VIVERE VINTAGE

OLTRE L’ABBIGLIAMENTO UN VERO STILE DI VITA

OLTRE LA MIA ATTIVITÀ DI PROMOTR, UNA MIA GRANDE PASSIONE È QUELLA PER GLI ABITI VINTAGE, DEI QUALI SONO DIVENTATO UN COLLEZIONISTA ORMAI 15 ANNI FA. DURANTE LA FIERA PITTI UOMO SI CREA L’OCCASIONE PER FETTA PER INCONTRARE ALCUNI DEGLI OPINION LEADER DELLA MODA VINTAGE PIÙ INFLUENTI, PROPRIETARI DI NEGOZI STORICI O SELLER ONLINE MA ANCHE NEOFITI DEL SETTORE O SEMPLICI APPASSIONATI. PER QUESTE PAGINE HO VOLUTO CONDIVIDERE CON LORO LA NOSTRA COMUNE PASSIONE; NE È VENUTA FUORI UNA BELLA CHIACCHIERATA TRA AMICI CON MOLTE CURIOSITÀ. INSTAGRAM E TIK TOK SONO I SOCIAL  VISUAL PER ECCELLENZA E, COME ORMAI NOTO, CONTRIBUISCONO A DETTARE MODA.
NEGLI ULTIMI ANNI, AL LORO INTERNO, SI SONO MOLTIPLICATI I POST E ADDIRITTURA I PROFILI DEDICATI ALLA MODA VINTAGE. TRA DI ESSI ALCUNI CERCANO DI SCARDINARE LE CREDENZE CONSOLIDATE DEL FAST FASHION; ECCO ALCUNI PROFILI INSTAGRAM DA SEGUIRE PER ISPIRARVI O AVERE DEGLI INDIRIZZI PER ACQUISTARE DEL BUON VINTAGE.

GIANLUCA GRANPASSO
Gianluca semplicemente (@granpasso89) nasce in Italia, dove tra sud, centrosud e nord si fa conoscere per la sua dote innata e passione per i capi vintage. L’amore (quello vero) lo porta a trasferirsi negli Stati Uniti, dove tra New York e Los Angeles, assieme alla moglie Jamie, gestisce RAGGEDY THREADS, uno dei negozi precursori del mondo vintage, nato proprio a New York nel 2002.
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage? Quando hai capito che da passione poteva diventare il tuo lavoro?
Sono sempre stato appassionato di storia, sin da bambino ero affascinato dal passato, passavo ore a guardare libri ed atlanti vari. Quando ho iniziato a lavorare nel mondo del retail ho avuto la fortuna di essere affiancato da dei boss che si rifacevano molto al vintage, di conseguenza ho coniugato la passione per la storia ed il passato a quella della moda ed il risultato è stato il vintage. È diventato un lavoro vero e proprio nel momento in cui mi sono trasferito negli USA, grazie anche alla mia stupenda moglie Jaime.
Un capo o un accessorio senza cui non puoi uscire di casa?
La mia catenina con un 1920 St. Christopher and my lucky 1930 jade stone appartenente alla nonna di Jaime.
Quale è stato il tuo più grande ritrovamento, che ti ha dato maggiore soddisfazione?
Una volta, a Roma, un amico mi ha portato un Levi’s buckle back 1940 e giacca Levi’s Type I, il jeans in particolare era stupendo, condizioni perfette, si potevano ancora ammirare sulla gamba gli scratch dei fiammiferi.

ANDRES MESCUA
Nella biografia di Instagram si definisce ‘creator digitale’ ( @andresmescua ), con la barba sempre molto ben curata e i post di menswear e lifestyle nella sua città, Marbella, in costa del Sol, dove i 27 km di spiagge fanno da padrone per un bagno al mare quasi 12 mesi all’anno.
Come definiresti il tuo stile?
Uno stile senza tempo, in cui combino ovviamente sempre pezzi vintage, siano essi di origine militare, da lavoro o provenienti dal mondo dei college americani, cercando sempre il giusto equilibrio.
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage?
L’interesse è iniziato nel 2017, prima non avevo alcun riferimento nel mondo vintage, la Spagna non è un Paese con questa ‘cultura’, tuttavia la mia attenzione fu richiamata da un gruppo di ragazzi italiani (che ora sono miei amici!) che mi stupirono con i loro abiti e i loro abbinamenti. Nel 2018 quando li ho incontrati a Pitti Uomo, mi hanno trasmesso le prime nozioni, mi hanno indicato i dettagli, e il gusto per la ricerca di quella che sarebbe diventata la mia grande passione.
Qual è stato il capo che ti ha dato più soddisfazione trovare?
Il capo d’abbigliamento? Difficile, non saprei sceglierne uno solo, ma mi è piaciuta molto la giacca Tanker di tipo 1. Un cappotto bianco della Royal Navy e l’Australian fearnought sono alcuni dei capi che mi piacciono particolarmente.
Su Instagram sei molto amato dalla tua community. Possiamo definirti un influencer? Quanto sono importanti i social media per te oggi?
Non credo di poter dire di essere un influencer, è un termine molto nuovo. Quelli di noi che amano lo stile vintage non cercano di essere influencer, siamo un gruppo più ristretto di persone che non sono guidate dalla moda o dalle tendenze del fast fashion o dall’acquisto di capi attuali di bassa qualità. Quelli di noi che fanno questo mestiere sono più appassionati della storia, dalla ‘patina’, dalla ricerca, dalla tessitura e dalla realizzazione di questi capi che non si vedono più.
Questa è la vera ‘influenza’ e in questa ‘famiglia’ abbiamo molte conoscenze; tendiamo tutti ad ammirare la ricerca e le collezioni altrui, con grande rispetto reciproco.
Per me l’unica importanza dei network in questo momento è quella di poter interagire con amici e conoscenti nel mondo del vintage, rimanere in contatto e ispirarsi ai loro look, proprio i social mi hanno permesso di entrare in contatto con molte persone e di imparare molto.

