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	<title>Fashionstory Archivi - the Players Magazine</title>
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		<title>Le Mani di Napoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 15:12:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashionstory]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="311" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-27-alle-16.15.52-550x311.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-27-alle-16.15.52-550x311.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-27-alle-16.15.52.png 969w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-27-alle-16.15.52-768x434.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-27-alle-16.15.52-560x317.png 560w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>IL PENSIERO VA A LUOGHI TRA I PIÙ BELLI D’ITALIA, ATTRAVERSA LE PIAZZE CALDE DI SOLE, PERCORRE VELOCE STRADE E VICOLI ED ENTRA NELLE BOTTEGHE DOVE I MAESTRI ARTIGIANI DELLA TRADIZIONE PARTENOPEA REALIZZANO LE CREAZIONI CHE HANNO RESO CELEBRE NEL MONDO LA SARTORIA NAPOLETANA E L’ARTIGIANATO DI ALTA GAMMA DI CAMICIAI E CALZOLAI, DI CHI &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="311" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-27-alle-16.15.52-550x311.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-27-alle-16.15.52-550x311.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-27-alle-16.15.52.png 969w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-27-alle-16.15.52-768x434.png 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-27-alle-16.15.52-560x317.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p>IL PENSIERO VA A LUOGHI TRA I PIÙ BELLI D’ITALIA, ATTRAVERSA LE PIAZZE CALDE DI SOLE, PERCORRE VELOCE STRADE E VICOLI ED ENTRA NELLE BOTTEGHE DOVE I MAESTRI ARTIGIANI DELLA TRADIZIONE PARTENOPEA REALIZZANO LE CREAZIONI CHE HANNO RESO CELEBRE NEL MONDO LA SARTORIA NAPOLETANA E L’ARTIGIANATO DI ALTA GAMMA DI CAMICIAI E CALZOLAI, DI CHI CONFEZIONA CRAVATTE, PANTALONI, GUANTI.</p>
<p>Sembra di vederle all’opera – ago e filo, forbici e metro da sarto – le mani di questi veri e propri detentori di saperi, custodi di una tradizione che rende desiderabili e riconoscibili le loro realizzazioni, così intrise del gusto e dell’arte di vivere partenopei. Sono gli artigiani riuniti nell’<strong>Associazione Le mani di Napoli</strong>, che vede insieme persone fisiche e giuridiche di Napoli e della Città Metropolitana, organizzate in Camere d’Arte, dove siedono i rappresentanti dei diversi settori artigianali. Una realtà che mira non solo a una maggiore competitività collettiva, ma che ha l’ambizioso obiettivo di ridefinire Napoli quale Capitale dello Stile, tutelando e trasmettendo i saperi tradizionali, restituendo trasparenza, affidabilità e visibilità ai prodotti di alto profilo, valorizzando il territorio, i marchi e gli artigiani.<br class="yoast-text-mark" />Presieduta da <strong>Giancarlo Maresca</strong>, avvocato napoletano, <strong>gran Maestro del Cavalleresco Ordine delle Nove Porte</strong> e arbitro di stile, Le mani di Napoli vede alla vice presidenza <strong>DAMIANO ANNUNZIATO</strong>, Direttore generale della <strong>Sartoria Dalcuore</strong>, che con caparbietà e determinazione mira ad accrescere il prestigio e all&#8217;importanza del fatto a Napoli, di cui è tra i più autorevoli  ambasciatori.</p>
<div id="attachment_2560" style="width: 467px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2560" class="wp-image-2560" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Damiano-Annunziato-003-1024x1024.jpg" alt="" width="457" height="457" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Damiano-Annunziato-003-1024x1024.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Damiano-Annunziato-003-150x150.jpg 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Damiano-Annunziato-003.jpg 1376w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /><p id="caption-attachment-2560" class="wp-caption-text">Damiano Annunziato, Vice Presidente dell&#8217;associazione Le Mani di Napoli</p></div>
