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	<title>Who Are thePLAYERS Archivi - the Players Magazine</title>
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		<title>UN VIAGGIO NEL TEMPO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 13:55:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="399" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg 399w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-680x1024.jpg 680w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-1063x1600.jpg 1063w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-768x1156.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-560x843.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto.jpg 1329w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /></div>
<p>Quest’anno, più che mai, il guardaroba dell’uomo moderno sembra urlare la propria voglia di capospalla iconici. Ma dietro a questo desiderio si nasconde una storia profonda, con le radici ancorate nel passato che si evolve con il passare del tempo, sempre adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali. IL CAPOSPALLA MASCHILE, INFATTI, NON È MAI STATO &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="399" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-399x600.jpg 399w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-680x1024.jpg 680w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-1063x1600.jpg 1063w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-768x1156.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto-560x843.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/barbour_the_crown_giubbotto.jpg 1329w" sizes="auto, (max-width: 399px) 100vw, 399px" /></div><p>Quest’anno, più che mai, il guardaroba dell’uomo moderno sembra urlare la propria voglia di capospalla iconici. Ma dietro a questo desiderio si nasconde una storia profonda, con le radici ancorate nel passato che si evolve con il passare del tempo, sempre adattandosi ai cambiamenti sociali e culturali.<br />
IL CAPOSPALLA MASCHILE, INFATTI, NON È MAI STATO SOLO UN CAPO DI ABBIGLIAMENTO, MA UN SIMBOLO, UNA DICHIARAZIONE DI STILE, UNA FORMA DI ESPRESSIONE CHE UNISCE PRATICITÀ ED ELEGANZA IN UN’UNICA ESSENZA.<br />
Mentre la moda femminile si trasforma a ritmo serrato, quella maschile ha sempre seguito un cammino più lento e strutturato, attingendo dalle tradizioni militari, dal mondo del lavoro e dallo sport. Eppure, nella sua apparente staticità, ha saputo evolversi, adattandosi ai tempi senza mai perdere la sua anima.<br />
In questo contesto, il capospalla occupa un posto di assoluto rilievo. Non è solo una protezione contro il freddo o le intemperie climatiche, ma un modo per dichiarare chi siamo e come vogliamo essere percepiti.<br />
Un simbolo identitario che ha attraversato epoche e generazioni, rimanendo sempre attuale. Ma cosa hanno in comune icone come il Principe Carlo, David Beckham, Robert Redford e Steve McQueen? Oltre alla loro fama, hanno reso immortale questo indumento, trasformando capi nati per rispondere a esigenze pratiche in veri e propri simboli di stile senza tempo.</p>
<p><strong>PEACOAT: UN’ICONA DI ELEGANZA E TRADIZIONE</strong><br />
Il Peacoat, originario dei Paesi Bassi tra il 1600 e il 1700, nasce come giacca resistente e impermeabile per i marinai. Il termine pijjekker (giacca in lana) racconta la funzionalità di un capo pensato per affrontare il freddo e le intemperie del mare.<br />
Nel XIX secolo, il peacoat diventa un capospalla fondamentale nella Royal Navy, simbolo di prestigio e autorità. Con il suo taglio a doppio petto, la lana Melton e i bottoni dorati, è un capo che coniuga praticità ed eleganza in modo sublime. Il Peacoat Burberry affina questa tradizione con una sartorialità sofisticata, portando il capo a un livello di modernità senza tempo. Indossato da leggende come Robert Redford in The Sting, il peacoat non è mai stato solo un abito, ma una dichiarazione di classe, audacia e raffinatezza. Versatile ed eterno, è il capospalla perfetto per ogni occasione, dal look casual al più formale, capace di attraversare decenni senza perdere la sua forza iconica.</p>
<div id="attachment_2953" style="width: 769px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2953" class="wp-image-2953 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-759x1024.png" alt="" width="759" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-759x1024.png 759w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-1187x1600.png 1187w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-768x1036.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-1139x1536.png 1139w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-1519x2048.png 1519w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-560x755.png 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-230x310.png 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374-445x600.png 445w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.52.01-e1773150431374.png 1748w" sizes="(max-width: 759px) 100vw, 759px" /><p id="caption-attachment-2953" class="wp-caption-text">Alessandro Abbatecola con il suo Peacoat</p></div>
<p><strong>BARBOUR: IL SIMBOLO DI ELEGANZA RESISTENTE</strong><br />
Nato nel 1894 a South Shields, Barbour è molto più di un semplice marchio: è un’istituzione del lifestyle britannico, simbolo di eleganza discreta e praticità. Progettata inizialmente per proteggere marinai e lavoratori dalle intemperie del Mare del Nord, la giacca in cotone cerato di Barbour ha trovato la sua identità nel connubio tra funzionalità e stile. Il Principe Carlo l’ha resa iconica, indossandola per decenni come manifesto di sobria raffinatezza, mentre David Beckham ne ha reinterpretato l’estetica in chiave moderna, mescolando heritage e un tocco di coolness urbana. Barbour è un marchio che ha fatto della durata un valore culturale, con giacche che ogni anno vengono riparate e cerate di nuovo, dando vita a un mercato vintage sempre più ricercato. Un capo che, con il passare del tempo, non perde la sua forza ma la arricchisce, dimostrando che la vera eleganza non sta nell’apparenza, ma nell’autenticità che resiste al passare degli anni.</p>
<div id="attachment_2952" style="width: 819px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2952" class="wp-image-2952 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-809x1024.png" alt="" width="809" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-809x1024.png 809w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-1264x1600.png 1264w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-768x972.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-1214x1536.png 1214w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-1618x2048.png 1618w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-560x709.png 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-230x291.png 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944-474x600.png 474w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.51.21-e1773150614944.png 1854w" sizes="(max-width: 809px) 100vw, 809px" /><p id="caption-attachment-2952" class="wp-caption-text">Franco Mazzetti, con il suo Barbour</p></div>
<p><strong>TRENCHCOAT: UNA STORIA DI ELEGANZA INFINITA</strong><br />
Nel 1856, il giovane Thomas Burberry aveva solo 21 anni, ma la sua intuizione di creare un tessuto impermeabile e traspirante avrebbe cambiato per sempre il capospalla maschile. Successivamente la gabardine diventa la base del trench coat, progettato per gli ufficiali durante la Prima Guerra Mondiale. Da equipaggiamento funzionale, il trench Burberry diventa rapidamente un emblema di eleganza sofisticata. Celebre in tutto il mondo, è stato reso immortale da Humphrey Bogart in Casablanca, dove lo indossa come simbolo di distacco, virilità e malinconia. Negli anni ‘60, Alain Delon lo trasforma in simbolo di classe e fascino, e oggi il trench continua a essere un archetipo di stile, non solo un capo da indossare, ma un’affermazione di eleganza. La celebre foderatura a check beige è diventata anch’essa parte integrante di questa iconica storia. Burberry non ha mai smesso di reinventarsi, facendo del trench un simbolo che non segue la moda, ma la definisce.</p>
<div id="attachment_2951" style="width: 692px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2951" class="wp-image-2951 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled-682x1024.jpeg" alt="" width="682" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled-682x1024.jpeg 682w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled-1066x1600.jpeg 1066w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9296-scaled.jpeg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /><p id="caption-attachment-2951" class="wp-caption-text">Niccolò Cesari, con il suo Trenchcoat</p></div>
<p><strong>PARKA: UN S IMBOLO DI RIBELLIONE E ELEGANZA</strong><br />
Nato nel 1951 come capospalla per i soldati americani durante la Guerra di Corea, il Parka M51 si distingue per la sua struttura modulare, pensata per resistere alle condizioni climatiche più difficili. Tuttavia, è negli anni ‘60 che il parka si trasforma in un simbolo dell’evoluzione socioculturale londinese. Indossato sopra completi sartoriali da figure come Paul Weller, diventa così un manifesto di ribellione e stile consapevole. Un capo che fonde eleganza e funzionalità in un equilibrio perfetto. Molti brand hanno saputo reinterpretare il parka, unendo alla tradizione militare la raffinatezza del lusso contemporaneo. Non più solo un capo per proteggersi dal freddo, il parka diventa un simbolo di uno stile che abbraccia il futuro senza dimenticare il passato, il vintage che vive nella modernità.<br />
