con un calendario di eventi, live music, dj set e una proposta cocktail in linea con lo spirito dinamico del brand. Gli spazi saranno un mix di interni e dehors, con un cortile centrale semi-coperto a fare da perno.<br />
Ma sarà il rooftop a candidarsi tra i nuovi luoghi di ritrovo più ambiti: una terrazza con vista sui tetti di Firenze, dove bere cocktail d’autore e gustare piccoli piatti tra design contemporaneo e lifestyle internazionale.</p>
<p><strong>BAR ARTEMISIA HOTEL SAVOY</strong><br />
L’Hotel Savoy, da sempre simbolo dell’accoglienza di lusso in piazza della Repubblica, celebra i suoi 25 anni con una doppia novità. Il Ristorante Irene, curato da Fulvio Pierangelini, si rinnova nel concept e nel design, conservando il suo stile da trattoria elegante con uno sguardo femminile e gentile. La vera novità, però, è <a href="https://www.roccofortehotels.com/it/hotels-and-resorts/hotel-savoy/ristoranti-bar/bar-artemisia/">Bar Artemisia</a>, spazio intimo e avvolgente dedicato alla figura di Artemisia Gentileschi.<br />
L’ambiente fonde arte, storia e design: luci soffuse, boiserie in rovere, velluti e affreschi ispirati al caravaggismo. Dietro al bancone, Salvatore Calabrese firma una drink list che reinventa l’aperitivo fiorentino: cocktail che utilizzano ingredienti come tartufo, Chianti, cuoio e spezie, in combinazioni originali e raffinate. L’esperienza è completata da snack toscani e una selezione di distillati e vini pensata per valorizzare il territorio.</p>
<div id="attachment_2877" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2877" class="size-medium wp-image-2877" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/H4A6966-scaled-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/H4A6966-scaled-1024x683.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/H4A6966-scaled-1600x1068.jpg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/H4A6966-scaled-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-2877" class="wp-caption-text">Hotel Savoy, Bar Artemisia</p></div>
<p><strong>FEDE COCKTAIL LAB HOTEL BALESTRI</strong><br />
Affacciato sull’Arno, a due passi da Ponte Vecchio e dagli Uffizi, l’Hotel Balestri è una boutique che unisce il fascino dell’architettura storica a uno stile ispirato all’Art Déco. Qui ha appena aperto <a href="https://www.whythebesthotels.com/it/firenze-hotel-balestri/eat-drink-centro-firenze">Fede Cocktail Lab</a>, nuovo bar che omaggia la figura di Fede Balestri Witum, donna visionaria e anticonformista vissuta nell’epoca delle grandi trasformazioni culturali. Il bar riflette il suo spirito libero: arredi eleganti, dettagli retrò e una cocktail list creativa che sfida le regole con ironia e precisione tecnica. Ogni drink è un piccolo atto di ribellione, una dedica alla libertà di immaginare qualcosa di nuovo.<br />
Un luogo che parla soprattutto a chi cerca un’esperienza autentica, fatta di storytelling, ingredienti selezionati e servizio impeccabile.</p>
<div id="attachment_2880" style="width: 693px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2880" class="size-medium wp-image-2880" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/Fede_Cocktail_Lab-133-scaled-683x1024.jpg" alt="" width="683" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/Fede_Cocktail_Lab-133-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/Fede_Cocktail_Lab-133-scaled-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/Fede_Cocktail_Lab-133-scaled-768x1152.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/Fede_Cocktail_Lab-133-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><p id="caption-attachment-2880" class="wp-caption-text">Hotel Balestri, Fede Cocktail Lab</p></div>
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		<title>LA MODA IN DIALOGO CON LA SCRITTURA.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/09/01/la-moda-in-dialogo-con-la-scrittura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 08:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49.png 623w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div>
<p>La moda come racconto sociale e culturale, capace di dialogare e contaminare la scrittura, l’estetica e il pensiero contemporanei: questo il tema del ciclo di incontri dedicati al legame tra moda e letteratura che vedrà L.B.M.1911, marchio di ricerca di Lubiam, azienda leader nel menswear sartoriale d’alta gamma, quale partner unico al Festivaletteratura di Mantova, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49.png 623w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div><p>La moda come racconto sociale e culturale, capace di dialogare e contaminare la scrittura, l’estetica e il pensiero contemporanei: questo il tema del ciclo di incontri dedicati al <strong>legame tra moda e letteratura</strong> che vedrà <a href="https://www.lbm1911.com/"><strong>L.B.M.1911</strong></a>, marchio di ricerca di Lubiam, azienda leader nel menswear sartoriale d’alta gamma, quale <strong>partner unico</strong> al <a href="https://www.festivaletteratura.it">Festivaletteratura di Mantova</a>, in programma dal 3 al 7 settembre 2025.</p>