<div id="attachment_2559" style="width: 466px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2559" class="wp-image-2559" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Damiano-Annunziato-002-819x1024.jpg" alt="" width="456" height="570" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Damiano-Annunziato-002-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Damiano-Annunziato-002.jpg 1280w" sizes="(max-width: 456px) 100vw, 456px" /><p id="caption-attachment-2559" class="wp-caption-text">Damiano Annunziato, Vice Presidente dell&#8217;associazione Le Mani di Napoli</p></div>
<div id="attachment_2561" style="width: 468px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2561" class="wp-image-2561" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Damiano-Annunziato-004-819x1024.jpg" alt="" width="458" height="573" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Damiano-Annunziato-004-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2025/01/Damiano-Annunziato-004.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 458px) 100vw, 458px" /><p id="caption-attachment-2561" class="wp-caption-text">Damiano Annunziato, Direttore Generale della Sartoria Dalcuore</p></div>
<p><strong>Damiano, qual è il rapporto tra Napoli e l’artigianato di alta gamma? E quali sono i tratti distintivi che la città imprime alle realizzazioni sartoriali artigianali?</strong></p>
<p>Napoli e l’artigianato di alta gamma vivono un rapporto di simbiosi che ha origini antiche, proprie della storia e della cultura della nostra città. Il genio e la creatività sono tutt’uno con lo spirito partenopeo. Da sempre la città è considerata una vera e propria fucina di talenti e maestrie artigianali, dove la tradizione si fonde con l’innovazione, dando vita a creazioni uniche e di altissima qualità. Basti pensare agli antichi mestieri e all’artigianato che viene tramandato di generazione in generazione e a quanto la città sia stata importante centro di produzione di manufatti apprezzati in Europa e nel mondo. Esempio classico, senza voler essere di parte, è la sartoria napoletana, che vanta una tradizione risalente al Trecento, ancora oggi particolarmente rinomata per la sua capacità di creare capi su misura, perfettamente adattati alle forme del corpo e ai gusti del cliente. Quello che noi, per sottolinearne il tratto distintivo, amiamo definire in senso più ampio &#8216;stile napoletano&#8217;, che emerge nell’uso di tecniche ben precise di taglio e cucito e di tessuti ricercati, dall’eleganza sofisticata ma mai ingessata.</p>
<p><strong>Quali sono le sfide che oggi l’artigianato sartoriale ha davanti?</strong></p>
<p>In una società veloce, in cui il fashion si impone alla massa, noi proponiamo un fashion che non tramonta mai. Il nostro è uno stile senza tempo, con una maniacale attenzione al dettaglio, che si traduce in finiture impeccabili e nella cura per ogni singolo elemento, in cui la creatività e l’originalità si fondono con la passione dell’artigiano sarto e la personalizzazione del capo, fino a renderlo inestimabile, in termini di qualità e di unicità.<br class="yoast-text-mark" />Questo significa però imporsi in un mercato che ha regole feroci di concorrenza a livello internazionale, che si muove a colpi di like e di consenso effimero, che si scontra con le logiche di un consumatore poco attento, culturalmente ed economicamente impreparato. È questo tutto ciò che combattiamo giorno per giorno, anche con ottimi risultati. Perché, oltre alla<br />
passione, siamo un popolo che non demorde e che ci crede.</p>
<p><strong>Il ricambio generazionale è un punto chiave del futuro dell’artigianato di alta gamma e nel contesto partenopeo assume un valore ancora più strategico, quale alternativa concreta per i giovani e giovanissimi. Vuole raccontarci la visione dell’Associazione e le iniziative fin qui intraprese?</strong></p>
