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		<title>VIVERE  &#8216;PREPPY&#8217;</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/05/05/vivere-preppy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 21:35:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="526" height="546" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/05/Schermata-2026-05-05-alle-23.23.18-526x546.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" /></div>
<p>PREPPY ABBREVIAZIONE INGLESE DI ‘PREPARATORY SCHOOL’, TERMINE CHE GENERALMENTE DESCRIVE LE SCUOLE SUPERIORI PRIVATE CHE PREPARANO I RAGAZZI D’ELITE ALLA VITA UNIVERSITARIA. Quando si parla di preppy, nella moda, il nome che inevitabilmente emerge è RALPH LAUREN. Non perché ne sia stato l’inventore, ma perché è stato l’uomo che più di ogni altro lo ha &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="526" height="546" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/05/Schermata-2026-05-05-alle-23.23.18-526x546.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" /></div><p><strong>PREPPY</strong> ABBREVIAZIONE INGLESE DI ‘PREPARATORY SCHOOL’, TERMINE CHE GENERALMENTE DESCRIVE LE SCUOLE SUPERIORI PRIVATE CHE PREPARANO I RAGAZZI D’ELITE ALLA VITA UNIVERSITARIA.<br />
Quando si parla di preppy, nella moda, il nome che inevitabilmente emerge è <strong>RALPH LAUREN</strong>. Non perché ne sia stato l’inventore, ma perché è stato l’uomo che più di ogni altro lo ha elevato, trasformandolo da codice estetico circoscritto ai campus dell’élite americana in un linguaggio globale, diffuso, sognato, desiderato. Il preppy esisteva già, radicato nella tradizione della Ivy League, nelle abitudini dei figli della borghesia colta della East Coast, in un mondo fatto di sport da club, <strong>camicie Oxford impeccabili, blazer navy, chino khaki, mocassini penny</strong>, weekend negli Hamptons e proprietà in New England.</p>
<p>Ma fu <strong>Ralph Lauren</strong> a renderlo universale, a dargli una voce narrativa, una forma cinematografica, un’identità accessibile che andava oltre l’idea di appartenenza sociale. Non replicò semplicemente lo stile: lo interpretò, lo amplificò e gli diede un’anima.<br />
Ralph Lauren non proveniva da quel mondo. Cresciuto nel Bronx, figlio di immigrati ebrei, osservò il preppy dall’esterno, con uno sguardo che mescolava fascinazione, distanza e immaginazione. Forse proprio per questo fu capace di coglierne l’essenza più profonda: non il privilegio in sé, ma il sogno che esso evocava.<br />
PER LAUREN, LA MODA NON ERA UN ESERCIZIO DI IMITAZIONE, MA UN MEZZO PER COSTRUIRE STORIE. I SUOI ABITI NON RAPPRESENTAVANO CIÒ CHE LE PERSONE ERANO, MA CIÒ CHE ASPIRAVANO AD ESSERE.</p>
<div id="attachment_2971" style="width: 705px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2971" class="wp-image-2971 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/05/Schermata-2026-05-05-alle-23.28.26-695x465.png" alt="" width="695" height="465" /><p id="caption-attachment-2971" class="wp-caption-text">Anni &#8217;80, Ralph Lauren con collaboratori e modelli, Getty Images</p></div>
<p>Quando iniziò a disegnare cravatte negli anni ‘60, più larghe e coraggiose rispetto a quelle che dominavano all’epoca, era già chiara la sua visione: creare non soltanto un prodotto, ma un mondo. Da lì nacque Polo Ralph Lauren e con esso una nuova idea di eleganza americana che avrebbe segnato profondamente la cultura contemporanea. Il preppy nella sua versione originale era un’estetica codificata, quasi un dialetto sociale. Ralph Lauren lo liberò da quella rigidità. Prese i suoi elementi fondamentali e li inserì in un universo narrativo molto più ampio, dove la costa estiva del <strong>New England</strong> poteva convivere con i ranch del West, dove il tweed inglese incontrava il denim americano, dove il rigore delle università <strong>Ivy League</strong> si intrecciava con la vita all’aria aperta, la vela, lo sport, l’equitazione, la natura.</p>
<p>Il segreto del suo successo fu proprio questa capacità di armonizzare mondi lontani, rendendoli parte di un’unica identità coerente e senza tempo. Le sue collezioni non erano cataloghi ma capitoli di una storia che continuava ad evolversi. Molti dei capi diventati simboli dell’estetica preppy oggi portano la firma culturale di Ralph Lauren. La polo con il cavallino, introdotta negli anni ‘70, è forse l’esempio più evidente: più di un capo d’abbigliamento, è un emblema visivo di appartenenza a un’idea di vita sportiva e raffinata, rilassata ma curata. Il blazer navy, le camicie Oxford, i maglioni cricket, le varsity jacket, gli stemmi araldici reinterpretati in chiave moderna, persino le riletture dello stile western e delle tradizioni scozzesi: tutto contribuisce a formare un vocabolario estetico vastissimo, nel quale il preppy smette di essere una formula rigida e diventa piuttosto un sentimento, un modo di stare al mondo.</p>
<p>La forza di Ralph Lauren non sta soltanto nei capi, ma nella narrazione. Le sue campagne pubblicitarie hanno definito per decenni l’immaginario dell’eleganza americana. Ogni scatto è studiato per evocare un’idea di armonia, ordine, benessere, autenticità. La moda diventa atmosfera, un ponte tra ciò che si indossa e ciò che si sogna. Ralph Lauren quindi possiamo affermare che non venda abiti ma un’idea di vita.<br />
NON SI LIMITA A DEMOCRATIZZARE UNO STILE; DEMOCRATIZZA UN IMMAGINARIO. SE IL PREPPY ORIGINARIO ERA UN LINGUAGGIO RISERVATO A CHI APPARTENEVA A CERTI AMBIENTI, LAUREN LO APRE AL MONDO SENZA SNATURARLO.</p>
<p>Chi indossa Polo non finge di essere parte dell’aristocrazia americana: entra in un universo simbolico che parla di gusto, disciplina, sportività, calma e bellezza senza tempo. È un atto culturale profondamente americano nel senso più alto del termine: trasformare un’identità esclusiva in un sogno condiviso. Tra gli anni ‘80 e ‘90 questo sogno conquista il pianeta.</p>
<p>IN GIAPPONE DIVENTA OGGETTO DI VENERAZIONE, IN EUROPA RAPPRESENTA UN’ALTERNATIVA COLTA E NARRATIVA ALLA MODA ITALIANA E FRANCESE, NEGLI STATI UNITI DIVENTA UN PUNTO DI RIFERIMENTO TRASVERSALE CHE UNISCE CLASSI SOCIALI DIVERSE ATTRAVERSO UN IDEALE ESTETICO COMUNE. IL PREPPY EVOLVE, SI AGGIORNA, SI CONTAMINA.<br />
Persino la cultura hip-hop, apparentemente distante anni luce dalla Ivy League, trova in Ralph Lauren un simbolo da reinterpretare.</p>
<p>Oggi Ralph Lauren continua a portare avanti quel linguaggio con una coerenza rara nella moda contemporanea. Il marchio si rinnova, affronta la sfida della sostenibilità, dialoga con la modernità, mantiene però intatta la propria essenza: un’eleganza rassicurante che rifiuta l’ostentazione, un gusto classico capace di attraversare decenni senza invecchiare, una visione che affonda le radici nel passato ma guarda sempre alla storia come a una fonte inesauribile di ispirazione. Il motivo per cui il preppy funziona ancora oggi, e forse più di prima, è semplice: non è una tendenza, è un rifugio nascosto in un mondo veloce, rumoroso e disordinato.</p>
<p>Ralph Lauren, attraverso il preppy, non ha costruito solo un marchio: ha costruito un mito moderno. Ha trasformato un linguaggio di nicchia in un simbolo universale di eleganza senza tempo, ha dato forma a un sogno dove la tradizione incontra la fantasia, dove l’America dei campus diventa l’America delle possibilità, dove la moda non è più un dettaglio, ma una narrazione. E forse la vera essenza dello stile preppy è aver dimostrato che non si tratta di imitare un mondo, ma di immaginarne uno migliore, e poi vestirlo e viceversa.</p>
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		<title>UN VIAGGIO NEL TEMPO</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/03/10/un-viaggio-nel-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 13:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Style]]></category>
		<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="399" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg 399w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-680x1024.jpg 680w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-1063x1600.jpg 1063w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-768x1156.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-560x843.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto.jpg 1329w" sizes="auto, (max-width: 399px) 100vw, 399px" /></div>
<p>Quest’anno, più che mai, il guardaroba dell’uomo moderno sembra urlare la propria voglia di capospalla iconici. Ma dietro a questo desiderio si nasconde una storia profonda, con le radici ancorate nel passato che si evolve con il passare del tempo, sempre adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali. IL CAPOSPALLA MASCHILE, INFATTI, NON È MAI STATO &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="399" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg 399w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-680x1024.jpg 680w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-1063x1600.jpg 1063w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-768x1156.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-560x843.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto.jpg 1329w" sizes="auto, (max-width: 399px) 100vw, 399px" /></div><p>Quest’anno, più che mai, il guardaroba dell’uomo moderno sembra urlare la propria voglia di capospalla iconici. Ma dietro a questo desiderio si nasconde una storia profonda, con le radici ancorate nel passato che si evolve con il passare del tempo, sempre adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali.<br />
IL CAPOSPALLA MASCHILE, INFATTI, NON È MAI STATO SOLO UN CAPO DI ABBIGLIAMENTO, MA UN SIMBOLO, UNA DICHIARAZIONE DI STILE, UNA FORMA DI ESPRESSIONE CHE UNISCE PRATICITÀ ED ELEGANZA IN UN’UNICA ESSENZA.<br />
Mentre la moda femminile si trasforma a ritmo serrato, quella maschile ha sempre seguito un cammino più lento e strutturato, attingendo dalle tradizioni militari, dal mondo del lavoro e dallo sport. Eppure, nella sua apparente staticità, ha saputo evolversi, adattandosi ai tempi senza mai perdere la sua anima.<br />
In questo contesto, il capospalla occupa un posto di assoluto rilievo. Non è solo una protezione contro il freddo o le intemperie climatiche, ma un modo per dichiarare chi siamo e come vogliamo essere percepiti.<br />
Un simbolo identitario che ha attraversato epoche e generazioni, rimanendo sempre attuale. Ma cosa hanno in comune icone come il Principe Carlo, David Beckham, Robert Redford e Steve McQueen? Oltre alla loro fama, hanno reso immortale questo indumento, trasformando capi nati per rispondere a esigenze pratiche in veri e propri simboli di stile senza tempo.</p>
<p><strong>PEACOAT: UN’ICONA DI ELEGANZA E TRADIZIONE</strong><br />
Il Peacoat, originario dei Paesi Bassi tra il 1600 e il 1700, nasce come giacca resistente e impermeabile per i marinai. Il termine pijjekker (giacca in lana) racconta la funzionalità di un capo pensato per affrontare il freddo e le intemperie del mare.<br />