<p>Primo festival internazionale della letteratura nato in Italia e oggi arrivato alla sua ventinovesima edizione, il Festivaletteratura è tra i più autorevoli appuntamenti della scena culturale nazionale, luogo ideale per l’incontro e la contaminazione tra linguaggi.</p>
<p>Il ciclo di incontri sostenuto da L.B.M.1911, esplora come la moda, al pari della letteratura, sia linguaggio e strumento di narrazione, capace di aprire prospettive nuove e di raccontare identità e trasformazioni e vedrà protagonisti critici, scrittori e figure chiave del fashion system.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il Programma</strong></p>
<ul>
<li>giovedì 4 settembre – “<a href="https://www.festivaletteratura.it/it/2025/eventi/31-le-pioniere-della-moda-4644">Le pioniere della moda</a>”, un incontro dedicato alle origini del giornalismo di moda, con Michela Dentamaro e Manuela Soldi, modera da Elosia Morra</li>
<li>venerdì 5 settembre – “<a href="https://www.festivaletteratura.it/it/2025/eventi/88-la-moda-fa-la-scrittura-4590">La moda fa la scrittura</a>”, sul tema di come scrittori e scrittrici si siano rapportati agli abiti per raccontare le loro storie, con Maria Luisa Frisa e Davide Coppo, modera Olga Campofreda</li>
<li>sabato 6 settembre – “<a href="https://www.festivaletteratura.it/it/2025/eventi/161-vestite-per-la-rivoluzione-4596">Vestite per la rivoluzione</a>”, una riflessione su come la letteratura come mezzo per l’empowerment di bambine e ragazze, con Jennifer Guerra e Marcella Terrusi, modera Olga Campofreda</li>
<li>domenica 7 settembre  &#8211; “<a href="https://www.festivaletteratura.it/it/2025/eventi/243-fare-moda-per-vedere-il-mondo-4601">Fare moda per vedere il mondo</a>”, con Carla Sozzani e Paolo Ferrarini</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>thePLAYERS ha incontrato <strong>Giovanni Bianchi</strong>, Direttore dell’Ufficio Stile di Lubiam, e <strong>Olga Campofreda</strong>, autrice e ideatrice del Miu Miu Literary Club.</p>
<div id="attachment_2867" style="width: 935px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2867" class="wp-image-2867 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-10.11.24-925x782.png" alt="" width="925" height="782" /><p id="caption-attachment-2867" class="wp-caption-text">Giovanni Bianchi, Direttore dell’Ufficio Stile di Lubiam</p></div>
<p><strong>Giovanni, qual è il valore della collaborazione con Festivaletteratura?</strong></p>
<p>Siamo orgogliosi di essere partner di <a href="https://www.festivaletteratura.it/it/2025/eventi">Festivaletteratura</a>. LUBIAM nasce a Mantova e la nostra azienda è profondamente legata al territorio e alla sue eccellenze. Di Festivaletteratura condividiamo i valori fondanti, quali la ricerca, l’apertura e il dialogo tra discipline. Ampliare e rafforzare il rapporto con il territorio e riaffermare il nostro impegno a sostegno della cultura e della creatività sono per noi obiettivi fondamentali.</p>
<p><strong>Secondo lei, cosa accomuna moda e letteratura?</strong><br />
La moda è cultura ed è un linguaggio universale, come la letteratura. Credo inoltre che l’abito e la scrittura siano entrambi strumenti di identità e potenti veicoli di cambiamento.</p>
<p><strong>Il marchio L.B.M.1911 è stato una sua intuizione, vuole raccontarci in breve?</strong><br />
L.B.M.1911 nasce nei primi anni 2000 e ha segnato una tappa fondamentale nella storia di Lubiam. Ho intuito che servisse una radicale innovazione di prodotto, che si discostasse dal mondo del formale, pur rispettandone i canoni in termini di qualità sartoriale, ponendosi in perfetto equilibrio fra lo sportswear e il mondo sartoriale. Il pezzo chiave del nostro guardaroba maschile è la giacca, che negli anni è stata rinnovata e reinventata, investendo risorse importanti nella ricerca e nello sviluppo.</p>
<p><strong>Che identità riflette il marchio L.B.M.1911? </strong><br />
L.B.M.1911 è oggi un marchio riconosciuto ed affermato presente in oltre mille boutique in tutto il mondo, ma è anche in perenne evoluzione. Per sua natura, è un brand votato alla contaminazione: è difficile inscriverlo in una categoria ben definita. L.B.M.1911 riflette uno stile che non è solo un modo di vestire ma un modo di vivere. Il nostro è un brand ultra contemporaneo, con radici centenarie, che racchiude in sé l’eccellenza dell’alta sartorialità italiana e uno slancio innovativo verso il leisurewear e il mondo del tecnico.</p>