GIULIO MARCHIONI
Vintage enthusiast, così si definisce nella sua bio di Instagram (  @giuliomarchioni ) ma vi consiglio di seguirlo anche su TikTok, dove crea dei contenuti davvero molto interessanti raccontando spesso e volentieri la storia di alcuni capi iconici. Qualche anno fa ha fondato COCCI, una piattaforma online dove vende capi vintage selezionati.
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage? Quando hai capito che da ciò poteva nascere il tuo lavoro?
L’interesse si sviluppa fondamentalmente su due piani: quello personale e quello romantico. La parte personale nasce dalle sneakers, quando la mia generazione era ossessionata dall’acquisto di questa tipologia di calzature, questa passione mi ha portato ad acquistare sempre più sneakers vecchie, guardando più spesso al passato che non al presente, facendo così emergere il lato romantico.
Nel 2014 mi accorgo che questa metodologia poteva essere applicata anche ai capi di abbigliamento e da li iniziai ad interessarmi a questo mondo, vedendone anche un suo sviluppo commerciale.
Come definiresti il tuo stile?
Ibrido, tra ciò che è il vintage e ciò che mi vedo bene addosso, con le forme moderne. Credo che si debba fare una grande attenzione, perché il confine tra un appassionato di stile vintage e un cosplayer non è troppo marcato in realtà, e senza un adeguato supporto culturale è facile cadere nel banale. I miei outfit sono una totale integrazione, infatti cerco sempre un perfetto mix, un giusto equilibrio, dove 1 o 2 capi vintage li inserisco all’interno di un outfit più moderno; cerco sempre di far dialogare queste diverse situazioni. Ricerco pezzi che raccontino una storia, ma che siano percepiti allo stesso tempo da chi non ha una cultura del mondo vintage; mi piace pescare dal passato, ma con materiali e forme che si adattino a un mercato e ad un target giovane, che si affaccia al vintage ed alla storia dei capi. Questo è il mio progetto Cocci.
Piattaforme online? Sei pro oppure contro?
Assolutamente a favore, anche se ha una criticità gigantesca, ovvero che sminuisce tutto quello che è il venditore e mette in risalto solo il prodotto. Il negozio fisico, soprattutto per il vintage, sarà sempre imbattibile e insostituibile.

RAFFAELE CAVICCHI
Triestino di nascita, dal profondo ed estremo nord est, è un creatore di contenuti, un fotografo ma soprattutto un Vintage Lover; così infatti si definisce nella sua bio di Instagram ( @raffaelecavicchi ). Conosciamolo meglio.
Come definiresti il tuo stile?
Lo definirei semplicemente vintage. Amo fare ricerca e selezionare capi che raccontano una storia, in particolare quelli che appartengono agli anni ’50 e ’70. Credo che ogni indumento di quell’epoca abbia un carattere unico e un fascino intramontabile.
Un’icona a cui ti ispiri?
Non ho un’icona precisa a cui mi ispiro. Osservo con grande attenzione gli attori dei film più iconici girati o ambientati tra il dopoguerra e il boom economico. Quelle immagini e quei personaggi riescono sempre a trasmettermi qualcosa di autentico e suggestivo.
Un capo o un accessorio senza il quale non puoi uscire di casa?
Sicuramente i jeans. Ho una vera e propria passione per questo capo: è versatile, intramontabile e capace di adattarsi a ogni stile mantenendo sempre il suo carattere.

MARTIN BRUCKER
( @saintmartinsurmer ) Ricordo la prima volta che incontrai Martin, qualche anno fa, a Places De Lices, il mercatino rionale che si tiene ogni martedi e sabato nella centralissima piazza di Saint Tropez, la famosa cittadina della Costa Azzura, poi lo rividi la domenica successiva, sempre a un mercatino in un borgo provenzale (Le Jas des Robert brocante a Cagolin), rimasi colpito dal suo stand ricco di capi della marina militare francese, indumenti militari americani, giacche da baseball.
La sua passione e gentilezza mi portarono a chiacchierare con lui, per fare infine la sua conoscenza. Martin la scorsa estate (2024, ndr) ha aperto il suo negozio vintage nel centro di Saint Tropez con una selezione curata e dettagliata.
Come definiresti il tuo stile?
Il mio stile è un mix di influenze europee e americane, dagli anni ‘60 agli anni ‘80, con particolare attenzione per le regioni e città vicino al mare.
Come nasce il tuo interesse per i capi vintage? Quando hai capito che da ciò poteva nascere il tuo lavoro?
Il mio interesse deriva dal cinema, di cui sono un vero appassionato. Guardando molti vecchi film mi sono reso conto che con gli abiti vintage posso vestire come i protagonisti di quelle pellicole, che spesso e volentieri sono una fonte di ispirazione.
Qual è stato il tuo più grande ritrovamento, che ti ha dato maggiore soddisfazione?
Più che un ritrovamento, senza dubbio si tratta dei pezzi tramandati da mio padre, quelli che lui stesso indossava negli anni ‘70.

di Lorenzo Don

Riproduzione riservata

Leggi anche