Nel XIX secolo, il peacoat diventa un capospalla fondamentale nella Royal Navy, simbolo di prestigio e autorità. Con il suo taglio a doppio petto, la lana Melton e i bottoni dorati, è un capo che coniuga praticità ed eleganza in modo sublime. Il Peacoat Burberry affina questa tradizione con una sartorialità sofisticata, portando il capo a un livello di modernità senza tempo. Indossato da leggende come Robert Redford in The Sting, il peacoat non è mai stato solo un abito, ma una dichiarazione di classe, audacia e raffinatezza. Versatile ed eterno, è il capospalla perfetto per ogni occasione, dal look casual al più formale, capace di attraversare decenni senza perdere la sua forza iconica.</p>
<div id="attachment_2953" style="width: 769px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2953" class="wp-image-2953 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-759x1024.png" alt="" width="759" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-759x1024.png 759w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-1187x1600.png 1187w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-768x1036.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-1139x1536.png 1139w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-1519x2048.png 1519w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-560x755.png 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-230x310.png 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-445x600.png 445w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374.png 1748w" sizes="auto, (max-width: 759px) 100vw, 759px" /><p id="caption-attachment-2953" class="wp-caption-text">Alessandro Abbatecola con il suo Peacoat</p></div>
<p><strong>BARBOUR: IL SIMBOLO DI ELEGANZA RESISTENTE</strong><br />
Nato nel 1894 a South Shields, Barbour è molto più di un semplice marchio: è un’istituzione del lifestyle britannico, simbolo di eleganza discreta e praticità. Progettata inizialmente per proteggere marinai e lavoratori dalle intemperie del Mare del Nord, la giacca in cotone cerato di Barbour ha trovato la sua identità nel connubio tra funzionalità e stile. Il Principe Carlo l’ha resa iconica, indossandola per decenni come manifesto di sobria raffinatezza, mentre David Beckham ne ha reinterpretato l’estetica in chiave moderna, mescolando heritage e un tocco di coolness urbana. Barbour è un marchio che ha fatto della durata un valore culturale, con giacche che ogni anno vengono riparate e cerate di nuovo, dando vita a un mercato vintage sempre più ricercato. Un capo che, con il passare del tempo, non perde la sua forza ma la arricchisce, dimostrando che la vera eleganza non sta nell’apparenza, ma nell’autenticità che resiste al passare degli anni.</p>
<div id="attachment_2952" style="width: 819px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2952" class="wp-image-2952 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-809x1024.png" alt="" width="809" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-809x1024.png 809w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-1264x1600.png 1264w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-768x972.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-1214x1536.png 1214w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-1618x2048.png 1618w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-560x709.png 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-230x291.png 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-474x600.png 474w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944.png 1854w" sizes="auto, (max-width: 809px) 100vw, 809px" /><p id="caption-attachment-2952" class="wp-caption-text">Franco Mazzetti, con il suo Barbour</p></div>
<p><strong>TRENCHCOAT: UNA STORIA DI ELEGANZA INFINITA</strong><br />
Nel 1856, il giovane Thomas Burberry aveva solo 21 anni, ma la sua intuizione di creare un tessuto impermeabile e traspirante avrebbe cambiato per sempre il capospalla maschile. Successivamente la gabardine diventa la base del trench coat, progettato per gli ufficiali durante la Prima Guerra Mondiale. Da equipaggiamento funzionale, il trench Burberry diventa rapidamente un emblema di eleganza sofisticata. Celebre in tutto il mondo, è stato reso immortale da Humphrey Bogart in Casablanca, dove lo indossa come simbolo di distacco, virilità e malinconia. Negli anni ‘60, Alain Delon lo trasforma in simbolo di classe e fascino, e oggi il trench continua a essere un archetipo di stile, non solo un capo da indossare, ma un’affermazione di eleganza. La celebre foderatura a check beige è diventata anch’essa parte integrante di questa iconica storia. Burberry non ha mai smesso di reinventarsi, facendo del trench un simbolo che non segue la moda, ma la definisce.</p>
<div id="attachment_2951" style="width: 692px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2951" class="wp-image-2951 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled-682x1024.jpeg" alt="" width="682" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled-682x1024.jpeg 682w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled-1066x1600.jpeg 1066w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled.jpeg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /><p id="caption-attachment-2951" class="wp-caption-text">Niccolò Cesari, con il suo Trenchcoat</p></div>
<p><strong>PARKA: UN S IMBOLO DI RIBELLIONE E ELEGANZA</strong><br />
Nato nel 1951 come capospalla per i soldati americani durante la Guerra di Corea, il Parka M51 si distingue per la sua struttura modulare, pensata per resistere alle condizioni climatiche più difficili. Tuttavia, è negli anni ‘60 che il parka si trasforma in un simbolo dell’evoluzione socioculturale londinese. Indossato sopra completi sartoriali da figure come Paul Weller, diventa così un manifesto di ribellione e stile consapevole. Un capo che fonde eleganza e funzionalità in un equilibrio perfetto. Molti brand hanno saputo reinterpretare il parka, unendo alla tradizione militare la raffinatezza del lusso contemporaneo. Non più solo un capo per proteggersi dal freddo, il parka diventa un simbolo di uno stile che abbraccia il futuro senza dimenticare il passato, il vintage che vive nella modernità.<br />
Un capo di resistenza, di storia e di stile, che continua a rimanere un punto fermo nel guardaroba maschile.</p>
<div id="attachment_2955" style="width: 836px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2955" class="wp-image-2955 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22-826x1024.png" alt="" width="826" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22-826x1024.png 826w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22-1291x1600.png 1291w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 826px) 100vw, 826px" /><p id="caption-attachment-2955" class="wp-caption-text">Alvaro Requerey, con il suo Parka</p></div>
<p><strong>MONTGOMERY: L&#8217;ELEGANZA RAFFINATA SENZA TEMPO</strong><br />
Il Montgomery, nato durante la Seconda Guerra Mondiale, è il capospalla che ha unito funzionalità e raffinatezza. Con la sua chiusura a doppio petto, il colletto alto e le fibbie in cuoio, il Montgomery è un capo che è stato in grado di attraversare il tempo, adattandosi alle tendenze senza mai perdere il suo fascino.<br />
La sua fama cresce grazie a personaggi come Steve McQueen, che lo indossa in alcuni dei suoi ruoli più iconici, e al Principe William, che ne ha rilanciato la popolarità negli ultimi anni.<br />
Il Montgomery è il capospalla ideale per chi cerca un capo che non teme il passare del tempo.<br />
Che sia vintage o moderno, il Montgomery mantiene una bellezza unica, combinando l’eleganza senza tempo con una praticità che non passa mai di moda. Nei negozi vintage, questo cappotto prende nuova vita, dimostrando che la vera classe non è solo nella novità, ma nell’intemporalità che continua a farsi sentire attraverso generazioni.<br />
Nel corso dei decenni, questi capispalla non sono stati semplici indumenti, ma vere e proprie icone. Ognuno di questi capi racconta una storia: quella di una cultura che sa come fondere tradizione e innovazione, passato e futuro, praticità e lusso. Indossati da leggende dello sport, del cinema, della musica e della nobiltà, questi capi continuano a rappresentare la quintessenza dello stile maschile.<br />
OGGI COME IERI, LA VERA ELEGANZA NON RISIEDE NELL’ECCESSO, MA NELLA SCELTA  DI CAPI CHE SONO SOPRAVVISSUTI ALLE MODE, CHE RACCONTANO STORIE E CHE, GRAZIE ALLA LORO BELLEZZA SENZA TEMPO, DEFINISCONO CHI LI INDOSSA.<br />
Il capospalla dunque non è solo un capo di abbigliamento: è una dichiarazione di intenti, un segno distintivo,<br />
una scelta che parla di chi siamo e di come vogliamo essere visti nel mondo.</p>
<div id="attachment_2954" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2954" class="wp-image-2954 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-1024x1022.png" alt="" width="1024" height="1022" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-1024x1022.png 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-150x150.png 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-1600x1598.png 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28.png 1924w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-2954" class="wp-caption-text">Luigi Bassolino, con il suo Montgomery</p></div>
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		<title>IL MONTONE, UN CAPOSPALLA MUST HAVE DELLA STAGIONE INVERNALE</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/02/11/il-montone-un-capospalla-must-have-della-stagione-invernale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 12:42:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-450x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-450x600.jpg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464.jpg 564w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-560x747.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div>
<p>Sono Lorenzo, un promoter e collezionista di abiti vintage da ormai 15 anni, e da diversi numeri ho il piacere di contribuire alla semestrale edizione di thePLAYERS Magazine. Nelle ultime uscite abbiamo parlato di quelli che al momento secondo me sono i maggiori rappresentanti del fashionvintage nel mondo, ora (uscita numero 24, gennaio 2026, ndr) &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-450x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-450x600.jpg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464.jpg 564w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/IMG_3464-560x747.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div><p>Sono Lorenzo, un promoter e collezionista di abiti vintage da ormai 15 anni, e da diversi numeri ho il piacere di contribuire alla semestrale edizione di <strong>thePLAYERS Magazine</strong>.<br />
Nelle ultime uscite abbiamo parlato di quelli che al momento secondo me sono i maggiori rappresentanti del fashionvintage nel mondo, ora (uscita numero 24, gennaio 2026, ndr) vi voglio parlare di quello che risulta essere un capo iconico, pratico, versatile, comodo e mai banale: in una parola?  <strong>MONTONE.</strong><br />
