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	<title>Cover Story Archivi - the Players Magazine</title>
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		<title>BENHEART.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/10/01/benhert/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 21:28:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="400" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-400x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-400x600.jpg 400w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-1067x1600.jpg 1067w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-768x1152.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-1024x1536.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-1366x2048.jpg 1366w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-560x840.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled-230x345.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/10/IMG_2003-scaled.jpg 1707w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></div>
<p>“ SE VUOI CHE IL TUO SOGNO SI AVVERI, DEVE VALERE PIÙ DELLA TUA STESSA VITA”. E BEN DI VITE NE HA VISSUTA PIÙ DI UNA! È un bambino nato a Fez, in Marocco, orfano di padre, che lascia il suo Paese in cerca di un futuro migliore. È un giovanissimo ragazzo che di notte &#8230;</p>
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È un bambino nato a Fez, in Marocco, orfano di padre, che lascia il suo Paese in cerca di un futuro migliore. È un giovanissimo ragazzo che di notte lavora in una panetteria e di giorno pensa alla moda, riuscendo a farsi strada come designer di pelletteria per i brand del lusso italiano.<br />
È un giocatore di calcio, il cui cuore cede proprio in campo. È un ventiseienne in coma farmacologico per mesi che attende un donatore. È l’uomo che riceve un cuore nuovo e che decide di “vivere la vita migliore che potesse desiderare”, creando <a href="https://www.benheart.it">Benheart.</a> Un brand che ha tanto cuore, e non solo nel nome. Benheart affonda le proprie radici nel distretto manifatturiero di Scandicci, vero presidio dell’alta qualità artigianale italiana, e dal 2012 è riuscito velocemente ad affermarsi, contando oggi 13 negozi nel mondo e importanti clienti internazionali, tra i quali Barack Obama, Will Smith, Lenny Kravitz, Orlando Bloom, oltre a molte celebs nazionali.<br />
Alle giacche in pelle, realizzate anche con il servizio su misura, si affiancano scarpe e un’ampia gamma di accessori, dalle cinture agli zaini, di alta qualità artigianale e personalizzabili al momento.</p>
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<p>Per thePLAYERS ho intervistato Ben nel suo negozio di Via dei Calzaiuoli, rivisitazione contemporanea di una tradizionale bottega fiorentina.</p>
<p><strong>Ben, qual è la chiave del successo di Benheart?</strong><br />
A determinare il successo sono tanti fattori, ma sicuramente la chiave di Benheart sta nella mia forza di volontà, nella determinazione che io metto in quel che faccio, nella mia voglia di non mollare mai, neanche nei momenti più difficili. Benheart è il mio sogno e lo sto ancora inseguendo: in questo momento, a prescindere dal fare, disegnare o creare, o dall’incontrare le persone giuste, credo che contino la tenacia, il non mollare, che diventano poi la chiave del successo. In tanti si arrendono, fiaccati dalle battute di arresto, dalle difficoltà, dai colpi del destino, e sono pochi quelli che poi vanno avanti, il successo per me sta lì.</p>
<p><strong>Il brand ha un legame profondo con la tua storia personale: quanto incide questo sulla creatività e sui risultati?</strong><br />
Il mio brand è rappresentato dalla mia storia e la mia storia è rappresentata dal mio brand. Sono un tutt’uno, c’è un legame indissolubile. Nei momenti difficili sento tutto il peso della mia storia, il mio Paese lasciato a cinque anni viaggiando su una delle tante ‘barche della speranza’, i sacrifici di mia madre, il mio cuore malato e il trapianto, la mia salute. Sono diventato grande che ero ancora un bambino e sento ancora oggi la responsabilità di riuscire, di essere forte, di andare avanti.<br />
Mi accorgo che aver vissuto enormi difficoltà è stato per me una grande opportunità e che da lì mi arriva un’enorme energia positiva. E metto questa energia in quel che creo: ho voglia di mordere la vita, di godermela, di essere riconoscente a chi mi ha lasciato il proprio cuore in eredità. Sento la voglia di dire a mia mamma che ce la sto facendo, di darle quello che non ha avuto dalla vita, di continuare a sentirmi dire da chi incontro Ben, sei forte, sei grande, continua così. Ben, hai fatto qualcosa di incredibile. E così immagino le mie creazioni e ci metto tutto me stesso per continuare a restituire quello che ho ricevuto e provare a fare di più.</p>
<p><strong>Chi è l’uomo che sceglie i suoi prodotti e quali sono oggi i suoi mercati principali?</strong><br />
Chi indossa una giacca o un accessorio Benheart deve non solo sentirsi bello, ma deve sentirsi sicuro di sé. Quando un uomo indossa una mia giacca deve sentire di stare indossando un capo fatto con il cuore, con la passione, con la determinazione. Tutti fattori che danno grinta al prodotto, che gli donano personalità e forza. L’uomo Benheart è un uomo deciso e convincente. Tra i principali mercati di Benheart sono sicuramente gli Stati Uniti.<br />
E poi anche i Paesi orientali: ho moltissimi clienti cinesi e poi iniziano ad affacciarsi molti coreani, giapponesi, indiani. Una fetta importante è anche il mercato interno, perché gli italiani sanno come vestire bene e riconoscere un prodotto di qualità.</p>
<p><strong>Qual è il capo iconico di Benheart?</strong><br />
Senza dubbio il giubbotto Michelangelo, in pelle dall’effetto stropicciato, che rappresenta l’autentico spirito dell’artigianato italiano. È il capo più famoso, il più amato, il più richiesto. E rimane anche il mio preferito.</p>
<p><strong>C’è un’esperienza professionale di cui vai particolarmente fiero?</strong><br />
Sì e ogni volta che ne parlo mi emoziono. Ho avuto il privilegio di realizzare delle giacche su misura per Ronaldo, O Fenômeno. Avevo 13-14 anni e un grande amore per il calcio: questo ragazzo brasiliano di umili origini, cresciuto a Bento Ribeiro (quartiere alla periferia nord di Rio de Janeiro, ndr), di cui parlavano tutte le trasmissioni televisive, era il mio idolo. La sua storia mi ha ispirato e vederlo indossare le mie creazioni e sentirmi dire “io sono Il Fenomeno nel calcio, ma tu, Ben, sei il fenomeno delle giacche di pelle” è stata un’emozione indescrivibile, quasi un riscatto, avrei voluto tutti gli amici intorno, tanto che mi sono tatuato sull’avambraccio la firma che mi ha lasciato quel giorno.</p>
<p><strong>Come ti descriveresti?</strong><br />
Fuori di testa. In senso buono, ovviamente. Se mi fermo a pensare alle mie condizioni di salute, al trapianto di cuore, alle cure che affronto e alle medicine che devo prendere a vita, dovrei rallentare e vivere una vita senza voli intercontinentali, senza notti insonni e con ritmi di lavoro più lenti. Ma io sono un entusiasta, io amo la vita e amo quello che faccio: e quindi viaggio per il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti, dall’Arabia al Giappone per far conoscere il mio marchio ed espandere il mio business, a<br />
volte non dormo per 3-4 giorni e non dico mai “non posso”.</p>
<p><strong>Ci racconti una tua giornata tipo?</strong><br />
Con o senza sveglia, alle sette mi alzo. Ho davanti un’ora per uno dei momenti più belli della giornata: stare con i miei figli. Insieme facciamo colazione, li vesto e accompagno a scuola i due più piccoli. Non so a che ore tornerò la sera, perché le mie giornate sono piene, a volte lunghissime e fatte di tante attività diverse. Mi occupo di controllo qualità, poi di disegno e modellistica, seguo le vendite in negozio, curo i rapporti con i clienti e i fornitori. Il mio lavoro non conosce sosta, anche se esco per pranzo o prendo un caffé. Il mio personaggio, la mia faccia, i miei capelli mi rappresentano e rappresentano il mio brand, quindi in qualsiasi attimo io sto lavorando.</p>
<p>Cosa ti ispira?<br />
Mi piace tantissimo sapere di essere un esempio di integrazione vincente, un esempio positivo di riscatto, di successo dato dalla volontà di credere in un sogno, dall’amore per la vita che ho rischiato di perdere. Essere un esempio, per i miei figli, per i miei amici, per i miei clienti, per le persone che incontro, mi dà una grande carica. Io sono nato in un altro Paese e a me l’Italia ha dato tutto: un’istruzione, una famiglia, il mio lavoro e io sento di dover restituire tutto questo e di doverlo fare con entusiasmo e riconoscenza. Questa è la mia ‘benzina’.</p>
<p><strong>Qual è il tuo stile? Cosa ti piace indossare?</strong><br />
Devo dire di non essere molto attento a come mi vesto, mentre metto molta cura in come mi esprimo e come mi comporto, quello sì. Penso che puoi essere vestito senza particolare ricercatezza, ma se sai esprimerti bene, se sai trasmettere qualcosa agli altri, indosserai qualcosa che nessun costoso o costosissimo outfit può mai darti: il carisma. Un capo per me irrinunciabile sono pantaloni neri, ne ho tanti e molti sono uguali.</p>
<p><strong>Cos’è per te il Made in Italy?</strong><br />
Nel mio petto batte un cuore italiano, di cui sono grato e estremamente orgoglioso. Vado fiero che il mio brand sia identificato con l’Italia e con il Made in Italy, è per me un grande vanto. Quando vado all’estero, nel mio Paese o in altri, mi accorgo di quanto il fatto in Italia sia apprezzato e cerco con Benheart di amarlo, di proteggerlo e di rappresentarlo al meglio.</p>
<p><strong>Sarai a Pitti Uomo per la prima volta: cosa ti aspetti da questa edizione?</strong><br />
Spero di sentire un’energia nuova, quella carica che può farci ritornare ‘ai tempi d’oro’, spazzando via questa tristezza che da troppi anni fa da sottofondo a tutto: prima la Pandemia, poi l’innesco della crisi economica, l’instabilità mondiale e le guerre. C’è bisogno di tornare a guardare il futuro con gioia e ottimismo.</p>
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		<title>COVER STORY: LUIS FIGO</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2025/02/18/cover-story-luis-figo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 13:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="501" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2024-12-30-alle-13.24.38-501x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2024-12-30-alle-13.24.38-501x600.png 501w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2024-12-30-alle-13.24.38.png 571w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2024-12-30-alle-13.24.38-560x671.png 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2024-12-30-alle-13.24.38-230x276.png 230w" sizes="auto, (max-width: 501px) 100vw, 501px" /></div>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="501" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2024-12-30-alle-13.24.38-501x600.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2024-12-30-alle-13.24.38-501x600.png 501w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2024-12-30-alle-13.24.38.png 571w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2024-12-30-alle-13.24.38-560x671.png 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/02/Schermata-2024-12-30-alle-13.24.38-230x276.png 230w" sizes="auto, (max-width: 501px) 100vw, 501px" /></div><p><strong>Luís Filipe Madeira Caeiro Figo</strong>, noto semplicemente come <strong>Luís Figo</strong>, non dovrebbe aver bisogno di presentazioni, ma per coloro che si fossero distratti o fossero poco attenti alle vicende calcistiche, possiamo sintetizzare che Luís Figo è stato un calciatore portoghese nato ad Almada nel novembre del 1972.<br class="yoast-text-mark" />Dopo aver vestito le casacche di Sporting Lisbona, Barcellona e Real Madrid, ha giocato anche in Italia, collezionando in totale 105 presenze, vestendo la maglia dell’Inter, nel quadriennio 2005/2009, vincendo 4 scudetti consecutivi; erano gli anni nei quali l’Inter, allenata da Roberto Mancini prima e José Mourinho dopo, non aveva rivali in Italia.</p>