Un capo di resistenza, di storia e di stile, che continua a rimanere un punto fermo nel guardaroba maschile.</p>
<div id="attachment_2955" style="width: 836px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2955" class="wp-image-2955 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22-826x1024.png" alt="" width="826" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22-826x1024.png 826w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22-1291x1600.png 1291w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.54.22.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 826px) 100vw, 826px" /><p id="caption-attachment-2955" class="wp-caption-text">Alvaro Requerey, con il suo Parka</p></div>
<p><strong>MONTGOMERY: L&#8217;ELEGANZA RAFFINATA SENZA TEMPO</strong><br />
Il Montgomery, nato durante la Seconda Guerra Mondiale, è il capospalla che ha unito funzionalità e raffinatezza. Con la sua chiusura a doppio petto, il colletto alto e le fibbie in cuoio, il Montgomery è un capo che è stato in grado di attraversare il tempo, adattandosi alle tendenze senza mai perdere il suo fascino.<br />
La sua fama cresce grazie a personaggi come Steve McQueen, che lo indossa in alcuni dei suoi ruoli più iconici, e al Principe William, che ne ha rilanciato la popolarità negli ultimi anni.<br />
Il Montgomery è il capospalla ideale per chi cerca un capo che non teme il passare del tempo.<br />
Che sia vintage o moderno, il Montgomery mantiene una bellezza unica, combinando l’eleganza senza tempo con una praticità che non passa mai di moda. Nei negozi vintage, questo cappotto prende nuova vita, dimostrando che la vera classe non è solo nella novità, ma nell’intemporalità che continua a farsi sentire attraverso generazioni.<br />
Nel corso dei decenni, questi capispalla non sono stati semplici indumenti, ma vere e proprie icone. Ognuno di questi capi racconta una storia: quella di una cultura che sa come fondere tradizione e innovazione, passato e futuro, praticità e lusso. Indossati da leggende dello sport, del cinema, della musica e della nobiltà, questi capi continuano a rappresentare la quintessenza dello stile maschile.<br />
OGGI COME IERI, LA VERA ELEGANZA NON RISIEDE NELL’ECCESSO, MA NELLA SCELTA  DI CAPI CHE SONO SOPRAVVISSUTI ALLE MODE, CHE RACCONTANO STORIE E CHE, GRAZIE ALLA LORO BELLEZZA SENZA TEMPO, DEFINISCONO CHI LI INDOSSA.<br />
Il capospalla dunque non è solo un capo di abbigliamento: è una dichiarazione di intenti, un segno distintivo,<br />
una scelta che parla di chi siamo e di come vogliamo essere visti nel mondo.</p>
<div id="attachment_2954" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2954" class="wp-image-2954 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-1024x1022.png" alt="" width="1024" height="1022" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-1024x1022.png 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-150x150.png 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28-1600x1598.png 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-01-05-alle-16.53.28.png 1924w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-2954" class="wp-caption-text">Luigi Bassolino, con il suo Montgomery</p></div>
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		<title>WHO ARE THEPLAYERS: NIKOS MAKRIDAKIS</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/30/who-are-theplayers-nikos-makridakis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 12:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="400" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-400x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-400x600.jpg 400w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-768x1152.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-560x840.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></div>
<p>FELICITÀ, PIACERE, GIOIA… CONCETTI EPICUREI MOLTO SENTITI ANCHE DALL’ UOMO MODERNO. CHI È NIKOS MAKRIDAKIS, FONDATORE DLE BRAND ORA GENTLEMAN? “La felicita è il più grande obiettivo dell’uomo nella vita. La qualità e la razionalità sono i pilastri della felicita” dice Epicuro. La filosofia epicurea è davvero la nostra ‘verità’ e il nostro credo. Siamo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="400" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-400x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-400x600.jpg 400w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-768x1152.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled-560x840.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8133-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></div><p><strong>FELICITÀ, PIACERE, GIOIA… CONCETTI EPICUREI MOLTO SENTITI ANCHE DALL’ UOMO MODERNO. CHI È NIKOS</strong><br />
<strong>MAKRIDAKIS, FONDATORE DLE BRAND <a href="https://oragentleman.com/">ORA GENTLEMAN</a>?</strong><br />
“La felicita è il più grande obiettivo dell’uomo nella vita. La qualità e la razionalità sono i pilastri della felicita” dice <strong>Epicuro</strong>. La filosofia epicurea è davvero la nostra ‘verità’ e il nostro credo. Siamo una piccola cellula di un organismo unico chiamato VITA, nel nostro sforzo di diventare una piccola parte di una storia chiamata BELLEZZA!</p>
<p>Ci sentiamo mortali, con un futuro di breve durata che dobbiamo gestire con saggezza e prudenza … con arte! Poiché non viviamo per sempre, non viviamo per caso.<br />
Il BENESSERE insegnato per la prima volta dagli antichi Greci richiede tempo, osservazione, sperimentazione, amore per l’apprendimento e modestia. Si tratta di un processo continuo di auto-conoscenza e di automiglioramento per ‘dare alla luce’ il proprio piacere … il piacere della vita. Quindi siamo degli inguaribili romantici che amano la vita … le albe e i tramonti, la salsedine del mare e l’aria dell’Egeo, il buon vino, le classiche auto cabrio e il sorriso di una donna!</p>
<p><strong>Come e quando è nato il progetto OraGentleman?</strong></p>
<p>È il frutto di un profondo bisogno interiore, cioè rendere il nostro mondo migliore, più bello e più umano. Creare un polo di attrazione per un gruppo di persone che non amano il rumore e la mondanità, ma piuttosto l’eleganza, l’autenticità e l’unicità. Vogliamo credere che nel corso degli anni, attraverso l’abbigliamento, abbiamo creato un’isola di etica, di bellezza e cultura … un <strong>OraGentleman Friend Club</strong> che rende omaggio alla <strong>Grande Bellezza</strong>!</p>
<p>Ciò non sorprende, perché <strong>OraGentleman</strong> è ‘nato’ circa dieci anni fa in compagnia del mio migliore amico, il mio cane Toby … su una spiaggia di Creta di fronte al Mare Madre, sotto i raggi del Dio Sole!<br />
All’epoca l’idea era quella di una capsule collection di beachwear e accessori da uomo, ma si è rapidamente evoluta in un marchio sartoriale olistico, che offre servizi <strong>RtW</strong>, <strong>MtM</strong> e <strong>Tailor Made</strong>.</p>
<p><strong>OraGentleman è un inno alla bellezza e alla vita. Qual è il tuo modello estetico e da chi trai ispirazioni per le tue collezioni?</strong></p>
<p>Sì, è vero, questo è ciò che esprime e trasuda. Grazie per l’osservazione. Il nostro modello estetico ha a che fare con la natura del paesaggio mediterraneo, la riviera franco-italiana degli anni ‘60, le isole greche. La nostra ispirazione è Cary Grant e gli abiti floreali e ariosi dell’epoca delle nostre madri. Le nostre collezioni sono un tripudio di colori, armonia di tessuti, equilibrio di scuole sartoriali e tendenze. British Understatement e sprezzatura!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2805 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC_4282-1024x1024.jpg" alt="" width="561" height="561" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC_4282-1024x1024.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC_4282-150x150.jpg 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC_4282.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 561px) 100vw, 561px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2797 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8209-scaled-683x1024.jpg" alt="" width="563" height="844" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8209-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8209-scaled-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/DSC8209-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 563px) 100vw, 563px" /></p>
<p><strong>Lo stile di OraGentleman è un classico moderno, uno stile che supera la prova del tempo. Perché è ancora oggi un punto di riferimento per l’eleganza maschile?</strong></p>
<p>Grazie per il complimento, ci fai onore, ma siamo ancora all’inizio. Ci sono altri marchi nel mondo sartoriale con una lunga storia alle spalle che hanno gettato le basi creando capi di stile classici.<br />
Non innoviamo né ‘urliamo’, facciamo le ‘basi’, cercando di sintetizzare il vecchio con il nuovo mondo a modo nostro. Il nostro marchio è più un ‘modo di vivere’! Un inno di <em><strong>Good Life</strong></em>!<br />
Siamo gli amanti della frase &#8230;“Essere notati senza sforzarsi di essere notati, ecco cosa significa eleganza’’, per citare Luciano Barbera.</p>
<p><strong>OraGentleman è un marchio solare che profuma di mare. Osservando il mondo da Heraklion, Creta, come viene influenzata la scelta delle linee, dei tessuti, dei colori &#8230;</strong></p>