Come in molti altri casi, la storia della giacca <strong>shearling/ montone</strong>, in questo caso <strong>B3</strong> ha le sue radici nell’abbigliamento militare, infatti è stata originariamente progettata per i piloti britannici e americani durante la Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2939 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/B-3-B-6-and-A-2-Flight-Jackets-e1577121561467-600x466.jpeg" alt="" width="600" height="466" /></p>
<p>La giacca era stata realizzata per tenere i piloti al caldo ad alta quota e per proteggerli dalle intemperie. In seguito, qualche decennio dopo, ha conosciuto una nuova e più importante popolarità grazie a divi del cinema del calibro di <strong>Steve McQueen</strong> e <strong>Rober Redford</strong> che hanno sfoggiato questo capo in diversi film cult dell’epoca; ma è negli anni ’70 che il montone è diventato l’icona che appassiona tutt’oggi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2935 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Abiti-Militari-500x698.jpg" alt="" width="462" height="645" /> <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2936 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-23-alle-12.40.12-712x606.png" alt="" width="477" height="406" /> <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2937 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-23-alle-12.45.10-636x791.png" alt="" width="466" height="579" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2938 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/steve-mcqueen-874x1024.jpeg" alt="" width="464" height="544" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/steve-mcqueen-874x1024.jpeg 874w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/steve-mcqueen.jpeg 1000w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/steve-mcqueen-768x899.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 464px) 100vw, 464px" /><br />
Le giacche originali erano realizzate in pelle di pecora, motivo per cui venivano chiamate anche ‘shearling’ (propriamente, la pelle di montone o d’agnello tosato da poco e, più in particolare, la medesima pelle conciata e confezionata con parte del vello, ndr).<br />
QUESTO CAPO È DIVENUTO IL PROTAGONISTA INDISCUSSO DELLA MODA NEGLI ANNI’ 70, E STAGIONE DOPO STAGIONE SI È GUADAGNATO UN POSTO DI RILIEVO NEL GUARDAROBA SIA MASCHILE SIA FEMMINILE, CONFERMANDO DI ESSERE UN GRANDE EVERGREEN, DA ACQUISTARE UNA VOLTA E INDOSSARE PER SEMPRE: QUESTO CAPO INFATTI NON SMETTE MAI DI ESERCITARE IL SUO FASCINO.<br />
In Italia torna ‘celebre’ all’inizio degli anni ‘80 con la subcultura dei <strong>Paninari,</strong> Avirex, Schott, El Charro, alcuni brand che hanno prodotto diversi modelli ispirati ai più celebri di utilizzo militare.</p>
<div id="attachment_2940" style="width: 573px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2940" class="wp-image-2940 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-15-alle-18.14.24-563x376.png" alt="" width="563" height="376" /><p id="caption-attachment-2940" class="wp-caption-text">Paninari in posa a Milano, in uno storico scatto della seconda metà degli anni &#8217;80</p></div>
<p>Sempre in cima alla lista dei capi must dell’autunno-inverno, la giacca in montone è quel fedele alleato da sfoderare all’occorrenza per proteggersi a dovere dal rigore invernale e visto che coniuga alla perfezione comfort, calore e stile è anche una validissima alternativa ai classici cappotti e piumini.<br />
Una delle grandi qualità del montone è senz’altro la sua grande versatilità che lo rende un capo passepartout da sfoggiare in ogni occasione, sia durante il giorno sia di sera, con un outfit workwear, oppure sopra un abito con cravatta.<br />
Anche in questa stagione vede il suo grande ritorno: snellito nei volumi, capace di registrare le tendenze più contemporanee, inserendole sotto il suo spesso strato di lana, è di nuovo protagonista, con modelli che si ispirano a quelli indossati in passato da vere e proprie icone, in città, in montagna, ovunque.<br />
Quasi tutte le più blasonate aziende di abbigliamento producono la loro variante o proposta, io ovviamente da sostenitore del vintage consiglio l’acquisto di un modello più datato, gli originali dell’aviazione americana e inglese oggi possono valere fino a 5.000 euro se le condizioni sono ottime, una buona alternativa sono quelli prodotti dalle classiche aziende statunitensi, come AVIREX, SCHOTT, SEARS, JO-O-KAY, L.L. BEAN, MILLER, EXCELLED, SWINGSTER e molte altre, li potete trovare da reseller online, negozi vintage, fiere e se avete fortuna in qualche flea market ad un prezzo sicuramente più vantaggioso.<br />
Dunque appena finite di leggere questo articolo andate a ‘frugare’ nell’armadio dei vostri nonni, dei vostri genitori, o di qualche zio scapolo; potrebbe essere il vostro giorno fortunato! Se invece non ne possedete ancora uno valutatene l’acquisto, è un capo longevo, che non vi tradirà mai, sarà la vostra casa quando sarete all’aperto, ed ogni volta che lo indosserete con fierezza sicuramente farete bella figura: siate autentici, compratelo vintage!</p>
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		<title>LONDONIANS</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/11/03/londonians/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 12:52:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53.png 625w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div>
<p>Tre lustri, o se preferite 15 anni. Da tanto dura quella che, di gran lunga, è ‘la storia d’amore’ più intensa, duratura e significativa della mia vita. Al netto dei soliti sciocchi, inutili e banali luoghi comuni che da sempre accompagnano la reputazione di Londra, quello che si è instaurato tra me e questa città &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53.png 625w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/11/Schermata-2025-11-03-alle-13.45.53-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div><p>Tre lustri, o se preferite 15 anni.<br />
Da tanto dura quella che, di gran lunga, è ‘la storia d’amore’ più intensa, duratura e significativa della mia vita. Al netto dei soliti sciocchi, inutili e banali luoghi comuni che da sempre accompagnano la reputazione di Londra, quello che si è instaurato tra me e questa città vibrante, elegante e così dannatamente creativa altro non è che un <em>love affair</em>.<br />
Corrisposto?<br />
Mi piace pensare che lo sia.<br />
PERCHÉ SEBBENE NELLA SUA APPARENTEMENTE ESAGERATA ECCENTRICITÀ LONDRA POSSA APPARIRE COME UNA METROPOLI SOFFOCANTE, SUPERFICIALE E TROPPO, TROPPO VELOCE, NELLA REALTÀ È UN LUOGO PIENO DI OPPORTUNITÀ ed in cui gli apparenti contrasti già trattati in articoli precedenti tra moderno ed antico, tra tradizione e modernità, tra est ed ovest, tra bianco e nero, altro non sono che la legna che fa ardere un fuoco con non distrugge ma riscalda l’anima. Sono il calore domestico intorno a cui confrontarsi e dar vita alle idee migliori.<br />
Un luogo d’incontro, dunque, o per usare un inglesismo, un melting pot, sociale e culturale.<br />
Non a caso qui si sono originate tutte, o quasi, le sottoculture degli ultimi due secoli in campo musicale, letterario e stilistico.<br />
Di questa varietà tratterò in queste righe. Diversità sostanziale in termini di origini ed eredità culturale ma che poi si sostanzia in una comune ricerca espressiva fondata sullo stile. Definirci old money sarebbe fin troppo semplicistico specie per uno come me che si è sempre tenuto alla larga dalle definizioni preferendo, piuttosto, concentrarmi sulla sostanza. Mi sono sempre interrogato su cosa sia lo stile per me, trovando la sintesi estrema del discorso in una semplicissima frase: “non è che la manifestazione di un modo di essere”.<br />
Ho voluto quindi, in questa occasione, rivolgere questa domanda, insieme ad altre per poter meglio contestualizzare il discorso, a due amici che condividono con me la vita londinese.<br />
<strong>Trevor</strong>, <strong>Taiwo</strong> ed <strong>Andrea</strong>.<br />
3 Players (incluso il sottoscritto, giusto per foraggiare un minimo il mio ego) accomunati dalla ricerca di uno stile inconfondibile che ci distingue e ci accomuna se non necessariamente nel modo di mostrarci, quantomeno nella motivazione che ne sta alla base.<br />
Una sorta di intervista quadrupla di cui riporto le risposte.</p>
<p><strong>TREVOR BURNHAM</strong><br />
Età: 60 anni<br />
Luogo di nascita: Balham (Londra).<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Ho vissuto qui tutta la mia vita.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
Ho avuto la fortuna di viaggiare in tutto il mondo e credo che Londra sia meravigliosa per diverse ragioni. Principalmente perché si tratta di un luogo in cui le differenti culture possono esprimersi liberamente. La vita notturna, clubs, ristoranti, teatri e soprattutto l’arte sono impareggiabili se paragonate al resto del mondo.<br />
Le persone hanno la libertà di esprimersi in qualsiasi modo. Soprattutto qui c’è la storica Savile Row. Trovo che sia assolutamente<br />
unico che esista una intera strada dedicata, da sempre, all’alta manifattura sartoriale. Questo è quello che amo di più di Londra.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Lavoro part time per Scabal a Savile Row e sono un consulente medico in una clinica privata.<br />
Quale è la tua definizione di stile?<br />
Credo che lo stile sia innato e provenga da dentro di noi. È ciò che di noi proiettiamo incoscientemente sugli altri e che include, ad esempio, la nostra postura o il modo di camminare. Ovviamente cosa indossiamo e come lo indossiamo sono inequivocabili segni distintivi.<br />
Definisci il tuo stile.<br />
Non credo di avere uno stile particolare o che possa essere definito in qualche modo. Mi vesto in una maniera che gli altri notano e spesso commentano positivamente. Il mio stile è quello di Trevor.<br />
Quali sono i 3 capi ‘essenziali’ nel tuo guardaroba?<br />
Pantaloni bianchi o color panna. Una giacca sempre bianca o panna ed un completo gessato.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
Un paio di pantaloni ovviamente bianchi. Li porto ovunque nel mondo perché li trovo cool e chic e li indosso in ogni occasione, sia su una spiaggia che al ristorante.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
Sfortunatamente non ancora, ne ho sentito molto parlare da amici che ci sono andati e ovviamente vedo le immagini sui vari &#8220;social&#8221;. Sto lavorando per andarci.<br />
Cos’è per te Pitti Uomo, cosa pensi che sia?<br />
A mio avviso Pitti è una splendida opportunità di incontro per persone che condividono la stessa passione e che si esprimono esplorando i meandri dell’eleganza sartoriale.<br />
Se riuscirò ad esserci, almeno per un giorno, indosserò un immancabile paio di pantaloni sartoriali color panna (realizzati dalla miglior sartoria di Savile Row) da accoppiare ad una camicia Winchester color blu fiordaliso e, per completare l’opera, un paio di scarpe bicolori. Questo è quello che mia moglie ha scelto per me. Chi vivrà vedrà.<br />
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<strong>TAIWO PAUL MEGHOMA</strong><br />