<p>A livello individuale ha vinto il <strong>Pallone d’Oro</strong> nel <strong>2000</strong> e nel 2001 viene insignito del FIFA World Players of the Year. Considerato da molti uno dei centrocampisti più forti della sua generazione e non solo. Come a molti calciatori, talentuosi sia in campo, sia fuori dal rettangolo di gioco, una volta appese le classiche scarpette al chiodo, gli si spalancano le porte di mille possibilità. In questa seconda fase della sua vita è un fortunato dirigente calcistico, ed in questo ultimo periodo ci interessa in particolar modo la sua attività nel mondo della moda maschile. Chi meglio di lui incarna l’essere un &#8220;<strong>players</strong>&#8220;?</p>
<p><strong>Cosa l’ha convinta a buttarsi nell’avventura della moda?</strong></p>
<p>La moda è sempre stata una passione per me, un modo per esprimere la mia personalità e il mio stile. Fin da giovane ho osservato con attenzione le diverse tendenze e ho sempre avuto un occhio per i dettagli, soprattutto grazie alle esperienze vissute nelle città più stilose e culturalmente diverse, come ad esempio Milano. Il Portogallo, la mia terra, mi ha insegnato a valorizzare l’autenticità e la maestria artigianale, valori che sono ora alla base di questo nuovo progetto. L’idea di creare il mio brand, LF, è nata spontaneamente, come un modo per unire il mio amore per la moda alla mia visione del mondo.</p>
<p>Ho avuto la fortuna di lavorare con il mio amico e imprenditore <strong>Gandolfo Albanese</strong>, che mi ha aiutato a trasformare questa passione in realtà. Lui è un imprenditore del mondo della moda, con esperienze in aziende importanti nel settore lusso, e ha fatto sì che la mia idea di creare un brand di moda unico e speciale si realizzasse. Credo che un uomo, anche nel vestirsi, possa essere forte e determinato, pur mantenendo sempre un tocco di raffinatezza.</p>
<p>La moda è proprio questo: una forma di espressione, di eleganza che trasmette chi sei.</p>
<p><strong>Quale è la filosofia principaledel suo brand?</strong></p>
<p>La filosofia del mio brand risiede nella sua autenticità. Non voglio semplicemente creare abiti, ma offrire una filosofia di stile. Ogni capo riflette un equilibrio tra eleganza e praticità, tra tradizione e innovazione. Inoltre, abbiamo posto un’enfasi particolare sui materiali, esclusivamente Made in Italy e di alta qualità!</p>
<p><strong>Mi dice chi disegna la sua collezione e quanto incide lo stile Luís Figo?</strong></p>
<p>La collezione è il frutto del lavoro di un team interno di designer altamente qualificati. Abbiamo un ufficio stile che lavora quotidianamente con passione e creatività per tradurre la nostra visione in capi che siano moderni, sofisticati e al passo con i tempi. Ogni dettaglio, dalle linee ai tessuti, viene studiato con cura per garantire qualità e coerenza con l’identità del brand. Ovviamente io sono coinvolto nel processo creativo; collaboro con il team, condivido idee e mi assicuro che ogni passaggio e ogni collezione rispecchi i miei valori e il mio senso estetico. È un lavoro di squadra, dove la mia esperienza incontra il talento di professionisti che sanno interpretare la moda in modo unico e contemporaneo.</p>
<p><strong>Quando è partito il brand?</strong></p>
<p><a href="https://luis-figo.com"><strong>LF Luís Figo</strong></a> è un nuovo brand costituitosi da poco. Come dicevo da appassionato di moda è venuto spontaneo pensare di creare una mia linea, una linea che parli di me, che sia esclusiva e con un gusto cosmopolita e contemporaneo. È stata una sfida emozionante, che ha richiesto tanto studio e dedizione, ma è anche un progetto che sento profondamente mio.</p>
<p><strong>Da dove nasce l’ispirazione?</strong></p>
<p>La mia carriera calcistica ha avuto un impatto enorme sulla persona che sono oggi, e questo si riflette sicuramente nel mio approccio alla moda.<br />
Nel calcio, come nella moda, la disciplina, la determinazione e l’attenzione ai dettagli sono fondamentali. La mia storia è fatta di sacrifici, successi e sfide che mi hanno insegnato a non accontentarmi mai, ma a puntare sempre a qualcosa di unico e straordinario. In questo progetto, ho voluto trasmettere proprio questi valori: l’impegno nel creare qualcosa di speciale, il rispetto per la qualità e il desiderio di distinguersi, senza mai perdere la propria autenticità. Ogni capo della collezione racconta questa filosofia; un’eleganza che non è solo apparenza, ma che deriva da una continua ricerca del meglio, proprio come è stato per la mia carriera di calciatore.</p>
<p><strong>Quali sono i capi più rappresentativi della collezione?</strong></p>
<p>Tra i capi più rappresentativi della collezione c’è sicuramente la giacca, un elemento iconico che incarna perfettamente la filosofia del nostro brand: eleganza senza tempo e attenzione ai dettagli. Ogni giacca è studiata per offrire una vestibilità impeccabile, grazie a linee pulite e tessuti di altissima qualità. Ma non ci fermiamo qui. Abbiamo voluto creare una collezione che fosse versatile, includendo capi pensati per diverse occasioni. Tra questi ci sono camicie classiche dal taglio moderno, pantaloni dallo stile contemporaneo, e anche maglieria di pregio, ideale per un look casual ma sofisticato.<br class="yoast-text-mark" />Ogni capo è pensato per chi vuole sentirsi a proprio agio senza rinunciare all’eleganza, che sia in ufficio, a un evento speciale o nel tempo libero.</p>
<p><strong>Dove avviene la produzione?</strong></p>
<p>Tutta la produzione avviene in Italia, una scelta consapevole e fondamentale per il nostro brand. Crediamo fermamente nel valore del Made in Italy, sinonimo di eccellenza, artigianalità e attenzione ai dettagli. Lavoriamo con laboratori artigianali e aziende storiche distribuite in diverse regioni italiane, ognuna specializzata in un aspetto specifico della produzione.<br class="yoast-text-mark" />Questa filiera completamente italiana non solo garantisce un prodotto di altissimo livello, ma ci permette anche di sostenere l’economia locale e valorizzare il savoir-faire unico che il vostro Paese può offrire.</p>
<p><strong>Una città, fuori dal Portogallo nella quale si sente a casa ?</strong></p>
<p>Ho giocato a Madrid, Barcellona e Milano tre città diverse ma ciascuna molto glamour, con una propria anima. Difficile fare una classifica, ogni città è stata una tappa fondamentale nel mio percorso di calciatore ma anche e soprattutto di uomo. Mi piaceva molto <strong>Barcellona</strong> è stata la prima città nella quale ho vissuto fuori dal Portogallo, sono stato benissimo a <strong>Milano</strong>, città frizzante dove ho concluso la mia carriera con grandi soddisfazioni e adoro <strong>Madrid</strong>.<br />
Aver vissuto in tre città così belle, così cosmopolite e così diverse tra loro mi ha dato tanti input importanti per arricchire il mio stile.</p>
<p><strong>Cosa non manca nel suo borsone per un fine weekend?</strong></p>
<p>Sicuramente capi funzionali eclettici e per me imprescindibili sono le giacche, le polo in cachemire, e delle basilari t-shirt.<br />
Fra i suoi ex colleghi calciatori o sportivi in generale chi è stato un fuoriclasse di eleganza?<br />
Senza dubbio, nel mondo del calcio il primo nome che viene in mente è quello di David Beckham, poi Ibrahimovic e Rafael Nadal. Beckham è un’icona di stile, sempre impeccabile. Ibrahimovic, con il suo carisma, trasmette un’eleganza naturale e sicura. Nadal ha uno stile più sportivo ma molto curato. Tutti loro dimostrano che l’eleganza è anche una questione di atteggiamento e personalità, non solo di abbigliamento. Fuori dal mondo dello sport vedrei bene in passerella o come testimonial anche star di Hollywood come Bradley Cooper e Brad Pitt, sarebbero dei perfetti interpreti dello stile <strong>LF Luís Figo</strong>.</p>
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		<title>COVER STORY: SIR PAUL SMITH</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2024/08/19/cover-story-sir-paul-smith/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2024 08:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
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<p>OTTOBRE 1970. AL CIVICO 6 DI BYARD LANE DI NOTTINGM, IN NOVE METRI QUADRI SENZA FINESTRE SOTTO L’INSEGNA &#8216;PAUL SMITH VÊTEMENTS POUR L’HOMME&#8217;, INIZIAVA LA GIOCOSA, BRILLANTE E LUNGA AVVENTURA NELLA MODA DI PAUL SMITH, UNA GIOVANE PROMESSA DEL CICLISMO PROFESSIONISTA AL QUALE UN SERIO  INCIDENTE AVEVA POCO TEMPO PRIMA SPARIGLIATO LE CARTE DI FUTURO &#8230;</p>
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Da lì fu un crescendo: la PRIMA SFILATA A PARIGI NEL 1976, in un appartamento trasformato in un set che si riempì di gente, il SECONDO NEGOZIO NEL 1979 A COVENT GARDEN, Londra. E poi il GIAPPONE, l’uso della stampa fotografica sui tessuti negli anni &#8217;80, vibranti di fiori, ghiande, cataste di legna, mele, edere e nuvole, l’intuito pionieristico nel disegnare abiti formali da uomo con un taglio e una forma libere, prive di ingessature.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2454 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/Paul-Smith-Portrait-in-his-Studio-scaled-750x1024.jpg" alt="" width="750" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/Paul-Smith-Portrait-in-his-Studio-scaled-750x1024.jpg 750w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/Paul-Smith-Portrait-in-his-Studio-scaled-1172x1600.jpg 1172w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/Paul-Smith-Portrait-in-his-Studio-scaled.jpg 1875w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p>Un crescendo di creatività e sperimentazione, abbeverate dalla musica e dall’arte e nutrite dal fermento di un decennio scintillante, in cui tutto sembrava possibile. E forse lo era davvero. I dettagli bizzarri, le fodere degli abiti di sartoria in colori contrastanti e naturalmente le righe, tema centrale del lavoro di Paul Smith. Una sorta di firma che caratterizza stampe vivaci, o fa capolino sui polsini delle camicie, accende le fodere delle borse o scorre nelle cuciture interne delle giacche, rendendole iconiche, riconoscibili, desiderabili.<br />
PAUL SMITH HA UNA CREATIVITÀ CHIC, CONTEMPORANEA E MOLTO POP, QUELLA DI UN VERO PENSATORE VISIVO, CHE TRAE ISPIRAZIONE DA OGGETTII APPARENTEMENTE INSIGNIFICANTI – COME LISTA DI UNA CAFFETTERIA DIVENTATA UNA CELEBRE STAMPA SU GONNA – ED È ATTRATTO DALL’ UNICITÀ DEGLI OGGETTI SERIALI, CHE COLLEZIONA IN MODO SMODATO TRA I PIÙ DISPARATI.<br />
Ancora indipendente dal giogo delle multinazionali del lusso, ha il proprio quartier generale a Londra, dove le sue collezioni continuano a essere disegnate per essere poi distribuite in 60 paesi e in oltre 130 punti vendita, tra cui i celeberrimi di Londra, in Albemarle street, e di Los Angeles, noto come The Paul Smith Pink Wall, disegnato da Luis Barragán.</p>
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<p><strong>Paul Smith è a Pitti (106 &#8211; GIUGNO 2024, ndr), con una sfilata evento attesissima. Paul, perché ha deciso di organizzare una sfilata a Firenze?</strong><br />
Sono stato uno dei primi designer ospiti invitati a sfilare a Pitti nel 1993 e questa edizione è il momento giusto per il ritorno del marchio al Salone. Pitti Uomo dà risalto ai migliori capi di abbigliamento maschile in circolazione e lo fa in modo molto concreto, reale, tangibile. E io non vedo l’ora di presentare la mia collezione in un contesto più personale.</p>
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<p><strong>Quali sono le sue aspettative per questa edizione di Pitti Uomo?</strong><br />
Sono entusiasta di mostrare la collezione SS25 in un ambiente più intimo e non vedo l’ora di incontrare gli ospiti di Pitti Uomo. Incontrare persone da tutto il mondo è uno degli aspetti del mio lavoro che preferisco!</p>
