<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Culture Archivi - the Players Magazine</title>
	<atom:link href="https://theplayersmagazine.com/category/culture/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://theplayersmagazine.com/category/culture/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Feb 2026 23:17:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
	<item>
		<title>MILANO DA BERE</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2026/02/10/milano-da-bere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 23:13:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Dixit]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://theplayersmagazine.com/?p=2917</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="434" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png 434w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11.png 473w" sizes="(max-width: 434px) 100vw, 434px" /></div>
<p>Milano ha sempre saputo mettersi in tiro: a volte di stile ed eleganza, a volte di un bicchiere di troppo. Questo è un viaggio nella città che da decenni prova a capire se la bella vita fosse davvero solo una réclame. La Milano da Bere forse non esiste più, ma continua a lasciare un retrogusto &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2026/02/10/milano-da-bere/">MILANO DA BERE</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="434" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11-434x600.png 434w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.10.11.png 473w" sizes="auto, (max-width: 434px) 100vw, 434px" /></div><p>Milano ha sempre saputo mettersi in tiro: a volte di stile ed eleganza, a volte di un bicchiere di troppo. Questo è un viaggio nella città che da decenni prova a capire se la bella vita fosse davvero solo una réclame. La Milano da Bere forse non esiste più, ma continua a lasciare un retrogusto persistente. È il sapore di quelle città che hanno corso troppo e che ora provano a ricordare a loro stesse perché lo facevano.<br />
C’è stato un tempo in cui Milano correva così veloce da sembrare sempre in anticipo di un passo – o di un aperitivo. Gli anni ’80 trasformarono la città in un laboratorio economico e culturale: la moda diventava industria, il design linguaggio, la pubblicità disciplina nazionale.<br />
Tutto brillava un pò di più, anche quando non ce n’era ragione. Era il decennio in cui si producevano miti come si producevano bilanci: per eccesso. Eppure, dentro quell’edonismo sfacciato, c’era una chiarezza d’intenti che oggi quasi infastidisce. Non sappiamo se davvero si stesse meglio quando si stava peggio, ma almeno Milano sapeva in che direzione andare. Oggi, mentre cerchiamo di interpretarla come si farebbe con un’opera concettuale, vale la pena tornare a quel momento in cui la città smise di contemplarsi e iniziò a vendersi – sorprendentemente bene.<br />
MILANO NON HA MAI SMESSO DI BERE: HA SOLO CAMBIATO IL BICCHIERE E IN FONDO, LA SUA STORIA ASSOMIGLIA PIÙ A UN COCKTAIL BEN AGITATO CHE A UN RACCONTO LINEARE.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>A MILANO BEVI PERCHÉ LAVORI TROPPO O LAVORI TROPPO PERCHÉ BEVI:<br />
IN ENTRAMBI I CASI, L’IMPORTANTE È FARLO CON UN CERTO STILE<br />
( Giorgio Gaber )</strong></p>
<div id="attachment_2919" style="width: 947px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2919" class="size-medium wp-image-2919" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01-937x496.png" alt="" width="937" height="496" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01.png 937w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-09-alle-23.44.01-768x407.png 768w" sizes="(max-width: 937px) 100vw, 937px" /><p id="caption-attachment-2919" class="wp-caption-text">Il claim della pubblicità ideata da Marco Mignani per l&#8217;Amaro Ramazzotti</p></div>
<p>____________________________________________________________________</p>
<p>LA CAMPAGNA RAMAZZOTTI E IL RITO URBANO<br />
Negli anni in cui Milano si guardava allo specchio con l’orgoglio di chi ha appena imparato a correre, fu una pubblicità a mettere in scena – prima ancora che in televisione – l’etichetta culturale di un’intera epoca. Nel 1985 Marco Mignani, direttore creativo di BBDO Italy, concepì lo slogan “Milano da bere” per l’Amaro Ramazzotti: un claim che non si limitava a vendere un liquore, ma raccontava una città che “rinasce ogni mattina, pulsa come un cuore … da vivere, da sognare e da godere”.<br />
Non fu solo pubblicità: fu un rito urbano. La città era già illuminata di vetrine – e di insegne come quelle che fronteggiavano il Duomo – come se ogni albergo, boutique e ufficio volesse imitare il linguaggio visivo di un cocktail perfetto: brillante, seducente, immediatamente desiderabile.<br />
In quella narrazione convivono due culture apparentemente contrapposte: la borghesia emergente con le sue giacche sartoriali, e la sottocultura dei paninari, che trasformava l’happy hour in una forma d’arte sociologica. Il paninaro non era solo un ragazzo con la Timberland: era l’emblema di una generazione che beveva eleganza e digeriva ambizione.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>L’ ELEGANZA È COME UN BUON COCKTAIL: NON NASCE DALL’ ECCESSO, MA DALL’ EQUILIBRIO.</strong><br />
<strong>MILANO, QUANDO VUOLE, LO CONOSCE BENISSIMO</strong><br />
<strong>( Gio Ponti )</strong></p>
<p>_______________________________________________________________________</p>
<p>DAI COLLETTI BIANCHI ALLE TIMBERLAND: LA BORGHESIA E IL SUO DOPPIO<br />
Negli anni della Milano da Bere lo stile non era un accessorio: era un linguaggio. I colletti bianchi entravano in caffetteria con la stessa compostezza con cui firmavano contratti: doppiopetto stirato, valigetta rigida, espresso corretto – ma con misura, perchè l’eleganza non tollera sbavature. Sull’altro fronte, i paninari trasformavano ogni pausa in un atto estetico. Jeans slavati, Moncler lucidi, Timberland perfette e Coca-Cola in lattina: non una generazione, ma un’icona pop. Non bevevano Martini, ma status symbol. Non sostavano nei bar storici, ma davanti al bar Il Panino di piazza Liberty, per poi migrare nei fast food che iniziavano a diventare le nuove cattedrali del quotidiano.<br />