<p>Il nostro luogo ha dato i natali alla più antica civiltà del <strong>Mediterraneo</strong>: la <strong>civiltà Minoica</strong>. Il <strong>Palazzo di Cnosso</strong> è pieno di affreschi con delfini, api, tori, viti, anfore … principi e principesse.<br />
Colori, profumi e sapori di un mondo che non esiste più. Questa antica civiltà è la nostra ispirazione! Tuttavia, sarebbe negligente da parte nostra non menzionare il periodo del dominio veneziano. Il <strong>Gran Castello</strong>, i gigli, gli archi, i leoni veneziani … che hanno costituito il tema centrale del nostro logo.</p>
<p><strong>La scelta dei tessuti è sempre molto importante, quali sono i tuoi preferiti?</strong></p>
<p>Siamo amanti delle fibre naturali come lana, seta, lino e cotone, e contrari all’acrilico e al poliestere! Le nostre collezioni sono ‘pulite’ e oneste. Vogliamo che il nostro impatto energetico sia il più ‘indolore’ possibile per gli esseri umani e per la natura.</p>
<p><strong>Qual è il tuo rapporto con l’Italia e con una manifestazione come Pitti Uomo?</strong></p>
<p>L’Italia è la mia seconda patria. Il mio primo ‘battesimo del fuoco’ l’ho ricevuto nel 1996, seguendo mio padre negli affari, ma visitando un’altra fiera: il CERSAIE di Bologna.<br />
Ricordo questa città con stupore. Piazza Maggiore, la Basilica di San Petronio, Nettuno, le torri e i negozi di via Indipendenza … senza dimenticare il mondo chic della città di allora. La mia esperienza è stata rinascimentale …<br />
In seguito le mie visite sono diventate più frequenti e ho potuto conoscere sempre di più il vostro meraviglioso Paese.<br />
Successivamente mi sono avvicinato professionalmente al settore dell’abbigliamento maschile e ho visitato <strong>Pitti Uomo</strong> per la prima volta nel 2000 &#8230; (Pitti UOMO numero 60!).<br />
A quei tempi non esistevano Instagram e tutto il glamour di adesso. Si trattava di una fiera B2B puramente professionale, importante ma con meno spazi ed espositori. Sono quindi riuscito a concludere i miei primi affari e a proporre nuovi prodotti pret-à-porter e persino servizi MtM al mercato della mia città.<br />
Adesso con la fondazione di OraGentleman, visito con piacere Pitti Uomo dal 2019. E continuerò a farlo!</p>
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		<title>WHO ARE THEPLAYERS: BARTOLO GRANATA</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/30/who-are-theplayers-bartolo-granata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 12:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-06-06-15-09-44-6-450x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-06-06-15-09-44-6-450x600.jpg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-06-06-15-09-44-6-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-06-06-15-09-44-6.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-06-06-15-09-44-6-1152x1536.jpg 1152w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-06-06-15-09-44-6-560x747.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-06-06-15-09-44-6-230x307.jpg 230w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div>
<p>Napoli con la sua tradizione sartoriale è una continua miniera di personaggi, di storie, di brand da raccontare, chi è Bartolo Granata e come nasce la sua passione per il mondo dell’abbigliamento? Mi piace definirmi un ragazzo di 35 anni, nato a Napoli, che come molti, nella mia terra d’origine è figlio d’arte. Infatti ho &#8230;</p>
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<strong>Bartolo Granata e come nasce la sua passione per il mondo dell’abbigliamento?</strong><br />
Mi piace definirmi un ragazzo di 35 anni, nato a Napoli, che come molti, nella mia terra d’origine è figlio d’arte. Infatti ho iniziato il mio lungo apprendistato nel mondo dell’abbigliamento all’età di 13 anni, affidandomi a mio nonno che iniziò il lavoro di sarto negli anni ’50. Ricordo che approfittavo delle vacanze estive e natalizie per poter imparare questo lavoro che iniziava ad appassionarmi sempre di più. Dopo la morte di mio nonno, all’età di 17 anni continuai la mia esperienza nel settore con papà, anch’esso sarto sin dagli anni ’80. Nel 2007 creo un brand di abbigliamento da donna chiamato <em>jàjà</em>, che aveva il suo punto forte nel ricamo fatto a mano su T-shirt e jeans. Questa esperienza dura fino al 2011 quando interrompo questo progetto e decido di cambiare vita, arruolandomi nell’Esercito Italiano per restarci 3 anni fino al 2015.<br class="yoast-text-mark" />Tuttavia sentivo che quel mondo non era il mio, infatti decisi di tornare a produrre abbigliamento; fu come un richiamo della natura e capii che quella era la strada che avevo voluto intraprendere nella vita.<br class="yoast-text-mark" />Al mio rientro dall’Esercito ricominciai a lavorare con mio padre, gestendo tutta la parte della produzione.<br class="yoast-text-mark" />Poi, nel 2020 scoppiò la pandemia ed io e mio padre decidemmo di mettere in stand by l’abbigliamento per dedicarci alla produzione di camici in TNT per tutti gli ospedali d’Italia.<br class="yoast-text-mark" />Nel 2022 ricominciammo a dedicarci all’abbigliamento creando il marchio Granata Sartoria, ma non ero ancora contento, avevo bisogno di una cosa totalmente mia, partita da me, dove concentrare le mie idee.<br />
Dopo solo 1 anno, nel 2023, decido di andare via dall’azienda di famiglia e creare una nuova impresa tutta mia: nasce il marchio Officina Sartoriale.</p>
<p><strong>Quale è lo stile al quale ti riferisci, quali sono i modelli che ti ispirano, hai dei personaggi o delle atmosfere di riferimento?</strong><br class="yoast-text-mark" />Lo stile che Officina Sartoriale cerca di trasmettere sul mercato è sicuramente quello della grande sartoria napoletana con tutte le sue sfaccettature; quindi uno stile elegante ma allo stesso tempo sportivo ispirato molto agli anni ‘80 e ‘90, un periodo di grande creatività e fermento culturale, dominato da icone che oggi mancano, quali Gianni Agnelli, Ralph Lauren, ma anche personaggi mitici degli anni ’50, come James Dean.</p>
<p><strong><a href="https://www.instagram.com/officina.sartoriale.italiana/">Officina Sartoriale Italiana</a> è il tuo nuovo progetto, a chi si rivolge, chi è il players al quale è destinato?</strong><br class="yoast-text-mark" />È rivolto ad un pubblico molto vasto, a tutti coloro che hanno il desiderio di distinguersi, senza limiti di età; non importa se hai 30 anni o oppure 80, il comune denominatore deve essere quello di ricercare uno stile pulito, che si ispira ai classici, ma assolutamente contemporaneo!</p>
<p><strong>Officina Sartoriale è un prodotto Made in Italy, quale mercato vuol conquistare?</strong><br />
Officina Sartoriale è un vero prodotto Made in Italy realizzato tutto esclusivamente nella mia azienda a Napoli da artigiani italiani. La nostra ambizione è quella di cercare di estendere il prodotto inizialmente nei<br />
principali mercati europei, per poi ambire ad espanderci in tutto il mondo.</p>
<p><strong>Quali capi Officina Sartoriale non possono mancare nel borsone del moderno gentleman che si appresta ad andare in vacanza o per un fine settimana?</strong><br class="yoast-text-mark" />Sicuramente una giacca doppio petto che ormai per noi è diventato un must, oppure uno il nostro pantalone con elastico in vita, un capo super eclettico, che a detta di tutti trasmette eleganza pur restando allo stesso tempo comodissimo.</p>
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		<title>WHO ARE THEPLAYERS: UGO CILENTO</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/07/11/who-are-theplayers-ugo-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 10:25:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="538" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-nodo-copia-scaled-e1752229364475-538x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-nodo-copia-scaled-e1752229364475-538x600.jpg 538w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-nodo-copia-scaled-e1752229364475-918x1024.jpg 918w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-nodo-copia-scaled-e1752229364475-1434x1600.jpg 1434w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-nodo-copia-scaled-e1752229364475-768x857.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-nodo-copia-scaled-e1752229364475-1377x1536.jpg 1377w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-nodo-copia-scaled-e1752229364475-560x625.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-nodo-copia-scaled-e1752229364475-230x257.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-nodo-copia-scaled-e1752229364475.jpg 1698w" sizes="auto, (max-width: 538px) 100vw, 538px" /></div>
<p>UGO CILENTO. TRADIZIONE SARTORIALE, CULTURA E PASSIONE. Dalla Napoli del 1780 a oggi, la Maison Cilento continua a raccontare l’eleganza maschile attraverso la lente della cultura, della passione e di un contatto umano che resiste al tempo e al digitale. Una cravatta può raccontare un’epoca, una passione, persino uno stato d’animo. Lo sa bene UGO &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/07/11/who-are-theplayers-ugo-cilento/">WHO ARE THEPLAYERS: UGO CILENTO</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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<p>Dalla Napoli del 1780 a oggi, la Maison Cilento continua a raccontare l’eleganza maschile attraverso la lente della cultura, della passione e di un contatto umano che resiste al tempo e al digitale. Una cravatta può raccontare un’epoca, una passione, persino uno stato d’animo.<br />