Età: abbastanza adulto per conoscere la vita ma ancora sufficientemente giovane per poter infrangere qualche regola all’occorrenza.<br />
Dove sei nato: Lagos, Nigeria.<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Mi sono trasferito qui nel 2004. La ragione principale è stata lo studio. Londra mi ha dato l’opportunità e mi ha aiutato a crescere sia intellettualmente sia come uomo.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
Ciò che più apprezzo è la perfetta combinazione di storia e modernità. È una città in cui monumenti secolari come la Torre di Londra e l’Abbazia di Westminster si ergono con fierezza tra edifici eleganti e moderni come lo Shard.<br />
Al di là del suo iconico skyline, ciò che davvero distingue Londra è lo spirito di inclusività. È una città globale sotto tutti i punti di vista. Amo il modo in cui questa città ispira ogni forma di espressione senza timore di giudizio alcuno e che plasma il futuro della moda ogni giorno.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Sono fashion director, ambasciatore di Apulian Runaway in Puglia e ambasciatore mondiale di Hedonya Group che ha sede in Lettonia.<br />
Quale è la tua definizione di stile e come definiresti il tuo?<br />
Lo stile è la mia firma e riflette ciò che sono, il modo in cui mi muovo e come esprimo le mie idee. È molto più che una semplice tendenza. Ha più a che fare con la sicurezza in sé stessi.<br />
Quali sono i 3 capi “essenziali” nel tuo guardaroba?<br />
Un completo sartoriale di Ilario Esposito, un paio di scarpe di Stubbs and Wooton ed i miei occhiali da sole.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
Un completo blu.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
Assolutamente si.<br />
Cos’è per te Pitti Uomo?<br />
Come fashion director Pitti Uomo rappresenta uno dei poli più dinamici dell’innovazione, dell’artigianalità e della cultura nel settore della moda uomo.<br />
È molto più di una semplice fiera. È la bussola che indica la via che la moda si appresta a percorrere ed un’occasione per imparare cose nuove ogni volta.</p>
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<p><strong>ANDREA ‘JAMES’ GABRIELLI</strong><br />
Età: 52 ad agosto. Portati con la stessa fierezza ed orgoglio con cui indosso un abito sartoriale.<br />
Luogo di nascita: Roma.<br />
Cosa ti ha portato qui a Londra e da quanto ci vivi?<br />
Ancora non so perché mi sono trasferito qui. Ad un certo punto della mia vita, dopo aver girato il mondo in lungo ed in largo almeno 5 volte ero stufo dell’Italia. Probabilmente ero alla ricerca del mio posto nel mondo.<br />
Dopo quasi 15 anni sono sempre dell’avviso di averlo trovato qui.<br />
Cosa ti piace di più di Londra?<br />
L’energia, la spinta creativa figlia della commistione di culture e influenze diverse. L’idea di dare a mia figlia un’opportunità di vita diversa e, almeno nelle mie idee, migliore.<br />
Cosa fai nella vita?<br />
Sono padre, faccio l’agente di sportivi, scrivo ‘sciocchezze senza impegno’ su varie riviste e sono un content creator. Cronicamente infortunato ma mai rassegnato all’inesorabile incedere del tempo, tra un sigaro e l’altro, faccio Triathlon (sono stato nella squadra nazionale britannica) e gioco a golf perché dicono faccia tanto fico.<br />
Quale è la tua definizione di stile?<br />
Tutto ciò che ci identifica e ci definisce al di là degli schemi imposti dal fashion. Lo stile è proprio il suo opposto. La moda ci impone di apparire come vogliono gli altri. Lo stile invece racconta ciò che siamo. Attraverso ciò che indossiamo ma ancor di più per il modo in cui lo facciamo. Per come parliamo, per come ci relazioniamo con gli altri. Un abito si acquista. Lo stile no.<br />
Definisci il tuo stile&#8230;<br />
Spontaneo ma curato perché i dettagli sono terribilmente importanti.<br />
Quali sono i 3 capi “essenziali” nel tuo guardaroba?<br />
Un completo gessato, una camicia (anche perché praticamente non ho magliette) ed un cappello.<br />
Quale è la prima cosa che metti in valigia quando parti?<br />
La macchina fotografica il blocco e la penna.<br />
Sei mai stato a Pitti Uomo?<br />
ehhh lo fanno, lo fanno (cit.).<br />
Cos’è per te Pitti Uomo?<br />
Una kermesse ma soprattutto un’occasione per rivedere amici di ogni parte del mondo.<br />
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		<title>VIVERE VINTAGE.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/31/vivere-vintage-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 15:29:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="491" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--491x600.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--491x600.jpeg 491w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--838x1024.jpeg 838w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo-.jpeg 1284w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--768x938.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--560x684.jpeg 560w" sizes="auto, (max-width: 491px) 100vw, 491px" /></div>
<p>ABBIAMO INIZIATO QUESTO &#8216;PERCORSO’ DI INTERVISTE LO SCORSO GENNAIO, (thePLAYERS MAGAZINE NUMERO 22, NDR) PER CHI CI LEGGE DA PIÙ TEMPO CI SONO STATI NELLE PRECEDENTI EDIZIONI DIVERSI MIEI INTERVENTI SUL TEMA DI ABBIGLIAMENTO VINTAGE, FLEA MARKET E TENDENZE CHE COPRONO IL MONDO DELLA MODA IN GENERALE. ANCORA MI DIVIDO TRA LA MIA ATTIVITÀ DI &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="491" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--491x600.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--491x600.jpeg 491w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--838x1024.jpeg 838w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo-.jpeg 1284w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--768x938.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/lorenzo--560x684.jpeg 560w" sizes="auto, (max-width: 491px) 100vw, 491px" /></div><p>ABBIAMO INIZIATO QUESTO &#8216;PERCORSO’ DI INTERVISTE LO SCORSO GENNAIO, (thePLAYERS MAGAZINE NUMERO 22, NDR) PER CHI CI LEGGE DA PIÙ TEMPO CI SONO STATI NELLE PRECEDENTI EDIZIONI DIVERSI MIEI INTERVENTI SUL TEMA DI <strong>ABBIGLIAMENTO VINTAGE</strong>, <strong>FLEA MARKET</strong> E <strong>TENDENZE</strong> CHE COPRONO IL MONDO DELLA MODA IN GENERALE. ANCORA MI DIVIDO TRA LA MIA ATTIVITÀ DI PROMOTER E QUELLA DI COLLEZIONISTA DI ABITI VINTAGE DA ORMAI 15 ANNI, PITTIUOMO È ALLE PORTE E COME AL SOLITO SI CREA L’ OCCASIONE PERFETTA PER INCONTRARE, IN QUEI GIORNI, ALCUNI DEGLI OPINION LEADER DELLA <strong>MODA VINTAGE</strong>, DEI SEMPLICI APPASSIONATI, OPPURE PROPRIETARI DI NEGOZIO SELLER ONLINE. ANCHE PER QUESTO APPUNTAMENTO EDITORIALE NE HO INTERVISTATI UN PAIO, ED ANCHE IN QUESTA CIRCOSTANZA È VENUTA FUORI UNA BELLA CHIACCHIERATA TRA AMICI CONDITA DA ALCUNE CURIOSITÀ. QUESTA VOLTA SONO RIMASTO NEI CONFINI DELLA PENISOLA, PER VALORIZZARE CIÒ CHE QUELLI PIÙ BRAVI DEFINISCONO ‘<strong>MADE IN ITALY</strong>’.</p>
<p><strong>DANIELE LETTIERI</strong></p>
<p>Nell’ormai lontano 2018 mi recai, per la prima volta, nel magazzino di Ercolano, dove Daniele e la sua famiglia (da tre generazioni) gestiscono <a href="https://www.militarygoods.it/"><strong>Military Goods</strong></a>, vendita all’ingrosso e al dettaglio di abbigliamento militare e d’epoca. Ricordo che mi accolsero da subito come un “fratm”, nonostante fossi completamente sconosciuto.<br />
Le ore di assoluta libertà e naturalezza nel girare il magazzino, visitare liberamente gli hangar selezionati per esercito, tipologia, provenienza ed età, per pattern, furono impagabili. Ho ancora nelle orecchie le ‘urla’ che ogni tanto sentivo quando era pronto il caffè; tutto ciò fa parte dei ricordi indelebili, custoditi nel profondo dell’anima. Ma torniamo a noi ed all’intervista a Daniele.<br />
Come e quando è nato Military Goods? Quando hai capito che quello stava diventando il tuo lavoro?<br />
Military Goods come nome di azienda e società nuova nasce esattamente nel 2011. Tuttavia già in passato io e la mia famiglia facevamo sempre lo stesso lavoro, infatti attualmente siamo alla terza generazione, ma con un’azienda precedente che aveva un altro nome. Durante la mia adolescenza, quando frequentavo la scuola media ma poi anche alle superiori, nei periodi estivi andavo sempre in deposito da mio nonno e poi da mio padre e mio fratello. Nei primi anni era giusto per perdere tempo e non stare per strada, poi all’inizio delle superiori ho iniziato ad appassionarmi a questo lavoro, e da semplice passatempo crebbe in me il desiderio di andarci sempre più frequentemente; durante il periodo invernale iniziavo ad alternare scuola e lavoro.<br />
Una volta diplomato ho realizzato che il mio posto era lì, in mezzo a quelle montagne di abiti militari.<br />
Cosa spinge oggi le persone ad acquistare capi vintage?<br />
Diciamo che oggi il vintage non è più quello di una volta, poi ognuno ora ha una sua idea e cultura su di esso. Oggi comprare vintage è cool, è da fighi, ma in effetti sono poche le persone che realmente capiscono un vero capo vintage; diciamo che spesso si pensa di comprare una cosa usata appiccicandoci sopra l’etichetta ‘vintage’ ma sappiamo che non è proprio così.<br />
Qual è il tuo rapporto coi social? Li reputi utili nel tuo lavoro?<br />
Purtroppo il rapporto con i social per me non è molto buono, soprattutto a livello personale, non amo condividere quello che faccio nella vita, preferisco godermi gli attimi e i momenti belli o brutti in maniera abbastanza privata. Per il mio lavoro però è molto utile, ma oggi per chi non lo è. I social ci garantiscono la possibilità di essere visibili ovunque … da qualche anno, infatti, con l’introduzione delle vendite online riusciamo a vendere fino alla Nuova Papuasia!</p>
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<p><strong>MAJINBUX</strong></p>
<p>Sicuramente per gli appassionati del settore nella home delle vostre piattaforme social vi è apparso un suo qualche video al mercato, dal più celebre <strong>Porta Portese</strong>, ai mercati rionali che Roma e la sua periferia offre: ecco Simone, meglio conosciuto come <a href="https://www.instagram.com/majinbux/"><strong>Majinbux</strong></a>.<br />
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage? Quando hai capito che da ciò poteva nascere il tuo lavoro?<br />
Il mio interesse reale nasce circa 5 anni fa, quando durante il Covid, complice anche la convivenza, ho avuto la necessità di tagliare il budget per le spese d’abbigliamento. Al tempo spendevo molti soldi in vestiti, quindi dovevo trovare una soluzione più economica ed alternativa. La soluzione si palesò iniziando a frequentare i mercatini per vestirmi; dove con un po’ di ricerca e di pazienza riuscii a trovare dei capi simili ai nuovi, ma con un prezzo nettamente inferiore. Col trascorrere del tempo ed indossando questi capi, le persone iniziarono a chiedermi dove trovassi questi vestiti così difficili da reperire.<br />
Fu a quel punto che realizzai che frequentando più mercati potevo vestire altre persone nello stesso modo. Cominciai così ad acquistare capi che avrei comprato per me, che avrei potuto indossare io, ma per terze persone.<br />