<p>A Olga Campofreda, autrice e curatrice dei primi tre appuntamenti in calendario, abbiamo domandato…</p>
<div id="attachment_2865" style="width: 829px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2865" class="wp-image-2865 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Miu-Miu-Literary-Club_DAY-1_Olga-Campofreda-1-1-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Miu-Miu-Literary-Club_DAY-1_Olga-Campofreda-1-1-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Miu-Miu-Literary-Club_DAY-1_Olga-Campofreda-1-1-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Miu-Miu-Literary-Club_DAY-1_Olga-Campofreda-1-1.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /><p id="caption-attachment-2865" class="wp-caption-text">Olga Campofreda, ideatrice del Miu Miu Literary Club</p></div>
<p><strong>Olga, lei ha ideato il Miu Miu Literary Club, vuole raccontarci in breve?</strong></p>
<p>Il Miu Miu Literary Club nasce da un’idea di Miuccia Prada, quella di creare uno spazio di confronto e scambio su temi come identità femminile ed emancipazione, a partire dalle opere di grandi autrici del Novecento, spesso dimenticate. L’intero progetto mette insieme passato e presente, perché crea un dialogo ideale tra autrici del secolo scorso e voci contemporanee. Come curatrice, seleziono attentamente insieme alla Signora Prada sia i testi che le autrici coinvolte nelle conversazioni. L’obiettivo è quello di stimolare il pensiero critico sulle identità, sul mondo e sulla società in cui viviamo: una rivoluzione, se si pensa che oggi sono ancora molti i Paesi in cui le donne non vengono valorizzate per le loro qualità intellettuali ma sono considerate esclusivamente per i loro ruoli sociali.</p>
<p><strong>Come nasce l’idea di Questioni di Stile al Festivaletteratura di Mantova?<br />
</strong>Sono ormai diversi anni anni che il mondo della moda si è avvicinato a quello della letteratura con eventi o altri tipi di collaborazioni. Si pensi, per esempio, alle t-shirt con la scritta <em>We Should All Be Feminists</em> prodotte da Dior, che riprendevano una famosa frase della scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie; oppure alla serata finale Booker Prize, sponsorizzata da Valentino. La convergenza moda e letteratura esiste da molto, ma oggi è particolarmente evidente. Quello che questi due mondi hanno sempre avuto in comune è l’idea di una narrativa: anche i vestiti raccontano &#8211; in modo più o meno simbolico &#8211; delle storie, e inevitabilmente sono il racconto della società che li produce e poi li indossa. Circa un anno fa, poco dopo la fine del Festivaletteratura, mi ero resa conto che il mercato editoriale stava proponendo diversi libri sull’argomento, così ho proposto agli organizzatori una cornice per riflettere insieme su questo fenomeno così affascinante. È stato fantastico poterci lavorare insieme.</p>
<p><strong>L.B.M.1911 è partner unico del ciclo di incontri sul dialogo tra moda e scrittura. Secondo lei, quale ruolo possono avere i marchi per contribuire a diffondere la cultura della moda?</strong><br />
Raccontando storie e fornendo piattaforme per ascoltarle. La moda non è solo il prodotto finale dell’abito che vediamo in passerella o in vetrina, ma è un percorso che dall’ispirazione arriva alla produzione e poi all’uso. Uno sguardo interdisciplinare sul modo della moda è un approccio prezioso per capire aspetti importanti delle dinamiche economiche, sociali e culturali nelle quali siamo immersi. A prescindere poi dal legame con il mondo della moda, i brand oggi hanno la possibilità di sostenere la cultura e l’ educazione (in particolare l’educazione alla lettura) in un periodo storico davvero critico per questo settore. Questo può avvenire in modi diversi, dalla sponsorizzazione di eventi culturali alla partnership con case editrici indipendenti, oppure scegliendo personalità del mondo della letteratura come brand ambassadors, tutte attività da cui l’identità dei marchi stessi uscirebbe rafforzata. La cosa più importante è che questa convergenza tra moda e letteratura non sia solo performativa, ma riesca a diventare parte di un discorso condiviso che inviti ad aprire i libri e a leggerli, discuterli insieme, creando comunità. Siamo molto grati a Lubiam per averci aiutato a produrre una serie come Questioni di Stile: questa collaborazione è un esempio importante di una strada che può essere ancora percorsa in molte altre direzioni.</p>