<p>Stiamo lavorando da anni per rinnovare le nostre imprese artigiane introducendo giovani sarti, che possano portare avanti la nostra tradizione e favorire questo ricambio generazionale. Perché siamo convinti che ogni piccola impresa sia e possa diventare un seme prezioso per valorizzare la nostra tradizione e portare all’attenzione dei giovani un mestiere complesso ma al contempo affascinante. Il ricambio generazionale è avvenuto già in quasi tutte le imprese associate a Le Mani di Napoli, ed è una cosa molto positiva. È un’opera di proselitismo e di dedizione che oggi stiamo trasformando in progetti concreti, a partire dalla formazione dei giovani anche di zone o quartieri a rischio dispersione scolastica e illegalità. Possiamo essere quella<br />
opportunità che toglie realmente i ragazzi dalla strada offrendo un futuro concreto. Per questo, di recente, con la Arciconfraternita dei Pellegrini stiamo sottoscrivendo un protocollo d’intesa per la formazione di giovani desiderosi di apprendere questo mestiere, perché siamo convinti che &#8216;l’ago e il filo&#8217; possano essere armi potenti per sconfiggere le armi e la cattiva cultura dell’illegalità. E lo faremo a più livelli, con una formazione di base. E con una formazione più accademica, che ci ha portato ad entrare nel comitato scientifico dell’Università Federico II con cui stiamo realizzando la prima Accademia pubblica sulla sartoria.</p>
<p><strong>Lo scorso settembre Le mani di Napoli ha fatto il proprio ingresso in oriGIn, l’alleanza mondiale delle Indicazioni Geografiche (IG), che conta 600 organizzazioni di produttori da 40 Paesi: qual è il vostro obiettivo?</strong></p>
<p>È tutelare la sartoria napoletana e inserirla tra le indicazioni geografiche protette a livello mondiale, alla stregua di altri prodotti già tutelati. Stiamo lavorando sin dalla nascita dell’Associazione in questa direzione per favorire la redazione di un disciplinare che dia la giusta dignità e tutela alla nostra tradizione sartoriale. Oggi abbiamo l’opportunità di farlo supportati dalla direttiva europea che entrerà in vigore quest’anno, è un’occasione da non perdere.<br />
Essere membri di oriGIn significa essere già un passo avanti, potersi confrontare con chi, rispetto al proprio ambito, ha vissuto lo stesso percorso. Ambizioso, arduo, ma non impossibile.</p>
<p><strong>In qualità di vice Presidente di Le mani di Napoli, quali sono le strategie e le azioni messe in atto per la crescita e la visibilità dell’Associazione?</strong></p>
<p>Per la crescita e la visibilità dell’Associazione le strategie e le azioni che mettiamo in campo sono diverse. Intanto curiamo molto la comunicazione online e offline. Utilizziamo i canali digitali (sito web e social media) e partecipiamo a eventi e manifestazioni per far conoscere la nostra attività.<br />
Fondamentali sono il networking e le partnership: collaboriamo con altre associazioni, istituzioni, aziende e stakeholder del settore per creare sinergie e ampliare la nostra rete. Grande risonanza hanno poi gli eventi e le iniziative per promuovere l’artigianato napoletano e coinvolgere direttamente il pubblico.</p>
<p><strong>Cosa c’è nell’immediato futuro dell’Associazione?</strong></p>
<p>Siamo al lavoro per realizzare il programma da presentare al Ministero del Made in Italy per partecipare con un grande evento alla giornata nazionale del Made in Italy, il prossimo 15 aprile. Da lungo tempo stiamo dialogando con le Istituzioni per il riconoscimento dell’artigianato di alta gamma come settore diverso sia dal semplice artigianato che dall’industria e adesso stiamo trovando gli interlocutori giusti. Inoltre miriamo ad un progetto più grande che possa coinvolgere non solo gli artigiani napoletani e campani ma quelli di tutta Italia. Sono convinto che solo collaborando e cooperando possiamo sperare di farci conoscere in tutto il mondo.</p>
<p><strong>Le mani di Napoli è a Pitti Immagine UOMO (edizione numero 107, gennaio 2025, ndr) con…</strong></p>
<p>A questa edizione partecipano <strong>BARBARULO 1894 NAPOLI</strong>, il cui core business attuale è incentrato sulla produzione di gemelli da polso, GALA GLOVES, a rappresentare l’autenticità della tradizione guantaia partenopea, <strong>SARTORIA MELINA</strong> <strong>NAPOLI</strong>, con gli esclusivi capi in pelle sartoriali su misura e interamente cuciti a mano, <strong>CALABRESE 1924</strong>, storico cravattificio napoletano,<strong> PAOLO SCAFORA</strong>, scarpe di altissima qualità, sia ready-to-wear sia su misura.<br />