<p><strong>Qual è il ruolo della moda nella società contemporanea?</strong><br />
Dipende a chi chiedi, il mondo di oggi è così frenetico e concentrato sugli schermi e catturare l’attenzione di un pubblico per un breve momento può costare milioni! Personalmente, continuo a realizzare abiti che le persone vorranno indossare perché gli piacciono. Non vestiti che sentono di dover indossare perché simboleggiano qualcosa. È tutta una questione di creare un guardaroba moderno, pratico e su misura.</p>
<p><strong>Secondo lei, il Made in Italy è ancora capace di influenzare il gusto internazionale?</strong><br />
L’attenzione per l’artigianalità e la qualità è profondamente radicata in Italia ed è sicuramente un tratto distintivo molto apprezzato dai nostri clienti.</p>
<p><strong>Lo scorso novembre ha ricevuto a Londra l’onorificenza dell’Ordine della Stella d’Italia, su proposta del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un grande riconoscimento, qual è il tuo rapporto con l’Italia?</strong><br />
È stato un onore incredibile. L’Italia è nei cuori di mia moglie Pauline e mio. La mia collaborazione con la manifattura italiana è iniziata 40 anni fa e continuo ad ammirare quanto sia centrale il lavoro artigiano, quanto sia celebrato nel vostro Paese. Un approccio che, nel corso della mia carriera ha influenzato il mio lavoro.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2452" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/Nomina-Cavaliere-dellOrdine-della-Stella-dItalia-scaled-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/Nomina-Cavaliere-dellOrdine-della-Stella-dItalia-scaled-1024x683.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2024/08/Nomina-Cavaliere-dellOrdine-della-Stella-dItalia-scaled-1600x1067.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>Cosa la ispira? E secondo lei, le persone come possono aumentare la propria creatività?</strong><br />
L’ho detto molte volte, io trovo ispirazione in ogni cosa. E credo davvero che ciascuno di noi possa lasciarsi davvero ispirare da tutto, basta saper guardare! A stimolarmi è soprattutto la curiosità per la vita quotidiana e per gli oggetti che la accompagnano.</p>
<p><strong>In cosa si sente diverso dagli altri big della moda?</strong><br />
Sono in questo settore ormai da più di 50 anni. Nella moda, la vera sfida è rimanere fedeli a se stessi reinventando quel che si fa, aggiungendo cose nuove, espandendo i propri interessi. Mi piace pensare di esserci riuscito e di avere fatto bene: Paul Smith è ancora un’azienda indipendente, cosa molto rara oggi nel settore.</p>
<p><strong>Qual è il segreto del suo successo?</strong><br />
Me lo chiedono spesso. Penso che la mia avversione ai prestiti bancari mi abbia reso cauto. Col tempo, quando avevo da parte un po’ di soldi, non compravo né una Rolls-Royce né un jet privato. Io ho investito nella pietra, questo è il mio lato ‘vecchia scuola’. Sono orgoglioso della nostra longevità.</p>
<p><strong>Perché acquistare un abito su misura?</strong><br />
Realizzare un abito su misura è un processo artigianale completo, creato da consulenti, modellisti e sarti: un pezzo davvero unico fatto apposta per te. Offriamo da anni un servizio ‘su misura’ e i nostri clienti adorano il processo di realizzazione e il prodotto finale.</p>
<p><strong>Qual è il capo del guardaroba maschile a cui è più affezionato e quale vorrebbe aver inventato?</strong><br />
Beh, c’è solo una risposta: gli abiti sartoriali, ben fatti e con caratteristiche specifiche: mi vedrai con un abito tutti i giorni, anche la domenica!</p>
<p><strong>Quale prodotto iconico vorrebbe reinterpretare o con chi vorrebbe ancora collaborare?</strong><br />
Sono stato così fortunato da aver avuto molte opportunità di lavorare con collaborazioni incredibili. Uno dei momenti più entusiasmanti per me è stato curare a Parigi la mostra di Pablo Picasso, Picasso Celebration: The Collection in a New Light lo scorso anno. Penso che una collaborazione sia davvero importante se la si cura davvero e se entrambe le parti si divertono e ne traggono esperienza, energia ed entusiasmo.</p>
<p><strong>Puoi parlarci della Fondazione Paul Smith?</strong><br />
Nel corso della mia carriera ho avuto la fortuna di essere stato guidato da veri creativi, di altissimo spessore, e mi piace pensare di aver raccolto alcune perle di saggezza lungo il mio percorso. La Fondazione Paul Smith è per me un modo per condividere ciò che ho imparato e per lavorare a stretto contatto con alcuni dei giovani più promettenti e dotati che lavorano nel settore o vorrebbero farlo.<br />
La missione della Fondazione è fondamentalmente aiutare le persone a iniziare il proprio percorso, rivolgendomi soprattutto a chi ha meno opportunità, non necessariamente a persone con i titoli giusti. Penso piuttosto a persone come sono stato io, con origini umili, provenienti da zone periferiche, in cui le opportunità sono poche, che magari non hanno le risorse necessarie per sfondare o non hanno un background che le sostenga. Persone che hanno talento, ma non sanno bene come metterlo a frutto.</p>
<p><strong>Per cosa vorrebbe essere ricordato?</strong><br />
L’unico grande sogno che ho avuto per la mia vita era poterne godere ogni singolo momento. E questo è diventato realtà da tempo. Spero che questo &#8216;amore per la vita&#8217; rimanga parte di Paul Smith per le generazioni a venire.</p>
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		<title>COVER STORY: NICK WOOSTER</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2024/07/02/cover-story-nick-wooster/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 14:52:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
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<p>Oltre 1 milione di follower su Instagram, centinaia di foto sui profili e sui principali siti di stile maschile, decine e decine di epigoni che provano a essere lui. Basterebbero queste poche informazioni per raccontare la potenza, la creatività e l’influsso di un uomo che ha saputo trasformarsi in un marchio. Nick Wooster, statunitense classe &#8230;</p>
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Nick Wooster, statunitense classe 1960, è oggi uno dei personaggi più influenti della moda maschile, designer e retail consultant per i top brand americani e internazionali, in Asia ed Europa, Italia compresa.<br />
Il suo percorso ha fatto tappa tra i migliori marchi e i più lussuosi department store degli Stati Uniti. Barney’s New York, Bergdorf Goodman, Neiman Marcus, Calvin Klein, Ralph Lauren e JCPenney, per citarne alcuni, fino alle collaborazioni con Leffot, United Arrows, Lardini, Tiffany &amp; Co., Pringle of Scotland, Paul and Shark, GREATS, FPM Milano Luggage. Le più recenti, una capsule collection per il marchio giapponese Kuon e una per il marchio italiano Mr and Mrs Italy. Una profonda conoscenza del mercato che si fonde con uno stile davvero particolarissimo e altrettanto imitato, che sembra seguire delle regole precise ma in realtà è così intimamente personale che, nei tentativi di replica, le fugge tutte.<br />
NICK LO RICONOSCI SUBITO: UN FISICO MOLTO ALLENATO, UNA DISCIPLINA FERREA NELLA CURA DEL VISO, DELLA BARBA E DEI CAPELLI, IL CULTO PER I DETTAGLI RICERCATI E I PEZZI SARTORIALI – LA GIACCA SU TUTTI – ABBINATI AI POLPACCI SCOPERTI E ALLE BRACCIA TATUATE, L’ATTITUDINE DA PASSERELLA, CHE PURE HA SOLCATO CON INDISCUTIBILE FASCINO IN PIÙ OCCASIONI. UNO STILE IN CUI IL FORMALE CONVIVE CON UNO STREET STYLE RIVISITATO E TOCCHI HYPSTER, IN CUI AI CLASSICI BLU, NERO E GRIGIO FANNO ECO IL ROSA FRAGOLA, IL GIALLO, L’ARANCIO, IL CICLAMINO, ALLE SPILLE DA BALIA IL FERMACRAVATTE, ALLE SLIP ON LE ROBUSTE CALZATURE INGLESI IN CUOIO. E ANCORA IL CAMOUFLAGE, L’ANIMALIER, IL FLOREALE.<br />
Le lunghezze di pantaloni e giacche sono inusitate, i bermuda come una divisa, le caviglie quasi sempre scoperte e i calzini possono far bella mostra dai sandali aperti, senza nulla togliere all’eleganza innata di Nick, che cattura sguardi e consensi. Merito anche della sua educazione, dei modi gentili e raffinati e del suo essere vivace e divertente. thePLAYERS lo ha intervistato per la Cover Story numero 20.</p>
<p><strong> Nick, raccontaci qualcosa di te …</strong><br />
Sono un uomo di quasi 64 anni (al tempo dell&#8217;intervista, il suo compleanno è il 2 lugluo, ndr) e ho intrapreso, a malincuore, in una fase avanzata della mia carriera, un percorso lavorativo alimentato dai social media e basato sulla consulenza creativa.<br />
<strong>Quali sono i segreti di uno stile sorprendente?</strong><br />
Anche se onestamente è difficile rispondere a questa domanda, credo che il denominatore comune tra le persone veramente alla moda sia la capacità di apparire come tali, l’attitudine a esserlo senza pensarci. Raramente ho sentito parlare di persone alla moda che ‘progettano’ un outfit.<br />
<strong>Qual è il tuo dress code?</strong><br />
Il mio dress code è non avere un dress code. Ogni volta che c’è un codice di abbigliamento, sudo freddo. La mia inclinazione naturale è di fare esattamente il contrario. Odio che mi venga detto cosa indossare. L’ultimo dress code obbligatorio che ho avuto è stato quando lavoravo per Neiman Marcus e Bergdorf Goodman (2010–2011): dovevo indossare un abito o una giacca e sempre con la cravatta.<br />
L’unica consolazione sono le bellissime foto di street style che ho di quel periodo. Anche se all’epoca odiavo essere sottoposto a un dress code, ho comunque imparato che lo stile classico in passato appare sempre migliore quando lo si riguarda.<br />
<strong>Le regole del tuo stile: quali i tuoi ‘assolutamente sì’, quali i tuoi ‘assolutamente no’?</strong><br />
Per quanto mi riguarda le regole del mio personale stile sono: non indossare mai scarpe con la punta quadrata, non indossare mai loghi e personalizzare sempre tutto in modo che si adatti perfettamente, indipendentemente dal prezzo e dall’articolo. Quindi non solo cappotti, giacche e pantaloni, ma anche magliette, costumi da bagno, maglioni, pantaloncini. E infine, fai sempre shopping: non sai mai quando potresti trovare qualcosa e quando l’ispirazione ti colpirà.<br />
<strong>Cosa c’è nel tuo guardaroba? Quali sono i tuoi capi e quali i tuoi accessori preferiti?</strong><br />
Ne ho davvero troppi da elencare! Alcuni dei miei capi preferiti sono: le derby Shannon di Church’s, le francesine di Tricker, le derby del Grenson Triple Welt, le derby MA+ &#8230; tutto da Comme des Garçons e Junya Watanabe, tutto da Sacai e Kolor, tutto da Paul Harnden, tutto da Elena Dawson, tutto da ByWalid.<br />
La giacca Andrew Driftwood in lino grigio, la giacca senza maniche Soloist, le cinture Sid Mashburn, in coccodrillo nero e marrone, con fibbie in argento e placca in ottone, la cintura in coccodrillo di Arts&amp;Science, il caban di Prada, il cappotto lungo blu scuro di Jil Sander. E ancora camicie su misura Charvet con colletto a linguetta. Infine, tutto quel che è nato dalla mia collaborazione con Echo Design Group.<br />
<strong>Sei semrpe presente alla manifestazione Pitti Uomo, cosa pensi di queste ultime edizioni?</strong><br />
Sono curioso di scoprire se lo spostamento dello stile verso una maggiore sartorialità e un nuovo interesse per il fatto a mano e per tutto quel che è artigianale stia continuando a crescere in importanza o meno. Il casual continuerà a esistere – non torneremo indietro – ma sono convinto che i più giovani sapranno trovare la chiave per integrare il meglio della tradizione sartoriale con i nuovi modi di pensare e di esprimersi.<br />
<strong>Cosa pensi della moda italiana?</strong><br />
La mia impressione è che la moda italiana sia più rilevante ora di quanto lo sia stata negli ultimi 10 anni.</p>
<p><strong>Cosa vedi nel futuro della moda maschile?</strong><br />
Il futuro dell’abbigliamento maschile non mi è chiaro. Da un lato, i mega brand e i mega gruppi continueranno a dominare, dall’altro credo che i marchi storici saranno le storie di successo del futuro. Come Zegna, che ha davvero trasformato il proprio modello di business per aprirsi a una nuova era.<br />