<p><strong>Deve scegliere: un buon libro di moda o un bell’abito?</strong><br />
L&#8217;ideale per me: un buon romanzo da leggere indossando uno splendido vestito.</p>
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		<title>GUIDARE LO STILE.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/08/26/guidare-lo-stile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 08:09:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="365" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-550x365.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-550x365.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25.png 923w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-768x510.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-560x372.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>Nessun uomo ha incarnato meglio, ancora oggi, l’unione tra potere e stile come Gianni Agnelli. Figura iconica del Novecento italiano, l’Avvocato non fu solo il volto pubblico della Fiat, ma anche un autentico trendsetter, capace di influenzare gusti e costumi ben oltre i confini dell’industria automobilistica. Tra le sue passioni, una spiccava su tutte: l’automobile. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="365" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-550x365.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-550x365.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25.png 923w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-768x510.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Schermata-2025-05-20-alle-23.29.25-560x372.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p>Nessun uomo ha incarnato meglio, ancora oggi, l’unione tra potere e stile come <strong>Gianni Agnelli</strong>. Figura iconica del Novecento italiano, l’Avvocato non fu solo il volto pubblico della Fiat, ma anche un autentico trendsetter, capace di influenzare gusti e costumi ben oltre i confini dell’industria automobilistica.</p>
<p>Tra le sue passioni, una spiccava su tutte: l’automobile. Non un semplice mezzo di trasporto, ma un’estensione della sua estetica personale, un simbolo del suo gusto sofisticato e della sua visione unica del mondo. Ed allora partiamo dal simbolo assoluto di visone ed innovazione: <strong>LA FERRARI 365 P BERLINETTA SPECIALE DEL 1966</strong>.<br />
Commissionata personalmente dall’Avvocato a Pininfarina, questa straordinaria gran turismo a tre posti con guida centrale rappresenta un unicum nel panorama automobilistico. Linee avveniristiche, tetto in vetro, motore V12 posteriore ed un abitacolo degno di un jet privato. Per l’epoca in cui fu costruita non era solo un’auto ma un vero e proprio manifesto di stile capace di anticipare tendenze, proprio come faceva lui.<br />
Anche la quotidianità, per Agnelli, aveva bisogno del tocco giusto <strong>LA FIAT 130 FAMILIARE DEL 1974, RIBATTEZZATA VILLA D’ ESTE</strong>, era tutt’altro che un’anonima familiare. Modificata appositamente per lui con finiture in legno, portapacchi in vimini e dettagli curati nei minimi particolari, è l’esempio perfetto di come anche un’auto da famiglia potesse trasformarsi in un’icona di design discreto ed aristocratico.<br />
Inusuale per un uomo appartenette all’upperclass, forse la prima vera auto del popolo italiano dopo la 500, oggi divenuta oggetto di numerose rivisitazioni, restmood e restauri di lusso. Questa piccola auto deve la sua rinascita sempre a lui che già 40 anni fa la portava come fosse un’ammiraglia di lusso: la <strong>PANDA 4X4</strong>. Sì proprio lei, la piccola utilitaria Fiat che nella versione customizzata da Agnelli si trasformava in un elegante fuoristrada da utilizzare sulle strade innevate di St. Moritz.<br />
Interni personalizzati, colorazioni inedite, dotazioni pensate per la montagna: era la dimostrazione più pura di quella capacità tutta italiana di coniugare funzionalità e bellezza. Agnelli l’adorava per le sue giornate sulla neve, dove eleganza e praticità dovevano convivere alla perfezione.<br />
Una sola al mondo, un solo esemplare ufficiale proprio per Gianni Agnelli.<br />
<strong>L’UNICA TESTA ROSSA CABRIOLET USCITA DA MARANELLO</strong>, con livrea grigio metallizzato, interni in pelle blu e dettagli<br />
personalizzati. Un’auto che sfidava le convenzioni dell’epoca, in cui la Testarossa era concepita come coupé assoluto. Era l’auto con cui Agnelli si concedeva un tocco di vanità sulle coste della Riviera o nei boulevard di Parigi.<br />
Aperta, potente ed unica: un po’ come lui.<br />