Lo sa bene <strong>UGO CILENTO</strong>, ottava generazione di una delle maison più antiche d’Europa, la <a href="https://www.cilento1780.it/"><strong>MAISON CILENTO 1780</strong></a>, che da oltre due secoli veste uomini (e donne) con eleganza e visione. Lo incontriamo a Napoli, nel cuore della sede storica della Riviera di Chiaia, tra bozzetti, sete, libri antichi e nuovi progetti.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2717 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-sartoria-copia-scaled-683x1024.jpg" alt="" width="683" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-sartoria-copia-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-sartoria-copia-scaled-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/07/Ugo-Cilento-sartoria-copia-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></p>
<p><strong>Maison Cilento ha una storia di oltre 240 anni. Cosa significa portare avanti un’eredità così lunga, oggi?</strong><br />
È una responsabilità che sento ogni giorno, ma anche un onore. La nostra è una storia di eleganza, certo, ma soprattutto di valori: la cura del dettaglio, il rispetto per il cliente, il legame con la città. Essere l’ottava generazione significa guardare avanti, ma senza mai tradire l’anima della Maison.</p>
<p><strong>Tradizione, ma anche innovazione. In che modo Cilento resta al passo con i tempi?</strong><br />
L’innovazione non è solo tecnologica: è culturale. Ogni anno creiamo collezioni ispirate al mondo dell’arte, della musica, della letteratura, della scaramanzia persino. Abbiamo collaborato con le più importanti istituzioni museali italiane. Vestire con un nostro accessorio significa anche portare con sé un frammento di bellezza, di cultura, di identità.</p>
<p><strong>Le vostre cravatte sono famose anche per raccontare passioni e stati d’animo …</strong><br />
Sì, è un gioco molto serio. Ci sono cravatte dedicate alla pesca, alla musica jazz, ai grandi scrittori, alle superstizioni napoletane. È un modo per dialogare con il cliente, per creare connessioni vere. Ogni uomo ha le sue passioni, e noi cerchiamo di renderle visibili, portabili, eleganti.</p>
<p><strong>In un mondo sempre più digitale, voi avete scelto di non vendere online. Una scelta coraggiosa.</strong><br />
È una scelta di coerenza. Per me, il contatto diretto con il cliente è sacro. Entrare nei nostri negozi, essere accolti, ascoltati, seguiti, è parte integrante dell’esperienza Cilento. Per gli accessori offriamo un servizio via WhatsApp, personalizzato, umano, ma la sartoria è un’altra cosa: è fatta di misure, di sguardi, di strette di mano. E di fiducia.</p>
<p><strong>Cosa resta davvero centrale, in questa visione sartoriale del mondo?</strong><br />
Il rispetto. Per il tempo, per l’artigianato, per le persone. E poi la bellezza, che per me non è mai solo forma: ha sempre un significato, racconta qualcosa. La moda passa, lo stile resta. E lo stile, per noi, è cultura applicata al quotidiano.</p>
<p><strong>Le cravatte Cilento sono davvero iconiche. Puoi parlarci delle cravatte settepieghe, in particolare delle versioni sfoderate e foderate, e del loro legame con la Sartoria Cilento?</strong><br />
Iconiche, celebri nel mondo,le cravatte settepieghe – sia foderate che sfoderate – rappresentano una vera firma della Maison. Ogni piega custodisce tecnica, memoria e stile, e non è un caso che siano tra gli accessori più richiesti dai clienti internazionali. A fianco delle fantasie più classiche, interamente disegnate e prodotte in casa, si affiancano le collezioni tematiche: cravatte dedicate alla scaramanzia, ai segni zodiacali, ai mestieri, agli hobby, ai grandi archetipi della cultura italiana.<br />
Ma il cuore pulsante della Maison resta la sartoria su misura: abiti e camicie costruiti intorno alla persona, con uno sguardo che parte dal gusto classico napoletano e arriva fino a linee più contemporanee. Un’arte che si rinnova ogni giorno, fedelissima alla tradizione, ma sempre in ascolto delle esigenze individuali di chi sceglie Cilento.</p>
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		<title>WHO ARE THEPLAYERS: BEATRICE GIGLI</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/04/30/who-are-theplayers-beatrice-gigli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 11:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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<p>SPESSO ABBIAMO OSPITATO NELLE PAGINE di thePLAYERS Magazine DONNE CHE HANNO FATTO PROPRIO LO STILE SARTORIALE DELL’ABITO MASCHILE, ADATTANDOLO IN MANIERA PERSONALISSIMA ALLA PROPRIA ESSENZA E BEATRICE GIGLI SUBLIMA QUESTO ASPETTO. L’ABBIAMO INCONTRATA TRA UN EVENTO ED UNA CONFERENZA STAMPA CHE CURA CON LA SUA AGENZIA DI COMUNICAZIONE ED ABBIAMO AVUTO IL PIACERE DI CONOSCERE &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/04/30/who-are-theplayers-beatrice-gigli/">WHO ARE THEPLAYERS: BEATRICE GIGLI</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="398" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/DSC_0382-scaled-398x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/DSC_0382-scaled-398x600.jpg 398w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/DSC_0382-scaled-680x1024.jpg 680w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/DSC_0382-scaled-1063x1600.jpg 1063w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/DSC_0382-scaled-768x1157.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/DSC_0382-scaled-560x843.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/04/DSC_0382-scaled.jpg 1700w" sizes="auto, (max-width: 398px) 100vw, 398px" /></div><p>SPESSO ABBIAMO OSPITATO NELLE PAGINE di thePLAYERS Magazine DONNE CHE HANNO FATTO PROPRIO LO STILE SARTORIALE DELL’ABITO MASCHILE, ADATTANDOLO IN MANIERA PERSONALISSIMA ALLA PROPRIA ESSENZA E BEATRICE GIGLI SUBLIMA QUESTO ASPETTO.</p>
<p>L’ABBIAMO INCONTRATA TRA UN EVENTO ED UNA CONFERENZA STAMPA CHE CURA CON LA SUA AGENZIA DI COMUNICAZIONE ED ABBIAMO AVUTO IL PIACERE DI CONOSCERE MEGLIO QUESTA MODERNA PLAYER.<br />
<strong>Chi è Beatrice Gigli?</strong><br />
Dopo la formazione umanistica, che per me è stata fondamentale e definitiva, ho conseguito la laurea in economia con un master sui fondamenti giuridici per l’attività manageriale. Sono sempre stata un’appassionata di linguaggio e comunicazione, di arte e di estetica, passione che è diventata il mio lavoro. Sono una donna in carriera con uno stile ben definito e riconoscibile.<br />
Ho tante passioni: sono una collezionista di arte, di libri, pratico l’equitazione, gioco a tennis, vado in bicicletta.<br />
<strong>Di cosa ti occupi?</strong><br />
Ho fondato la Beatrice Gigli Communication, un’agenzia di Relazioni Pubbliche, Media, Istituzionali e Comunicazione, che opera in tutta Italia nei settori dell’intrattenimento, della moda, del beauty, del food, del design, del lifestyle, ma soprattutto dell’arte e della cultura. Sono anche giornalista pubblicista e scrivo di cultura e società.<br />
<strong>Cosa ti ha spinto ad iniziare la tua attività?</strong><br />
Comunico ergo sum. È il mio mododi essere, di vestire, di amare, di lavorare. La comunicazione è profondamente utile e necessaria e per questo cerco di farlo in modo bello, coinvolgente e attrattivo. Comunicare la cultura, con cultura. La comunicazione è il mio mestiere, la mia passione, la mia natura. Essere un ponte tra persone, istituzioni, tra la notizia ed i riflettori mediatici.<br />
<strong>Hai uno stile personalissimo, chi ti ha influenzato?</strong><br />
Mi piacciono i ribelli, gli anticonformisti, chi trasforma il proprio pensiero in stile e personalità, di tutte le epoche. Per citare qualcuno tra i tanti del passato e del presente: George Sand, Colette, Sulpicia, la poetessa romana che istituì un circolo letterario tra il VI e VII secolo a.C. frequentato anche da Tibullo e Ovidio; il temperamento della pittrice Artemia Gentileschi, Filippo D’Orleans, fratello di Luigi XIV, l’avvocato Gianni Agnelli.<br />
Mi influenza la loro personalità, il loro pensiero. Il modo di vestire, sartoriale e spesso in cravatta, lo sento mio, mi rassicura e soprattutto è facile perché so cosa indossare senza mai sentirmi a disagio e fuori luogo.<br />
Per fare una piccola digressione sullo stile/cultura, posseggo una bellissima cravatta sette pieghe di Ugo Cilento raffigurante Sulpicia (anche se molti dicono si tratti di Saffo). Amo i tessuti Solaro, come l’avvocato Agnelli, i rever a lancia, la spalla insellata e ‘alla napoletana’, il collo francese, il fiocco anarchico e la lavalliere, i guanti e i cappelli. Amo i dettagli.<br />
Dieu est dans le detail.<br />
<strong>La rappresentazione di te è il manifesto del tuo stile, della tua personalità …</strong><br />
Attraverso le immagini racconto ciò che mi piace, come mi sento, il mio lavoro. Punto molto sul mio lavoro. Un individuo che si presenta bene e con uno stile ricercato, indubbiamente già risulta gradevole agli occhi di chi lo osserva. Tutto deve essere ‘sublimato’ dal garbo dell’eleganza. Questo fa davvero la differenza e aiuta a raggiungere una grande pace interiore. Un abito di sartoria, gli accessori ricercati, sono solo appendici del garbo e della buona creanza. Nei rapporti interpersonali sono determinata ma sempre mantenendo un profilo basso. Non esagero, non ostento, sono semplice nell’approccio. La vera eleganza è determinata dal garbo, dal pensiero, dall’essenza, e dal vestire. E ovviamente dalla cultura, che non è quella accademica, ma quella fruibile da tutti all’interno delle biblioteche e dei musei.</p>