<strong>Quali sono le tendenze che vedi in Italia e non altrove?</strong><br />
I trend che appartengono all’Italia e non trovi altrove sono storia, eredità, artigianato, reinvenzione.<br />
<strong>Dove trovi ispirazione?</strong><br />
Trovo ispirazione ovunque. Aeroporti, ristoranti, passeggiando per strada, sulle riviste, in libri e film, su Instagram, TikTok, facendo shopping, frequentando negozi vintage, visitando musei. Non esiste un posto da cui non puoi trarre alcuna ispirazione. Per ottenere i migliori risultati, devi puntare lo sguardo in alto e fuori … non su uno schermo.<br />
<strong>Cosa c’è nel tuo futuro?</strong><br />
Spero di continuare ad avere l’opportunità di fare creative consulting e di lavorare con marchi che rispetto e ammiro. Finora sono rimasto stupito dalle persone e dai luoghi interessanti che ho potuto incontrare e vedere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2024/07/02/cover-story-nick-wooster/">COVER STORY: NICK WOOSTER</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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		<title>COVER STORY: ANTONIO DE MATTEIS</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2023/07/17/cover-story-antonio-de-matteis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2023 11:52:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="526" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/IMG_1615-e1689595061464-550x526.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/IMG_1615-e1689595061464-550x526.jpg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/IMG_1615-e1689595061464-560x535.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/IMG_1615-e1689595061464-230x220.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/IMG_1615-e1689595061464.jpg 708w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>LA VOCE ARRIVA AFFABILE E PROFONDA DALL’ ALTRO CAPO DEL TELEFONO, UN VELOCE SCAMBIO DI BATTUTE E SUBITO HO CHIARA LA CIFRA DI ANTONIO TOTÒ DE MATTEIS, AD E DIRETTORE CREATIVO DEL MENSWEAR DEL GRUPPO KITON E, DA FEBBRAIO SCORSO (febbraio 2023, ndr), PRESIDENTE DI PITTI IMMAGINE. UNA DETERMINAZIONE DI FERRO E UN GRANDE FIUTO &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2023/07/17/cover-story-antonio-de-matteis/">COVER STORY: ANTONIO DE MATTEIS</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="526" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/IMG_1615-e1689595061464-550x526.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/IMG_1615-e1689595061464-550x526.jpg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/IMG_1615-e1689595061464-560x535.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/IMG_1615-e1689595061464-230x220.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/06/IMG_1615-e1689595061464.jpg 708w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p>LA VOCE ARRIVA AFFABILE E PROFONDA DALL’ ALTRO CAPO DEL TELEFONO, UN VELOCE SCAMBIO DI BATTUTE E SUBITO HO CHIARA LA CIFRA DI ANTONIO TOTÒ DE MATTEIS, AD E DIRETTORE CREATIVO DEL MENSWEAR DEL GRUPPO KITON E, DA FEBBRAIO SCORSO (febbraio 2023, ndr), PRESIDENTE DI PITTI IMMAGINE. UNA DETERMINAZIONE DI FERRO E UN GRANDE FIUTO RACCHIUSI IN UN TEMPERAMENTO SOLARE E OTTIMISTA, DI CHI CREDE PROFONDAMENTE NEL PROPRIO LAVORO E NEL POTERE DEL FARE.<br />
De Matteis esordisce a fianco dello zio Ciro Paone nel 1986, maturando velocemente quella profonda conoscenza a tutto tondo dell’azienda che lo porterà a ricoprire i ruoli di Direttore Commerciale nel 1990, di Direttore Marketing nel 2005, fino al vertice come AD nel 2007. Sotto la guida appassionata, innovativa e creativa di De Matteis Kiton arriva a contare oggi cinque siti produttivi, un organico di 800 persone, 60 flagship nelle più importanti città del mondo, tra cui Milano, Tokyo, Seul, New York, Londra, e un fatturato che nell’ultimo biennio è cresciuto del 60%, raggiungendo 162 milioni di euro.</p>
<p><strong>Qual è la chiave del successo di Kiton?</strong><br />
I punti cardine del nostro successo sono la coerenza, la ricerca costante della qualità, la centralità della famiglia, la continuità.</p>
<p><strong>Quanto contano ricerca e innovazione in Kiton?</strong><br />
Ricerca e innovazione fanno parte del DNA di Kiton, puntiamo su esse da sempre. Credo che le aziende del settore moda, e più in generale tutte le aziende che vogliono assicurarsi un futuro solido, abbiano il dovere di innovare e fare ricerca. Oggi riuscire a vivere su quello che si è fatto in precedenza, per quanto di successo, è molto difficile: bisogna essere molto innovativi, fare ricerca sulle materie prime, sulla modellistica, essere aziende in continua evoluzione.<br />
Il vostro welfare aziendale fa scuola: come e quanto incide questo tipo di approccio sul business e sulla brand strategy?<br />
Oggi tutti parlano di sostenibilità: noi di Kiton lavoriamo sulla sostenibilità sociale da sempre e siamo un’azienda riconosciuta nel mondo per questo. Abbiamo sempre curato il benessere delle persone che lavorano con noi. La nostra retribuzione media è tra le più alte d’Italia, non voglio spingermi a dire che è quasi il doppio, ma posso dire che siamo molto vicini: paghiamo tra i 42 e i 43mila euro ad addetto, contro una media tra i 23 e i 27mila euro.</p>
<p><strong>Come si resta autenticamente fedeli alle proprie origini proiettando il business sui mercati internazionali?</strong><br />
Con una mentalità diversa da quella comune, che sappia giocare di anticipo, e tramandando mestieri che non sono replicabili altrove, almeno non con la stessa ostinata passione, perché sono legati al territorio. Per noi di Kiton la famiglia è motivo di orgoglio, fare per il territorio è uno sprone che la sera ci fa andare a dormire con il cuore pieno di gioia, se questo poi si riesce a fare con piacere ed entusiasmo personali, la combinazione è perfetta. La Scuola di Alta Sartoria è stata, ormai più di venti anni fa, un investimento essenziale: allora l’età media dei nostri dipendenti superava i cinquant’anni, sfiorando i 55. Abbiamo capito quanto fosse necessario pensare a una nuova generazione di sarti e di artigiani e abbiamo aperto le porte della Scuola ai giovani in cerca di un’opportunità in un territorio dove è più difficile scommettere sul proprio futuro. Oggi l’età media in azienda è scesa a 36-37 anni e siamo riusciti a cambiare la percezione del lavoro artigianale, educando le nuove generazioni e trasmettendo loro quel patrimonio di saper fare indispensabile a dare lunga vita alla tradizione della sartoria napoletana. Abbiamo iniziato nel 2000 con grandissima difficoltà a trovare una decina di ragazzi disponibili a imparare il mestiere. Dopo il primo corso &#8211; che durava tre anni, oggi quattro &#8211; tutti e dieci i ragazzi sono stati assunti e questo ha fatto da volano a un passaparola che ne ha cambiato la percezione: oggi riceviamo 300- 400 domande per 25-30 posti, in un corso dove i discenti ricevono da noi un rimborso spese per frequentare la Scuola e avere un minimo per mantenersi. Una mentalità la nostra all’opposto di quella più diffusa, dove la formazione si paga.</p>
<p><strong>Cosa hanno tolto e cosa invece hanno lasciato i difficili anni della Pandemia?</strong><br />
Il Covid ha costretto il mondo a fermarsi, ma paradossalmente invece di essere un rallentatore di processi, ne è stato un vero e proprio acceleratore. Oggi le aziende che avevano investito in innovazione e ricerca poco prima della Pandemia e che hanno continuato a farlo durante quei difficilissimi e incerti anni stanno raccogliendo frutti di quel tipo di approccio e stanno crescendo in modo significativo.</p>
<p><strong>Cosa c’è nel futuro di Kiton?</strong><br />
Kiton è in fermento continuo. Nel nostro futuro c’è sicuramente la crescita del womenswear, un progetto iniziato tre anni fa su cui lavoriamo con grande intensità. Se oggi il settore donna costituisce il 20% del fatturato, il nostro obiettivo è portarlo al 50% nei prossimi 5 anni. Siamo inoltre molto concentrati sull’espansione del network retail, con un’attenta programmazione delle relocation e aperture in città dove non siamo presenti. La nostra attenzione è rivolta anche ai canali wholesale, che restano un bel ‘campo di battaglia’. Investiamo molto anche nel marketing, che vediamo sempre più diretto e orientato sul consumatore finale.</p>
<div id="attachment_1923" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1923" class="wp-image-1923 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/kiton-london-ins-02-1200x1154-1200x770-1-1024x657.jpg" alt="" width="1024" height="657" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/kiton-london-ins-02-1200x1154-1200x770-1-1024x657.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/kiton-london-ins-02-1200x1154-1200x770-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-1923" class="wp-caption-text">Lo store di Londra</p></div>
<p><strong>Quale è il suo pensiero sul nostro sistema moda? Il Made in Italy è ancora ingrado di orientare il gusto internazionale?</strong><br />
Credo che si possa ammettere con grande onestà che il settore moda è quello che meglio ha reagito ai contraccolpi della Pandemia e che ha recuperato più velocemente nel post emergenza sanitaria. Un grande plauso va a tutti noi che ci siamo rimboccati le maniche per cercare di recuperare i numeri del 2109 e di farlo nel più breve tempo possibile, senza tentennamenti e mettendoci anche in discussione di fronte alle grandi sfide del presente. Quanto all’Italia, sì, io penso che abbia la capacità di influenzare la moda nel mondo. I grandi gruppi guardano all’Italia, riconoscendo ampiamente e a livello mondiale la nostra capacità di fare intere produzioni &#8211; e di altissima qualità &#8211; nel nostro Paese.</p>
<p><strong>Il menswear attraversa una congiuntura internazionale sfidante: cosa vede nel futuro del settore?</strong><br />
Vedo la necessità di investire in modo significativo in ricerca e innovazione, che sono le chiavi per superare le incertezze del futuro. Abbiamo sulle spalle tre anni davvero difficili, c’è una guerra alle porte dell’Europa e lo spettro della recessione aleggia su tutti i media. Io credo invece che sia importante non perdere lo slancio ereditato dal post emergenza: ci sono una grande voglia di godersi la vita e un gran bisogno di sentir parlare di cose positive. C’è desiderio di bellezza, di autenticità, di eleganza, di gentilezza, di educazione. Parole che sembra stiano scomparendo dal vocabolario della nostra contemporaneità e che invece dobbiamo riportare al centro.</p>
<div id="attachment_1924" style="width: 536px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1924" class="wp-image-1924" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/KITON-SS23-2-683x1024.jpg" alt="" width="526" height="789" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/KITON-SS23-2-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/KITON-SS23-2.jpg 730w" sizes="auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px" /><p id="caption-attachment-1924" class="wp-caption-text">Kiton, collezione PE23</p></div>
<div id="attachment_1925" style="width: 532px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1925" class="wp-image-1925" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/KITON-SS23-15-683x1024.jpg" alt="" width="522" height="783" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/KITON-SS23-15-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/KITON-SS23-15.jpg 730w" sizes="auto, (max-width: 522px) 100vw, 522px" /><p id="caption-attachment-1925" class="wp-caption-text">Kiton, collezione PE23</p></div>
<div id="attachment_1926" style="width: 530px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1926" class="wp-image-1926" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/KITON-SS23-25-683x1024.jpg" alt="" width="520" height="780" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/KITON-SS23-25-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/KITON-SS23-25.jpg 730w" sizes="auto, (max-width: 520px) 100vw, 520px" /><p id="caption-attachment-1926" class="wp-caption-text">Kiton, collezione PE23</p></div>