Altro pezzo rarissimo, sempre a cielo aperto e forse il più inaspettato, è la <strong>LANCIA DELTA HF INTEGRALE CABRIO</strong>, creata da Pininfarina nel 1992 anch’essa in un solo esemplare per celebrare i successi del Gruppo Fiat nei rally. Agnelli ne fu subito affascinato. Il connubio tra le linee aggressive della Delta e la raffinatezza della capote in tela rende questa vettura un piccolo miracolo estetico. L’argento metallizzato della carrozzeria in contrasto con la capote nera faceva della Integrale Cabrio un’auto da gentleman con un grande spirito sportivo.<br />
Agnelli di auto ne ha possedute e personalizzate molte altre, ma oggi, a distanza di anni chi non vorrebbe afferrare il volante che è stato tenuto tra le mani dell’Avvocato? E proprio queste automobili, simboli viventi dello stile Agnelli, sono tornate sotto i riflettori grazie a un’asta straordinaria organizzata da RM Sotheby’s qualche mese fa.</p>
<p>Tre esemplari personali dell’Avvocato – la Fiat 130 Familiare, la Fiat Panda 4&#215;4 e la Lancia Thema Zagato – sono stati messi in vendita, suscitando un’ondata di entusiasmo tra collezionisti ed amanti del bello. Base d’asta dai 20.000 ai 300.000 euro a vettura, ma il vero valore era, ed è, simbolico: possedere una di queste auto significa guidare un pezzo di storia italiana, un frammento dello stile inimitabile di Gianni Agnelli. Ed è proprio a questo punto che un ricordo amaro riaffiora nella mente di chi scrive. Già a fine anni ‘90 ero appassionato di auto ed affascinato dallo stile dell’Avvocato ma chissà per quale motivo non sono riuscito ad aggiudicarmi su eBay la sua Lancia Prisma 2.0 8v Turbo Integrale per soli 8 milioni di lire. Errori di gioventù …<br />
Le auto di Gianni Agnelli, quindi, erano e sono molto più di semplici mezzi di trasporto, ma affermazioni di identità, esercizi di stile, atti di cultura.<br />
Ognuna riflette un aspetto della sua personalità: la sobrietà aristocratica, la modernità coraggiosa, la passione per l’eccellenza italiana, che oggi senza dubbio sarebbe necessario ritrovare. Ed è forse questo il segreto della loro immortalità. Perché l’eleganza, quando è autentica, non passa mai di moda. Come l’Avvocato</p>
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		<title>BELLINI YACHT.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/08/11/bellini-yacht/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 14:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-560x700.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1.jpg 1665w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div>
<p>Quando si parla di italianità, vengono subito in mente quei simboli che hanno reso il nostro Paese la culla della creatività e della bellezza, della visione e della maestria. Tra i suoi emblemi più affascinanti, e forse meno noti al grande pubblico, spicca IL RIVA AQUARAMA: UN’OPERA D’ARTE IN MOVIMENTO, CAPACE DI EVOCARE IL GLAMOUR &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1-560x700.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/Untitled_1.4.1.jpg 1665w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div><p>Quando si parla di italianità, vengono subito in mente quei simboli che hanno reso il nostro Paese la culla della creatività e della bellezza, della visione e della maestria. Tra i suoi emblemi più affascinanti, e forse meno noti al grande pubblico, spicca<br />
IL RIVA AQUARAMA: UN’OPERA D’ARTE IN MOVIMENTO, CAPACE DI EVOCARE IL GLAMOUR DELLA DOLCE VITA E L’ORGOGLIO DI UNA NAZIONE CHE TRASFORMA OGNI CREAZIONE IN UN’ESPERIENZA ESTETICA E SENSORIALE.<br />
Eleganza scolpita nel mogano, icona intramontabile di stile italiano, il Riva Aquarama è il simbolo di un’epoca e di un sogno che non ha mai smesso di affascinare. È in questo immaginario, sospeso tra mito e ingegno, che si inserisce la storia di Bellini Nautica — un nome che da oltre sessant’anni rappresenta passione per il mare, artigianalità e spirito imprenditoriale. Tutto ha inizio nel 1960 con Battista Bellini, figura visionaria e innamorata dell’arte della navigazione, che fonda il marchio Sebino e, poco dopo, firma le prime barche in legno a nome Bellini. Da allora, ogni modello prodotto dal cantiere racconta una storia di eleganza e maestria, conquistando il cuore di un pubblico esigente e raffinato.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2834 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF0496-683x1024.jpg" alt="" width="683" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF0496-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF0496-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF0496.jpg 1667w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2836 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF0930-683x1024.jpg" alt="" width="683" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF0930-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF0930-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF0930.jpg 1667w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2837 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF1041-683x1024.jpg" alt="" width="683" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF1041-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF1041-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/08/DSCF1041.jpg 1667w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></p>
