Art Strategist.

Eleonora Rebiscini si racconta

Classe 1992, Eleonora‌ ‌Rebiscini‌ fa parte di quella nuova generazione di professionisti dell’arte capace di coniugare le competenze storico-artistiche con quelle tecniche del digital marketing. thePLAYERS l’ha intervistata per conoscere da vicino i nuovi mestieri dell’arte.

Eleonora ti definisci una Art Strategist, in cosa consiste il tuo lavoro?
Realizzo strategie di digital marketing per le realtà e le istituzioni culturali, in relazione a specifiche esigenze o richieste. Negli ultimi sei mesi ho collaborato con Palazzo Strozzi a Firenze, con la casa d’aste Pandolfini e con la startup italiana a Londra ArtSquare.io. Da aprile, sono brand ambassador per la Treccani Arte, complice la mia pagina Instagram, che conta circa 11.000 followers.

Photo by Matteo Catania

Come ha influito la pandemia da Covid-19 sulla tua professione?
Con la pandemia le mie competenze sono diventate molto richieste. La comunicazione digitale, inutile dirlo, ha rappresentato un mezzo fondamentale per il rilancio del mondo dell’Arte. Creare e curare una strategia di comunicazione digitale si è rivelato un perfetto espediente per promuovere e valorizzare il patrimonio artistico nostrano e riportare le persone nei musei. Sono stata felice del fatto che il mio lavoro abbia contribuito alla ripresa, mi sono sentita davvero utile.

 

Come sei riuscita a consolidare la tua reputazione e a farne una professione?
Ho combinato gli studi universitari in Storia dell’Arte con tanta autoformazione sul marketing e il social media management. Il mio obiettivo è stato fin da subito trovare il modo di unire le mie due grandi passioni: l’arte e il digitale. A 23 anni ho iniziato a usare il mio profilo Instagram @eleonorarebiscini per raccontare mostre e viaggi culturali e così è iniziato tutto. I followers sono diventati una fedele community e poco a poco sono diventata anche una sorta di punto di riferimento per altri giovani che come me vogliono trovare lavoro nel settore dell’Arte.

Che differenza c’è tra un Art Stretegist e un Social Media Manager?
Come Art Strategist realizzo vere e proprie strategie di comunicazione per realtà che nascono e crescono esclusivamente online, come nel caso di Artsquare.io, piattaforma di tokenizzazione dell’arte che a partire da 1€ permette alle persone di diventare co-proprietarie di opere di Andy Warhol, Keith Haring e l’artista Jago, per citare l’ultima new entry. Sono a capo dell’ufficio marketing della startup, con la responsabilità di far conoscere i valori di Art Square, curarne l’immagine pubblica e informare i potenziali clienti su come usufruire dei relativi servizi.

Hai mai pensato che il tuo percorso possa diventare una sorta di caso-studio?
È molto ambizioso, ma possibile! Lo scorso 16 settembre è uscito un podcast, di cui sono protagonista, sui mestieri dell’arte su Adecco Podcast, un’intervista in cui ho raccontato per la prima volta la mia esperienza in Artsquare.io, piattaforma di tokenizzazione di opere d’arte contemporanea. La startup ha deciso di investire su di me in quanto sono la prima storica dell’arte ad aver messo piede “dentro” l’ufficio marketing e comunicazione.

 

Consigli per chi inizia da zero?
Quando qualcuno mi scrive per avere qualche dritta sono molto diretta: ci vogliono pazienza, studio e intraprendenza. Trovare lavoro nel settore dell’arte in Italia è ancora possibile, se si è disposti a fare molti sacrifici e a coniugare settori apparentemente estranei tra loro per raggiungere un livello di competenze tale da diventare indispensabili per le dinamiche che oggi regolano il mondo del lavoro.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
In autunno lancerò la terza stagione di @fecidartista, il mio progetto editoriale nato su Instagram: la prima rubrica nata dagli storici dell’arte per gli storici dell’arte. Si tratta della prima stagione dopo la pandemia, in cui gli invitati raccontano la loro esperienza come lavoratori all’interno del settore arte sia durante che dopo il Covid.

La terza stagione sarà quella conclusiva, mi piace pensare che il progetto sia nato prima della pandemia in un sistema arte che non sapeva cosa sarebbe successo di lì a poco, sia continuato durante la pandemia e che veda la propria conclusione nell’Era post pandemica. Una sorta di lieto fine (o almeno lo spero).

 

 

 

di Marta Coccoluto

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