Qual è il tuo rapporto coi social? Li reputi utili nel tuo lavoro? E perché?<br />
Con i social ho un rapporto di amore ed odio. Amo condividere le mie passioni e alcuni segreti di questo mestiere, ma allo stesso tempo essere troppo esposti ti fa perdere il controllo sulla realtà. Purtroppo però sono importanti nel mio lavoro di rivendita, perché generano traffico nel mio profilo, facendomi diventare un personaggio in questo mondo; ciò che mi permette di vendere!<br />
Qual è stato il tuo più grande ritrovamento, quello che ti ha dato maggiore soddisfazione?<br />
Circa un anno fa, sono riuscito a trovare una maglia vintage del 1992, realizzata in solo 100 esemplari al mondo, di The Undertaker, il mio wrestler preferito, di un valore superiore a 500 euro. Quel giorno capii che dovevo specializzarmi in maglie da collezione.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>HARRIS VIGNOZZI</strong></p>
<p>Harris si divide tra Praga e Firenze, dove nel 2023 ha aperto <a href="https://www.clochard92.com"><strong>Clochard9.2</strong></a>, il suo negozio in via dei Serragli.<br />
(Per conoscerlo ancora meglio vedi thePLAYERS 21, ndr).<br />
Qual è stato il tuo più grande ritrovamento, quello che ti ha dato maggiore soddisfazione?<br />
Il primo ritrovamento importante che mi viene in mente, e probabilmente quello che mi ha dato più soddisfazione, è stato l’acquisto di una collezione di capi in denim che abbraccia il periodo che va dagli anni ‘40 fino ai ‘70.<br />
La collezione apparteneva ad un signore che viveva a Reykjavík. Non ci avevo mai parlato direttamente, ma ricordo che presi un volo e andai nella capitale islandese senza sapere davvero se fosse tutto vero o fosse una bufala.<br />
Quando entrai nella stanza dove custodiva i capi, per poco non svenni: mi ritrovai di fronte ad un vero tesoro vintage, qualcosa che non dimenticherò mai!<br />
Un capo o un accessorio senza il quale non puoi uscire di casa?<br />
Probabilmente gli occhiali da sole. Per il resto, non ho nulla di veramente indispensabile; mi piace sentirmi libero quando mi vesto.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PIFEBO SHOP</strong></p>
<p>Probabilmente quando si parla di vintage shop nella capitale ci viene in mente un solo negozio, che sia quello in via dei Serpenti, nel quartiere San Giovanni, oppure quello in via dei Valeri, con vista Colosseo. Abbiamo parlato con Cristiano, uno dei tre fondatori assieme ad Elisa e Francesco.<br />
Come e quando è nato Pifebo? Vi sentite precursori del ‘movimento’ nella piazza romana e non solo?<br />
<a href="https://pifebo.com"><strong>PIFEBO</strong></a> nasce nel 2007 da una fortissima passione: quella per la ricerca del capo unico all’interno dei vari mercati. Abitavamo tutti vicino ad un mercato e, fin da piccoli, scendevamo a curiosare per cercare pezzi speciali, era per noi qualcosa di meraviglioso.<br />
Un momento che ci ha segnato profondamente è stato quando, durante un viaggio a Stoccolma, siamo rimasti piacevolmente<br />
colpiti nel vedere, all’interno di un negozio vintage, dei ragazzi suonare dal vivo mentre la gente faceva acquisti. Anche se nel settore erano già presenti grandi professionisti, veri e propri mostri sacri, possiamo dire di aver portato in città, e forse tra i primi in Italia, un approccio diverso al vintage: più contemporaneo, colorato, fresco e strettamente legato al mondo dello streetwear.<br />
Come è cambiata la clientela nel tempo?<br />
Nel 2007 la nostra clientela era composta principalmente da una nicchia di persone consapevoli, alla ricerca del pezzo unico e interessate di second hand. Oggi il pubblico si è ampliato moltissimo: il vintage e il second hand sono ormai pienamente sdoganati. La critica al fast fashion è diventata un tema di grande attualità, e ci troviamo a lavorare con un pubblico sempre più vasto e trasversale, sia per età che per background socio-culturale.<br />
Lavorate anche con persone che frequentano ambienti cinematografici?<br />
Sì, collaboriamo quotidianamente con produzioni cinematografiche e musicali che si rivolgono a noi per l’acquisto di capi o per consulenze stilistiche, soprattutto in riferimento a periodi storici come gli anni ’80 fino ai 2000. Inoltre, all’interno dei nostri punti vendita sono stati girati film e videoclip musicali, occasioni che ci hanno permesso di entrare in contatto con grandi artisti.<br />
Cosa spinge oggi le persone ad acquistare capi vintage?<br />
L’acquisto oggi è sempre più consapevole, anche i più giovani stanno uscendo dalla logica imposta dal fast fashion, quella del vestirsi tutti allo stesso modo, vittime della produzione in serie e della necessità di appartenenza. Per fortuna si riscopre il valore dell’unicità, dello stile personale. E in un negozio come il nostro, come in tanti altri vintage store, è possibile trovare capi non solo unici, ma anche di altissima qualità.</p>
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		<title>STILE, MOTOCICLETTE E BENEFICENZA</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/24/stile-motociclette-e-beneficenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 11:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Style]]></category>
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<p>IL DGR RIUNISCE MOTOCICLISTI IN STILE CLASSICO E VINTAGE DI TUTTO IL MONDO PER RACCOGLIERE FONDI E CONSAPEVOLEZZA PER LA RICERCA SUL CANCRO ALLA PROSTATA E LA SALUTE MENTALE DEGLI UOMINI. Fondato in Australia, a Sydney da Mark Hawwa, ispirato da una foto di Don Draper, protagonista di Mad Men, a cavallo di una moto &#8230;</p>
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<p>Fondato in Australia, a Sydney da <strong>Mark Hawwa</strong>, ispirato da una foto di Don Draper, protagonista di Mad Men, a cavallo di una moto classica con addosso il suo abito migliore. Mark decise che un giro in moto a tema sarebbe stato un ottimo modo per combattere lo stereotipo, spesso negativo, dei motociclisti e, allo stesso tempo, per connettere le comunità motociclistiche esclusive.</p>
<p>Dal 2022 si tiene in contemporanea mondiale la penultima domenica di maggio, e dal 2012 grazie ad una media di 120.000 partecipanti in 108 paesi, ha raccolto circa 60 milioni di dollari. I fondi raccolti dal DGR vengono investiti attraverso il partner ufficiale di beneficenza <strong>MOVEMBER</strong>, principale organizzazione benefica che sta cambiando il volto della salute maschile su scala globale.</p>
<p>Dalla collaborazione con Movember nel 2016, il DGR ha investito oltre 70.4 milioni di dollari australiani in ricerche all’avanguardia su test e trattamenti per il cancro alla prostata, iniziative che migliorano la qualità della vita degli uomini che convivono con la malattia e progetti innovativi per contrastare le patologie mentali come la depressione.</p>
<p><strong>MA COME SI SVOLGE IL DGR?</strong></p>
<p>Il ritrovo è segreto, e si scopre la location in prossimità della data del raduno, proprio per far sì che le persone si registrino sul sito web del DGR (<a href="https://www.gentlemansride.com/">www.gentlemansride.com</a>), scelgano la città di riferimento del ride e facciano la loro donazione alla causa. I requisiti sono essenzialmente due:<br />
una motocicletta vintage o modern classic e indossare un outfit formale o comunque a tema motorsport di un tempo, insomma dall’abito sartoriale, a quel look heritage che non ha età, fino alle divise militari.</p>
<p>Anche quest’anno tra i capi più significativi abbiamo visto le tute worker, sicuramente vintage, elemento del vestiario appartenente al motorsport di un’epoca in cui nelle officine ci si sporcava di più le mani. La sartorialità ovviamente non è mancata, molte sahariane, con varie tonalità di colore, e persino qualche field jacket.<br class="yoast-text-mark" />Ogni città ha la propria organizzazione, a Torino per esempio è la <strong>DAPPER RIDER SOCIETY</strong>, che si occupa della gestione dell’evento, un gruppo di motociclisti di tutte l’età, con occupazioni diverse, che ogni anno con molto impegno e dedizione, riesce a regalare alla capitale sabauda una giornata sulla sensibilizzazione e la prevenzione del tumore alla prostata, condita da rock’n’roll, motori roventi e outfit elegantissimi.</p>
<p>Anche quest’anno <strong>Triumph Torino Ovest</strong> è stata main sponsor dell’evento, in primis esponendo le novità 2025, poi a bordo del Land Rover Defender marchiato Triumph, ha capitanato la parata. Presenti molti altri brand di motociclette al DGR, custom su basi Harley Davidson, anche le italiane come Moto Guzzi e Ducati, le Royal Enfield, ma le bicilindriche della casa di Hinckley andavano per la maggiore.</p>
<p>Degna di nota quest’anno, una ragazza che si è presentata con un Piaggio Ciao, uno dei ciclomotori più venduti in Italia, prodotto dal 1967 al 2006.</p>
<p><strong>SI MA È SOLO UN RADUNO?</strong></p>
<p>No, perché poi si parte per la parata con un giro attraverso la città, che tocca i principali punti di interesse, dove la musica degli scarichi delle motociclette diventa sinfonia per le persone a bordo strada, che scattando foto o filmando un mare di metallo che viaggia sull’asfalto, chiede a gran voce i giri al limitatore. I motociclisti sono una grande famiglia, quando però ci si unisce per una giusta causa, il potere delle due ruote diventa così forte da muovere il mondo intero.</p>
<p><strong>BIKERS, AL PROSSIMO RIDE!</strong></p>
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		<title>LA CAMICIA “CAMP COLLAR”</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/14/la-camicia-camp-collar/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 11:44:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="504" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Schermata-2025-07-14-alle-13.31.08-504x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Schermata-2025-07-14-alle-13.31.08-504x600.png 504w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Schermata-2025-07-14-alle-13.31.08.png 548w" sizes="auto, (max-width: 504px) 100vw, 504px" /></div>
<p>I PRIMI INCONTRI RAVVICINATI Quando da bambino andavo a trascorrere le vacanze estive nel Long Island a casa di zio Attilio, ero convinto che le camicie camp collar, che lui ed altri signori sposati con figli indossavano i fine settimana, fossero esclusivamente destinate ai ‘bravi padri di famiglia’. Infatti, i giovani americani che negli anni &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="504" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Schermata-2025-07-14-alle-13.31.08-504x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Schermata-2025-07-14-alle-13.31.08-504x600.png 504w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Schermata-2025-07-14-alle-13.31.08.png 548w" sizes="auto, (max-width: 504px) 100vw, 504px" /></div><p><strong>I PRIMI INCONTRI RAVVICINATI</strong><br />