<p>Negli anni, l’azienda evolve. Dopo la scomparsa del fondatore, l’attività si concentra sul rimessaggio, la vendita e il restauro di imbarcazioni storiche. Con l’ingresso in azienda del figlio Romano, si torna a guardare alla produzione. Ma è con la terza generazione – rappresentata da Battista e Martina Bellini – che l’impresa entra in una nuova era: da un lato la strutturazione in business unit, dall’altro l’apertura al mondo dell’arte, con collaborazioni internazionali che ridefiniscono l’identità del brand.<br />
Il 2023 segna un ritorno alle origini con la nascita di Bellini Yacht: un progetto ambizioso che coniuga la tradizione del cantiere con l’innovazione tecnologica e la visione contemporanea del design nautico. A guidare questo percorso è Norberto Ferretti, autentica autorità nel settore, che assume il ruolo di leader di prodotto. Il suo approccio, fondato su un’intima conoscenza delle esigenze degli armatori, dà vita a yacht che uniscono funzionalità, stile e prestazioni con una precisione quasi sartoriale. Determinante è anche la collaborazione con Brunello Acampora e il suo studio Victory Design, celebre per progetti firmati per brand prestigiosi come Riva e Tecnomar per Lamborghini.<br />
Insieme, Bellini Yacht e Victory Design creano imbarcazioni dal design essenziale e razionale, dove l’equilibrio tra estetica e ingegneria non è un compromesso, ma un valore fondante. I primi modelli firmati Bellini Yacht sono Astor 36 e Astor 58. Al Salone Nautico di Venezia 2025, Bellini presenta ASTOR 36 BY DANIEL ARSHAM: un’edizione limitata che trasforma lo yacht in un oggetto da collezione, dove lusso, arte e tecnologia si incontrano sulla stessa rotta.</p>
<p>Nato dalla collaborazione con il celebre artista newyorkese, il nuovo Astor 36 è un 36 piedi completamente reinterpretato con lo stile inconfondibile di Arsham. Le sue linee pulite sono attraversate da sfumature di grigio e nero, interrotte da tocchi di Arsham Green – un verde acqua vibrante che racconta la poetica dell’artista, sospesa tra passato e futuro. A bordo, ogni dettaglio parla il linguaggio dell’arte contemporanea: superfici in faux teak color fumo, prese d’aria scolpite con il monogramma dell’artista,<br />
tessuti dry-feel personalizzati, fino a un volante e un’interfaccia di navigazione disegnati in collaborazione con Arsham Studio. Anche gli interni sorprendono, con elementi d’arredo firmati dalla collezione Kohler x Daniel Arsham. Ma non è solo questione di estetica: l’Astor 36 introduce anche un Digital Product Passport su blockchain, un documento digitale che racconta ogni fase della vita dello yacht, rendendo l’esperienza ancora più esclusiva e trasparente. “Con Bellini ho trovato un partner pronto a spingersi oltre”, racconta Arsham. “Insieme abbiamo creato qualcosa di elegante, radicale, sorprendente”. Non è solo uno yacht. È una visione che galleggia sul presente, con lo sguardo già rivolto al futuro. Con Bellini Yacht, ancora una volta l’Italia dimostra che IL VERO LUSSO NASCE DALL’INCONTRO TRA CULTURA, BELLEZZA E VISIONE.</p>
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		<title>VIVERE VINTAGE.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/31/vivere-vintage-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 15:29:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="491" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--491x600.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--491x600.jpeg 491w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--838x1024.jpeg 838w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo-.jpeg 1284w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--768x938.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--560x684.jpeg 560w" sizes="auto, (max-width: 491px) 100vw, 491px" /></div>
<p>ABBIAMO INIZIATO QUESTO &#8216;PERCORSO’ DI INTERVISTE LO SCORSO GENNAIO, (thePLAYERS MAGAZINE NUMERO 22, NDR) PER CHI CI LEGGE DA PIÙ TEMPO CI SONO STATI NELLE PRECEDENTI EDIZIONI DIVERSI MIEI INTERVENTI SUL TEMA DI ABBIGLIAMENTO VINTAGE, FLEA MARKET E TENDENZE CHE COPRONO IL MONDO DELLA MODA IN GENERALE. ANCORA MI DIVIDO TRA LA MIA ATTIVITÀ DI &#8230;</p>