Il contrasto era evidente e sorprendentemente armonico: entrambe le tribù usavano caffè, bibite e aperitivi come strumenti di riconoscimento. Ogni bevanda era un indizio, ogni outfit un manifesto. E in questa danza sociale, Milano ridefiniva il proprio stile – un sorso alla volta.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>MILANO È UNA SIGNORA: TI ACCOGLIE, TI FA SEDERE, TI VERSA DA BERE. POI PERÒ TI PRESENTA IL CONTO,</strong><br />
<strong>SEMPRE SALATO</strong><br />
<strong>( Enzo Biagi )</strong></p>
<p>____________________________________________________________________</p>
<p>NUOVE CULTURE, NUOVI COCKTAIL: LA MILANO CHE LIEVITA<br />
Negli anni della Milano da Bere l’esotico era un privilegio da viaggiatori benestanti: il sushi lo mangiavi solo se eri appena tornato da Tokyo, il margarita dopo un volo dalla California, il curry perché un collega ‘internazionale’ ne aveva parlato in ufficio. La multiculturalità era un souvenir. Oggi, invece, quelle stesse esperienze vivono al pian terreno dei nostri condomìni. Il bartender giapponese è dietro l’angolo, il kebabbaro attraversata la strada, la cucina peruviana conquista le guide.<br />
La città non importa più ricordi: importa competenze, tecniche, rituali.<br />
Milano non deve più andare nel mondo per sentirsi cosmopolita: è il mondo a essersi trasferito qui, con le sue spezie e le sue shakerate. E come sempre, la città assorbe tutto con elegante indifferenza.</p>
<p>_____________________________________________________________________<br />
LA CITTÀ FERITA: QUANDO IL SUCCESSO TRABOCCA DAL BICCHIERE</p>
<p>Il rovescio della Milano cosmopolita è una città che, a forza di attrarre, finisce per subire stonature che non le appartengono. Negli anni ’80 l’eccesso era calcolato, quasi educato: si esagerava, sì, ma in giacca e cravatta. Oggi, invece, Milano è diventata una destinazione universale, e con turismo e movida low-budget sono arrivati comportamenti che la città non era abituata a gestire.<br />
Le piazze diventano salotti improvvisati, le notti si allungano oltre il necessario, il decoro si assottiglia. Non perché Milano sia cambiata, ma perché molti hanno smesso di trattarla come città e hanno iniziato a consumarla come esperienza.<br />
Eppure Milano resta Milano: incassa, si indigna, poi si rimette in sesto – come un barman paziente che, dopo l’ennesimo cocktail mal ordinato, torna comunque a miscelare con precisione impeccabile.</p>
<p>______________________________________________________________</p>
<p>OGGI È UNA MILANO MENO DA BERE, MA MOLTO PIÙ DA CAPIRE<br />
La Milano contemporanea non ha più bisogno di slogan: vive di sostanza. Meno aperitivi ostentati, più competenza reale. Nei bar serve misura, tecnica, cultura del prodotto. E anche il pubblico è cambiato: più curioso, più esigente, meno disposto ad accettare un cocktail mediocre solo perché servito sul Naviglio o su uno dei tanti rooftop divenuti più prospettive social che sociali.<br />
La città ha perso la leggerezza scintillante degli anni ’80, ma ha guadagnato profondità. Non corre più verso il futuro con il bicchiere in mano: si prende il lusso di assaggiare. Un caffè ben estratto, magari specialty, un vino naturale raccontato con competenza, un highball minimalista che profuma di artigianato umami più che di moda.<br />
Quella città memorabile forse non esiste più, e non è detto che sia un male. È rimasta come un profumo nell’aria: riconoscibile, ma impossibile da afferrare. Oggi Milano non si offre più in un calice patinato: preferisce mostrarsi in ombra, tra un caffè fatto bene e un bicchiere di vino raccontato con calma.<br />
Viene da chiedersi se davvero “si stava meglio quando si stava peggio”, o se semplicemente avevamo più voglia di crederci. Forse Milano è sempre stata così: una città che ti versa qualcosa da bere e, subito dopo, ti costringe a pensare.<br />
E mentre proviamo a decifrarla – un sorso alla volta – rimane il dubbio più elegante di tutti: che la Milano da Bere non fosse una stagione, ma un modo di guardare la città.<br />
E che, in fondo, dipenda ancora da noi decidere cosa metterci dentro questo bicchiere.</p>
<div id="attachment_2928" style="width: 481px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2928" class="wp-image-2928 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-17-alle-12.36.23-471x693.png" alt="" width="471" height="693" /><p id="caption-attachment-2928" class="wp-caption-text">Elio Fiorucci</p></div>
<p>______________________________________________________________________________________________________</p>
<p>I PANINARI: L’AMERICA ADDOSSO E MILANO SOTTO I PIEDI, QUANDO L’IDENTITÀ SI VESTIVA E SI FACEVA IN GRUPPO</p>
<p>Prima che diventassero una caricatura televisiva, i paninari furono una vera sottocultura urbana. Giovani, visibili, rumorosi quanto bastava. La loro non era una ribellione politica, ma estetica: un’adesione convinta a un immaginario filo-americano fatto di jeans perfetti, cinturoni importanti, stivali ben tenuti, piumini Moncler, calze a rombi Burlington e soprattutto Timberland e Sebago, portate come un distintivo di appartenenza più che come calzature. L’abbigliamento contava quanto il luogo e quanto la compagnia. Ci si riconosceva per marchi e dettagli, ma soprattutto per presenza. Le moto – spesso Zündapp, parcheggiate con cura scenografica – facevano parte della coreografia urbana. Piazza Liberty, San Babila, Piazzetta Tommaseo, il centro come palcoscenico: luoghi strategici in cui non si andava solo per mangiare un panino, ma per essere visti, misurarsi, consolidare il gruppo. La compagnia era valore sociale, protezione simbolica, status condiviso. A intuire prima di altri la forza di quell’America indossabile fu Elio Fiorucci, che portò a Milano un’idea di moda pop, internazionale, disinibita, molto prima che diventasse mainstream. Accanto a lui, negozi come El Charro contribuirono a costruire un’estetica precisa: capi che parlavano di West, di libertà, di un altrove mitizzato e<br />