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		<title>WHO ARE THEPLAYERS: MICHELE &#038; SHIN</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/03/13/who-are-theplayers-michele-shin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 11:55:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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<p>L’ INCONTRO TRA ELEGANZA ITALIANA E RAFFINATEZZA GIAPPONESE. Ho il piacere di conoscere ormai da alcune stagioni il Maestro di Alta Sartoria, SHINNOSUKE MATSUMOTO, noto come MICHELE &#38; SHIN, pertanto è per me un doppio onore poterlo intervistare e raccontare su thePLAYERS Magazine. Il suo stile è un perfetto connubio tra la cultura italiana e &#8230;</p>
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Ho il piacere di conoscere ormai da alcune stagioni il Maestro di Alta Sartoria, <strong>SHINNOSUKE MATSUMOTO</strong>, noto come MICHELE &amp; SHIN, pertanto è per me un doppio onore poterlo intervistare e raccontare su thePLAYERS Magazine. Il suo stile è un perfetto connubio tra la cultura italiana e quella giapponese, che fondendosi realizzano una sintesi unica ed affascinante.<br />
Con due prestigiosi negozi in Giappone, situati a Tokyo e Ginza, il Maestro ha saputo magistralmente combinare l’inconfondibile eleganza italiana con la sofisticata raffinatezza giapponese.<br />
Gli abiti sartoriali di <a href="https://www.micheleandshinitaly.com/">MICHELE &amp; SHIN</a> hanno vestito numerosi sartorial addicted, offrendo loro la fantastica esperienza di indossare capi creati con maestria e passione. Confesso, con grande entusiasmo, che è un onore intervistare non solo un Maestro della sartoria, ma anche una persona incredibilmente cordiale, gentile e simpatica, che grazie alla sua arte, al suo talento ed al suo cuore, riesce a creare capi per uno stile senza confini.<br />
<strong>Grazie al tuo lavoro visiti spesso l’Italia. Quante volte riesci a venire nel Bel Paese?</strong><br />
Attualmente, trascorro un terzo dell’anno in Italia, dedicandomi alla ricerca ed allo sviluppo degli abiti su misura. La frequenza varia in base al periodo, ma di solito visito l’Italia ogni uno/due mesi.<br />
<strong>Ormai sei un frequentatore immancabile a Pitti Uomo; qual è il tuo rapporto con questa manifestazione e la cultura italiana?</strong><br />
È un incontro, quello con <a href="https://uomo.pittimmagine.com/it"><strong>Pitti Uomo</strong></a>, che risale a più di 15 anni fa. Sentendo parlare della più grande fiera di moda maschile in Italia, decisi di visitarla. Fui immediatamente colpito dal fatto che stilisti, importanti buyers e appassionati di moda provenienti non solo da tutta Italia, ma un po’ da tutto il mondo, si riunivano per scambiare le proprie esperienze, per stringere relazioni, ciascuno divertendosi a portare il proprio stile, che fosse un abito o un look più sperimentale. Fu in quel momento che decidemmo di perseguire la creazione di abiti non solo formali, adatti al classico business man, ma come vera e propria espressione artistica. Inoltre, mi interessa il fatto che, in Italia, esistono vari tipi di imbottiture, di spalline e tecniche di cucitura delle asole a seconda delle regioni, che sono strettamente legate alla cultura e alla storia locale. Pertanto, mi dedico a viaggiare personalmente l&#8217;Italia, da Biella a Napoli, visitando laboratori, fabbriche di tessuti e negozi locali per arricchire la mia ricerca e migliorare continuamente la qualità dei miei abiti.<br />
<strong>Come percepisci le differenze tra la sartorialità italiana e quella giapponese?</strong><br />
Gli abiti italiani e giapponesi sono, fondamentalmente, completamente diversi. Il concetto di base dell’abito è un concetto completamente diverso tra i due Paesi. Gli abiti giapponesi sono stati creati principalmente per essere indossati al lavoro, come una sorta di divisa. D’altra parte, gli abiti creati dalla sartoria italiana sono pensati come &#8216;l’abito definitivo per l’uomo&#8217;, focalizzandosi sull’aspetto estetico, sulla sensualità e sull’eleganza. Questa differenza fondamentale si riflette anche nelle tecniche di produzione. Gli abiti giapponesi sono più orientati alla robustezza e alla praticità, mentre gli abiti italiani perseguono una bellezza estrema.<br />
<strong>Cosa significa per te avere un abito su misura? Qual è secondo te l’elemento più importante?</strong><br />
Gli abiti su misura di MICHELE &amp; SHIN non sono semplicemente vestiti, ma vere e proprie opere d’arte. Oltre a perseguire la perfezione nei tagli e nel design, crediamo che l’opera d’arte nasca dalla comprensione del contesto storico, delle tradizioni regionali, della personalità di chi indossa l’abito e del clima.<br />
Ogni anno, dedico un terzo del mio tempo per visitare diversi luoghi e fare ricerca. Non mi affido a design predefiniti, ma seleziono con cura i tessuti, definisco i tagli dei revers e i dettagli, e creo abiti completamente su misura. La tecnica artigianale è essenziale per esprimere questa filosofia. Tuttavia, in Giappone, pochi sarti sono in grado di esprimere la singolarità di ogni abito tramite la lavorazione artigianale. In Italia, invece, la tradizione del lavoro manuale in questo settore è ancora molto viva. È l’incontro tra la passione dei nostri artigiani e la filosofia di MICHELE &amp; SHIN che dà vita a veri capolavori.<br />
Ogni abito che creiamo è un pezzo unico, e sia portarlo, sia vederlo indossare significa provare una gioia profonda. Questo è il vero significato degli abiti su misura di MICHELE &amp; SHIN.<br />
<strong>Quali tessuti preferisci utilizzare nel tuo lavoro?</strong><br />
In tutta Italia ci sono numerosi &#8216;stockisti&#8217;, negozi di tessuti nascosti, che lavorano con passione e competenza e offrono materiale raro e vintage. Amo girare in auto per visitare questi negozi e selezionare personalmente tessuti unici che non si trovano più. Ovviamente utilizzo anche tessuti di marchi prestigiosi come Ermenegildo Zegna, Loro Piana e Canonico in Italia, e Foxbrothers e Harrisons in Inghilterra.<br />
<strong>So che una parte della tua produzione viene fatta in Italia. Puoi dirci dove e perché?</strong><br />
Gli abiti vengono creati in un piccolo laboratorio situato nella periferia di Napoli. Credo che non sarà possibile continuare a creare abiti con dettagli originali se la produzione diventa più industrializzata. Inoltre, la bellezza e il calore dell’artigianato di MICHELE &amp; SHIN potrebbero andare perse, quindi mi impegnerò ancora a produrre abiti in un piccolo laboratorio con solo pochi artigiani.<br />
<strong>L’ultima e canonica domanda. Progetti per il futuro?</strong><br />
MICHELE &amp; SHIN si impegna a mantenere una produzione limitata, artigianale, con l’obiettivo di creare abiti belli e senza tempo. Sebbene gli abiti possano evolversi con il passare del tempo, il nostro obiettivo è quello di realizzare capolavori che saranno apprezzati anche tra 100 o 200 anni. Continueremo a espandere la nostra ricerca sui tessuti vintage e ad investire in tecniche innovative per creare abiti su misura con materiali rari.<br />
Anche per il futuro la filofofia di MICHELE &amp; SHIN resterà quella che l’ha guidata in questi anni, ovvero cercare di offrire abiti unici, frutto di incontri e apprendimenti, ricchi di storia e cultura, per portare nuova gioia ai nostri clienti.</p>
<p>Ti ringrazio e voglio esprimerti la mia più profonda gratitudine. Non vedo l’ora di incontrarti di nuovo ed avere l’occasione di indossare uno dei tuoi magnifici abiti.</p>
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		<title>WHO ARE THEPLAYERS: ANGELO INGLESE</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/02/26/who-are-theplayers-angelo-inglese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 21:13:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="500" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/465A3334-scaled-500x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/465A3334-scaled-500x600.jpg 500w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/465A3334-scaled-853x1024.jpg 853w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/465A3334-scaled-1333x1600.jpg 1333w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/465A3334-scaled-768x922.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/465A3334-scaled-560x672.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></div>
<p>HO AVUTO IL PIACERE DI CONOSCERE QUALCHE ANNO FA ANGELO INGLESE, PERSONA CON UN GRANDE SENSO ESTETICO MOSSO DA UNA CONTINUA TENSIONE VERSO L’ECCELLENZA, AUTENTICO CUSTODE DI UNO STILE PULITO, NATURALMENTE ELEGANTE, CHE TRAE LA PROPRIA FORZA DAL TERRITORIO DOVE È NATO. CON ALTRETTANTO PIACERE CONDIVIDO LA SUA FILOSOFIA IMPRENDITORIALE E ARTIGIANALE. Quando hai capito &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2025/02/26/who-are-theplayers-angelo-inglese/">WHO ARE THEPLAYERS: ANGELO INGLESE</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2589 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/465A1222-scaled-853x1024.jpg" alt="" width="853" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/465A1222-scaled-853x1024.jpg 853w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/465A1222-scaled-1333x1600.jpg 1333w" sizes="auto, (max-width: 853px) 100vw, 853px" /></p>
<p><strong>Quando hai capito che avresti fatto questo mestiere?</strong><br />