<p><strong>Cosa si aspetta da questa (giugno 2023, ndr) edizione di Pitti Uomo?</strong><br />
Una grande edizione, in  continuità con la precedente ma con ancora più slancio, entusiasmo e partecipazione, di buyers, della stampa, di visitatori. Due-tre settimane fa ho incontrato tanti buyers, ho percepito un <em>sentiment</em> molto positivo, vedremo cose nuove. Devo ringraziare chi mi ha preceduto per aver lasciato un Pitti in grande salute.</p>
<div id="attachment_1927" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1927" class="size-medium wp-image-1927" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/PITTI-GAMES_Pitti-Uomo-104-scaled-1024x724.jpg" alt="" width="1024" height="724" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/PITTI-GAMES_Pitti-Uomo-104-scaled-1024x724.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/PITTI-GAMES_Pitti-Uomo-104-scaled-1600x1131.jpg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/07/PITTI-GAMES_Pitti-Uomo-104-scaled-768x543.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-1927" class="wp-caption-text">PItti Games, il tema dell&#8217;edizione 104 di Pitti Immagine Uomo</p></div>
<p><strong>Ha fatto quel che desiderava da bambino?</strong><br />
Credo proprio di sì. Come mi ha insegnato mio zio, “se non avessi fatto questo lavoro, avrei pagato per poterlo fare”. Sono molto contento di quel che ho fatto, anzi che abbiamo fatto. Siamo cinque cugini alla guida dell’azienda, ciascuno con compiti diversi, e il merito dei nostri risultati è diviso egualmente tra tutti. La nostra è una realtà che è ancora famiglia.</p>
<p><strong>Come si descriverebbe?</strong><br />
Sono un uomo propositivo, sempre positivo. Sono una persona tranquilla e riesco a trasmettere serenità a chi mi sta intorno. Non mi esalto nei momenti di gloria e non mi deprimo nei momenti difficili, cerco di mantenere equilibrio e guardare avanti. Nel mio ufficio, che ha la porta sempre aperta ed è al piano terra dell’azienda, c’è un cartello con su scritto “Vietato Lamentarsi”: sono un uomo orientato alle soluzioni, perché i problemi si presentano ogni giorno e vanno affrontati.</p>
<p><strong>Può scegliere di avere un super potere: qual è?</strong><br />
Vorrei avere il potere di trasformare il nostro pianeta in un mondo senza frontiere, senza barriere, senza confini. Sogno di poter viaggiare senza passaporto, di potermi muovere ovunque nel mondo e sì, vorrei avere il potere di creare un mondo di pace, di benessere, di cibo e di risorse per tutti. Un mondo senza sprechi, dove ci sia spazio e opportunità per tutti. E su questo, c’è tanto, tantissimo da fare.</p>
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		<title>Cover Story: Alessandro Marinella</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2022/10/05/cover-story-alessandro-marinella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2022 11:39:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="401" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-401x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-401x600.jpg 401w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-684x1024.jpg 684w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-1068x1600.jpg 1068w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-560x839.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-768x1150.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled.jpg 1709w" sizes="auto, (max-width: 401px) 100vw, 401px" /></div>
<p>Il 2022 sarà un anno da ricordare per il brand E.Marinella, grazie all’uscita ad inizio anno del docu-film scritto da Francesco Pinto “Una vetrina che guarda il mare&#8221;, esordio alla regia di Massimiliano Gallo, che ripercorre gli oltre cento anni di storia della casa napoletana dell&#8217;eleganza maschile e grazie alla riapertura, a fine gennaio, della &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2022/10/05/cover-story-alessandro-marinella/">Cover Story: Alessandro Marinella</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="401" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-401x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-401x600.jpg 401w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-684x1024.jpg 684w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-1068x1600.jpg 1068w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-560x839.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled-768x1150.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/10/BCB_5434-scaled.jpg 1709w" sizes="auto, (max-width: 401px) 100vw, 401px" /></div><p>Il 2022 sarà un anno da ricordare per il brand E.Marinella, grazie all’uscita ad inizio anno del docu-film scritto da Francesco Pinto “Una vetrina che guarda il mare&#8221;, esordio alla regia di Massimiliano Gallo, che ripercorre gli oltre cento anni di storia della casa napoletana dell&#8217;eleganza maschile e grazie alla riapertura, a fine gennaio, della boutique a Londra in Burlington Arcade punto di ritrovo dell’aristocrazia britannica. Riapertura dopo due anni di pandemia per esportare nuovamente il gusto e la sartorialità Made in Napoli nella capitale inglese.</p>
<p>Ecco l&#8217;intervista, storia di copertina del numero 16 del magazine dedicata ad Alessandro Marinella, la nuova generazione dello storico marchio, IL CUI PRIMO NEGOZIO APRÌ A NAPOLI NEL GIUGNO DEL 1914, DIVENTANDO CELEBRE IN TUTTO IL MONDO GRAZIE ALLE CRAVATTE.</p>
<p>Oggi l’offerta della Maison Marinella è più articolata e completa con gli accessori, i profumi, la pelletteria, l’abbigliamento che si possono trovare nelle boutiques monomarca e in numerosissimi corner stores in tutto il mondo oltreché, ovviamente, on-line. Ad Alessandro infatti spetta già in parte il compito di traghettare la maison verso il futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Marinella oltre ad essere un brand è una vera e propria ‘dinastia’ fondata sulla cravatta; cosa rende questo accessorio, solo all’apparenza rivolto al passato, imprescindibile anche per i gentlemen di oggi e di domani?</strong></p>
<p>La cravatta non è un semplice capo d’abbigliamento, nel corso degli anni si è modificata, in lunghezza ed in ampiezza: inizialmente arrivava all’altezza del petto poiché si utilizzava il panciotto, e nel corso degli anni si è attualizzata seguendo la ciclicità delle mode. LA CRAVATTA RAPPRESENTA UN’EMOZIONE, ogni volta che la si indossa per un particolare evento, o per una particolare occasione, il ricordo rimarrà impresso in essa per sempre. Oltre ad essere un accessorio, è una camera di emozioni, un ricordo ed un elemento distintivo di un vero gentleman di oggi, come lo sarà per quello di domani.</p>
<p><strong>Come si riesce ad essere legati alla tradizione ma allo stesso tempo proiettati nel futuro, affondare le proprie radici in 107 anni di storia, ma allo stesso tempo essere costantemente rivolti verso il domani?</strong></p>
<p>L’importante è non tralasciare mai le proprie origini, avere sempre un occhio rivolto verso il passato, per imparare dagli errori della storia che ci ha contraddistinto, e mantenere sempre lo sguardo rivolto verso il futuro, analizzando le richieste del mercato e le esigenze momentanee del mondo. Ora si parla di sostenibilità e di innovazione tecnologica, per Marinella l’importante è fornire sempre la stessa ‘emozione’, proponendo articoli nuovi oltre alla cravatta, rispondendo alle alte aspettative del consumatore. Per quanto concerne le cravatte, la lavorazione viene fatta ancora oggi come un tempo; le sete stampate a mano in Inghilterra e cucite, sempre a mano, in laboratori artigiani a Napoli.</p>
<p><strong>Dove si può migliorare un prodotto già eccellente?</strong></p>
<p>La lavorazione della cravatta viene fatta ancora oggi come in passato, ed in un mondo che evolve così velocemente, mantenere un certo tipo di stampa e di lavorazione è unico e molto raro. OGGI SIAMO AFFASCINATI DALLE STORIE CHE STANNO DIETRO AD OGNI PRODOTTO, E MARINELLA NE HA TANTE DA RACCONTARE: RISALIRE ALLA STORIA DI UNA CRAVATTA DONA UN VALORE AGGIUNTO, ECCEZIONALE ED UNICO AL PRODOTTO. Il prodotto si può migliorare utilizzando materiali ecosostenibili, ponendo all’interno una tracciabilità tramite RFID o Blockchain.</p>
<p><strong>Marinella nel tempo è anche molto altro rispetto alla cravatta, oggi i prodotti a marchio Marinella spaziano dai profumi, alla piccola pelletteria, dagli accessori all’abbigliamento, senza dimenticare la donna; vi siete posti un limite oppure in futuro vedremo un total look Marinella?</strong></p>
<p>Sì, ci siamo posti un limite, e proprio in questo momento stiamo vivendo una fase di trasformazione del brand, per individuare quali articoli riusciamo ad offrire al mercato con il massimo livello di materiali e di artigianalità. L’ OBIETTIVO DI MARINELLA È ARRIVARE AD UN TOTAL LOOK, INSERENDO LA CAMICIA E IL CAPO SPALLA, MONDI CHE VANNO AFFRONTATI CON GRANDE ATTENZIONE. Vogliamo capire quali articoli riusciamo a proporre da comparare qualitativamente allo stesso livello della cravatta di cui siamo maestri.</p>
<p><strong>Una volta i Signori in visita a Napoli venivano in pellegrinaggio ad acquistare le vostre cravatte, i vostri prodotti, ma da qualche anno ormai il marchio ‘E. Marinella’ si trova anche nelle vostre boutique di Milano, Roma, Londra, Tokyo e in numerosi stores sparsi nel mondo. Seppur a latitudini lontanissime, chi è il cliente Marinella tipo, esiste un minimo comun denominatore, dei tratti distintivi riconoscibili nel cliente Marinella di Tokyo, di Toronto, di Dubai ?</strong></p>
<p>Il comune denominatore è colui che dà valore all’artigianalità, alla qualità dell’outfit, che dà valore ad ogni minimo dettaglio del guardaroba, che desideri indossare qualcosa che gli dia valore.</p>
<p><strong>A lei spetta il compito di traghettare il marchio di famiglia verso le nuove generazioni, quali sono gli obiettivi di medio termine e quali le sfide che ritiene saranno più impegnative nel prossimo futuro?</strong></p>
<p>Sicuramente sto ricevendo un compito difficile ed impegnativo, ma è un’eredità che accolgo con piacere: l’obiettivo primario di questo periodo è stato superare la pandemia, limitando al massimo i danni, e traendone ogni insegnamento. A medio termine il fine è quello di diversificare l’offerta, ottenendo una posizione nella percentuale di fatturato a discapito della cravatta. A lungo termine il mio desiderio è di aumentare la brand awareness all’estero, aprendo monomarca in punti strategici, diventando un vero e proprio brand del lusso a livello mondiale.</p>
<p><strong>Marinella e Napoli sono un connubio inscindibile; non ci sarebbe stata la vostra storia ed il vostro successo senza questa città. Cosa le ha insegnato, cosa porta di Napoli nel cuori e nel suo lavoro?</strong></p>
<p>Non ci sarebbe stata Marinella senza Napoli. Napoli è la fonte di successo e di ispirazione quotidiana di Marinella, con il mare, la luce, i colori, l’aria, l’atmosfera, la convivialità, che abbiamo sempre cercato di comunicare a qualsiasi persona si avvicinasse al brand. Come diceva mio nonno a mio padre: “SI POSSONO FARE GRANDI COSE PARTENDO DA NAPOLI, MA SOPRATTUTTO RESTANDO A NAPOLI”.</p>
<p><strong>Alessandro Marinella che si appresta a partire per un lungo weekend cosa mette nella borsa, quali sono i capi che non possono mancare?</strong></p>
<p>La mia valigia si modifica a seconda del meteo che mi aspetta, quindi a seconda della destinazione: mare, montagna, o città. Sicuramente non possono mancare camicie fatte su misura, fazzoletti da taschino, gemelli, cinture, scarpe fatte a mano dalla Stivaleria Savoia. Per un viaggio più formale non possono mancare abito su misura e cravatta, se è informale, sicuramente porterò accessori come pochettes e cinture, ed una giacca più sportiva.</p>