desiderato. I paninari non bevevano Martini: bevevano tempo, presenza, appartenenza. E Milano, ancora una volta, li accolse come sa fare solo lei: lasciando che anche una sottocultura diventasse stile.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2924 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/copertina-primo-numero-giornalino-Paninaro-755x1024.png" alt="" width="470" height="638" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/copertina-primo-numero-giornalino-Paninaro-755x1024.png 755w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/copertina-primo-numero-giornalino-Paninaro-1179x1600.png 1179w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/copertina-primo-numero-giornalino-Paninaro.png 1384w" sizes="auto, (max-width: 470px) 100vw, 470px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2925 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-02-778x1024.png" alt="" width="625" height="823" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-02-778x1024.png 778w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-02-1215x1600.png 1215w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-02.png 1744w" sizes="auto, (max-width: 625px) 100vw, 625px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2926 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-1024x658.png" alt="" width="778" height="500" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-1024x658.png 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Mondadori-PortfolioGetty-Images-1600x1028.png 1600w" sizes="auto, (max-width: 778px) 100vw, 778px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-2927 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2025-12-17-alle-22.44.39-882x494.png" alt="" width="587" height="329" /></p>
<p>______________________________________________________________________________________________________</p>
<p>IL MARTINI DELLA BORGHESIA: IL COCKTAIL CHE VESTIVA LA CITTÀ</p>
<p>Il Martini non è solo un drink: è stato per decenni l’emblema liquido di una borghesia che misurava il proprio rango a colpi di accostamenti sartoriali e routine sociali. Dry, perfetto, spesso servito in un bicchiere gelato e con un’oliva addomesticata: il Martini incarnava la misura, la freddezza controllata e quell’eleganza che non aveva bisogno di urlare.<br />
Nei bar e nelle pasticcerie storiche di Milano il Martini era parte del rito – un aperitivo sobrio prima del teatro, un’esplicitazione del ‘sapersi comportare’. Oggi quelle tonalità sono rare: molte insegne storiche hanno cambiato menù o stile, ma esistono ancora luoghi in cui il Martini si ordina e si riceve come una promessa rispettata.<br />
Tra questi, la pasticceria Biffi rimane un esempio di come certe tradizioni possano sopravvivere: non solo dolci ben fatti, ma anche l’attenzione alla ritualità del bere, con il Martini inteso alla vecchia maniera e un sandwich o un uovo sodo guarnito.<br />
Chi cerca la Milano antica troverà in questi posti non solo un cocktail, ma un pezzo di quell’etichetta urbana che non si insegna sui libri.</p>
<div id="attachment_2922" style="width: 531px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2922" class="wp-image-2922 size-medium" title="photographer Santi Caleca per Lissoni and Partners 01" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.00.29-521x756.png" alt="" width="521" height="756" /><p id="caption-attachment-2922" class="wp-caption-text">Camparino in Galleria</p></div>
<div id="attachment_2923" style="width: 678px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2923" class="wp-image-2923 size-medium" title="photographer Santi Caleca per Lissoni and Partners 02" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/02/Schermata-2026-02-10-alle-00.00.44-668x755.png" alt="" width="668" height="755" /><p id="caption-attachment-2923" class="wp-caption-text">Camparino in Galleria</p></div>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2026/02/10/milano-da-bere/">MILANO DA BERE</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA MODA IN DIALOGO CON LA SCRITTURA.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/09/01/la-moda-in-dialogo-con-la-scrittura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 08:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://theplayersmagazine.com/?p=2862</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49.png 623w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div>
<p>La moda come racconto sociale e culturale, capace di dialogare e contaminare la scrittura, l’estetica e il pensiero contemporanei: questo il tema del ciclo di incontri dedicati al legame tra moda e letteratura che vedrà L.B.M.1911, marchio di ricerca di Lubiam, azienda leader nel menswear sartoriale d’alta gamma, quale partner unico al Festivaletteratura di Mantova, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/09/01/la-moda-in-dialogo-con-la-scrittura/">LA MODA IN DIALOGO CON LA SCRITTURA.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="479" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-479x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-479x600.png 479w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49.png 623w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-09.51.49-560x702.png 560w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></div><p>La moda come racconto sociale e culturale, capace di dialogare e contaminare la scrittura, l’estetica e il pensiero contemporanei: questo il tema del ciclo di incontri dedicati al <strong>legame tra moda e letteratura</strong> che vedrà <a href="https://www.lbm1911.com/"><strong>L.B.M.1911</strong></a>, marchio di ricerca di Lubiam, azienda leader nel menswear sartoriale d’alta gamma, quale <strong>partner unico</strong> al <a href="https://www.festivaletteratura.it">Festivaletteratura di Mantova</a>, in programma dal 3 al 7 settembre 2025.</p>
<p>Primo festival internazionale della letteratura nato in Italia e oggi arrivato alla sua ventinovesima edizione, il Festivaletteratura è tra i più autorevoli appuntamenti della scena culturale nazionale, luogo ideale per l’incontro e la contaminazione tra linguaggi.</p>
<p>Il ciclo di incontri sostenuto da L.B.M.1911, esplora come la moda, al pari della letteratura, sia linguaggio e strumento di narrazione, capace di aprire prospettive nuove e di raccontare identità e trasformazioni e vedrà protagonisti critici, scrittori e figure chiave del fashion system.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il Programma</strong></p>
<ul>
<li>giovedì 4 settembre – “<a href="https://www.festivaletteratura.it/it/2025/eventi/31-le-pioniere-della-moda-4644">Le pioniere della moda</a>”, un incontro dedicato alle origini del giornalismo di moda, con Michela Dentamaro e Manuela Soldi, modera da Elosia Morra</li>
<li>venerdì 5 settembre – “<a href="https://www.festivaletteratura.it/it/2025/eventi/88-la-moda-fa-la-scrittura-4590">La moda fa la scrittura</a>”, sul tema di come scrittori e scrittrici si siano rapportati agli abiti per raccontare le loro storie, con Maria Luisa Frisa e Davide Coppo, modera Olga Campofreda</li>