Quando da bambino andavo a trascorrere le vacanze estive nel Long Island a casa di zio Attilio, ero convinto che le camicie camp collar, che lui ed altri signori sposati con figli indossavano i fine settimana, fossero esclusivamente destinate ai ‘bravi padri di famiglia’. Infatti, i giovani americani che negli anni ’50 frequentavano l’high school, il college e l’università, privilegiavano nella stagione calda le polo, le t-shirt, le button-down a maniche corte e addirittura una curiosa combinazione delle prime due con tre bottoni, senza colletto e un orlo bianco o bianco sporco intorno al collo.<br />
Mio padre, che, seguendo l’esempio di suo fratello, ne ordinò tre dal suo camiciaio, la indossava soltanto quando si andava al mare. Lui se la infilava nei pantaloni ed era forse uno dei pochi uomini fuori dagli Stati Uniti che osassero portarla.<br />
Sospetto che, sebbene vestisse sempre in modo adeguato, questa sua scelta fosse per lo più fraintesa dalla maggioranza dei suoi contemporanei italiani i quali allora preferivano rimboccare le maniche delle camicie portate in ufficio oppure indossare una camicia a maniche corte dal taglio tradizionale.</p>
<p><strong>ORIGINI</strong><br />
L’origine della camicia camp collar è dibattuta nonostante alcuni esperti in rete la facciano risalire agli anni ’50, ossia all’epoca di maggior diffusione. Alcuni di questi esperti sono anche pronti ad appenderla all’albero genealogico della <em>guayabera</em> cubana e della più raffinata <em>barong tagalog</em> filippina. In realtà, gli unici elementi che ha in comune con esse sono l’ampiezza e il fatto che si può non infilare nei pantaloni. Lo stesso vale per il nesso, infondato quanto alla sua funzione e a come coloro che la indossano intendono questa scelta di stile, con le sue varianti: la variopinta camicia Aloha e quella usata sulle piste di bowling.<br />
Difatti, a giudicare dalle illustrazioni pubblicate negli anni trenta da <em>Apparel Arts</em> ed <em>Esquire,</em> particolarmente quelle di <em>Laurence Fellows</em>, la camp collar esisteva già in quell’epoca di massima gloria dello stile maschile.</p>
<div id="attachment_2723" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2723" class="wp-image-2723 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Schermata-2025-07-14-alle-13.38.23-750x329.png" alt="" width="750" height="329" /><p id="caption-attachment-2723" class="wp-caption-text">Musicisti cubani di strada, indossano la guayabera.</p></div>
<p><strong>CARATTERISTICHE E DETTAGLI</strong><br />
La camicia camp collar è ampia e disinvolta, con finta frontale per i bottoni che uniscono i due lembi anteriori, maniche corte e un bordo inferiore diritto. Si può portare con il colletto aperto oppure abbottonato tramite un anello di stoffa (questo può anche mancare). Il colletto è fatto di un solo pezzo e questo particolare essenziale gli permette di mantenersi piatto sul corpo della camicia (e della giacca).<br />
Nonostante fosse stata concepita per essere portata fuori dai pantaloni, i giovani di oggi appassionati di stile maschile preferiscono, per fortuna, infilarsela nei pantaloni con un risultato più sofisticato e, sorprendentemente, retrò. La tradizione privilegia quelle di cotone o lino bianco, azzurrino o comunque dai colori pastello. Tuttavia le varianti odierne comprendono i ‘due toni’ oppure una miriade di disegni e fantasie geometriche. Da evitare sono i tessuti di poliestere e fibre artificiali. La viscosa e il lyocell sono accettabili in quanto fibre cellulosiche naturali trattate e dotate di traspirabilità e buon assorbimento dell’umidità. Meglio il lyocell per la cui produzione non si usa il solfuro di carbonio, tossico per i lavoratori e per l’ambiente.<br />
È anche una camicia comoda da indossare sotto una giacca per assistere ad una festa estiva semi-casual. In questo caso, se si desidera conseguire un aspetto più piacevole, è meglio che sia priva di disegni e motivi.</p>
<p><strong>CONCLUSIONE</strong><br />
Oggigiorno, negli Stati Uniti, si assiste a un calo progressivo della ‘moda’ della polo, sebbene la sua popolarità si mantenga ferma tra i giocatori di golf e, soprattutto, tra gli adulti che superano i sessant’anni di età, plausibilmente a causa della<br />
consuetudine, inveterata fin dai tempi dell’adolescenza, di indossarla d’estate. Come già accennato precedentemente, i giovani più raffinati nella scelta del vestiario preferiscono la <strong>CAMP COLLAR SHIRT</strong> rigorosamente infilate nei pantaloni. Purtroppo, la maggioranza, con poco o nessuno stile, ha da tempo deciso di sostituire la polo o qualunqua altra camicia con la ubiqua t-shirt.<br />
Tra i famosi del passato che la indossarono con eleganza ci sono <em>John F. Kennedy</em>, <em>Martin Luther King Jr</em>. e, ovviamente, il <em>Duca</em>. Tra i contemporanei capaci di fornire spunti originali per lo stile maschile si annoverano <em>Donald Glover</em> e <em>Gigi Hadid</em><br />
(entrambi in cima alla classifica), <em>Pharrell Williams</em> e <em>Jeff Goldblum</em>.</p>
<div id="attachment_2722" style="width: 464px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2722" class="wp-image-2722 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Fabrizio-Gatti-lautore-di-questo-articolo-mentre-mangia-un-gelato-sulla-sponda-del-Chicago-River-454x604.png" alt="" width="454" height="604" /><p id="caption-attachment-2722" class="wp-caption-text">Fabrizio Gatti, l&#8217;autore di questo articolo, mentre mangia un gelato sulla sponda del Chicago River.</p></div>
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		<title>OLTRE L’ ACCESSORIO: IL CAPPELLO COME SEGNO DISTINTIVO</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/06/27/oltrel-accessorio-il-cappello-come-segno-distintivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 12:02:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15.jpg 1279w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15-768x961.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15-560x701.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div>
<p>Iconico, a volte indispensabile, altre deliziosamente superfluo. Se siete curiosi … e lo siete, probabilmente vi state già chiedendo di cosa stiamo parlando. Il cappello è questo e molto di più: è un oggetto camaleontico per natura, discreto ma sempre presente, capace di attraversare le stagioni senza mai perdere rilevanza. SILENZIOSO PROTAGONISTA DEL GUARDAROBA, HA &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15.jpg 1279w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15-768x961.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-15-560x701.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div><p>Iconico, a volte indispensabile, altre deliziosamente superfluo.<br />
Se siete curiosi … e lo siete, probabilmente vi state già chiedendo di cosa stiamo parlando.<br />
Il cappello è questo e molto di più: è un oggetto camaleontico per natura, discreto ma sempre presente, capace di attraversare le stagioni senza mai perdere rilevanza.<br />
SILENZIOSO PROTAGONISTA DEL GUARDAROBA, HA SUPERATO I CONFINI DELLE EPOCHE E DELLE MODE, REINVENTANDOSI OGNI VOLTA IN NUOVE FORME, MATERIALI E INTENZIONI.<br />
Oggi lo chiamiamo ‘accessorio’, ma ridurlo a questo sembra quasi un torto. Il cappello è stato simbolo di autorità, distinzione, eleganza. Un elemento in grado di definire un look, completarlo, e talvolta perfino sovvertirlo.<br />
Le sue origini sono antichissime: già in epoca preistorica, l’uomo si proteggeva dal freddo e dal sole coprendosi il capo con pelli e tessuti naturali. Nei secoli successivi il cappello ha assunto ruoli ben più simbolici, diventando strumento di riconoscimento sociale e linguaggio identitario.<br />
Dal Medioevo al Rinascimento, da strumento funzionale a vero e proprio ornamento, ha raccontato il gusto di un’epoca e la posizione di chi lo indossava. Oggi il cappello si muove con disinvoltura tra spiagge, passerelle, città e campagne. Non conosce stagioni o confini geografici. È un universo ricco e variegato, popolato da modelli iconici, ciascuno con una sua identità, una storia e materiali specifici.<br />
Eccone alcuni tra i più rappresentativi:<br />
CAPPELLO DI PAGLIA<br />
Estivo per eccellenza, intrecciato e leggero, evoca subito l’immagine del mare e delle giornate di sole.<br />
CAPPELLO DA PESCATORE<br />
Morbido, con falde ampie e un design pratico, nasce dall’abbigliamento funzionale dei pescatori.<br />
KEPI<br />
Di origine militare, è riconoscibile per la sua struttura rigida e lineare, spesso associato all’esercito francese.<br />
FEDORA<br />
Elegante e versatile, con tesa media e cupola bassa, nasce nell’Europa dell’Est e si afferma come simbolo di stile senza tempo.<br />
T R U C K E R H A T<br />
Simile al classico cappellino da baseball, si distingue per la retina posteriore e un dettaglio curioso: l’adesivo sulla visiera. In origine posizionato a destra per esigenze pratiche dei lavoratori, camionisti e meccanici con le mani sporche, è poi diventato un vero elemento di tendenza, oggi spesso spostato al centro come tratto distintivo.<br />
COWBOY HAT<br />
Icona americana per eccellenza, è inseparabile dallo stile country e western, evocando l’immaginario dei grandi spazi aperti.<br />
Chi sceglie di indossare un cappello oggi, raramente lo fa per necessità. Più spesso è una scelta di stile, di racconto personale, di gesto estetico. Per alcuni è una firma riconoscibile, una costante.<br />
Come per HARRIS VIGNOZZI, fondatore di Clochard9.2 e appassionato di vintage, per cui il cappello è una sorta di àncora quotidiana. “Mi fa dire ‘Oggi ci vuole un cappello’ il modo in cui mi sveglio. Se ho voglia di pettinarmi oppure no. Il cappello è la mia soluzione rapida, funziona sempre. Unisce praticità e stile, senza troppe domande” ci racconta.<br />
Con ironia aggiunge che, se il suo cappello potesse parlare, probabilmente gli direbbe:<br />
“Bimbo, io ti copro &#8230; ma una pettinata ogni tanto, eh!”.</p>
<div id="attachment_2688" style="width: 611px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2688" class="wp-image-2688" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-44-copia-3-683x1024.jpg" alt="" width="601" height="901" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-44-copia-3-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-44-copia-3.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 601px) 100vw, 601px" /><p id="caption-attachment-2688" class="wp-caption-text">Harris Vignozzi</p></div>
<p>Per lui vestirsi non è un atto superficiale, ma un modo per portare con sé memorie, valori, identità. E il cappello è lo strumento ideale per raccontarle, senza mai doverle spiegare. Anche per SHABAN ALI, raffinato interprete del menswear contemporaneo e promotore di moda sostenibile, il cappello ha sempre avuto un ruolo chiave. “Da piccolo ero affascinato dai cowboy e dai gangster nei film: il fedora, il panama, i cappelli western … erano il tocco finale perfetto. Ancora oggi, quando indosso un cappello, è per chiudere una storia. Per proteggermi, certo, ma anche per esprimere un’emozione, uno stato d’animo, un’identità”.<br />
E non è solo una questione estetica: indossare un cappello, secondo lui, richiede intenzione, precisione. “A volte ti mette in evidenza, altre ti lascia sparire nella folla. È come un piccolo travestimento elegante: il cappello giusto ti trasforma”. Il suo guardaroba, in gran parte composto da pezzi vintage o second hand, riflette uno stile consapevole, capace di guardare al passato per costruire un presente autentico.</p>