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<p><strong>DANIELE LETTIERI</strong></p>
<p>Nell’ormai lontano 2018 mi recai, per la prima volta, nel magazzino di Ercolano, dove Daniele e la sua famiglia (da tre generazioni) gestiscono <a href="https://www.militarygoods.it/"><strong>Military Goods</strong></a>, vendita all’ingrosso e al dettaglio di abbigliamento militare e d’epoca. Ricordo che mi accolsero da subito come un “fratm”, nonostante fossi completamente sconosciuto.<br />
Le ore di assoluta libertà e naturalezza nel girare il magazzino, visitare liberamente gli hangar selezionati per esercito, tipologia, provenienza ed età, per pattern, furono impagabili. Ho ancora nelle orecchie le ‘urla’ che ogni tanto sentivo quando era pronto il caffè; tutto ciò fa parte dei ricordi indelebili, custoditi nel profondo dell’anima. Ma torniamo a noi ed all’intervista a Daniele.<br />
Come e quando è nato Military Goods? Quando hai capito che quello stava diventando il tuo lavoro?<br />
Military Goods come nome di azienda e società nuova nasce esattamente nel 2011. Tuttavia già in passato io e la mia famiglia facevamo sempre lo stesso lavoro, infatti attualmente siamo alla terza generazione, ma con un’azienda precedente che aveva un altro nome. Durante la mia adolescenza, quando frequentavo la scuola media ma poi anche alle superiori, nei periodi estivi andavo sempre in deposito da mio nonno e poi da mio padre e mio fratello. Nei primi anni era giusto per perdere tempo e non stare per strada, poi all’inizio delle superiori ho iniziato ad appassionarmi a questo lavoro, e da semplice passatempo crebbe in me il desiderio di andarci sempre più frequentemente; durante il periodo invernale iniziavo ad alternare scuola e lavoro.<br />
Una volta diplomato ho realizzato che il mio posto era lì, in mezzo a quelle montagne di abiti militari.<br />
Cosa spinge oggi le persone ad acquistare capi vintage?<br />
Diciamo che oggi il vintage non è più quello di una volta, poi ognuno ora ha una sua idea e cultura su di esso. Oggi comprare vintage è cool, è da fighi, ma in effetti sono poche le persone che realmente capiscono un vero capo vintage; diciamo che spesso si pensa di comprare una cosa usata appiccicandoci sopra l’etichetta ‘vintage’ ma sappiamo che non è proprio così.<br />
Qual è il tuo rapporto coi social? Li reputi utili nel tuo lavoro?<br />
Purtroppo il rapporto con i social per me non è molto buono, soprattutto a livello personale, non amo condividere quello che faccio nella vita, preferisco godermi gli attimi e i momenti belli o brutti in maniera abbastanza privata. Per il mio lavoro però è molto utile, ma oggi per chi non lo è. I social ci garantiscono la possibilità di essere visibili ovunque … da qualche anno, infatti, con l’introduzione delle vendite online riusciamo a vendere fino alla Nuova Papuasia!</p>
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<p><strong>MAJINBUX</strong></p>
<p>Sicuramente per gli appassionati del settore nella home delle vostre piattaforme social vi è apparso un suo qualche video al mercato, dal più celebre <strong>Porta Portese</strong>, ai mercati rionali che Roma e la sua periferia offre: ecco Simone, meglio conosciuto come <a href="https://www.instagram.com/majinbux/"><strong>Majinbux</strong></a>.<br />
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage? Quando hai capito che da ciò poteva nascere il tuo lavoro?<br />
Il mio interesse reale nasce circa 5 anni fa, quando durante il Covid, complice anche la convivenza, ho avuto la necessità di tagliare il budget per le spese d’abbigliamento. Al tempo spendevo molti soldi in vestiti, quindi dovevo trovare una soluzione più economica ed alternativa. La soluzione si palesò iniziando a frequentare i mercatini per vestirmi; dove con un po’ di ricerca e di pazienza riuscii a trovare dei capi simili ai nuovi, ma con un prezzo nettamente inferiore. Col trascorrere del tempo ed indossando questi capi, le persone iniziarono a chiedermi dove trovassi questi vestiti così difficili da reperire.<br />
Fu a quel punto che realizzai che frequentando più mercati potevo vestire altre persone nello stesso modo. Cominciai così ad acquistare capi che avrei comprato per me, che avrei potuto indossare io, ma per terze persone.<br />
Qual è il tuo rapporto coi social? Li reputi utili nel tuo lavoro? E perché?<br />
Con i social ho un rapporto di amore ed odio. Amo condividere le mie passioni e alcuni segreti di questo mestiere, ma allo stesso tempo essere troppo esposti ti fa perdere il controllo sulla realtà. Purtroppo però sono importanti nel mio lavoro di rivendita, perché generano traffico nel mio profilo, facendomi diventare un personaggio in questo mondo; ciò che mi permette di vendere!<br />
