BLACK TIE: DAL ‘PARTY DEL SECOLO’ ALLE CONTEMPORANEE SOIRÉES

Desiderio di esclusività, voglia di appartenenza, di eleganza e di nuove esperienze. Questa potrebbe essere la sintesi del rinnovato spirito che anima, principalmente i fashion addicted, ma non solo, vecchie e nuove generazioni nella ricerca di occasioni, nelle quali utilizzare uno dei dress code più formali, anche se sempre più spesso ibridato, che ci siano: il black tie.
Durante l’edizione del 2024 di Pitti TESTO  [come si diventa un libro], la manifestazione organizzato da Pitti Immagine alla Stazione Leopolda, dedicata al mondo dell’editoria, uno dei libri che si sono proposti alla mia attenzione è stato TRUMAN CAPOTE E IL PARTY DEL SECOLO di Deborah Davis, scrittrice e produttrice cinematografica statunitense, pubblicato per la prima volta in Italia da Accento edizioni, la casa editrice di Alessandro Cattelan. Un libro affascinante, tra la cronaca ed il saggio sociologico biografico sull’America di quel periodo, su Truman Capote e su un mondo in bianco e nero che non tornerà più. Come si legge nella bandella del libro “Nel 1966 Truman Capote era probabilmente lo scrittore più celebre d’America, o forse del mondo. Il suo romanzo A sangue freddo era un best sellers globale, la Columbia Pictures ne aveva acquistato i diritti per un film per una cifra astronomica, i salotti televisivi si contendevano la sua presenza e il suo volto compariva sulle copertine delle riviste.