<div id="attachment_2689" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2689" class="wp-image-2689" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-43-scaled-683x1024.jpg" alt="" width="590" height="885" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-43-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-43-scaled-1068x1600.jpg 1068w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-43-scaled.jpg 1708w" sizes="auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px" /><p id="caption-attachment-2689" class="wp-caption-text">Shaban Ali</p></div>
<p>Il cappello è anche una costante nel look di FERNANDO PANE, Direttore Generale del Sina Villa Medici di Firenze, che nel tempo libero non ne fa mai a meno. “Ho sempre dato grande importanza ai dettagli del mio look, e il cappello è immancabile. Qualche mese fa ho scoperto un modello artigianale del brand fiorentino SuperDuper e me ne sono innamorato: linee pulite, materiali eccellenti, falda ampia. Perfetto per i miei ritmi senza rinunciare allo stile.”<br />
Pane, napoletano classe 1982, è cresciuto professionalmente tra le più importanti catene dell’hotellerie internazionale. Il suo approccio alla moda riflette la stessa attenzione per i dettagli che lo guida nel lavoro: equilibrio tra estetica, funzionalità e un pizzico di ironia ben calibrata.</p>
<div id="attachment_2690" style="width: 579px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2690" class="wp-image-2690" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-16-819x1024.jpg" alt="" width="569" height="712" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-16-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-05-29-15-54-16.jpg 1279w" sizes="auto, (max-width: 569px) 100vw, 569px" /><p id="caption-attachment-2690" class="wp-caption-text">Fernando Pane (foto @albinashooter)</p></div>
<p>C’è poi chi ha fatto del cappello una dichiarazione visiva, quasi teatrale. Come GUILLAUME BO, consulente di stile e blogger franco-canadese noto online come Men Need More Style. Cresciuto tra beat hip-hop e le suggestioni estetiche di André 3000, ha portato nel mondo della sartoria maschile un’attitudine radicalmente personale. “Mi sento nudo senza cappello,” dice, con quella teatralità che lo contraddistingue. È una seconda pelle, un’estensione dell’identità.<br />
Non è mai un accessorio, è il punto d’arrivo di ogni mio abbinamento. Il cappello completa, accentua, racconta”. Per lui, ogni copricapo è una dichiarazione d’intenti, una presa di posizione visiva. E se qualcuno lo indossa per nascondersi? “Va bene anche così. Mi piace brillare lo stesso”.</p>
<div id="attachment_2691" style="width: 555px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2691" class="wp-image-2691" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-44-copia-683x1024.jpg" alt="" width="545" height="817" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-44-copia-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-44-copia-1066x1600.jpg 1066w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-19-44-copia.jpg 1365w" sizes="auto, (max-width: 545px) 100vw, 545px" /><p id="caption-attachment-2691" class="wp-caption-text">Guillaume Bo</p></div>
<p>Più razionale, ma non meno appassionato, è l’approccio di AMIDÉ STEVENS, fondatore del marchio olandese Amidé Hadelin, che ha fatto dell’eleganza senza tempo la sua cifra stilistica. Dopo una carriera iniziata con cravatte e accessori sartoriali, ha recentemente introdotto nel suo universo anche i cappelli. “Per me è una scelta che nasce dall’incontro tra stile, umore e praticità. Se indosso un completo sartoriale, il cappello è quasi inevitabile. Ma se sono con i miei figli, magari opto per un berretto: pieghevole, tascabile, comodo. Anche piccoli dettagli logistici influenzano lo stile”. E con un sorriso aggiunge: “Diciamo che è un bene che il mio cappello non possa parlare …”.</p>
<div id="attachment_2692" style="width: 543px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2692" class="wp-image-2692" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-23-54-684x1024.jpg" alt="" width="533" height="798" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-23-54-684x1024.jpg 684w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-23-54-1068x1600.jpg 1068w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-23-54.jpg 1506w" sizes="auto, (max-width: 533px) 100vw, 533px" /><p id="caption-attachment-2692" class="wp-caption-text">Amidé Stevens</p></div>
<p>Infine eccomi … sono CRISTIANO GASSANI e vi ho accompagnato in questo breve excursus, del resto, ho vissuto il cappello come compagno di viaggio. Da oltre vent’anni nel mondo della moda, il mio percorso è iniziato nei negozi, proseguito nel visual merchandising e nella consulenza stilistica, fino a toccare il design e l’analisi dei trend. Il gusto, per me, è sempre stato la chiave: quella sensibilità che permette di interpretare l’estetica, filtrarla, raccontarla.</p>
<div id="attachment_2694" style="width: 546px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2694" class="wp-image-2694" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-25-32-683x1024.jpg" alt="" width="536" height="804" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-25-32-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-25-32-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/06/PHOTO-2025-06-03-20-25-32.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px" /><p id="caption-attachment-2694" class="wp-caption-text">Cristiano Gassani</p></div>
<p>Fin dai tempi del liceo ho raccolto oggetti, abiti, libri, dettagli. Un archivio personale che oggi è fonte di ispirazione continua. In tutto questo, il cappello ha sempre avuto un ruolo speciale: non un semplice accessorio, ma un punto di equilibrio o rottura in un look. Potrei definirlo un’estensione di identità. Che si tratti di armonizzare un outfit o spezzarne i toni con ironia, il cappello è un gesto consapevole. Un modo di comunicare, o meglio una vera e propria dichiarazione di chi siamo.<br />
IL CAPPELLO NON È SOLO UNA QUESTIONE DI ESTETICA. È RACCONTO, GIOCO, PROTEZIONE. È UN RIFUGIO E AL TEMPO STESSO UNA RIVELAZIONE. COME TUTTI GLI OGGETTI CON UN’ANIMA, SA PARLARE. E SE LO ASCOLTATE BENE . . . POTREBBE RACCONTARE ANCHE QUALCOSA DI VOI.</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/06/27/oltrel-accessorio-il-cappello-come-segno-distintivo/">OLTRE L’ ACCESSORIO: IL CAPPELLO COME SEGNO DISTINTIVO</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIVERE VINTAGE</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/02/26/vivere-vintage/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 22:31:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Style]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://theplayersmagazine.com/?p=2604</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="540" height="446" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2025-02-26-alle-23.29.53-e1740610154193-540x446.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2025-02-26-alle-23.29.53-e1740610154193.png 540w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2025-02-26-alle-23.29.53-e1740610154193-230x190.png 230w" sizes="auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px" /></div>
<p>OLTRE LA MIA ATTIVITÀ DI PROMOTR, UNA MIA GRANDE PASSIONE È QUELLA PER GLI ABITI VINTAGE, DEI QUALI SONO DIVENTATO UN COLLEZIONISTA ORMAI 15 ANNI FA. DURANTE LA FIERA PITTI UOMO SI CREA L’OCCASIONE PER FETTA PER INCONTRARE ALCUNI DEGLI OPINION LEADER DELLA MODA VINTAGE PIÙ INFLUENTI, PROPRIETARI DI NEGOZI STORICI O SELLER ONLINE MA &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/02/26/vivere-vintage/">VIVERE VINTAGE</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="540" height="446" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2025-02-26-alle-23.29.53-e1740610154193-540x446.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2025-02-26-alle-23.29.53-e1740610154193.png 540w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2025-02-26-alle-23.29.53-e1740610154193-230x190.png 230w" sizes="auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px" /></div><p>OLTRE LA MIA ATTIVITÀ DI PROMOTR, UNA MIA GRANDE PASSIONE È QUELLA PER GLI ABITI VINTAGE, DEI QUALI SONO DIVENTATO UN COLLEZIONISTA ORMAI 15 ANNI FA. DURANTE LA FIERA PITTI UOMO SI CREA L’OCCASIONE PER FETTA PER INCONTRARE ALCUNI DEGLI OPINION LEADER DELLA MODA VINTAGE PIÙ INFLUENTI, PROPRIETARI DI NEGOZI STORICI O SELLER ONLINE MA ANCHE NEOFITI DEL SETTORE O SEMPLICI APPASSIONATI. PER QUESTE PAGINE HO VOLUTO CONDIVIDERE CON LORO LA NOSTRA COMUNE PASSIONE; NE È VENUTA FUORI UNA BELLA CHIACCHIERATA TRA AMICI CON MOLTE CURIOSITÀ. INSTAGRAM E TIK TOK SONO I SOCIAL  VISUAL PER ECCELLENZA E, COME ORMAI NOTO, CONTRIBUISCONO A DETTARE MODA.<br />
NEGLI ULTIMI ANNI, AL LORO INTERNO, SI SONO MOLTIPLICATI I POST E ADDIRITTURA I PROFILI DEDICATI ALLA MODA VINTAGE. TRA DI ESSI ALCUNI CERCANO DI SCARDINARE LE CREDENZE CONSOLIDATE DEL FAST FASHION; ECCO ALCUNI PROFILI INSTAGRAM DA SEGUIRE PER ISPIRARVI O AVERE DEGLI INDIRIZZI PER ACQUISTARE DEL BUON VINTAGE.</p>
<p><strong>GIANLUCA GRANPASSO</strong><br />
Gianluca semplicemente (@granpasso89) nasce in Italia, dove tra sud, centrosud e nord si fa conoscere per la sua dote innata e passione per i capi vintage. L’amore (quello vero) lo porta a trasferirsi negli Stati Uniti, dove tra New York e Los Angeles, assieme alla moglie Jamie, gestisce <a href="https://www.raggedythreads.com">RAGGEDY THREADS</a>, uno dei negozi precursori del mondo vintage, nato proprio a New York nel 2002.<br />
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage? Quando hai capito che da passione poteva diventare il tuo lavoro?<br />
Sono sempre stato appassionato di storia, sin da bambino ero affascinato dal passato, passavo ore a guardare libri ed atlanti vari. Quando ho iniziato a lavorare nel mondo del retail ho avuto la fortuna di essere affiancato da dei boss che si rifacevano molto al vintage, di conseguenza ho coniugato la passione per la storia ed il passato a quella della moda ed il risultato è stato il vintage. È diventato un lavoro vero e proprio nel momento in cui mi sono trasferito negli USA, grazie anche alla mia stupenda moglie Jaime.<br />
Un capo o un accessorio senza cui non puoi uscire di casa?<br />
La mia catenina con un 1920 St. Christopher and my lucky 1930 jade stone appartenente alla nonna di Jaime.<br />
Quale è stato il tuo più grande ritrovamento, che ti ha dato maggiore soddisfazione?<br />