<p><strong>A parte Napoli, una città nella quale si sente a casa ?</strong></p>
<p>A parte Napoli, la città dove ovviamente mi sento a casa è Londra, per la storia di Marinella, che racconta da sempre questo parallelismo tra Inghilterra ed Italia. Londra è la prima città estera raggiunta da mio padre da piccolo, la prima città raggiunta da me in aereo, e la città dove ho vissuto un anno post-laurea, e dove ho fatto tante esperienze formative.</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2022/10/05/cover-story-alessandro-marinella/">Cover Story: Alessandro Marinella</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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		<title>Cover story: ROBERTO MANCINI</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2022/09/26/cover-story-roberto-mancini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2022 11:31:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
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<p>ABBIAMO AVUTO IL PIACERE DI INTERVISTARE, AD INIZIO ESTATE (giugno 2022, ndr), ROBERTO MANCINI, PERFETTO GENTILUOMO ITALIANO, CON IL QUALE ABBIAMO LASCIATO IL CALCIO IN DISPARTE PER PARLARE DI STILE ED ELEGANZA… Dell’inizio dell’attività sportiva, gli esordi nel Bologna, conosciamo la storia, ma quando è iniziata ‘la carriera’ del giovane Mancini-stiloso? Ha avuto qualcuno che &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2022/09/26/cover-story-roberto-mancini/">Cover story: ROBERTO MANCINI</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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<p><strong>Dell’inizio dell’attività sportiva, gli esordi nel Bologna, conosciamo la storia, ma quando è iniziata ‘la carriera’ del giovane Mancini-stiloso? Ha avuto qualcuno che l’ha ispirata?</strong></p>
<p>Non ricordo sinceramente, ma quando ero ragazzino a Bologna. La Bologna di quegli anni era una città estremamente vivace sotto questo punto di vista, c’era una grande energia, un grande fermento e il tipo di abbigliamento era un po’ diverso. A 15 anni avevo degli amici bolognesi proprietari di negozi in città e grazie a loro è cresciuta la mia attenzione per l’abbigliamento. Frequentavo il loro negozio, dapprima per amicizia, poi per curiosità e infine per interesse verso l’abbigliamento. Poi è chiaro che mi piacevano le cose belle. Però tutto è iniziato così, in maniera naturale da ragazzino a Bologna tanti anni fa. Poi crescendo si hanno dei punti di riferimento, dei personaggi che si guardano con attenzione, ai quali ci si ispira.</p>
<p><strong>Poi chiaramente si coltiva una certa eleganza, se dentro si ha una certa predisposizione …</strong></p>
<p>Forse sì, ci vuole una certa sensibilità, credo che a tutti piacciano le cose belle, io tengo particolarmente ad essere sempre e comunque vestito bene, elegante e appropriato a seconda delle occasioni.</p>
<p><strong>È vero che sin da giovanissimo sceglieva le maglie della Samp, ed aveva voce in capitolo sulle scelte di stile della squadra in generale, oppure è una leggenda metropolitana?</strong></p>
<p>No, non è una leggenda, è tutto vero! Per quanto concerne le divise eravamo un paio che andavamo e sceglievamo quello che secondo noi era meglio e più idoneo per la squadra. Per quanto riguarda le maglie è capitato quando, mancando la terza maglia, ne abbiamo ideata una. Però è successo solamente una volta.</p>
<p><strong>Quindi era già avanti rispetto alla media dei sui coetanei compagni di squadra</strong></p>
<p>Ha ha ha (ride!) Mi piaceva il fatto che la squadra fosse comunque elegante, anche quando si viaggiava nelle trasferte e più in generale in ogni occasione. Era un calcio molto diverso, anche da un punto di vista della comunicazione. Avere cose belle e rappresentare la società in maniera appropriata mi è sempre piaciuto, anche perché il nostro presidente era un uomo elegante e noi tutti ragazzi giovani, quindi era anche giusto che rappresentassimo bene la Sampdoria.</p>
<p><strong>A lei tutti riconoscono una certa eleganza. Qual è la sua cifra, in cosa consiste lo stile Mancini?</strong></p>
<p>Io non credo di avere uno stile preciso e ben identificabile. In genere indosso quello che mi piace, credo che la cosa più importante, e questo vale per me come per tutti, sia sentirsi a proprio agio. Si può indossare anche un paio di jeans, una scarpa da tennis ed una t-shirt e sentirsi comunque bene, centrato per la situazione ed il luogo dove devi andare. Come ho appena detto non ho uno stile preciso, mi si può vedere in giacca e cravatta, con una t-shirt, in un abito sartoriale, oppure con una maglia a righe sul molo di un porticciolo.</p>
<p><strong>Quindi nessuna moda in particolare, ma solo stare bene con se stessi e con quello che si indossa …</strong></p>
<p>No, sinceramente non seguo la moda, acquisto e indosso solo capi che mi piacciono, senza seguire le tendenze di stagione. Non mi faccio influenzare se un anno va il pantalone a due pinces o più stretto o con il fondo più largo di 18 cm, oppure una giacca più avvitata. I miei acquisti sono indipendenti da questo tipo di indicazioni, mi piace indossare cose belle che penso mi stiano bene.</p>
<p><strong>Ho letto che da anni, fin da quando era allenatore del Manchester City lei è seguito da un sarto napoletano Gianni Maragliano, come è stata la scelta della scuola sartoriale napoletana?</strong></p>
<p>Naturalmente conoscevo la storia e la qualità diffusa della sartoria napoletana, che è sicuramente una delle migliori al mondo. Conosco Gianni ormai da tanti anni ed ha fatto per me diversi abiti, che comuqnue mi faccio fare anche da altri, come ad esempio da Loro Piana. In ogni caso mi piace avere diversi punti di riferimento, come ad esempio Brunello Cucinelli. Per questo motivo non posso dire di avere un solo stile, ma spesso faccio un mix tra le cose che mi piacciono e che scelgo liberamente.</p>
<p><strong>Con la famosa sciarpa del City lanciò una vera e propria moda. Nel periodo in cui ha allenato in Inghilterra è stato considerato un punto di riferimento, un’icona di stile, una bella soddisfazione considerato che anche gli inglesi in quanto a stile non scherzano. Quale è stato il complimento più bello che ha ricevuto?</strong></p>
<p>È vero, ero riconosciuto come uomo elegante e questo ovviamente mi faceva piacere. Ma in Premier, come in Italia, solo molti gli allenatori eleganti, che si vestono bene. La storia della sciarpa è un po’ strana, nel senso che io mettevo la sciarpa in quel modo classico, come si mette abitualmente in Italia e da lì è nata tutta una storia … andò sui giornali, la stampa inglese descrisse come doveva esser fatto il nodo della sciarpa e da quel momento tutti i tifosi iniziarono a farsi il nodo in quel modo. In Inghilterra diventò una ‘sciarpa mediatica’, ma per me, e per noi italiani, era ed è un modo normalissimo e diffuso di annodare una sciarpa.</p>
<p><strong>Altra sua grande passione è il mare, immagino sbocciato durante gli anni che era alla Samp a Genova.</strong></p>
<p>Sì, io sono nato vicino al mare, però sicuramente la passione è sbocciata a Genova dove ho vissuto per 15 anni, e in quel periodo ho vissuto il mare in maniera più intensa, poi, per me vivere sul mare è tutta un’altra vita, ha un altro sapore, è sicuramente il posto dove preferisco vivere.</p>
<p><strong>Del mondo marinaresco, fatto di regole, di tradizioni ma anche di tanta libertà con un dress code molto codificato, cosa le piace …</strong></p>
<p>Il mare mi piace, ho avuto anche la fortuna di avere qualche barca ogni tanto, che mi ha permesso di vivere questa passione. Poi certo l’abbigliamento da barca è molto tipico e funzionale, il dress code marinaro ha grande tradizione ed esprime un grande senso di libertà; devo ammettere che mi piacciono i grandi classici: i pantaloni bianchi, le maglie blu, le righe.</p>
<p>Quando viaggia per piacere o per lavoro cosa non deve mai mancare nel suo bagaglio. Quali sono i capi ai quali non può rinunciare?</p>
<p>Io sono un disastro nel fare le valigie! Praticamente faccio delle valige gigantesche, dove metto quasi tutto quello che penso mi possa servire, che però puntualmente non uso mai. In valigia metto tutto: jeans, una giacca blu, un abito, t-shirt, camicie informali, due o tre paia di scarpe, spazio nei diversi generi che mi piacciono. Generalmente utilizzo la metà delle cose e riporto indietro molti capi ancora puliti e stirati! Nonostante abbia avuto la fortuna di viaggiare molto ancora oggi le valigie sono un tasto dolente, non riesco ad ottimizzare, a scegliere solo le cose necessarie, ripeto sono un vero disastro!</p>
<p><strong>Un capo iconico del suo guardaroba al quale è particolarmente affezionato?</strong></p>
<p>Cose che mi piacciono non mancano, direi gli abiti in generale, quali i fresco di lana, oppure gli abiti di lino, con i quali mi sento particolarmente a mio agio, poi naturalmente tutto cambia a seconda della stagione o del luogo in cui mi trovo…</p>
<p><strong>Se potesse fuggire un fine settimana lontano da occhi indiscreti in quale città andrebbe?</strong></p>
<p>Avendo viaggiato molto ho avuto la fortuna di vivere in diverse città e vedere molti luoghi, molto diversi tra loro. Ma devo confessare che se non abitassi a Roma, oggi fuggirei proprio qui! La capitale è una città che mi piace molto … altrimenti Parigi, altra città estremamente affascinante.</p>
<p><strong>Gli sportivi, soprattutto se vincenti, per loro natura sono dei testimonial perfetti. Lei è Global Ambassador di Paul&amp;Shark, azienda esponente di quel lusso casual tipico del Made in Italy e Ambasciatore del marchio di orologi Richard Mille, come sono iniziate queste collaborazioni.</strong></p>
<p>Gli sportivi in genere incarnano valori di determinazione, competenza, passione; lo sport e la competizione leale sono veicoli per comunicare valori positivi. La collaborazione con Richard Mille è nata a Manchester, nel periodo in cui ero allenatore del City. Lui veniva spesso alle partite, perché era amico della dirigenza, poi in seguito ha iniziato a fare gli orologi per loro. Quando nel 2012 abbiamo vinto il campionato inglese al ’94 minuto dell’ultima giornata, Richard Mille, per celebrare questo evento, fece un orologio speciale con l’extra time sul quadrante. Da allora è iniziata la collaborazione, lui è un personaggio fantastico, unico, un genio. La nostra collaborazione nacque allora e stiamo andando avanti ormai da diversi anni.</p>
<p>Invece con Paul&amp;Shark la collaborazione è nata un anno fa circa. Dopo esserci conosciuti, loro ritenevano che io fossi la persona giusta per incarnare il loro spirito, i loro prodotti, la loro storia; il marchio lo conoscevo e mi piacevano i loro capi, inoltre ho trovato persone disponibili, professionali. Secondo me tra il marchio e il testimonial ci deve essere corrispondenza, perché, se è vero che il marchio sceglie il suo ambasciatore, è altrettanto vero che questo sceglie il brand al quale dare un volto. Ci deve essere sintonia e comunanza di valori.</p>
<p>LO ‘STILE MANCINI’ SECONDO NOI È RICONOSCIBILE E STA PROPRIO NELLA NATURALEZZA E NELLA NONCHALANCE CON LA QUALE RIESCE A TRASMETTERE ELEGANZA INDOSSANDO UN ABITO SARTORIALE O UNA T-SHIRT CON UN PAIO DI JEANS. L’IDEA CHE BASTI INDOSSARE UNA GIACCA PER TRASMETTERE STILE È SORPASSATA. SAVOIR FAIRE, L’ELEGANZA NEI MODI, ELEGANZA NEL SAPERSI PORRE CON RISPETTO E COERENZA SENZA MAI ALZARE I TONI È QUELLO CHE OGGI DETERMINA LO STILE DI UNA PERSONA E IL CT DELLA NAZIONALE ITALIANA DI CALCIO NE È UN PERFETTO RAPPRESENTANTE.</p>
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		<title>Domenico Gianfrante</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2020/02/05/domenico-gianfrante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 22:03:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