FU PROPRIO IN QUEL MOMENTO CHE CAPOTE DECISE DI LAVORARE ALLA SUA OPERA SUCCESSIVA: NON UN LIBRO, BENSÌ UNA FESTA. UN BALLO IN MASCHERA, CON DRESS CODE IN RIGOROSO BIANCO E NERO, PER POCHI SELEZIONATISSIMI INVITATI. Per mesi Capote parlò a tutti di questo progetto, portando con sé ovunque andasse un taccuino nel quale segnava e cancellava nomi, senza lasciarne sbirciare il contenuto a nessuno. In breve, la curiosità intorno a questo party si fece incontenibile. Chi sarebbe stato invitato? Chi escluso?”
L’autrice, ragazzina alla fine degli anni ’60, ci ricorda nell’introduzione che “Ero un adolescente a Providence, Rhode Island, quando ho iniziato a sentir parlare del Black and White Ball di Truman Capote. LUNEDÌ 28 NOVEMBRE 1966, il giorno della festa ho ascoltato un annunciatore radiofonico riferire animatamente dell’improvvisa frenesia che si era impadronita di New York. Gli ospiti di Capote stavano arrivando da tutto il mondo per prendere parte al suo attesissimo ballo in maschera al PLAZA HOTEL.
Le limousine intasavano le strade, trasportando esponenti dell’alta società e vip ai loro appuntamenti dell’ultimo minuto. I parrucchieri creavano acconciature elaborate per centinaia di teste piene di pensieri sui festeggiamenti in arrivo. Gli stilisti apportavano gli ultimi ritocchi ad abiti e maschere su cui avevano lavorato per settimane. Anche se mancavano ancora ore alla festa e il freddo era umido e pungente, i curiosi si accalcavano fuori dal Plaza per essere tra i primi a vedere arrivare gli ospiti.
… Come aveva potuto un evento organizzato da uno scrittore, e non da una star del cinema, un leader politico o un reale, conquistarsi il genere di attenzione solitamente associata ad anteprime, inaugurazioni e incoronazioni? Cosa aveva spinto gli invitati, le persone più famose, talentuose e sofisticate del mondo, a buttarsi a capofitto nei preparativi per la festa con l’entusiasmo dei bambini che stanno per vivere il loro primo Halloween?”.
“Il 1966 era stato l’anno di Truman Capote. A gennaio, finalmente, dopo una lunghissima gestazione, Random House aveva pubblicato A sangue freddo, il suo rivoluzionario nonfiction novel – reportage narrativo – sull’assassinio della famiglia Clutter in Kansas.
Lo straordinario successo di quel libro, combinato con l’ineguagliabile talento dell’autore per l’autopromozione, aveva portato Capote al centro della scena culturale. Era uno scrittore serio e lo era stato per molti anni, ma era anche una celebrità. Un bal masqué, aveva deciso, sarebbe stato il modo perfetto per festeggiare la sua fortuna.
COMPOSE LA LISTA DEGLI INVITATI IN UN QUADERO SCOLASTICO DALLA COPERTINA BIANCA E NERA, SCEGLIENDO CHI AMMETTERE E A CHI INVECE NEGARE L’INGRESSO, E SI RIFIUTÒ DI RIVELARE CHI  FOSSE O MENO IN QUELL’ ELENCO.
I POTENZIALI OSPITI PREGAVANO DI ESSERE TRA I PRESCELTI. PIÙ ESCLUSIVA DIVENTAVA LA SERATA, PIÙ ERA IMPORTANTE ESSERCI.
Star del cinema, politici, intellettuali, giornalisti, personaggi altolocati, giovani promesse letterarie, milionari, reali e persino gente comune furono invitati a trovarsi gomito a gomito nello stesso posto alla stessa ora. Era difficile, tradizionalmente, che Hollywood, Washington e New York si incrociassero. La festa di Capote cambiò tutto, e non solo per una notte. Ai fortunati che rientrarono nella selezione (alla fine furono 540 GLI INVITATI, ndr) furono concesse sette settimane per prepararsi. Contagiati dalla febbre di Capote, gli inviati si affrettarono a trovare abiti appropriati e maschere perfette, che fossero particolarmente belle, spiritose o alla moda. Alla maggior parte di loro interessava fare un’entrata in grande stile: per questo motivo i preparativi dovevano essere meticolosi.
Avendo scatenato una vera e propria mania, il Black and White Ball divenne materiale da notiziario molto prima che uscisse il primo invito, che il primo ospite mascherato entrasse nel Plaza o che la prima fotografia fosse scattata.
Quando finalmente arrivò la notte tanto attesa, la festa fu un grande successo. I dettagli furono riferiti fedelmente da giornali, riviste, trasmissioni televisive e radiofoniche di tutto il mondo. E se il Black and White Ball era famoso ancor prima che accadesse, divenne leggenda nei decenni successivi.
Ogni festa, grande o piccola, inizia con il suo ospite, e Truman Capote era particolarmente qualificato per concepire e realizzare un evento che avrebbe fatto la storia sociale. Lui lo definì “un atto di immaginazione”.
Scrittore raffinato, amante dello stile, prestò al ballo il tipo di attenzione e cura che di solito dedicava alla sua prosa.
Benché possedesse un costoso appartamento con una vista spettacolare sull’altro lato di Manhattan, aveva preso una stanza al Plaza, il suo hotel preferito, perché la festa che aveva organizzato si sarebbe tenuta lì. E non un qualsiasi cocktail party anni ’60, ma un favoloso bal masqué per festeggiare lo straordinario successo riscosso dal suo nuovo libro, A sangue freddo.
TRUMAN CAPOTE CHIEDE IL PIACERE DELLA SUA COMPAGNIA A UN BALLO IN BIANCO E NERO” recitava l’invito.
La raffinata carta bianca, bordata di giallo e arancione, aveva un effetto immediato sui suoi destinatari. Con quello in mano, avrebbero passato settimane e speso denaro a palate per i febbrili preparativi per una festa che prometteva di essere l’evento dell’anno. Truman, a sua volta entusiasta dell’entusiasmo suscitato, rimase ancor più estasiato dalle reazioni di coloro che non erano stati invitati. Supplicanti feriti e scontenti chiamavano in continuazione, implorando, chiedendo e offrendosi maleducatamente di acquistare il tanto desiderato invito …