Una volta, a Roma, un amico mi ha portato un Levi’s buckle back 1940 e giacca Levi’s Type I, il jeans in particolare era stupendo, condizioni perfette, si potevano ancora ammirare sulla gamba gli scratch dei fiammiferi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2606 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/23e007d8-2674-493e-a7a2-1b99cf3c61e2-819x1024.jpeg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/23e007d8-2674-493e-a7a2-1b99cf3c61e2-819x1024.jpeg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/23e007d8-2674-493e-a7a2-1b99cf3c61e2.jpeg 1206w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2607 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/b8342166-0052-4ccc-b977-f857b47c58a1-768x1024.jpeg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/b8342166-0052-4ccc-b977-f857b47c58a1-768x1024.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/b8342166-0052-4ccc-b977-f857b47c58a1-1200x1600.jpeg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/b8342166-0052-4ccc-b977-f857b47c58a1.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2608 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/e1a73480-6bea-4bb5-b9ec-b6616b558378-768x1024.jpeg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/e1a73480-6bea-4bb5-b9ec-b6616b558378-768x1024.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/e1a73480-6bea-4bb5-b9ec-b6616b558378.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p><strong>ANDRES MESCUA</strong><br />
Nella biografia di Instagram si definisce &#8216;creator digitale&#8217; ( @andresmescua ), con la barba sempre molto ben curata e i post di menswear e lifestyle nella sua città, Marbella, in costa del Sol, dove i 27 km di spiagge fanno da padrone per un bagno al mare quasi 12 mesi all’anno.<br />
Come definiresti il tuo stile?<br />
Uno stile senza tempo, in cui combino ovviamente sempre pezzi vintage, siano essi di origine militare, da lavoro o provenienti dal mondo dei college americani, cercando sempre il giusto equilibrio.<br />
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage?<br />
L’interesse è iniziato nel 2017, prima non avevo alcun riferimento nel mondo vintage, la Spagna non è un Paese con questa &#8216;cultura&#8217;, tuttavia la mia attenzione fu richiamata da un gruppo di ragazzi italiani (che ora sono miei amici!) che mi stupirono con i loro abiti e i loro abbinamenti. Nel 2018 quando li ho incontrati a Pitti Uomo, mi hanno trasmesso le prime nozioni, mi hanno indicato i dettagli, e il gusto per la ricerca di quella che sarebbe diventata la mia grande passione.<br />
Qual è stato il capo che ti ha dato più soddisfazione trovare?<br />
Il capo d’abbigliamento? Difficile, non saprei sceglierne uno solo, ma mi è piaciuta molto la giacca Tanker di tipo 1. Un cappotto bianco della Royal Navy e l’Australian fearnought sono alcuni dei capi che mi piacciono particolarmente.<br />
Su Instagram sei molto amato dalla tua community. Possiamo definirti un influencer? Quanto sono importanti i social media per te oggi?<br />
Non credo di poter dire di essere un influencer, è un termine molto nuovo. Quelli di noi che amano lo stile vintage non cercano di essere influencer, siamo un gruppo più ristretto di persone che non sono guidate dalla moda o dalle tendenze del fast fashion o dall’acquisto di capi attuali di bassa qualità. Quelli di noi che fanno questo mestiere sono più appassionati della storia, dalla &#8216;patina&#8217;, dalla ricerca, dalla tessitura e dalla realizzazione di questi capi che non si vedono più.<br />
Questa è la vera &#8216;influenza&#8217; e in questa &#8216;famiglia&#8217; abbiamo molte conoscenze; tendiamo tutti ad ammirare la ricerca e le collezioni altrui, con grande rispetto reciproco.<br />
Per me l’unica importanza dei network in questo momento è quella di poter interagire con amici e conoscenti nel mondo del vintage, rimanere in contatto e ispirarsi ai loro look, proprio i social mi hanno permesso di entrare in contatto con molte persone e di imparare molto.</p>
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<p><strong>GIULIO MARCHIONI</strong><br />
Vintage enthusiast, così si definisce nella sua bio di Instagram (  @giuliomarchioni ) ma vi consiglio di seguirlo anche su TikTok, dove crea dei contenuti davvero molto interessanti raccontando spesso e volentieri la storia di alcuni capi iconici. Qualche anno fa ha fondato <a href="https://www.coccistore.it/">COCCI</a>, una piattaforma online dove vende capi vintage selezionati.<br />
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage? Quando hai capito che da ciò poteva nascere il tuo lavoro?<br />
L’interesse si sviluppa fondamentalmente su due piani: quello personale e quello romantico. La parte personale nasce dalle sneakers, quando la mia generazione era ossessionata dall’acquisto di questa tipologia di calzature, questa passione mi ha portato ad acquistare sempre più sneakers vecchie, guardando più spesso al passato che non al presente, facendo così emergere il lato romantico.<br />
Nel 2014 mi accorgo che questa metodologia poteva essere applicata anche ai capi di abbigliamento e da li iniziai ad interessarmi a questo mondo, vedendone anche un suo sviluppo commerciale.<br />
Come definiresti il tuo stile?<br />
Ibrido, tra ciò che è il vintage e ciò che mi vedo bene addosso, con le forme moderne. Credo che si debba fare una grande attenzione, perché il confine tra un appassionato di stile vintage e un cosplayer non è troppo marcato in realtà, e senza un adeguato supporto culturale è facile cadere nel banale. I miei outfit sono una totale integrazione, infatti cerco sempre un perfetto mix, un giusto equilibrio, dove 1 o 2 capi vintage li inserisco all’interno di un outfit più moderno; cerco sempre di far dialogare queste diverse situazioni. Ricerco pezzi che raccontino una storia, ma che siano percepiti allo stesso tempo da chi non ha una cultura del mondo vintage; mi piace pescare dal passato, ma con materiali e forme che si adattino a un mercato e ad un target giovane, che si affaccia al vintage ed alla storia dei capi. Questo è il mio progetto Cocci.<br />
Piattaforme online? Sei pro oppure contro?<br />
Assolutamente a favore, anche se ha una criticità gigantesca, ovvero che sminuisce tutto quello che è il venditore e mette in risalto solo il prodotto. Il negozio fisico, soprattutto per il vintage, sarà sempre imbattibile e insostituibile.</p>
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<p><strong>RAFFAELE CAVICCHI</strong><br />
Triestino di nascita, dal profondo ed estremo nord est, è un creatore di contenuti, un fotografo ma soprattutto un Vintage Lover; così infatti si definisce nella sua bio di Instagram ( @raffaelecavicchi ). Conosciamolo meglio.<br />
Come definiresti il tuo stile?<br />
Lo definirei semplicemente vintage. Amo fare ricerca e selezionare capi che raccontano una storia, in particolare quelli che appartengono agli anni ’50 e ’70. Credo che ogni indumento di quell’epoca abbia un carattere unico e un fascino intramontabile.<br />
Un’icona a cui ti ispiri?<br />
Non ho un’icona precisa a cui mi ispiro. Osservo con grande attenzione gli attori dei film più iconici girati o ambientati tra il dopoguerra e il boom economico. Quelle immagini e quei personaggi riescono sempre a trasmettermi qualcosa di autentico e suggestivo.<br />
Un capo o un accessorio senza il quale non puoi uscire di casa?<br />
Sicuramente i jeans. Ho una vera e propria passione per questo capo: è versatile, intramontabile e capace di adattarsi a ogni stile mantenendo sempre il suo carattere.</p>
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<p><strong>MARTIN BRUCKER</strong><br />
( @saintmartinsurmer ) Ricordo la prima volta che incontrai Martin, qualche anno fa, a Places De Lices, il mercatino rionale che si tiene ogni martedi e sabato nella centralissima piazza di Saint Tropez, la famosa cittadina della Costa Azzura, poi lo rividi la domenica successiva, sempre a un mercatino in un borgo provenzale (Le Jas des Robert brocante a Cagolin), rimasi colpito dal suo stand ricco di capi della marina militare francese, indumenti militari americani, giacche da baseball.<br />
La sua passione e gentilezza mi portarono a chiacchierare con lui, per fare infine la sua conoscenza. Martin la scorsa estate (2024, ndr) ha aperto il suo <a href="https://cotedazurfrance.it/">negozio vintage</a> nel centro di Saint Tropez con una selezione curata e dettagliata.<br />
Come definiresti il tuo stile?<br />
Il mio stile è un mix di influenze europee e americane, dagli anni ‘60 agli anni ‘80, con particolare attenzione per le regioni e città vicino al mare.<br />
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage? Quando hai capito che da ciò poteva nascere il tuo lavoro?<br />
Il mio interesse deriva dal cinema, di cui sono un vero appassionato. Guardando molti vecchi film mi sono reso conto che con gli abiti vintage posso vestire come i protagonisti di quelle pellicole, che spesso e volentieri sono una fonte di ispirazione.<br />
Qual è stato il tuo più grande ritrovamento, che ti ha dato maggiore soddisfazione?<br />
Più che un ritrovamento, senza dubbio si tratta dei pezzi tramandati da mio padre, quelli che lui stesso indossava negli anni ‘70.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/02/26/vivere-vintage/">VIVERE VINTAGE</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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		<title>Florentine style</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2024/07/12/florentine-style/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jul 2024 11:13:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Style]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="397" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/07/Schermata-2024-07-12-alle-12.26.50-397x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/07/Schermata-2024-07-12-alle-12.26.50-397x600.png 397w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/07/Schermata-2024-07-12-alle-12.26.50.png 519w" sizes="auto, (max-width: 397px) 100vw, 397px" /></div>
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Lo stile fiorentino si è sviluppato anche dal dialogo costante che la città, Firenze, intesse da secoli con la campagna tutta intorno. Il ritmo della città, culla del Rinascimento ed i borghi, le tenute ed i castelli circostanti sono stati gli ingredienti della costruzione dell’identità del moderno gentiluomo, arricchita dalla contaminazione in epoca moderna con i viaggiatori del Grand Tour e la facoltosa e culturalmente vivace comunità degli Anglo Fiorentini che dagli ultimi decenni dell’800 fino ai primi del ‘900 animarono il capoluogo toscano.<br />
In questo servizio prodotto dallo storico negozio di abbigliamento <a href="https://www.eredichiarini.it/">Eredi Chiarini Firenze</a>, baluardo dell’eleganza cittadina, con la fotografia di Jody Mattioli, il grooming di Erika Ramazzotti e la produzione di Hypestudio, FRANCO MAZZETTI, volto noto dello stile maschile, insieme a Carlo Piazza e Tommaso Maria Crotti dell’agenzia Casting Firenze, interpretano magistralmente questo sentire, ospiti della meravigliosa <a href="https://www.ruffino.it/it/pages/poggio-casciano">Tenuta Ruffino Poggio Casciano</a>. (S.G.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2024/07/12/florentine-style/">Florentine style</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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