Passione vintage: Bunker Depot
Il Vintage, del quale avremo modo di parlare in maniere sempre più approfondita, è...
Negli ultimi anni, lo stile western è tornato a farsi notare con forza sulle passerelle e nelle strade, ma parlare di ‘ritorno’ forse è riduttivo. Più che una tendenza ciclica, il western sembra essere uno di quei linguaggi estetici che non scompaiono mai davvero: si trasformano, si adattano e riemergono in nuove forme, mantenendo intatto il loro fascino originario.
Non è un caso che uno dei suoi interpreti più influenti, Ralph Lauren, abbia costruito parte del proprio immaginario proprio su questo universo: nei suoi look più iconici, fatti di denim vissuto, stivali e richiami diretti al mondo dei cowboy, ha sempre sottolineato come il valore di un capo risieda nella sua storia e nella sua autenticità, ben oltre il semplice peso di un’etichetta.
Frange, denim, pelle vissuta, stivali texani e cappelli a tesa larga evocano immediatamente un immaginario preciso: quello delle grandi pianure, della libertà e di un certo spirito ribelle. È proprio questa carica simbolica che rende lo stile western così resistente nel tempo.
NON È SOLO MODA, MA NARRAZIONE. INDOSSARLO SIGNIFICA, IN QUALCHE MODO, APPROPRIARSI DI QUELL’ IDEA DI INDIPENDENZA E AUTENTICITÀ.
Oggi, tuttavia, il western non si presenta più nella sua forma pura’ o nostalgica. Le aziende di moda stanno reinterpretando questi codici con uno sguardo contemporaneo, mescolandoli con linee minimaliste, tessuti innovativi e tagli più urbani. Il risultato è un equilibrio interessante tra passato e presente: giacche con frange abbinate a silhouette pulite, camicie in stile cowboy rivisitate con materiali sostenibili, stivali western accostati a look metropolitani. Questa evoluzione riflette anche un cambiamento culturale più ampio. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla standardizzazione, il richiamo a uno stile così caratterizzato e ‘radicato’ risponde al bisogno di identità.
Il western diventa quindi uno strumento per distinguersi, ma anche per riscoprire una certa manualità e attenzione al dettaglio, spesso legata alla tradizione artigianale. Non sorprende, inoltre, che molti brand stiano investendo proprio su questo tipo di estetica. Il western offre un patrimonio visivo ricco e riconoscibile, ma allo stesso tempo abbastanza flessibile da essere reinterpretato in chiave moderna.
SUSER DENIM.
È una base solida su cui costruire collezioni che parlano sia a chi cerca qualcosa di iconico, sia a chi vuole sperimentare. In definitiva, più che un semplice trend, lo stile western si conferma come una presenza costante nel panorama della moda. Cambia pelle, si aggiorna, ma resta fedele alla sua essenza. E forse è proprio questo il segreto della sua longevità: la capacità di raccontare una storia senza tempo, adattandola a ogni nuova generazione. Vorrei soffermarmi su un’azienda giovane e fresca, completamente made in italy, con un’identità heritage ed una forte presa di posizione contro il fast fashion, per consigliarvi un capo cardine con cui approcciare all’universo western, parliamo di SUSÈR DENIM, il denim cimosato come una volta, costruito sui telai a navetta, come le Union in loro possesso, con cui ogni giorno sfruttando tele giapponesi di diverse grammature, sfornano un jeans che più lo si indossa, più diventa bello. Tra le valli e i promontori caratteristici delle prealpi bresciane striscia lento il biacco. Attirato dall’umidità dei terreni argillosi questo serpente non velenoso è simbolo tra le genti che vivono tra i monti e la vasta campagna del sud della città. La sua adattabilità ne fa una caratteristica molto positiva tant’è che lo rende sempre in movimento alla ricerca del miglior habitat specialmente laddove sente minaccia.
Questo diventa per Susèr Denim elemento importante di forte ispirazione. Un animale quatto e docile che se disturbato scaglia battagliero la sua rabbia e aggressività. La difesa è l’argomento chiave, ponendosi sin dal primo momento in totale critica al fast fashion, ai prodotti usa e getta che senza consapevolezza collettiva ingombrano le vetrine colorate dei centri commerciali di ogni realtà cittadina. Prodotti scadenti spesso realizzati oltre confine, sordi all’udire di buoni propositi in termini di diritti umani e tutele.
Susèr Denim sceglie la difesa repentina, come un biacco, davanti allo sfrenato consumo. Un jeans interamente italiano, dalla lavorazione al materiale primario che sposa la causa del produrre meno per avere di più; un mantra, una sfida e un’idea. Susèr Denim, è un pantalone per sempre. Il G1 di Susèr Denim è un selvedge raw, ovvero una tela che non subisce lavaggi, 13 Oz di grammatura, dotato quindi di una resistenza enorme. Non solo il trattamento a cimosa della cucitura dona robustezza bensì l’assenza di sanforizzazione, ovvero il processo industriale di fissaggio dei tessuti, non indebolisce il materiale.

Il jeans si adatta alla linea della gamba di chi lo indossa, un plus formidabile così come la personalizzazione sulla salpa con spaziatura e inserimento del nome del possessore. Un unico modello di denim con una scala di misure per il girovita e una sola lunghezza gamba, ed è qui la parte più interessante, perché verrà orlato a seconda delle esigenze dell’utente finale, una customizzazione ulteriore per rendere il jeans ancora più unico. Il tramandare un capo d’abbigliamento è la vera resistenza.
Il concetto di heritage fluttua attorno a tre fonti fulcro ovvero, la tradizione del creare e diffondere gli usi e le tecniche di creazione del prodotto; i valori che ne compongono la narrazione sottostante al fattore del tramandare; la cultura diventa legacy con i precedenti concetti creando la trinità chiave dell’ heritage couture. Il selvedge denim, la tecnica eccelsa della cimosa affonda radicalmente le sue radici nell’antico metodo di cucitura che nella seconda metà del ‘900 diffuse il denim che spopolò in USA, consolidò il suo valore in Giappone per poi sviluppare la sua massima fase di espansione raggiungendo ogni angolo del mondo.
CON SUSÈR È TOTALMENTE NECESSARIO METTERE SUL PODIO DELLA BRAND IDENTITY LA RESISTENZA CONTRO LA FASHION INDUSTRY.
Rispolverare le vecchie macchine da cucire, fa parte della loro rivoluzione. La cimosa è uno dei frutti di questa forma di artiginato sartoriale e tessile. Non è altro che il bordo della pezza utilizzata per creare il denim jeans; questa non viene tagliata ma resta presente lungo l’interno dell’esterno gamba. Si forma ai lati durante la produzione con i vecchi telai a navetta.
La resistenza alla trazione è notevole, grazie al maggior numero di fili d’ordito presenti.
di Nasario Giubergia
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