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<p>LA FORTUNA È UN DIVIDENDO DEL SUDORE. QUANTO PIÙ SUDI, PIÙ FORTUNA OTTIENI. La citazione di Raymond Albert Kroc sembra ‘cucita’ addosso a Domenico Gianfrate. Lo veste alla perfezione, proprio come uno di quegli abiti sartoriali, interpretati con grande personalità, che negli anni lo hanno reso uno dei protagonisti più fotografati – e imitati – &#8230;</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-778 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image1-1-576x1024.png" alt="" width="574" height="1020" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image1-1-576x1024.png 576w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image1-1-900x1600.png 900w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image1-1.png 1242w" sizes="auto, (max-width: 574px) 100vw, 574px" /></p>
<p><strong>Domenico, partiamo dall’inizio. Una persona, un oggetto o un episodio della tua vita&#8230; chi o cosa ha fatto di te un protagonista della moda internazionale? </strong></p>
<p>Se devo pensare a un momento, direi l’incontro con Scott Schuman di The Sartorialist: la prima foto che mi ha scattato mi ha dato una maggiore visibilità.</p>
<p><strong>Quali sono i capi iconici che non possono mancare nell’armadio?</strong></p>
<p>Blazer blu, denim blu e uno smoking.</p>
<p><strong>E il tuo must have di stagione?</strong></p>
<p>Devo dire che questa stagione indosso spesso e volentieri dei jeans.</p>
<p><strong>Non ti vedremo mai vestito con …</strong></p>
<p>Difficilmente uso colori sgargianti e probabilmente non li indosserò mai. Devo dire però che mi piace, in alcuni casi, vederli indossati ed abbinati da qualcun altro.</p>
<p><strong>In PT Torino rivesti ruoli di grande responsabilità: ci racconti di questa esperienza?</strong></p>
<p>Devo ringraziare la famiglia Fassino, proprietaria del marchio PT Torino, fondata nel 1968 da Pierangelo, per avermi voluto fortemente al loro fianco. Questa esperienza mi sta dando la possibilità di crescere professionalmente e</p>
<p>di continuare a imparare, oltre che di conoscere persone di tutto il mondo. È esaltante. Sono ovviamente cambiate le mie abitudini: mi sono trasferito a Milano, una città dove sto benissimo, anche se il mio cuore è sempre a Locorotondo, in Puglia. Torno spesso lì per seguire il mio showroom multibrands, la cui gestione quotidiana è affidata ai miei collaboratori. Un team davvero valido su cui ho la fortuna di poter contare.</p>
<p><strong>Cosa senti di avere portato in PT pantaloni Torino che prima non c’era?</strong></p>
<p>Credo la voglia di migliorarsi sempre e di mettersi in discussione continuamente. È un approccio dal grande impegno ma io credo che ripaghi molto. Inoltre, ho reso il marchio più contemporaneo e moderno, senza tralasciarne l’heritage.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi principi come imprenditore?</strong></p>
<p>Senza dubbio passione, sacrificio, visione e un pizzico di coraggio.</p>
<p><strong>Qual è il progetto lavorativo di cui vai più fiero?</strong></p>
<p>Posso dire di sentirmi soddisfatto dal punto di vista lavorativo. Devo tanto al mio lavoro. Nello specifico, non esiste un progetto di cui sono più fiero rispetto ad altri. Ci sono progetti che sono riusciti in pieno ed altri meno, ma che sono comunque serviti a fare grande esperienza. Ti confesso che spero di essere più fiero dei futuri progetti che sono in cantiere.</p>
<p><strong>Hai un grande seguito sui Social Network. Cosa pensi del fenomeno Web Influencer?</strong></p>
<p>Come per tutte le professioni, esistono professionisti ed improvvisati. E ciò vale anche per gli influencers (anche se questa è una parola che detesto). Indipendentemente dal mio pensiero personale sui singoli influencers, che magari vale poco, credo che ci sia un aspetto fondamentale su cui ragionare. Viviamo in un’epoca in cui chi ha maggiore visibilità ha una responsabilità e un dovere morale verso i propri seguaci, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.</p>
<p>Non basta più mostrare solo abiti firmati, ristoranti stellati, vacanze, orologi e altro sul genere: i più giovani hanno bisogno di altro. Di qualcuno che sia di riferimento quanto a educazione, buone maniere, rispetto del prossimo, cultura. Qualcuno che sia d’esempio per voglia di imparare e di migliorare, che trasmetta il valore del sacrificio. Per me gli influencers dovrebbero servire a trasferire questi messaggi.</p>
<p><strong>Come si arriva al successo personale e professionale?</strong></p>
<p>Dico sempre ai miei figli, Alice e Francesco, che al successo si può arrivare solo con tanto sacrificio e tanta passione. E aggiungo che, anche se il successo che ciascuno di noi desidera non dovesse arrivare, resterà la consapevolezza di averci provato fino in fondo, al massimo delle nostre possibilità.</p>
<p><strong>Hai fatto quel che sognavi da bambino?</strong></p>
<p>Sicuramente svolgo uno dei due lavori che sognavo da bambino.</p>
<p><strong>Tre aggettivi per descrivere il tuo stile.</strong></p>
<p>Contemporaneo, equilibrato, discreto.</p>
<p><strong>Altrettanti per il tuo carattere.</strong></p>
<p>Testardo, concreto, generoso.</p>
<p><strong>Obbligato a scegliere: un anno senza lavoro o un anno senza amore?</strong></p>
<p>Sono due aspetti importantissimi della vita di una persona. Niente e nessuno può obbligarci a vivere senza lavoro o senza amore. Penso invece che la serenità in entrambi gli ambiti della vita sia di grande aiuto per trovare un equilibrio interiore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2020/02/05/domenico-gianfrante/">Domenico Gianfrante</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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		<title>FABIO ATTANASIO. Eleganza di veste eleganza di pensiero.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2019/07/14/fabio-attanasio-eleganza-di-veste-eleganza-di-pensiero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jul 2019 15:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
		<category><![CDATA[Who Are thePLAYERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946.jpg 1080w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-560x700.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-230x288.jpg 230w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div>
<p>“Un narratore di storie legate all’ artigianato e all’eleganza classica maschile”, così si definisce Fabio Attanasio, penna autorevole della sartoria e dell’artigianato di qualità, ambasciatore di uno stile senza tempo, che rifugge le tendenze per celebrare un’eleganza solida e discreta. Eleganza di veste che si sostanzia in eleganza di pensiero. Fabio non è soltanto un &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946.jpg 1080w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-560x700.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/IMG_7946-230x288.jpg 230w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div><p><strong>“Un narratore di storie legate all’ artigianato e all’eleganza classica maschile”, </strong>così si definisce Fabio Attanasio, penna autorevole della sartoria e dell’artigianato di qualità, ambasciatore di uno stile senza tempo, che rifugge le tendenze per celebrare un’eleganza solida e discreta.<strong> Eleganza di veste che si sostanzia in eleganza di pensiero</strong>. Fabio non è soltanto un uomo ben vestito e di buone maniere che ha fondato The Bespoke Dudes Eyewear, marchio di successo di occhiali fatti a mano. Conversando, non ho colto in lui nessuna impostazione, nessuna voglia di apparire o di stupire, piuttosto ho sentita chiara l’eco di una profonda cultura, che non è sfoggio nozionistico ma conoscenza. Costruita tra le botteghe artigiane dei vicoli di Napoli, respirata nelle camicerie d’altri tempi, cercata tra gli orologi di famiglia e nello stile del padre avvocato. Un uomo d’altri tempi si direbbe, eppure Fabio è fortemente contemporaneo. La sua storia inizia sul web, con un racconto online dedicato al bespoke tailoring e alle eccellenze artigiane che diventa un business internazionale. thePLAYERS lo ha intervistato a pochi giorni dal lancio del servizio Made to Order, con cui personalizzare il proprio occhiale fatto a mano.</p>
<p><strong>Le regole del tuo stile: quali sono i tuoi sempre, quali i tuoi mai?</strong></p>
<p>Il mio sempre è l’adeguatezza. Un concetto che credo oggi si sia perso. Il mio stile si basa sul sentirmi sempre adeguato alla situazione in cui mi trovo. Non penso che si debba indossare sempre la cravatta o che un abito sia sempre la scelta giusta, mentre sono convinto che l’adeguatezza passi dal conoscere i principi dell’eleganza classica. Parlo di principi e non di regole, perché i principi sono interpretabili, sono meno rigidi delle regole e lasciano spazio alle variazioni personali. E lì si vede il buon gusto. I miei mai sono sicuramente i bermuda e le infradito in città, il calzino corto che sbuca dal pantalone e mette a nudo la gamba, l’abbinare due blu o due grigi di gradazioni diverse.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-537 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-1024x683.jpg" alt="" width="571" height="381" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-1024x683.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-1600x1067.jpg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-450x300.jpg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-600x400.jpg 600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-560x373.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-230x153.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-550x367.jpg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-768x512.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-1536x1024.jpg 1536w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/07/TBD_9125-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 571px) 100vw, 571px" /></p>
<p><strong>Cos’è per te l’eleganza? E la volgarità?</strong></p>
<p>L’eleganza ha molto a che fare con l’adeguatezza, ma è di più. <strong>È quando la propria natura,</strong> <strong>la propria attitudine, il modo</strong> <strong>di comportarsi, il ruolo che si</strong> <strong>riveste nella vita professionale</strong> <strong>e in ambito sociale convergono</strong> <strong>nel creare un insieme coerente,</strong> <strong>bello, esteticamente piacevole.</strong> Quella per me è l’eleganza. Che non trovo in persone magari impeccabili nel vestire ma i cui comportamenti tradiscono una ineleganza di fondo, oppure in persone che non riescono a tradurre nel loro aspetto esteriore una grande sensibilità d’animo. Per contro, la volgarità è il voler vivere senza regole, il voler apparire sfacciatamente al di sopra di esse. La volgarità è il rivendicare gli eccessi, che non sono altro che un’assoluta mancanza di sottofondo, di sostanza, quando in realtà <strong>la vera ribellione</strong> <strong>è conformarsi alla regola</strong> <strong>comune, interpretandola</strong>. Mi piacerebbe che alcuni modi ormai di un’altra epoca tornassero a essere la regola comune.</p>
<p><strong>Qual è l’accessorio must have di questa stagione estiva?</strong></p>
<p>Il nostro occhiale Twill, che presentiamo proprio in questa edizione di Pitti Uomo. Ispirato all’omonimo tessuto, è un modello realizzato in corno di bufalo indiano. Un materiale naturale, bellissimo e raro. Un accessorio particolare, capace di distinguere chi lo indossa.</p>
<p><strong>Napoli è la città dove sei nato: quanto c’è della passione e dell’inventiva partenopee nel tuo modo di essere e di creare? E in cosa ti senti di appartenere a Milano, tua città d’adozione?</strong></p>
<p>Io sono un napoletano orgoglioso di esserlo, custodisco la mia città nell’animo ma sono ‘contento’ di averla lasciata. Napoli resta in me per il modo con cui approccio alla vita e vedo il mondo. Napoli è nel non vedere tutto o bianco o nero, ma capire e rispettare le sfumature. Napoli è nella mia creatività, nella mia capacità di adattarmi al cambiamento e muovermi rapidamente fiutando le opportunità. Milano è la concretezza: mi ha dato la possibilità di avere quello che ho adesso, un’azienda di occhiali partita da zero che ha trovato lì il terreno fertile dove nascere. Vivo da ormai 12 anni a Milano, una città ricettiva e aperta all’Europa. Napoli e Milano, una dualità che è per me fondamentale.</p>