… TRUMAN ERA VESTITO CON UN CLASSICO SMOKING NERO. SOLITAMENTE AGGIUNGEVA UN TOCCO VISTOSO O DUE AI SUI ABITI, UNA SCIARPA SGARGIANTE O UN CAPPELLO BIZZARRO. MA NON QUELLA SERA. LA MADRE GLI AVEVA INSEGNATO A VESTIRSI APPROPRIATO, CONSERVATIVO, PER LE GRANDI OCCASIONI. QUELLA SERA IL  SUO UNICO ACCESSORIO INSOLITO ERA UNA PICCOLA MEZZA MASCHERA NERA DI FAO SCHWARZ.
… Qualunque cosa pensassero gli ospiti, il ballo fu un momento decisivo per la storia sociale, secondo un noto osservatore della società, il ballo “ha chiuso un’era di elegante esclusività e ne ha inaugurata un’altra di follia mediatica, quella in cui viviamo tuttora”. La festa ha scatenato nei lettori una sete insaziabile per i dettagli della vita delle celebrità che oggi è diventata la normalità”.
“… Gli Young Lions della New York Public Library, un Gruppo di giovani ed entusiasti sostenitori della biblioteca cittadina, hanno reso omaggio al Black an White Ball facendone il tema della loro annuale festa di beneficenza nell’aprile del 2004. Uno dei motivi per cui hanno scelto questo tema è che la biblioteca ospita trentadue scatoloni pieni di carte appartenute a Capote, tra cui il quaderno di pianificazione originale, la lista degli invitati e l’invito per il ballo. Ma una ragione più convincente sembrava essere che questi giovani provavano un’intensa nostalgia, quasi una ‘invidia epocale’ per una festa che aveva avuto luogo prima della loro nascita. Potevano non aver letto nulla di Capote, ma conoscevano ogni dettaglio della sua favolosa festa, perché era stata tenuta viva in articoli e servizi di moda su riviste come Vanity Fair, Vogue, Esquire e GQ.
Lo spettacolare bal masqué, con il suo cast, i costumi, le scenografie sontuose e la sua grande teatralità, è forse la creazione più nota e longeva di Truman Capote. A distanza di decenni gran parte dell’opera di Capote è ancora ritenuta buona, se non addirittura eccezionale. Ma non è mai stato messo in dubbio che il suo Black an White Ball sia stato il party del secolo”.

Consiglio vivamente questa lettura che scivola via come un romanzo d’appendice e poiché i lettori lo sanno, i libri dialogano tra loro, parlandosi, cercandosi, anche a distanze geografiche e temporali significative, mi è venuto spontaneo metterlo in relazione con l’ultima creazione editoriale di FABIO ATTANASIO, “VITA DA GENTLEMAN. MANUALE DEL BUON VIVERE PER L’UOMO CONTEMPORANEO, pubblicato pochi mesi fa da Giunti Editore. L’imprenditore e bon vivant ci accompagna, come un novello Giovanni della Casa alla riscoperta o per chi ne fosse completamente digiuno, all’apprendimento, delle nozioni basilari per un vivere rispettoso nei diversi ambiti della frenetica vita contemporanea. Per quanto ci riguarda, sintetizza in maniera precisa alcuni aspetti dell’eleganza maschile e dei dress code. Così leggiamo nel libro: “DRESSING WELL IS A FORM GOOD MANNERS” dicono gli inglesi, a ragione.


