VIVERE VINTAGE
OLTRE L’ABBIGLIAMENTO UN VERO STILE DI VITA
OLTRE LA MIA ATTIVITÀ DI PROMOTR, UNA MIA GRANDE PASSIONE È QUELLA PER GLI...
Sono Lorenzo, un promoter e collezionista di abiti vintage da ormai 15 anni, e da diversi numeri ho il piacere di contribuire alla semestrale edizione di thePLAYERS Magazine.
Nelle ultime uscite abbiamo parlato di quelli che al momento secondo me sono i maggiori rappresentanti del fashionvintage nel mondo, ora (uscita numero 24, gennaio 2026, ndr) vi voglio parlare di quello che risulta essere un capo iconico, pratico, versatile, comodo e mai banale: in una parola? MONTONE.
Come in molti altri casi, la storia della giacca shearling/ montone, in questo caso B3 ha le sue radici nell’abbigliamento militare, infatti è stata originariamente progettata per i piloti britannici e americani durante la Seconda Guerra Mondiale.

La giacca era stata realizzata per tenere i piloti al caldo ad alta quota e per proteggerli dalle intemperie. In seguito, qualche decennio dopo, ha conosciuto una nuova e più importante popolarità grazie a divi del cinema del calibro di Steve McQueen e Rober Redford che hanno sfoggiato questo capo in diversi film cult dell’epoca; ma è negli anni ’70 che il montone è diventato l’icona che appassiona tutt’oggi.

Le giacche originali erano realizzate in pelle di pecora, motivo per cui venivano chiamate anche ‘shearling’ (propriamente, la pelle di montone o d’agnello tosato da poco e, più in particolare, la medesima pelle conciata e confezionata con parte del vello, ndr).
QUESTO CAPO È DIVENUTO IL PROTAGONISTA INDISCUSSO DELLA MODA NEGLI ANNI’ 70, E STAGIONE DOPO STAGIONE SI È GUADAGNATO UN POSTO DI RILIEVO NEL GUARDAROBA SIA MASCHILE SIA FEMMINILE, CONFERMANDO DI ESSERE UN GRANDE EVERGREEN, DA ACQUISTARE UNA VOLTA E INDOSSARE PER SEMPRE: QUESTO CAPO INFATTI NON SMETTE MAI DI ESERCITARE IL SUO FASCINO.
In Italia torna ‘celebre’ all’inizio degli anni ‘80 con la subcultura dei Paninari, Avirex, Schott, El Charro, alcuni brand che hanno prodotto diversi modelli ispirati ai più celebri di utilizzo militare.

Paninari in posa a Milano, in uno storico scatto della seconda metà degli anni ’80
Sempre in cima alla lista dei capi must dell’autunno-inverno, la giacca in montone è quel fedele alleato da sfoderare all’occorrenza per proteggersi a dovere dal rigore invernale e visto che coniuga alla perfezione comfort, calore e stile è anche una validissima alternativa ai classici cappotti e piumini.
Una delle grandi qualità del montone è senz’altro la sua grande versatilità che lo rende un capo passepartout da sfoggiare in ogni occasione, sia durante il giorno sia di sera, con un outfit workwear, oppure sopra un abito con cravatta.
Anche in questa stagione vede il suo grande ritorno: snellito nei volumi, capace di registrare le tendenze più contemporanee, inserendole sotto il suo spesso strato di lana, è di nuovo protagonista, con modelli che si ispirano a quelli indossati in passato da vere e proprie icone, in città, in montagna, ovunque.
Quasi tutte le più blasonate aziende di abbigliamento producono la loro variante o proposta, io ovviamente da sostenitore del vintage consiglio l’acquisto di un modello più datato, gli originali dell’aviazione americana e inglese oggi possono valere fino a 5.000 euro se le condizioni sono ottime, una buona alternativa sono quelli prodotti dalle classiche aziende statunitensi, come AVIREX, SCHOTT, SEARS, JO-O-KAY, L.L. BEAN, MILLER, EXCELLED, SWINGSTER e molte altre, li potete trovare da reseller online, negozi vintage, fiere e se avete fortuna in qualche flea market ad un prezzo sicuramente più vantaggioso.
Dunque appena finite di leggere questo articolo andate a ‘frugare’ nell’armadio dei vostri nonni, dei vostri genitori, o di qualche zio scapolo; potrebbe essere il vostro giorno fortunato! Se invece non ne possedete ancora uno valutatene l’acquisto, è un capo longevo, che non vi tradirà mai, sarà la vostra casa quando sarete all’aperto, ed ogni volta che lo indosserete con fierezza sicuramente farete bella figura: siate autentici, compratelo vintage!
di Lorenzo Don
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