Ho sempre vissuto tra il profumo di tessuti, forbici, ago, filo e bellezza. Ma la decisione è maturata nel momento più delicato della mia vita. All’età di ventidue anni sono rimasto orfano di papà che era a capo dell’azienda di famiglia gestita insieme ai suoi fratelli. In quel momento ho sentito tutto il peso della responsabilità: non potevo mandare per aria una storia imprenditoriale di famiglia nata tanti anni fa. Mi sono chiuso in sartoria con i miei maestri e ho ristrutturato la piccola filiera produttiva di camicie cucite a mano di altissima gamma come faceva mia nonna nel 1955.<br />
<strong>La cosa che ti da più soddisfazione nel tuo lavoro?</strong><br />
Il mio pensiero, quasi ossessivo, è lavorare sempre meglio per trasmettere, attraverso dei manufatti artigianali, una cultura che esalti eccellenza, tradizione e territorio. Mi fa gioire il pensiero di continuare a scrivere una storia facendola conoscere con grande orgoglio in ogni angolo del mondo. Questa è la mia vera soddisfazione, che va oltre ogni dimensione di profitto e fatturato.<br />
<strong>Come si traduce in un prodotto di alto livello, come il tuo, una importante eredità da tramandare ed un luogo da custodire?</strong><br />
Sono alla terza generazione di un’impresa famigliare nata nel 1955, in tutti i passaggi è stato gelosamente conservato un metodo di lavorazione tradizionale, manuale. Nonostante tutto non abbiamo mai perso il passo con l’innovazione.<br />
Restando a Ginosa, stiamo scrivendo il racconto di una grande sfida, vissuta giorno dopo giorno. Da una parte, la rarità e peculiarità di un territorio che ammalia e mi lega sempre più; dall’altra, la vita in un piccolo paesino di provincia che non è certo lo scenario internazionale della moda. Ma con sacrifici, difficoltà, ma anche soddisfazioni nel vedere valorizzate le peculiarità del territorio come l’artigianalità, le rifiniture a mano, il ricamo. Valore aggiunto che dal 1955 rende ancora più preziose ed esclusive le nostre collezioni.<br />
<strong>Quando si fa un prodotto di eccellenza si può ancora migliorare e in cosa?</strong><br />
L’idea di eccellenza mi accompagna in ogni cosa che penso e faccio. Tra le ragioni per cui ho deciso di restare a Ginosa c’è anche quella di poterla sviluppare al meglio. La respiro, la vivo, l’apprezzo in ogni momento. Emerge attraverso le collezioni, anche nelle singole creazioni. Il ricamo delle asole, le ribattiture, i dettagli ad uncinetto sono tra le massime espressioni.<br />
Ma cerchiamo di ravvivarla anche attraverso i momenti di lifestyle che regaliamo a clienti, amici, visitatori nelle loro visite a Ginosa. Potrebbe migliorare cercando di rendere sempre più famigliare e coinvolgente l’esperienza di acquisto.<br />
<strong>Quali sono i prodotti per i quali sei maggiormente riconosciuto?</strong><br />
Il nostro prodotto principe e, per cui tutto il modo ci riconosce, è la camicia, ma stiamo lavorando seriamente su collezione di accessori, in modo particolare, fazzoletti da taschino che realizziamo in diversi tessuti, stampe personalizzate ed esclusive che prendono ispirazione da disegni storici e che hanno segnato il mio percorso. Con esaltazione dei punti di ricamo ripresi dalla nostra tradizione territoriale. Inoltre le cravatte. È molto apprezzata la dieci pieghe a foulard, anch’essa appartenente al nostro archivio. Stiamo sviluppando una collezione di tessuti per la giacca a &#8216;mappina&#8217; rivisitata. Quella che la nostra sartoria cuciva per coloro che non si potevano permettere quella infustata tradizionalmente.<br />
<strong>Chi sono i tuoi clienti, esiste un identikit del cliente ideale?</strong><br />
Il cliente ideale per noi non c’è, in ognuno cerchiamo di fare emergere il senso di una eleganza personalizzata capendo ed interpretando i propri desideri. Accogliamo, ormai da anni, belle persone che, tante volte scoprono il nostro operato e si avvicinano al nostro mondo, alla nostra filosofia. Da ogni parte del mondo cerchiamo di conquistare l’attenzione di rivenditori e privati che vantano una grande ricchezza culturale e che ci danno la possibilità di creare storia, valore e, tante volte, amicizie vere.<br />
<strong>Cosa ti aspetti dal futuro?</strong><br />
Pensiamo al nuovo anno con tantissime novità. Inaugureremo un nuovo atelier a Ginosa, luogo in cui svilupperemo al meglio i concetti legati al bespoke, sartoria, artigianalità e rapporto con tradizione e territorio. Inoltre, a gennaio, presenteremo una nuova collezione di camicie con il <a href="https://g-inglese.com/">brand Angelo Inglese</a>. Con questa linea mi piacerà raccontare un percorso: il mio.<br />
Con modelli e lavorazioni che ripercorrano i tempi che sono stati, ma in modo particolare quelli che saranno.</p>
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		<title>WHO ARE THEPLAYERS: FERNANDO PANE</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2024/09/19/who-are-theplayers-fernando-pane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 12:55:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="400" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-400x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-400x600.jpg 400w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-768x1152.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-560x840.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></div>
<p>Icona di stile, Fernando Pane è il General Manager del 5 stelle Hotel Sina Villa Medici, un palazzo storico di inizio ottocento, situato nel centro di Firenze, impreziosito anche per la presenza, dal 2021, del ristorante Harry’s Bar The Garden. Chi è Fernando Pane, raccontaci la tua storia &#8230; Sono napoletano d’origine e per capire &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="400" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-400x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-400x600.jpg 400w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-768x1152.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled-560x840.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Fernando-Pane_General-Manager-at-Sina-Villa-Medici-in-Florence-1-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></div><p>Icona di stile, <strong>Fernando Pane</strong> è il General Manager del 5 stelle <a href="https://www.sinahotels.com/it/h/sina-villa-medici-firenze/">Hotel Sina Villa Medici</a>, un palazzo storico di inizio ottocento, situato nel centro di Firenze, impreziosito anche per la presenza, dal 2021, del ristorante <strong>Harry’s Bar The Garden</strong>.</p>
<p><strong> Chi è Fernando Pane, raccontaci la tua storia &#8230;</strong><br />
Sono napoletano d’origine e per capire il mio percorso è bello raccontare che anche mio padre è stato direttore d’albergo, e forse proprio per questo l’ho visto come facente parte del mio destino. Curiosamente però, mio padre inizialmente era contrario al fatto che io seguissi questa carriera. Aveva paura che incontrassi le stesse difficoltà che lui aveva affrontato, lo faceva ovviamente per<br />
proteggermi. Inizialmente dunque mi ero indirizzato diversamente, tant’è che cominciai studiando economia aziendale all’università, ma nonostante la buona volontà nel fondo del mio cuore sapevo cosa volevo: fin da piccolo ho avuto una passione sfrenata per lavorare in questo settore. All’età di 17 anni, ho deciso di tentare, iniziando la mia prima stagione durante le vacanze e andando a fare il cameriere a St. Moritz. È stato sfidante per me partire dal fondo, senza raccomandazioni, come semplice cameriere in un grande hotel in Svizzera, e penso di aver imparato molto proprio da questo. Ha segnato l’inizio del mio percorso di vita, che mi ha portato fino ad oggi. Sono felice del percorso che ho fatto, mi ha portato tra le altre cose a incontrare mia moglie e avere una figlia. Mio padre ora è molto orgoglioso di me</p>
<p><strong>Oggi sei il direttore di Sina Villa Medici a Firenze, qual è stato il percorso che ti ha portato fin qui?</strong></p>
<p>Come detto ho iniziato la mia carriera all’estero, lavorando in sala e poi in front office. Successivamente ho trascorso 10 anni a Roma, cambiando tre alberghi: Flora, Eden e Bernini Bristol. La mia prima tappa in Toscana è stata nella bellissima penisola dell’Argentario dove ho lavorato al Pellicano per sei anni, raggiungendo la posizione di direttore. Poi è nata in me la voglia di gestire una struttura non stagionale e di vivere in una città più adatta alla crescita della nostra famiglia.</p>
<p><strong>Hai mai pensato di tornare a Napoli, anche solo a livello alberghiero?</strong></p>
<p>Sono molto legato alla mia città, ma per il momento sto molto bene qui. Firenze mi sta regalando molte emozioni. È una città a dimensione d’uomo, dove ho avuto il piacere di incontrare persone fantastiche.<br />
Inizialmente ero preoccupato per l’etichetta di Firenze come città chiusa, ma il mio essere napoletano mi ha aiutato a integrarmi bene. Lavorare qui è dinamico, sotto la bandiera di Marriott, e la sinergia con il team sta portando a una magica esperienza. Detto questo sono felice di vedere che ci sono in previsione molte aperture importanti a Napoli, e credo che sia molto bello che un giovane che voglia crescere in questo settore nei prossimi anni avrà l’occasione di farlo all’ombra del Vesuvio.</p>
<p><strong>Cosa significa essere il direttore di un hotel per te?</strong></p>
<p>Essere il direttore di un hotel è come essere il direttore di un’orchestra. È un lavoro continuo di coordinamento e conoscenza trasversale. Bisogna essere sempre affamati di conoscenza, e ho la fortuna di avere professionisti eccezionali che mi insegnano molte cose. Il valore umano è essenziale per raggiungere gli obiettivi.</p>