L’epoca odierna, tuttavia, sembra aver smarrito la cultura del dress code, l’abitudine cioè di vestirsi adeguatamente in base all’occasione. Ed è un peccato, se consideriamo che il concetto stesso di eleganza si rifà, in ultima analisi, alla capacità di decodificare il contesto, comprenderne il livello di formalità e saper scegliere il nostro abbigliamento di conseguenza.
Personalmente, credo che padroneggiare l’arte del dress code sia più che una semplice questione di eleganza: è un segno di maturità che riflette una profonda consapevolezza delle dinamiche sociali e dell’ambiente in cui ci troviamo.
Ma cosa si intende per dress code o codice di abbigliamento?
Il dress code non è altro che un insieme di regole implicite che fanno riferimento a delle tradizioni sociali consolidatesi nel tempo, che determinano il tipo di abbigliamento consono al tipo di situazione. In base alle differenti occasioni, il galateo e le norme sociali ci suggeriscono che cosa sia più corretto indossare. Ma quali sono i principali dress code per un uomo? Innanzitutto, consideriamo che se abbiamo ricevuto un invito posto correttamente, dovremmo essere già al corrente di cosa ci aspetta: in un invito che si rispetti, infatti, non sono solo indicati la data, l’orario e il luogo in cui recarci, ma dovrebbe figurare anche un’anteprima delle attività che si svolgeranno, includendo un programma di massima dell’evento. Attendendoci a quest’ultimo punto, sceglieremo di conseguenza cosa indossare.
Esistono quattro principali dress code per la figura maschile, ognuno dei quali è indicato per una diversa occasione e adatto al momento della giornata e al grado di formalità dell’evento:
COCKTAIL ATTIRE, BLACK TIE, BUSINESS ATTIRE, SMART CASUAL.
Black Tie è il dress code degli eventi formali, contraddistinto da un alto grado di formalità (inferiore solo al WHITE TIE, che richiede il frac e va indossato solo di sera), adatto alle serate di gala, alle prime teatrali o, in generale, alle serate in cui è espressamente richiesto nell’invito. In tutte queste occasioni il nostro abbigliamento dovrà riflettere l’importanza e la solennità dell’evento: eviteremo quindi colori chiari e gli spezzati, che violerebbero il dress code raccomandato. Indosseremo piuttosto lo smoking, da abbinare a una camicia bianca dal collo italiano, con cannoletto coperto, plissé e polsini da gemelli. Si può, poi, optare per un papillon, rigorosamente da annodare (da evitare i preannodati) o una cravatta nera.
Gli accessori, essenziali per dare un tocco di eleganza in più al look, sono i gemelli da polso che impreziosiscono la camicia, le calze in seta nera ed eventualmente il fazzoletto da taschino, preferibilmente bianco e piegato in modo formale (non con le punte verso l’alto). Le scarpe da smoking sono di tre tipi: Wholecut, Oxford senza decorazioni e pumps, tutte rigorosamente nere e, ovviamente ben lucidate. In tema orologio, una regola imponeva di non indossarlo in caso di smoking. La ragione è che il tempo non dovrebbe essere una nostra preoccupazione durante un evento di gala o in generale durante una festa, potendo sembrare offensivo nei confronti di chi ci ospita. Stando a questo principio, non dovremmo neppure portare con noi degli smartphone che ci indicano anche l’ora, il che è davvero poco probabile. In ottica di svecchiare regole anacronistiche, suggerisco di non seguire questa norma, ma comunque indossare un orologio adatto alla circostanza, preferendo quindi un ‘solo tempo’ a un cronografo, vista la natura sportiva delle origini di quest’ultimo. Attenzione al cinturino, che sarà preferibilmente in pelle nera come le scarpe”.

Espressione moderna dei party dall’allure internazionale sono quelli organizzati da THE SARTORIAL CLUB (vedi thePLAYERS 17). A Dennise Yeh, fondatrice del club insieme a Ksenia Konovalova, abbiamo chiesto di parlarci dello stile e del dress code delle loro feste.


Qual è il dress code consigliato per le vostre feste?
The Sartorial Club tende ad avere un dress code versatile, a seconda della città e dell’occasione in cui ci rechiamo.
Lo facciamo per rendere omaggio e rispetto alla città e alla cultura locale, per evidenziarne l’aspetto storico. Ad esempio, i ruggenti anni ‘20 e l’atmosfera finanziaria di Wall Street sono qualcosa di unico a New York. A Parigi ad esempio l’accento è stato posto sull’eleganza e le sue radici haute couture tipiche di questa città, e sempre grande fonte di ispirazione. Oltre a questi dress code adattati alla situazione locale, i nostri membri hanno davvero abbracciato l’abbigliamento da sera e la sensazione di vestirsi bene; naturalmente sempre con un tocco creativo e innovativo, non solo seguendo le tradizionali regole del black tie.
I party del The Sartorial Club sono un grande momento di condivisione per salutare vecchi amici e farne di nuovi, qual è il suo scopo?
TSC è un movimento collettivo per celebrare l’artigianato, l’amicizia e trovare modi innovativi per creare insieme nuovi progetti, sotto i più vari aspetti della bella vita (sartoria, gioielli, orologi, auto, arredamento per la casa, architettura, viaggi, cucina, ecc.). Nell’era della moda veloce e del consumo di massa, stiamo rifocalizzando e celebrando il valore dell’artigianato. Il nostro club è aperto a coloro che condividono gli stessi valori, da qui il modello di abbonamento annuale. Diamo accesso a servizi ed esperienze ai membri per raggiungere questo obiettivo comune di riscoprire e approfondire i temi legati all’artigianato (i party sono solo una delle tante cose che facciamo). A differenza di altre situazioni in cui lo stare insieme è fatto prevalentemente per avere visibilità sui social, il Club funge da piattaforma per i nostri membri e partner per fare rete, esplorare e collaborare. Abbracciamo l’inclusività e invitiamo tutti coloro che condividono questi valori a dare il loro contributo alla visione comune.
Qual è l’atmosfera ai vostri party?
I nostri eventi mirano a raggiungere aspetti di networking, intrattenimento ed educazione. I nostri membri riceveranno un caloroso benvenuto da parte nostra e tutti i membri sono aperti e accoglienti, pronti a creare nuove connessioni. Un nuovo membro potrebbe entrare senza conoscere nessuno all’inizio e finire per stringere amicizie per future iniziative comuni.
Quali sono gli ingredienti per una festa di successo con dress code da sera?
L’elemento più importante per una festa di successo con dress code da sera è avere le persone giuste, che trattano il dress code come un esercizio e un’esperienza divertenti, piuttosto che ‘seguire le regole’. Quindi, la mentalità creativa è la chiave di tutto. Sicuramente alcune regole dovrebbero essere rispettate, come avere un bel papillon, ma poi potrebbe essere sostituito con un ascot formale. Il nostro obiettivo è bilanciare eleganza, modernità e creatività individuale. Oltre a questo, diremmo che qualsiasi evento di successo deve avere un’ancora, ovvero lo scopo per cui ci riuniamo e cosa stiamo celebrando. Ciò significa che progetteremmo attività in modo che non siano solo ‘cocktail e chiacchiere’. Ultimo ma non meno importante, nessuna grande festa potrebbe andare avanti senza cibo delizioso e bevande artigianali. Poiché il nostro obiettivo è vivere bene, questo è un aspetto da non trascurare. Dai raffinati Negroni in collaborazione con gin speciali come Savile Row Gin al Whiskey Old Fashioned fatto con single malt Scotch The Glenrothe; inoltre quando siamo a Firenze lavoriamo con alcuni dei migliori locali e chef come Palazzo Portinari (Chic Nonna, chef Vito Mollica), Villa San Michele (Ristorante San Michele, chef Alessandro Cozzolino), tra gli altri. Tutti questi hanno come obiettivo quello di offrire la migliore esperienza ai soci.