<p><strong>Le aziende che producono artigianalmente in Italia sono ancora un modello d’eccellenza? Quanto contano nel panorama internazionale?</strong></p>
<p>Per il nostro marchio contano moltissimo, soprattutto all’estero. Penso che il Made in Italy sia più riconosciuto, apprezzato e ricercato dagli stranieri piuttosto che dagli italiani. <strong>Per</strong> <strong>The Bespoke</strong> <strong>Dudes Eyewear</strong> <strong>l’artigianalità è alla base</strong> <strong>della produzione e dell’intera</strong> <strong>comunicazione</strong>: abbiamo deciso di investire in Italia e su piccole realtà produttive a carattere artigianale piuttosto che sui bigger brand del settore, per una questione di coerenza, per rispondere con occhiali unici alle esigenze di una nicchia di mercato legata al mondo del fatto a mano, del su misura.</p>
<p><strong>Come nasce The Bespoke Dudes Eyewear?</strong></p>
<p>Il brand è l’evoluzione imprenditoriale del mio progetto editoriale The Bespoke Dudes, un blog dedicato al bespoke tailoring e alle eccellenze artigiane. Cinque anni fa, quando ho capito che la community legata al TBD fosse ‘pronta’ per un prodotto su misura inedito, io e il mio socio Andrea Viganò siamo entrati in una piccola bottega artigianale a conduzione familiare in Cadore per chiedere di realizzare 12 paia di occhiali, adesso ne produciamo 10mila all’anno. È stata una scommessa, fatta nel momento giusto: la crisi economica aveva falciato le realtà del settore, molte avevano chiuso e quelle che stavano resistendo stavano comunque soffrendo. Noi avevamo un’intuizione, loro le mani per realizzarla e una produzione ai minimi, pochi anni prima forse non avremmo avuto la stessa risposta.</p>
<p><strong>Cosa rende unico un paio</strong> <strong>di occhiali TBD Eyewear?</strong></p>
<p>Il ‘fatto a mano’ che nel nostro caso si traduce in dettagli chefanno la differenza. Le nostrecerniere, ad esempio, sonomontate e strette a mano da un artigiano e non termosaldate da una macchina. Garantiamo così una cura e una durabilità non altrimenti raggiungibili. La meniscatura (<em>la curvatura del frontale della</em> <em>mascherina, ndr.</em>) è realizzata daun artigiano che riscalda l’acetato e lo mette in forma. La burattatura (<em>levigatura e lucidatura</em> <em>delle mascherine, ndr.</em>) avviene in botti di legno di cedro, al cui interno la pietra pomice e legno di cedro levigano le mascherine dopo che sono state tagliate con il laser. Un artigiano di 84 anni mette infine in asse una ad una le astine degli occhiali che ogni giorno escono dalla bottega. Sono componenti della produzione realizzate ‘come si faceva una volta’ a rendere unici i nostri occhiali.</p>
<p><strong>In quattro anni il tuo TBD Eyewear è cresciuto in modo vertiginoso: come immagini il marchio tra dieci anni?</strong></p>
<p>Il consolidamento offline è tra gli obiettivi futuri, insieme a una maggiore presenza in Italia. L’apertura a maggio del pop-up store in via Vigevano a Milano è stata una grande soddisfazione: per alcuni dei nostri seguaci online è stata la ‘prova’ che esistiamo e siamo bravi davvero (<em>Fabio sorride ironicamente, ndr.</em>). Oggi l’Inghilterra è il nostro primo mercato online, insieme a Stati Uniti, Germania, Francia e Nord Europa. TBD Eyewear è ben distribuito nel sud est asiatico, in Thailandia, Giappone, Corea: il nostro futuro è nel continuare a crescere e soprattutto nel ‘conquistare’ l’Italia, il paese che rappresenta il DNA del nostro marchio.</p>
<p><strong>Quali sono i personaggi, i luoghi, le storie a cui ti ispiri per creare i tuoi occhiali?</strong></p>
<p>Diciamo che tutto può essermi d’ispirazione, come le atmosfere del mio ultimo viaggio in Marocco, a Marrakesh, ma i miei riferimenti restano i protagonisti del classico maschile, uomini dall’eleganza sussurrata e discreta, come Marcello Mastroianni, Totò, Vittorio de Sica.</p>
<p><strong>Cosa consiglieresti a chi vorrebbe intraprendere un percorso professionale come il tuo, trasformando una passione in un mestiere?</strong></p>
<p>Di capire bene quale sia la sua passione e concentrarsi su quella. Io ho iniziato a scrivere per raccontare di qualcosa che mi appassionava e mi incuriosiva, non per diventare qualcuno, un influencer come si dice oggi.</p>
<p><strong>La mia passione era così forte e la mia voglia di farlo così vera che poco a poco ho costruito intorno alla mia passione una comunità di persone reali, fino poi a trasformarla nel mio lavoro. </strong>Se non c’è una coerenza tra quel che sei e quel di cui ti fai ‘testimonial’, se non ci sono contenuti, se non hai nulla da dire, io non credo che si riescano a raggiungere grandi risultati, almeno non nel lungo periodo. Noto anche una certa stanchezza delle azienderispetto al fenomeno influencer: un eccesso di personaggi e una carenza di identità.</p>
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		<title>RENZO ROSSO</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2019/03/11/renzo-rosso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione MaMaStudiOs]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 16:14:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cover Story]]></category>
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<p>Tanto tempo fa, su di una meravigliosa terra di boschi e pascoli, popolata da caprioli, scoiattoli e cinghiali, sorvolata da falchi, stava per abbattersi un triste destino di cemento. Sembra l’incipit di una fiaba moderna e, in effetti, se si ripercorre la storia di Diesel Farm, la tenuta di Renzo Rosso sulle colline di Marostica, &#8230;</p>
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<p>Sembra l’incipit di una fiaba moderna e, in effetti, se si ripercorre la storia di Diesel Farm, la tenuta di Renzo Rosso sulle colline di Marostica, tra la zona prealpina e l’alta pianura vicentina, la sensazione è proprio quella di trovarsi dentro una favola. Più di cento ettari di pascoli, oliveti, frutteti, orti, animali allo stato brado e naturalmente un meraviglioso vigneto, esteso per quasi sei ettari, diventato un’eccellenza internazionale. <strong>Diesel Farm è il sogno di una vita, un ritorno alle origini, alla terra e alle radici familiari.</strong> Renzo Rosso ha sempre ‘coltivato’: passioni, sogni, desideri. Ha creato, ha fatto irruzione nella moda con la sua forza anticipatrice, ha riscritto le regole del denim e della comunicazione. Il <em>New York Times</em> l’ha definito “il genio del jeans” e nel 2015 Forbes l’ha inserito nella sua ambita lista. Conversa con il Papa, chiede consiglio al Dalai Lama, sorseggia vino con Bono Vox, ma non ha mai dimenticato la terra dove è nato. <strong>Fin dagli esordi, sa che a fare la differenza sono i particolari, la cura dei dettagli, il lento e sapiente lavoro manuale e la passione del fare</strong>. Sono gli stessi valori che ha portato in Diesel Farm, secondo quello spirito anticonformista, fuori dagli schemi e originale di Diesel. “Sono nato in una fattoria e da sempre amo la Natura. Un giorno mi hanno offerto una bellissima proprietà estesa sulle cinque colline circostanti la sede della mia azienda, un lotto che stavano per parcellizzare trasformandolo in zona edificabile. Per le mie radici, ma anche un po’ per far piacere a mio padre, l’ho presa e l’ho trasformata nella Diesel Farm, un luogo magico, una specie di parco naturale aperto a tutti, dove organizzare pranzi e cene importanti, dove passo tempo di qualità con la mia famiglia e i miei amici più cari, e dove coltivo vino e olio speciali, oltre a tutta la frutta e la verdura biologica che arrivano sulla mia tavola”. Nel vigneto sono coltivate quattro varietà di vite, tre a bacca scura (Merlot, Cabernet Sauvignon e Pinot Nero), e una a bacca bianca, che danno vita ai vini Rosso di Rosso, Bianco di Rosso e Nero di Rosso. “Quando ho preso la fattoria, c’era già un vigneto ma non ne capivo molto a quell’epoca, quindi da perfezionista quale sono, ho chiesto aiuto a uno dei wine-maker più famosi d’Italia, Roberto Cipresso”, racconta Renzo Rosso “quando Roberto ha assaggiato il vino, ha voluto analizzarne il terreno, nei suoi vari strati, scendendo fino a un metro e mezzo di profondità. Ha così scoperto che si trattava di una piccola Borgogna. Ho deciso allora di dare vita a un progetto serio, basato su prodotti di alta qualità, lavorando con un team di esperti e usando tutta l’innovazione disponibile, e oggi quando grandi esperti assaggiano il nostro vino pensano che sia un vino francese!”.</p>
<div id="attachment_152" style="width: 456px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-152" class=" wp-image-152" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/03/053diesel.jpg" alt="" width="446" height="668" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/03/053diesel.jpg 4656w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/03/053diesel-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/03/053diesel-1068x1600.jpg 1068w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/03/053diesel-768x1151.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/03/053diesel-560x839.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/03/053diesel-230x345.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2019/03/053diesel-400x600.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 446px) 100vw, 446px" /><p id="caption-attachment-152" class="wp-caption-text">Renzo Rosso<br />Diesel Farm</p></div>
<p><strong>Il vino ‘di Rosso’ è oggi un must have per qualità, stile e unicità, proprio come un paio di jeans Diesel.</strong></p>
<p>Renzo Rosso è riuscito a produrre un vino che racchiude i segreti di una bottega artigiana: dal metodo di coltivazione e di vendemmia a quello di vinificazione. “Le piante sono allevate con sistemi notoriamente ‘qualitativi’, guyot e cordone speronato. Particolare attenzione è riservata ai sistemi di potatura, sia secca che verde, per garantire alle piante la massima longevità e un adeguato equilibrio produttivo-vegetativo. Allo scopo di ricercare la massima qualità, la produzione media per pianta è molto ridotta” spiega orgoglioso Rosso. Niente è lasciato al caso. Anche le bottiglie riflettono l’anima innovativa e originale di Diesel e sono già un oggetto cult: vetri classici con la stampigliatura</p>
<p>diretta, la numerazione manuale di ogni bottiglia, la sigillatura con la ceralacca. Dalle vinacce fermentate, con una lenta distillazione discontinua a vapore secondo un raro procedimento a bagnomaria in piccoli alambicchi di rame, nasce la Grappa di Rosso: morbida e profumatissima, vellutata e aromatica. I prodotti di Diesel Farm sono di straordinaria qualità e unicità e assomigliano a creazioni sartoriali.</p>
<p><strong>E proprio la realizzazione di un atelier del vino, dove proprio come una sartoria d’alta moda possano essere creati vini su misura, è il prossimo sogno della Diesel Farm.</strong></p>
<p>“Fare moda e fare vino sono due cose diverse ma simili nella passione che è necessario metterci e anche nella creatività che richiedono. E poi io sogno di ‘sposare’ un po’ le due cose e far nascere il primo ‘atelier del vino’ al mondo: creare barrique ad hoc per il particolare ristorante o per il personaggio speciale innamorato del vino, un vino dalla qualità garantita ma dall’anima unica”. Un’idea visionaria? Forse, ma Renzo Rosso ha sempre fatto le cose in modo diverso da quello esistente e ci ha abituati a vedere realizzate intuizioni quasi folli. Il tempo, quello che serve a fare il vino eccellente che scivola nel bicchiere, lo dirà.</p>
<p>Nell’attesa, <strong>Enjoy xxx!</strong> (proprio come scrive Renzo Rosso sul retro di ogni bottiglia).</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2019/03/11/renzo-rosso/">RENZO ROSSO</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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