<li>sabato 6 settembre – “<a href="https://www.festivaletteratura.it/it/2025/eventi/161-vestite-per-la-rivoluzione-4596">Vestite per la rivoluzione</a>”, una riflessione su come la letteratura come mezzo per l’empowerment di bambine e ragazze, con Jennifer Guerra e Marcella Terrusi, modera Olga Campofreda</li>
<li>domenica 7 settembre  &#8211; “<a href="https://www.festivaletteratura.it/it/2025/eventi/243-fare-moda-per-vedere-il-mondo-4601">Fare moda per vedere il mondo</a>”, con Carla Sozzani e Paolo Ferrarini</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>thePLAYERS ha incontrato <strong>Giovanni Bianchi</strong>, Direttore dell’Ufficio Stile di Lubiam, e <strong>Olga Campofreda</strong>, autrice e ideatrice del Miu Miu Literary Club.</p>
<div id="attachment_2867" style="width: 935px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2867" class="wp-image-2867 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Schermata-2025-09-01-alle-10.11.24-925x782.png" alt="" width="925" height="782" /><p id="caption-attachment-2867" class="wp-caption-text">Giovanni Bianchi, Direttore dell’Ufficio Stile di Lubiam</p></div>
<p><strong>Giovanni, qual è il valore della collaborazione con Festivaletteratura?</strong></p>
<p>Siamo orgogliosi di essere partner di <a href="https://www.festivaletteratura.it/it/2025/eventi">Festivaletteratura</a>. LUBIAM nasce a Mantova e la nostra azienda è profondamente legata al territorio e alla sue eccellenze. Di Festivaletteratura condividiamo i valori fondanti, quali la ricerca, l’apertura e il dialogo tra discipline. Ampliare e rafforzare il rapporto con il territorio e riaffermare il nostro impegno a sostegno della cultura e della creatività sono per noi obiettivi fondamentali.</p>
<p><strong>Secondo lei, cosa accomuna moda e letteratura?</strong><br />
La moda è cultura ed è un linguaggio universale, come la letteratura. Credo inoltre che l’abito e la scrittura siano entrambi strumenti di identità e potenti veicoli di cambiamento.</p>
<p><strong>Il marchio L.B.M.1911 è stato una sua intuizione, vuole raccontarci in breve?</strong><br />
L.B.M.1911 nasce nei primi anni 2000 e ha segnato una tappa fondamentale nella storia di Lubiam. Ho intuito che servisse una radicale innovazione di prodotto, che si discostasse dal mondo del formale, pur rispettandone i canoni in termini di qualità sartoriale, ponendosi in perfetto equilibrio fra lo sportswear e il mondo sartoriale. Il pezzo chiave del nostro guardaroba maschile è la giacca, che negli anni è stata rinnovata e reinventata, investendo risorse importanti nella ricerca e nello sviluppo.</p>
<p><strong>Che identità riflette il marchio L.B.M.1911? </strong><br />
L.B.M.1911 è oggi un marchio riconosciuto ed affermato presente in oltre mille boutique in tutto il mondo, ma è anche in perenne evoluzione. Per sua natura, è un brand votato alla contaminazione: è difficile inscriverlo in una categoria ben definita. L.B.M.1911 riflette uno stile che non è solo un modo di vestire ma un modo di vivere. Il nostro è un brand ultra contemporaneo, con radici centenarie, che racchiude in sé l’eccellenza dell’alta sartorialità italiana e uno slancio innovativo verso il leisurewear e il mondo del tecnico.</p>
<p>A Olga Campofreda, autrice e curatrice dei primi tre appuntamenti in calendario, abbiamo domandato…</p>
<div id="attachment_2865" style="width: 829px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2865" class="wp-image-2865 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Miu-Miu-Literary-Club_DAY-1_Olga-Campofreda-1-1-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Miu-Miu-Literary-Club_DAY-1_Olga-Campofreda-1-1-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Miu-Miu-Literary-Club_DAY-1_Olga-Campofreda-1-1-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/09/Miu-Miu-Literary-Club_DAY-1_Olga-Campofreda-1-1.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /><p id="caption-attachment-2865" class="wp-caption-text">Olga Campofreda, ideatrice del Miu Miu Literary Club</p></div>
<p><strong>Olga, lei ha ideato il Miu Miu Literary Club, vuole raccontarci in breve?</strong></p>
<p>Il Miu Miu Literary Club nasce da un’idea di Miuccia Prada, quella di creare uno spazio di confronto e scambio su temi come identità femminile ed emancipazione, a partire dalle opere di grandi autrici del Novecento, spesso dimenticate. L’intero progetto mette insieme passato e presente, perché crea un dialogo ideale tra autrici del secolo scorso e voci contemporanee. Come curatrice, seleziono attentamente insieme alla Signora Prada sia i testi che le autrici coinvolte nelle conversazioni. L’obiettivo è quello di stimolare il pensiero critico sulle identità, sul mondo e sulla società in cui viviamo: una rivoluzione, se si pensa che oggi sono ancora molti i Paesi in cui le donne non vengono valorizzate per le loro qualità intellettuali ma sono considerate esclusivamente per i loro ruoli sociali.</p>
<p><strong>Come nasce l’idea di Questioni di Stile al Festivaletteratura di Mantova?<br />
</strong>Sono ormai diversi anni anni che il mondo della moda si è avvicinato a quello della letteratura con eventi o altri tipi di collaborazioni. Si pensi, per esempio, alle t-shirt con la scritta <em>We Should All Be Feminists</em> prodotte da Dior, che riprendevano una famosa frase della scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie; oppure alla serata finale Booker Prize, sponsorizzata da Valentino. La convergenza moda e letteratura esiste da molto, ma oggi è particolarmente evidente. Quello che questi due mondi hanno sempre avuto in comune è l’idea di una narrativa: anche i vestiti raccontano &#8211; in modo più o meno simbolico &#8211; delle storie, e inevitabilmente sono il racconto della società che li produce e poi li indossa. Circa un anno fa, poco dopo la fine del Festivaletteratura, mi ero resa conto che il mercato editoriale stava proponendo diversi libri sull’argomento, così ho proposto agli organizzatori una cornice per riflettere insieme su questo fenomeno così affascinante. È stato fantastico poterci lavorare insieme.</p>
<p><strong>L.B.M.1911 è partner unico del ciclo di incontri sul dialogo tra moda e scrittura. Secondo lei, quale ruolo possono avere i marchi per contribuire a diffondere la cultura della moda?</strong><br />