 

DID SOMEONE SAY FRIDAY?
è il ‘grido di battaglia’ di FERNANDO PANE, Managing Director dell’HOTEL SINA VILLA MEDICI, al quale chiediamo, grazie alla sua esperienza e dall’alto del suo osservatorio privilegiato, alcune riflessioni su party e dress code Black Tie …
Quali sono gli ingredienti principali e/o essenziali che determinano la buona riuscita di un party…
Il successo di un party germoglia all’origine della pianificazione: il team deve essere coinvolto, informato, motivato e in tutto questo si deve anche divertire, aspetto da non sottovalutare! Poi è fondamentale scegliere un parterre di invitati che rispecchi l’intento del party stesso, perché l’atmosfera sia ideale. È come un cocktail: ci vogliono ingredienti di prima qualità, ma bisogna saperli sapientemente miscelare nelle giuste dosi per poter ottenere il gusto perfetto.


Black Tie dress code … secondo te c’è un ritorno a questo tipo di party negli ultimi anni? Per fare rete, stringere nuove relazioni o per semplice appartenenza?
Decisamente e fortunatamente sì! E il concetto di black tie si è molto evoluto negli ultimi tempi: si è passati dal classico smoking ad una scelta molto più ampia di opzioni sia in fatto di tagli (penso alla spalla a camicia o i reverse arrotondati) che di colori e tessuti. Un capo molto formale è adesso più informale, si hanno più occasioni per indossare questo dress code, anche in orari inconsueti. Credo che sia un fenomeno riconducibile alla voglia di quel glamour molto cinematografico di un tempo, una sorta di omaggio al passato e a quel senso di appartenenza che personalmente amo celebrare il più possibile.
DUNQUE CONOSCERE ED ASSIMILARE CODICI DI COMPORTAMENTO, ESSERE AL CORRENTE DELLA STORIA CULTURALE DI UN DETERMINATO COSTUME SOCIALE, APPRENDERE E FARE PROPRIE LE BUONE MANIERE, ALLA BASE DEL VIVERE ARMONICO E RISPETTOSO IN OGNI PICCOLA O GRANDE COMUNITÀ, ED ALL’OCCORRENZA ESSERE INGRADO, SE RICHIESTO ED OPPORTUNO, SAPER INTERPRETARE E ADATTARE I CANONI APPRESI, MODIFICANDOLI.
MA SOPRATTUTTO RICORDARSI CHE “IL DENARO RENDE RICCHI, MA RISPETTO, EDUCAZIONE ED UMILTÀ RENDONO SIGNORI
(SUPERCIT. DI FABIO ATTANASIO).

di Simone Gismondi

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