<p><strong>C’è una parte dell’hotellerie che ti appassiona di più?</strong></p>
<p>Mi appassiona soprattutto il momento dell’esperienza dell’hotel che il cliente si porta a casa. Essendo io un Negroni Lover adoro l’aperitivo, il momento in cui l’ospite si gode gli spazi comuni e abbassa un po’ le difese, chiacchiera e scopre di più su dove si trova.<br />
Quando posso mi unisco ai clienti per presentarmi e avere da loro un feedback o il semplice piacere di una chiacchiera informale.<br />
Ti abbiamo voluto tra i nostri Player anche perché sei direttore d’hotel che non si nasconde dietro una scrivania ma che al contrario diventa un emblema di stile…<br />
Amo la bella vita e investo bene nel mio tempo. La mia selfidentity è legata alla cultura napoletana e mi piace instaurare relazioni umane. Mi fa piacere condividere le mie passioni personali e l’immagine di me come una persona appassionata alla vita, alla buona cucina, alla sartoria, ai viaggi e ai cocktail.<br />
Essere coinvolto nella città è inevitabile nel mio lavoro e mi fa piacere che emerga questa immagine di me.</p>
<div id="attachment_2526" style="width: 564px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2526" class="size-medium wp-image-2526" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/Schermata-2024-09-19-alle-14.50.44-554x760.png" alt="" width="554" height="760" /><p id="caption-attachment-2526" class="wp-caption-text">Illustrazione di Alfredo Del Bene</p></div>
<p><strong>La scuola napoletana ha un evidente impronta nel tuo stile sempre inappuntabile; invece qual&#8217;è l&#8217;accessorio che ti definisce, quell&#8217;oggetto all&#8217;apparenza futile ma necessario.</strong></p>
<p>Gli accessori mi completano. Ormai da tempo ho l’abitudine di indossare quotidianamente il foulard preferendolo alla cravatta, tanto da diventare un elemento distintivo. Lo trovo un compromesso perfetto. La cravatta rimane l’accessorio per le occasioni istituzionali, mentre il fazzoletto da taschino è il must in ogni occasione che sia in seta, lino o cotone.</p>
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		<title>WHO ARE THEPLAYERS: HARRIS VIGNOZZI</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2024/09/09/who-are-theplayers-harris-vignozzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 21:44:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled-450x600.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled-450x600.jpeg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled-768x1024.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled-1200x1600.jpeg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled-560x747.jpeg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div>
<p>VIVERE IL VINTAGE È UNA VERA E PROPRIA FILOSOFIA DI VITA, BEN INTERPRETATA DA HARRIS VIGNOZZI, CHE ABBIAMO INCONTRATO NEL SUO NEGOZIO DI FIRENZE. Quale è stato il tuo impatto con il mondo del vintage, come ti sei appassionato a questo stile? Per perseguire il mio sogno di diventare un giocatore di calcio mi trasferii &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled-450x600.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled-450x600.jpeg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled-768x1024.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled-1200x1600.jpeg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled-560x747.jpeg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/09/IMG_5892-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div><p>VIVERE IL VINTAGE È UNA VERA E PROPRIA FILOSOFIA DI VITA, BEN INTERPRETATA DA HARRIS VIGNOZZI, CHE ABBIAMO INCONTRATO NEL SUO NEGOZIO DI FIRENZE.</p>
<p><strong>Quale è stato il tuo impatto con il mondo del vintage, come ti sei appassionato a questo stile?</strong><br />
Per perseguire il mio sogno di diventare un giocatore di calcio mi trasferii con la mia ragazza dell’epoca in Giappone. Qui ci arrivai come un ragazzo italiano di 16 anni, vestito con i brand dell’epoca più in voga: con i Jackerson, le Hogan, il Moncler pensando di essere fighissimo.<br />
Invece, in Giappone, vidi dei personaggi vestiti in una maniera particolare come non avevo mai visto, in primis il fratello della mia  ragazza, che vestiva in un modo tutto strappato, &#8216;sporco&#8217;, vissuto, ed era bellissimo, quindi gli chiesi cosa indossasse, di quali marche fossero gli abiti che portava, ma lui mi rispose che non erano di nessuna marca ma soltanto capi vintage, capi che avevano 70, 80, magari anche 100 anni, capi militari, workwear, denim che avevano fatto letteralmente la storia.<br />
Da allora mi sono appassionato, tra l’altro il fratello della mia ragazza aveva una collezione di libri sull’argomento sterminata, iniziai a studiare la storia, i capi iconici, iniziai a vestirmi un po’ come lui e da allora ho iniziato un percorso che mi ha portato a trovare il mio stile. Tant’è che mi vesto così da quando ho 19 anni, da allora non compro più niente di nuovo, tutta roba che ha avuto<br />
una storia prima di me.</p>
<p><strong>Quindi hai iniziato come acquirente di vintage per te stesso…</strong><br />
Sì, quando smisi di giocare a calcio aprii il mio primo negozio che in effetti era più di second hand, perché vivendo a Praga in effetti, loro erano stati &#8216;vintage&#8217; per tutta la vita per via del comunismo, quindi non ne volevano proprio sapere di spendere tanti soldi per comprare una cosa usurata, o con degli strappi ecc… al contrario volevano acquistare capi nuovi dove fosse ben in evidenza il marchio, come ad esempio Balenciaga, Gucci, pertanto non aveva molto senso allora aprire un vero negozio vintage, e quindi aprii il mio primo second hand dove vendevo semplicemente capi usati.</p>
<p><strong>Quindi il tuo essere imprenditore nasce a Praga?</strong><br />
Come dicevo prima, finisco la mia carriera di giocatore di calcio nel 2011 a 20 anni nello Slavia Praga e inizio subito la mia attività di imprenditore che prima del Covid era prevalentemente incentrata nel settore dei servizi e dell’hospitality, mentre il negozietto di abbigliamento second hand era soltanto un piacevole hobby. All’epoca compravo al kilo, mi divertivo a spacchettare, la roba che mi interessava la tenevo per me, l’altra la mettevo in negozio.<br />
Molte attività che avevo erano rivolte al turismo pertanto il periodo del Covid fu per me estremamente stressante; fu allora che decisi di cambiare vita e dedicarmi soltanto a ciò che mi appassionava veramente … e così nacque <a href="https://www.clochard92.com">Clochard 9.2.</a></p>
<p><strong>Da una passione secondaria al lavoro vero e proprio …</strong><br />
Esatto, realizzo il mio sogno, ovvero acquistare solo cose che piacciono a me, avere un negozio vintage solo uomo e dedicarmi solo a quello. Apro il negozio nel 2020 e lascio perdere tutte le altre attività per dedicarmi solo a Clochard. Inizio a girare il mondo per acquistare i pezzi e rivenderli nel mio negozio.</p>
<p><strong>Come si sta evolvendo secondo te il vintage? Come è cambiato da quando hai iniziato e ti ci innamorasti in Giappone?</strong><br />
L’evoluzione del mercato del vintage, soprattutto quello che seguo io, quello militare, il workwear ha avuto una impennata pazzesca in questi ultimi anni; grazie a chi fa ricerca, e grazie agli addetti ai lavori. C’è stato un boom anche grazie ad alcuni personaggi social come ad esempio Alessandro Squarzi ed altri, che riescono ad influenzare tantissimo i giovani. I prezzi sono schizzati alle stelle, inoltre soprattutto gli addetti ai lavori, come possono essere i fornitori, fanno archivio, quindi i pezzi non li vendono più, non li fanno più girare. Secondo me, nell’arco di qualche anno, i capi vintage, quelli belli, quelli che interessano a tutti andranno a finire. Io ad esempio, non faccio archivio, tutti i pezzi li faccio girare, quello che compro rivendo.</p>
<p><strong> Però non acquisti soltanto capi vintage?</strong><br />
Dal 2017 ho cominciato a comprare tessuti vintage e sto riempendo il magazzino per poi iniziare una produzione. Sto acquistando tessuti per rielaborare e realizzare capi ispirandomi a quelli più iconici. Naturalmente non ho nessuna intenzione di fare delle repliche, ma vorrei metterci anche un po’ del mio gusto, come ho fatto ad esempio con i jeans che ho fatto produrre: li ho alzati di 3 cm rispetto ai classici 501 degli anni ’40 oppure per le giacche tipo 2 sempre di Levis ho fatto un fit diverso. Prendo ispirazione da un capo storico per riadattarlo con quella che è la mia visione.</p>
<p><strong>Invece Clochard a Firenze quando apre?</strong><br />
Clochard in via dei Serragli a Firenze apre nel settembre del 2023. Anche se sono cresciuto ed ho vissuto all’estero per gran parte della mia vita, sento Firenze la mia città e mi sembrava giusto esserci. Inoltre occuparsi di vintage a Firenze, che è storicamente una piazza molto importante già dagli anni ’80 in questo settore, è molto stimolante. Naturalmente con la mia idea di business, ovvero proponendo il vintage che piace a me.</p>
<p><strong>Ad esempio…</strong><br />
Per me il vintage è quello autentico, la prima field jacket è quella militare la M65 chiaramente è stata rifatta anche da altri brand negli anni ’80 ma quella originale è la M51, M65 dell’esercito americano. Quelle fatte dai brand, seppur importanti, come ad esempio Ralph Lauren negli anni ’80 sono già repliche che non mi interessano. Poi, ci sono dei pezzi che io continuo a comprare a mettere in negozio come le camicie baffalo plaid. Mi piace anche perché è un prodotto ostico, non è facile da vendere; le persone non le comprendono, non sanno bene come abbinarle, ed a me piace fare un po’ di cultura verso il consumatore.<br />