Raccontando storie e fornendo piattaforme per ascoltarle. La moda non è solo il prodotto finale dell’abito che vediamo in passerella o in vetrina, ma è un percorso che dall’ispirazione arriva alla produzione e poi all’uso. Uno sguardo interdisciplinare sul modo della moda è un approccio prezioso per capire aspetti importanti delle dinamiche economiche, sociali e culturali nelle quali siamo immersi. A prescindere poi dal legame con il mondo della moda, i brand oggi hanno la possibilità di sostenere la cultura e l’ educazione (in particolare l’educazione alla lettura) in un periodo storico davvero critico per questo settore. Questo può avvenire in modi diversi, dalla sponsorizzazione di eventi culturali alla partnership con case editrici indipendenti, oppure scegliendo personalità del mondo della letteratura come brand ambassadors, tutte attività da cui l’identità dei marchi stessi uscirebbe rafforzata. La cosa più importante è che questa convergenza tra moda e letteratura non sia solo performativa, ma riesca a diventare parte di un discorso condiviso che inviti ad aprire i libri e a leggerli, discuterli insieme, creando comunità. Siamo molto grati a Lubiam per averci aiutato a produrre una serie come Questioni di Stile: questa collaborazione è un esempio importante di una strada che può essere ancora percorsa in molte altre direzioni.</p>
<p><strong>Deve scegliere: un buon libro di moda o un bell’abito?</strong><br />
L&#8217;ideale per me: un buon romanzo da leggere indossando uno splendido vestito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/09/01/la-moda-in-dialogo-con-la-scrittura/">LA MODA IN DIALOGO CON LA SCRITTURA.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IL PASSATO È UN FUTURO TUTTO DA SCRIVERE</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2023/09/20/il-passato-e-un-futuro-tutto-da-scrivere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Sep 2023 13:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Classico iconico]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://theplayersmagazine.com/?p=2099</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="473" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-20-alle-13.38.52-copia-473x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-20-alle-13.38.52-copia-473x600.png 473w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-20-alle-13.38.52-copia.png 580w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-20-alle-13.38.52-copia-560x710.png 560w" sizes="auto, (max-width: 473px) 100vw, 473px" /></div>
<p>Nel passato cerchiamo i nostri riferimenti per il presente e per il domani; abbiamo bisogno di conferme, di capisaldi a cui aggrapparci per ancorare le nostre non numerose certezze. Ed è per questo motivo che la ricerca di icone del passato è diventata, in questi tempi, un passatempo, un’ispirazione, una necessità (NdD). Oggi “OOTD”: OUTFIT &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2023/09/20/il-passato-e-un-futuro-tutto-da-scrivere/">IL PASSATO È UN FUTURO TUTTO DA SCRIVERE</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="473" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-20-alle-13.38.52-copia-473x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-20-alle-13.38.52-copia-473x600.png 473w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-20-alle-13.38.52-copia.png 580w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-20-alle-13.38.52-copia-560x710.png 560w" sizes="auto, (max-width: 473px) 100vw, 473px" /></div><p>Nel passato cerchiamo i nostri riferimenti per il presente e per il domani; abbiamo bisogno di conferme, di capisaldi a cui aggrapparci per ancorare le nostre non numerose certezze. Ed è per questo motivo che la ricerca di icone del passato è diventata, in questi tempi, un passatempo, un’ispirazione, una necessità (NdD).</p>
<p>Oggi <strong>“OOTD”: OUTFIT OF THE DAY</strong>, è un neologismo nato per esigenze di costume intorno al 2018, che sta letteralmente a significare look del giorno, ed utilizzato nella didascalia di un’immagine come abbreviazione sulle piattaforme <em>web imagebased</em> come Facebook ed Instagram. L’etichetta, il modo di dire insomma, avrebbe solamente 5 anni, mentre il significato ovviamente invece molti anni in più. Da quando poniamo attenzione a ciò che indossiamo infatti, ed in particolare a come abbinare i diversi capi, esiste appunto l’outfit. In questa, come accade per altre vanità, l’uomo ha cercato in questo ultimo decennio di prendersi il proprio spazio e dedicare del tempo alla ricerca di abbinamenti perfetti. Accantonati i look da passerella, spesso improponibili nella vita quotidiana, l’uomo di oggi, quello che indossa l’abito ma non solo, ha ben poco cui attingere, ma qualcosa c’è ed è pure di sostanza. Quindi come non tornare a parlare di <strong>STEVE MCQUEEN</strong>, che da quando ha iniziato a calpestare i set cinematografici intorno all’inizio degli anni ’60, ci ha dato prova di grande stile nella scelta dei suoi look?</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2102" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-20-alle-15.37.37-981x554.png" alt="" width="981" height="554" /><br />
Nella pellicola del 1963 <em><strong>The great escape</strong></em> recita indossando una felpa blu avio con le maniche letteralmente tagliate su pantalone chino color sabbia; in <em><strong>The Thomas Crown Affair</strong></em> del 1968, abito grigio medio con camicia azzurra ed a seguire, l’iconico bomber blu con interno rosso tartan di <strong>Barracuta</strong>, in produzione ancora oggi. In <em><strong>The Towering Inferno</strong></em> del 1974 indossa, nei panni di un pompiere, la giacca di servizio dei vigili del fuoco chiusa sul davanti con i famosi 4 ganci, oggi divenuta il capo maggiormente rappresentativo dell’italianissimo <strong>brand Fay</strong>.<br />
Questo modo di vestire, o meglio di essere, non era riservato solo alla vita cinematografica, ma rappresentava effettivamente l’indiscutibile gusto dell’attore statunitense che, in diverse occasioni, ha indossato cardigan avana con filatura spessa su camicia denim, oppure blu navy su T-shirt bianca, cinture con vistose fibbie western, svariate giacche di pelle e <strong>Barbour modello International</strong>, utilizzato come capo tecnico nelle competizioni motociclistiche; anch’esso attualmente in produzione.<br />