Qual è stato il tuo più grande ritrovamento, quello che ti ha dato maggiore soddisfazione?<br />
Circa un anno fa, sono riuscito a trovare una maglia vintage del 1992, realizzata in solo 100 esemplari al mondo, di The Undertaker, il mio wrestler preferito, di un valore superiore a 500 euro. Quel giorno capii che dovevo specializzarmi in maglie da collezione.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>HARRIS VIGNOZZI</strong></p>
<p>Harris si divide tra Praga e Firenze, dove nel 2023 ha aperto <a href="https://www.clochard92.com"><strong>Clochard9.2</strong></a>, il suo negozio in via dei Serragli.<br />
(Per conoscerlo ancora meglio vedi thePLAYERS 21, ndr).<br />
Qual è stato il tuo più grande ritrovamento, quello che ti ha dato maggiore soddisfazione?<br />
Il primo ritrovamento importante che mi viene in mente, e probabilmente quello che mi ha dato più soddisfazione, è stato l’acquisto di una collezione di capi in denim che abbraccia il periodo che va dagli anni ‘40 fino ai ‘70.<br />
La collezione apparteneva ad un signore che viveva a Reykjavík. Non ci avevo mai parlato direttamente, ma ricordo che presi un volo e andai nella capitale islandese senza sapere davvero se fosse tutto vero o fosse una bufala.<br />
Quando entrai nella stanza dove custodiva i capi, per poco non svenni: mi ritrovai di fronte ad un vero tesoro vintage, qualcosa che non dimenticherò mai!<br />
Un capo o un accessorio senza il quale non puoi uscire di casa?<br />
Probabilmente gli occhiali da sole. Per il resto, non ho nulla di veramente indispensabile; mi piace sentirmi libero quando mi vesto.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PIFEBO SHOP</strong></p>
<p>Probabilmente quando si parla di vintage shop nella capitale ci viene in mente un solo negozio, che sia quello in via dei Serpenti, nel quartiere San Giovanni, oppure quello in via dei Valeri, con vista Colosseo. Abbiamo parlato con Cristiano, uno dei tre fondatori assieme ad Elisa e Francesco.<br />
Come e quando è nato Pifebo? Vi sentite precursori del ‘movimento’ nella piazza romana e non solo?<br />
<a href="https://pifebo.com"><strong>PIFEBO</strong></a> nasce nel 2007 da una fortissima passione: quella per la ricerca del capo unico all’interno dei vari mercati. Abitavamo tutti vicino ad un mercato e, fin da piccoli, scendevamo a curiosare per cercare pezzi speciali, era per noi qualcosa di meraviglioso.<br />
Un momento che ci ha segnato profondamente è stato quando, durante un viaggio a Stoccolma, siamo rimasti piacevolmente<br />
colpiti nel vedere, all’interno di un negozio vintage, dei ragazzi suonare dal vivo mentre la gente faceva acquisti. Anche se nel settore erano già presenti grandi professionisti, veri e propri mostri sacri, possiamo dire di aver portato in città, e forse tra i primi in Italia, un approccio diverso al vintage: più contemporaneo, colorato, fresco e strettamente legato al mondo dello streetwear.<br />
Come è cambiata la clientela nel tempo?<br />
Nel 2007 la nostra clientela era composta principalmente da una nicchia di persone consapevoli, alla ricerca del pezzo unico e interessate di second hand. Oggi il pubblico si è ampliato moltissimo: il vintage e il second hand sono ormai pienamente sdoganati. La critica al fast fashion è diventata un tema di grande attualità, e ci troviamo a lavorare con un pubblico sempre più vasto e trasversale, sia per età che per background socio-culturale.<br />
Lavorate anche con persone che frequentano ambienti cinematografici?<br />
Sì, collaboriamo quotidianamente con produzioni cinematografiche e musicali che si rivolgono a noi per l’acquisto di capi o per consulenze stilistiche, soprattutto in riferimento a periodi storici come gli anni ’80 fino ai 2000. Inoltre, all’interno dei nostri punti vendita sono stati girati film e videoclip musicali, occasioni che ci hanno permesso di entrare in contatto con grandi artisti.<br />
Cosa spinge oggi le persone ad acquistare capi vintage?<br />
L’acquisto oggi è sempre più consapevole, anche i più giovani stanno uscendo dalla logica imposta dal fast fashion, quella del vestirsi tutti allo stesso modo, vittime della produzione in serie e della necessità di appartenenza. Per fortuna si riscopre il valore dell’unicità, dello stile personale. E in un negozio come il nostro, come in tanti altri vintage store, è possibile trovare capi non solo unici, ma anche di altissima qualità.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/07/31/vivere-vintage-2/">VIVERE VINTAGE.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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