Poi succederà che le indossa Farrel Williams e allora tutti le vorranno.<br />
Però non seguendo una moda compro veramente quello che mi piace.</p>
<p><strong>Invece a te personalmente cosa piace?</strong><br />
In genere i jeans. io però non ho una preferenza, come mi sveglio in tre minuti mi vesto, non ci sto a pensare tanto. Ho una visione abbastanza ampia di quello che posso mettermi, non ho uno stile mio definito, ma quello che indosso lo porto con nonchalance, l’importante è che mi ci senta bene.<br />
Però in genere un jeans, un mocassino, oppure una derby, non mi trovo molto bene con le sneakers, le indosso raramente solo per comodità. Quello che mi piace è stratificare, mi metto 4/5 strati, una cosa sopra l’altra; spesso anche di diversi materiali che non hanno a che fare apparentemente nulla l’uno con l’altro, però nel contesto se lo indossi con nonchalance ha un senso e soprattutto ti appartiene.<br />
L’unica cosa che non amo molto mischiare è quando vesto in maniera elegante. Allora in quel contesto riconosco i canoni di eleganza, sono più rispettoso delle regole, sono più filologico, poi però ci può stare l’ultimo pezzo un po’ più crazy.</p>
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		<title>WHO ARE THEPLAYERS: AMIDÉ STEVENS</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2024/08/27/who-are-theplayers-amide-stevens/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2024 11:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="514" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-514x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-514x600.jpg 514w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-877x1024.jpg 877w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-1370x1600.jpg 1370w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-768x897.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-560x654.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-1315x1536.jpg 1315w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-230x269.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182.jpg 1709w" sizes="auto, (max-width: 514px) 100vw, 514px" /></div>
<p>Mai assente alle edizioni di Pitti Uomo, vogliamo introdurre come nostro PLAYER un personaggio che colpisce per il suo stile senza tempo, la sua eleganza e sobrietà. Abbiamo il piacere di parlare con AMIDÉ STEVENS, il fondatore di AMIDÉ HADELIN, un prestigioso marchio di moda maschile, che fa della cura del dettaglio e della raffinata &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2024/08/27/who-are-theplayers-amide-stevens/">WHO ARE THEPLAYERS: AMIDÉ STEVENS</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="514" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-514x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-514x600.jpg 514w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-877x1024.jpg 877w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-1370x1600.jpg 1370w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-768x897.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-560x654.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-1315x1536.jpg 1315w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182-230x269.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/1-scaled-e1724765800182.jpg 1709w" sizes="auto, (max-width: 514px) 100vw, 514px" /></div><p>Mai assente alle edizioni di Pitti Uomo, vogliamo introdurre come nostro PLAYER un personaggio che colpisce per il suo stile senza tempo, la sua eleganza e sobrietà.<br />
Abbiamo il piacere di parlare con AMIDÉ STEVENS, il fondatore di AMIDÉ HADELIN, un prestigioso marchio di moda maschile, che fa della cura del dettaglio e della raffinata ricercatezza i suoi tratti specifici. Lo ha intervistato per thePLAYERS Magazine, Vincenzo Di Luca, un amico della rivista e profondo conoscitore dello stile maschile.</p>
<p><strong>Ti chiedo di presentarti, dicci chi sei e da dove vieni&#8230;</strong><br />
Sono Amidé Stevens, fondatore e proprietario di Amidé Hadelin, un marchio di abbigliamento maschile con sede in Olanda che vende principalmente online a clienti di tutto il mondo attraverso il nostro sito web <a href="https://www.amidehadelin.com/">amidehadelin.com</a>. Amidé Hadelin ha iniziato come marchio di accessori, ma nel corso degli anni si è evoluto in un marchio che offre anche camicie, giacche e maglieria, con altri prodotti in arrivo nei prossimi anni. Tutti i nostri prodotti sono realizzati in Europa da artigiani leader nei rispettivi settori. La maggior parte degli articoli sono mie creazioni, anche se a volte mi faccio aiutare da amici designer.</p>
<p><strong>Sappiamo che sei un esperto di accessori da uomo, qual è il tuo preferito e perché&#8230;</strong><br />
I miei gusti si aggiornano costantemente; tendo a preferire i design più recenti rispetto a quelli passati. Questo accade perché, col tempo, divento familiare con i vecchi modelli e, di conseguenza, le novità mi attraggono e mi affascinano maggiormente. Tuttavia, alcuni dei miei accessori preferiti in assoluto sono le cravatte con stemma Amidé Hadelin. Lo stemma di Amidé Hadelin intrecciato in queste cravatte ha una serie di dettagli che mi stanno a cuore, come ad esempio la bandiera di Rotterdam (dove ha sede l’azienda) e la stella rossa di Kralingen, la parte di Rotterdam in cui vivo. Tutti i dettagli in quello stemma lo rendono piuttosto personale per me.</p>
<p><strong>Come consideri il tuo stile e come è cambiato nel corso degli anni?</strong><br />
Non so come descrivere il mio stile, in generale non mi interessa mettere etichette sulle cose, e questo vale anche per il mio stile personale. Ricevo spesso commenti da altri che il mio stile è un mix di inglese e italiano, con tessuti più pesanti come il tweed, ma in una &#8216;costruzione italiana&#8217; più morbida. Probabilmente è vero. È cambiato nel corso degli anni, ma non molto credo.</p>
<p><strong>Amidé, ci ritroviamo regolarmente all’evento Pitti Uomo, un appuntamento imperdibile per gli appassionati di moda maschile. Tuttavia, molti vedono la moda come un ambito superficiale, limitato all’apparenza esteriore. Secondo te, qual è il vero significato della moda? Credi si tratti solo di vestirsi bene e seguire le tendenze, o pensi che ci sia un valore più profondo in ciò che indossiamo?</strong><br />
Innanzitutto c’è ovviamente una differenza tra stile e moda. Sebbene la moda cambi rapidamente, lo stile si evolve più lentamente. Che qualcosa sia superficiale o meno dipende in gran parte dalla percezione, e anche se capisco la componente &#8216;superficiale&#8217; percepita nel seguire costantemente le ultime tendenze della moda, credo che vestirsi con stile sia un modo importante di espressione di sé per uomini e donne. Il nostro stile fa parte della nostra comunicazione non verbale con gli altri, ma alla fine non possiamo controllare completamente la percezione che gli altri hanno di ciò che pensiamo di comunicare con il nostro stile. Molte di queste percezioni dipendono dal pubblico. Il pubblico dei partecipanti a Pitti, che opera principalmente nel settore dello stile, di solito guarda in modo diverso gli outfit visti in Fortezza rispetto agli outsider.<br />
Naturalmente a Pitti ognuno di noi ha le sue preferenze e antipatie, ma in generale credo che apprezziamo gli sforzi che gli altri fanno per esprimersi.<br />
I consumatori che guardano le foto di Pitti Uomo sui loro telefoni o computer sono un pubblico diverso, e potrebbero disapprovare alcuni degli stili presenti alla Fortezza. Così sia.</p>
<p><strong>“Essere ben vestiti” è un’espressione che può assumere significati diversi a seconda dell’individuo. Per te, che sei un’icona nel mondo della moda maschile, cosa rappresenta veramente l’essere ben vestiti?</strong><br />
Vestirsi bene per me significa sentirsi a proprio agio in ciò che si indossa e tenere conto del contesto. Distinguersi dagli altri non dovrebbe essere un obiettivo, ma non dovrebbe nemmeno disturbarti quando ciò accade. Quando sono a Pitti indosso qualcosa di diverso rispetto al sabato in cui sostengo i miei figli nelle loro partite di hockey su prato. Potrei ancora distinguermi un po’ perché il mio senso dello stile è diverso dallo stile jeans e maglione degli altri genitori.<br />
Tuttavia indosserò qualcosa di più casual rispetto a quello che indosserei per un incontro di lavoro o a Pitti Uomo, sentendomi lo stesso a mio agio.</p>
<p><strong>Comunemente quali sono gli errori di stile che noti maggiormente nelle persone?</strong><br />
Tra gli errori più frequenti che si notano passeggiando per strada, spicca la scelta di abiti non adeguatamente aderenti. Indossare capi che non calzano a pennello può compromettere l’aspetto generale.<br />
È comune desiderare di riutilizzare un vecchio pezzo del guardaroba, solo per scoprire che ‘quel qualcosa’ ci stava meglio quando pesavamo qualche chilo in meno. Anche a me capita, e talvolta decido di indossarlo comunque, pur sapendo che la vestibilità non è ottimale.<br />
Tuttavia, avere consapevolezzaì del proprio aspetto e sforzarsi di valorizzare ciò che si possiede rappresenta un ideale di stile al quale tutti dovremmo tendere.</p>
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