Che dire invece di Ralph Lifschitz, meglio conosciuto come <strong>RALPH LAUREN</strong>, origini bielorusse e nato nel Bronx nel 1939? Prima ancora che imprenditore, è e resterà sempre la miglior rappresentazione stilistica dei suoi marchi e delle sue aziende. Inimmaginabile si potesse portare con estrema eleganza una giacca sartoriale con pantalone denim slavato, camicia sempre denim con bottoni madreperla e stivale<br />
texano. Per il tempo libero invece uno smanicato imbottito verde salvia sempre su camicia e pantalone denim e per serate ufficiali smoking nero e scarpe da trekking fluo di marca Salomon. Come Ralph Lauren o di alfieri dello stile come Steve McQueen la storia ne ha visti, più o meno famosi e magari in forma attenuata, ma comunque sempre troppo pochi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2103 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/tux-inset_RL_black_tie-copia-682x1024.jpg" alt="" width="682" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/tux-inset_RL_black_tie-copia-682x1024.jpg 682w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/09/tux-inset_RL_black_tie-copia.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /><br />
Da questo punto di vista, purtroppo, ci viene restituita una realtà abbastanza carente di figure cui inspirarsi in modo seriale per costruire i propri look, non fosse altro perché l’ultimo 007 si è presentato alla prima di <em><strong>No Time to Die</strong></em> con una giacca velvet doppio petto color rosa fragola e se non bastasse, dicono i più cattivi, con le tasche non ancora scucite. Eppure i social, nonostante la capacità altamente distrattiva, possono aiutarci a colmare scientemente questo vuoto stilistico e così capita di imbattersi nel profilo più o meno noto di chi possiede ancora la capacità di inspirare un abbinamento a cui magari non avevamo pensato, ma attenzione, perché di ‘cattivi maestri’ ne è pieno il web, ed il rischio di scambiare lo stile per un eccesso, una variante esasperata del medesimo è molto frequente. Purtroppo è più facile richiamare l’attenzione con l’eccesso, che con l’autorevolezza e la semplicità.</p>
<p>L’imprenditore forlivese <a href="https://www.instagram.com/alessandrosquarzi/?hl=it"><strong>ALESSANDRO SQUARZI</strong>,</a> classe 1965, resta anno dopo anno uno degli uomini più fotografati al mondo per i suoi outfit, sempre diversi, eleganti e sportivi, vintage e classici, indossati con nonchalance e sempre appropriati. Capace di osare quel tanto che basta, ed in breve sdoganare ad esempio, la felpa con cappuccio sotto il cappotto, le calze rosse con l’abito, ridare nuova vita alle calze color ecru, da sempre riservate ai sandali dei turisti, nonché definire come normale, l’uso quotidiano di camice e giacche militari ovviamente originali.<br />
Rimaniamo quindi in attesa che ciascuno di noi crei a modo suo un proprio look, lo condivida e chissà magari possa divenire appunto iconico. Rimaniamo quindi in attesa che personaggi riferimento di oggi, possano diventare iconici per le future generazioni, in maniera articolata ed originale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2023/09/20/il-passato-e-un-futuro-tutto-da-scrivere/">IL PASSATO È UN FUTURO TUTTO DA SCRIVERE</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mani di Napoli</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2023/06/30/le-mani-di-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 10:51:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://theplayersmagazine.com/?p=1878</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="531" height="420" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/Schermata-2023-06-30-alle-12.37.29-531x420.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></div>
<p>Grande successo durante lo scrso Pitti Uomo 104 per la conferenza “Napoli dentro, Napoli addosso”, voluta dall’associazione Le Mani di Napoli, presso la Sala della Scherma della Fortezza da Basso. Relatori Carlo Puca, consigliere del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il Magnifico Rettore dell’Università Federico II Matteo Lorito, il Presidente di Pitti Immagine Antonio De &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2023/06/30/le-mani-di-napoli/">Le mani di Napoli</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="531" height="420" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/Schermata-2023-06-30-alle-12.37.29-531x420.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></div><p>Grande successo durante lo scrso Pitti Uomo 104 per la conferenza “Napoli dentro, Napoli addosso”, voluta dall’associazione <strong>Le Mani di Napoli</strong>, presso la Sala della Scherma della Fortezza da Basso. Relatori Carlo Puca, consigliere del sindaco di Napoli <strong>Gaetano Manfredi</strong>, il Magnifico Rettore dell’Università Federico II <strong>Matteo Lorito</strong>, il Presidente di Pitti Immagine <strong>Antonio De Matteis</strong>, lo chef <strong>Gennarino Esposito</strong>. A moderare la giornalista di moda e conduttrice <strong>Cinzia Malvini</strong>.</p>
<p>Nell’occasione è stato esposto, per la prima volta, il <strong>Disciplinare della Sartoria Napoletana</strong>, un documento che rivoluzionerà il settore. Dopo aver individuato i fondamenti dello <strong>Stile Napoletano</strong>, Le Mani di Napoli si fanno carico di codificare e rispettare i processi tradizionali che ne interpretano lo spirito, conseguendo così risultati del massimo valore estetico, culturale e materiale. Il Disciplinare si compone di un capo 1 che enuncia gli Scopi, un capo 2 il Metodo, un capo 3 Dizionario, capo 4 Lo Stile Napoletano, capo 5 La giacca Napoletana, capo 6 La lavorazione Tradizionale.</p>
<p>Così esordisce: “<em>Il presente documento intende individuare i processi tecnici e i principi teorici tipici e costitutivi della Sartoria Napoletana, affinchè essa, definita da una chiarezza al passo coi tempi, possa godere nei confronti di ogni interlocutore del prestigio necessario a prosperare e tramandarsi</em>”.</p>
<p>Si legge al capo 3.1: “<em>Maestro Sarto è colui che domina l’intero processo produttivo di qualsiasi capospalla e come tale governa una bottega, o una squadra, trasmettendo loro le regole dell’arte</em>”.</p>
<p>Nel corso dell’evento sono stati assegnati i riconoscimenti ai sarti decani: Antonio Liverano, Carmelo Crimi. Targhe alla memoria ai fondatori di Calabrese 1924, Sartoria Formosa, Barbarulo Gemelli da polso.</p>
<p>In occasione degli 800 anni della fondazione della Federico II, nel 2024, il Rettore ha annunciato la creazione di una vera e propria <strong>Academy in partner con Le Mani di Napoli</strong>, al fine di trasmettere questo prezioso patrimonio immateriale alle future generazioni.</p>
<p>Un percorso nato da poco, ma già netto e preciso nelle sue intenzioni, quelle di tutelare e far crescere il grandissimo patrimonio immateriale della cultura dell&#8217;abbigliamento napoletano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2023/06/30/le-mani-di-napoli/">Le mani di Napoli</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Daniele Comelli Art</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2023/02/24/danielecomelli-art/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 21:46:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://theplayersmagazine.com/?p=1712</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="413" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/02/Schermata-2023-02-24-alle-22.41.54-413x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/02/Schermata-2023-02-24-alle-22.41.54-413x600.png 413w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/02/Schermata-2023-02-24-alle-22.41.54.png 533w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/02/Schermata-2023-02-24-alle-22.41.54-230x334.png 230w" sizes="auto, (max-width: 413px) 100vw, 413px" /></div>
<p>Buone notizie per gli appassionati d’arte contemporanea: Genova avrà un nuovo salotto culturale, uno spazio espositivo che intende diventare luogo di riferimento per l’arte nazionale e internazionale. Si tratta della nuova galleria di Daniele Comelli, giovane imprenditore, figlio di galleristi, da sempre appassionato d’arte, che negli anni precedenti la pandemia ha realizzato una galleria d’arte &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2023/02/24/danielecomelli-art/">Daniele Comelli Art</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="413" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/02/Schermata-2023-02-24-alle-22.41.54-413x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/02/Schermata-2023-02-24-alle-22.41.54-413x600.png 413w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/02/Schermata-2023-02-24-alle-22.41.54.png 533w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/02/Schermata-2023-02-24-alle-22.41.54-230x334.png 230w" sizes="auto, (max-width: 413px) 100vw, 413px" /></div><p>Buone notizie per gli appassionati d’arte contemporanea: Genova avrà un nuovo salotto culturale, uno spazio espositivo che intende diventare luogo di riferimento per l’arte nazionale e internazionale. Si tratta della nuova galleria di Daniele Comelli, giovane imprenditore, figlio di galleristi, da sempre appassionato d’arte, che negli anni precedenti la pandemia ha realizzato una galleria d’arte contemporanea online, la <a href="https://danielecomelli.com/"><strong><em>Daniele Comelli Art</em>.</strong></a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1727 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/02/Schermata-2023-02-24-alle-22.43.11-586x780.png" alt="" width="586" height="780" /></p>
<p>Una collezione imponente, che comprende centinaia di dipinti, sculture e creazioni d’arte digitale di talentuosi artisti, emergenti e già affermati, tra cui spiccano Banksy, Rubinstein, Marco Battaglini, Gavin Rain, che hanno saputo conquistare il pubblico e la critica di settore con le loro opere uniche, innovative, visionarie e originali. Mosso da un’autentica passione per ogni forma d’arte e forte di una conoscenza e padronanza del mestiere, il gallerista seleziona ogni anno nuovi artisti da inserire in collezione e da esporre non solo nella sua galleria online ma anche in alcuni spazi prestigiosi, come ad esempio il Grand Hotel di Alassio, un vero e proprio <em>art hotel</em>.</p>
<p>Già nel 2018 Daniele Comelli aveva intrapreso un percorso inedito, seguendo un’intuizione imprenditoriale che si è rivelata vincente e mediante la quale ha portato l’arte direttamente nelle case degli appassionati. Ma adesso, alla creazione della galleria online, Comelli ha affiancato un’attività di consulenza, aiutando i propri clienti a creare piani d&#8217;investimenti specifici nell’acquisizione di opere d&#8217;arte, consigliandoli al fine di cogliere le migliori e promettenti opportunità offerte da un mercato in continua trasformazione e perenne evoluzione.</p>
<p>Se negli anni recenti la maggior parte delle vendite si sono concretizzate tramite l’e-commerce ufficiale e tramite ARTSY (il primo portale e-commerce al mondo per l&#8217;arte contemporanea), da oggi Comelli intraprende un progetto ambizioso, intensifica il suo ruolo nel settore e diversifica l’offerta, inaugurando uno spazio espositivo dal design ricercato ed essenziale che accoglierà artisti, collezionisti e appassionati, conferendo anche una dimensione estetica più tangibile al percorso imprenditoriale delineato sinora. La nuova galleria avrà anche una zona lounge, melting point tra edonismo e business. Uno spazio dove fare riflessioni sul mondo dell’arte e parlare di investimenti.</p>
<p>L’apertura della nuova galleria è prevista per il mese di marzo in Piazza Rossetti 3r a Genova, città natale di Comelli. Durante l’anno la galleria rappresenterà inoltre artisti di fama mondiale nelle più importanti fiere e manifestazioni d’arte contemporanea, tra cui il Booming Contemporary Art Show, l’Art Parma Fair e Arte Genova.</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2023/02/24/danielecomelli-art/">Daniele Comelli Art</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Art Strategist.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2021/09/20/art-strategist/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2021 09:41:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://theplayersmagazine.com/?p=1142</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-1229x1536.jpg 1229w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-1638x2048.jpg 1638w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-560x700.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-230x288.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div>
<p>Classe 1992, Eleonora‌ ‌Rebiscini‌ fa parte di quella nuova generazione di professionisti dell’arte capace di coniugare le competenze storico-artistiche con quelle tecniche del digital marketing. thePLAYERS l’ha intervistata per conoscere da vicino i nuovi mestieri dell’arte. Eleonora ti definisci una Art Strategist, in cosa consiste il tuo lavoro? Realizzo strategie di digital marketing per le &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2021/09/20/art-strategist/">Art Strategist.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-1229x1536.jpg 1229w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-1638x2048.jpg 1638w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-560x700.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-230x288.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div><p><em>Classe 1992, Eleonora‌ ‌Rebiscini‌ fa parte di quella nuova generazione di professionisti dell’arte capace di coniugare le competenze storico-artistiche con quelle tecniche del digital marketing. thePLAYERS l’ha intervistata per conoscere da vicino i nuovi mestieri dell’arte.</em></p>
<p><strong>Eleonora ti definisci una Art Strategist, in cosa consiste il tuo lavoro? </strong><br />
Realizzo strategie di digital marketing per le realtà e le istituzioni culturali, in relazione a specifiche esigenze o richieste. Negli ultimi sei mesi ho collaborato con <a href="https://www.palazzostrozzi.org/">Palazzo Strozzi</a> a Firenze, con la <a href="https://www.pandolfini.it/it/index.asp">casa d’aste Pandolfini</a> e con la startup italiana a Londra <a href="https://www.artsquare.io/">ArtSquare.io</a>. Da aprile, sono brand ambassador per la Treccani Arte, complice la mia pagina Instagram, che conta circa 11.000 followers.</p>
<div id="attachment_1144" style="width: 553px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1144" class="wp-image-1144" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-819x1024.jpeg" alt="" width="543" height="679" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-819x1024.jpeg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania-1280x1600.jpeg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/10/Credits-Matteo-Catania.jpeg 2000w" sizes="auto, (max-width: 543px) 100vw, 543px" /><p id="caption-attachment-1144" class="wp-caption-text">Photo by Matteo Catania</p></div>
<p><strong>Come ha influito la pandemia da Covid-19 sulla tua professione?<br />
</strong>Con la pandemia le mie competenze sono diventate molto richieste. La comunicazione digitale, inutile dirlo, ha rappresentato un mezzo fondamentale per il rilancio del mondo dell’Arte. Creare e curare una strategia di comunicazione digitale si è rivelato un perfetto espediente per promuovere e valorizzare il patrimonio artistico nostrano e riportare le persone nei musei. Sono stata felice del fatto che il mio lavoro abbia contribuito alla ripresa, mi sono sentita davvero utile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come sei riuscita a consolidare la tua reputazione e a farne una professione?<br />
</strong>Ho combinato gli studi universitari in Storia dell’Arte con tanta autoformazione sul marketing e il social media management. Il mio obiettivo è stato fin da subito trovare il modo di unire le mie due grandi passioni: l’arte e il digitale. A 23 anni ho iniziato a usare il mio profilo Instagram <a href="https://www.instagram.com/eleonorarebiscini/?hl=it">@eleonorarebiscini</a> per raccontare mostre e viaggi culturali e così è iniziato tutto. I followers sono diventati una fedele community e poco a poco sono diventata anche una sorta di punto di riferimento per altri giovani che come me vogliono trovare lavoro nel settore dell’Arte.</p>
<p><strong>Che differenza c’è tra un Art Stretegist e un Social Media Manager?<br />
</strong>Come Art Strategist realizzo vere e proprie strategie di comunicazione per realtà che nascono e crescono esclusivamente online, come nel caso di Artsquare.io, piattaforma di tokenizzazione dell’arte che a partire da 1€ permette alle persone di diventare co-proprietarie di opere di Andy Warhol, Keith Haring e l’artista Jago, per citare l’ultima new entry. Sono a capo dell’ufficio marketing della startup, con la responsabilità di far conoscere i valori di Art Square, curarne l’immagine pubblica e informare i potenziali clienti su come usufruire dei relativi servizi.</p>
<p><strong>Hai mai pensato che il tuo percorso possa diventare una sorta di caso-studio?<br />
</strong>È molto ambizioso, ma possibile! Lo scorso 16 settembre è uscito un podcast, di cui sono protagonista, sui mestieri dell’arte su <a href="https://www.adecco.it/podcast-job-busters-2">Adecco Podcast</a>, un’intervista in cui ho raccontato per la prima volta la mia esperienza in Artsquare.io, piattaforma di tokenizzazione di opere d’arte contemporanea. La startup ha deciso di investire su di me in quanto sono la prima storica dell’arte ad aver messo piede “dentro” l’ufficio marketing e comunicazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Consigli per chi inizia da zero?</strong><br />
Quando qualcuno mi scrive per avere qualche dritta sono molto diretta: ci vogliono pazienza, studio e intraprendenza. Trovare lavoro nel settore dell’arte in Italia è ancora possibile, se si è disposti a fare molti sacrifici e a coniugare settori apparentemente estranei tra loro per raggiungere un livello di competenze tale da diventare indispensabili per le dinamiche che oggi regolano il mondo del lavoro.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti per il futuro?</strong><br />
In autunno lancerò la terza stagione di <a href="https://www.artuu.it/81184/">@fecidartista</a>, il mio progetto editoriale nato su Instagram: la prima rubrica nata dagli storici dell’arte per gli storici dell’arte. Si tratta della prima stagione dopo la pandemia, in cui gli invitati raccontano la loro esperienza come lavoratori all’interno del settore arte sia durante che dopo il Covid.</p>
<p>La terza stagione sarà quella conclusiva, mi piace pensare che il progetto sia nato prima della pandemia in un sistema arte che non sapeva cosa sarebbe successo di lì a poco, sia continuato durante la pandemia e che veda la propria conclusione nell’Era post pandemica. Una sorta di lieto fine (o almeno lo spero).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2021/09/20/art-strategist/">Art Strategist.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