<strong>Secondo lei, cosa manca oggi al sistema moda italiano?</strong><br />
Penso che talvolta manchi una maggiore attenzione alla valorizzazione dell’artigianato e delle piccole produzioni, capace di fare la differenza in termini di competitività. È necessario creare un sistema più integrato che valorizzi le eccellenze del territorio e promuova la collaborazione tra artigiani, designer e aziende.</p>
<p><strong>Lei è il Direttore generale della Sartoria Dalcuore, un marchio importante, che rappresenta la tradizione e la storia della sartoria napoletana nel mondo. Come si resta fedeli alla tradizione e alle proprie radici competendo in un mercato globale?</strong></p>
<p>Credo che la chiave per restare fedeli alla tradizione e competere nel mercato globale sia proprio nella valorizzazione delle proprie radici. La nostra forza risiede nella capacità di coniugare la tradizione sartoriale napoletana con le esigenze del mercato contemporaneo. Questo si realizza facendo leva su tre asset fondanti: mantenere intatta la qualità artigianale, investire nell’innovazione, comunicare la nostra storia e i nostri valori. La nostra sartoria continua a utilizzare le stesse tecniche e gli stessi materiali di alta qualità che hanno reso celebre la sartoria napoletana nel mondo. Siamo aperti all’innovazione e alla sperimentazione, senza mai tradire la nostra identità. Raccontiamo la storia della nostra sartoria e trasmettiamo con orgoglio i valori che ci guidano, creando un legame emotivo con i nostri clienti.</p>
<p><strong>Tre aggettivi per descrivere il suo stile, altrettanti per il suo carattere.</strong></p>
<p>Il mio stile, che è anche lo stile della sartoria Dalcuore, nonché parte del mio modo di essere, può essere definito decisamente maschile, coerente ed all’avanguardia.</p>
<p><strong>Cosa non manca mai nella sua valigia?</strong></p>
<p>Un abito Dalcuore, una camicia e una cravatta napoletana. E non dimentico mai il taccuino con gli indirizzi dei ristoranti dove si mangia bene (ride, nrd).</p>
<p><strong>Ha un motto?</strong></p>
<p>Se vuoi qualcosa devi imparare a combattere per averla. Anche a costo di sbagliare.</p>
<p><strong>Quale è il suo sogno nel cassetto?</strong></p>
<p>Non c’è nulla di più bello che concedersi la libertà di sognare ad occhi aperti. I cassetti sono fatti per conservare i ricordi!</p>
<p><strong>Qual è l’ultima cosa a cui pensa la sera prima di spegnere la luce.</strong></p>
<p>Non abbiamo fatto ancora abbastanza, dobbiamo e possiamo fare di più per Napoli, per la Campania e per l’Italia intera.</p>
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		<title>SANTANIELLO: TRADIZIONE, RICERCA, ARTIGIANALITÀ.</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2023/10/06/santaniello-tradizione-ricerca-artigianalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2023 11:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashionstory]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="548" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-06-alle-12.55.03-550x548.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-06-alle-12.55.03-550x548.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-06-alle-12.55.03-150x150.png 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-06-alle-12.55.03.png 566w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-06-alle-12.55.03-560x558.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>In queste ultime stagioni il capospalla sta vivendo una profonda trasformazione, che la pandemia ha soltanto accelerato. Molte aziende si sono dovute ripensare, alla continua ricerca di un equilibrio funzionale. Sapersi proporre e saper raggiungere il proprio target di riferimento è sfida fondamentale, in un mercato in cui i consumatori e la propensione all’acquisto sono &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2023/10/06/santaniello-tradizione-ricerca-artigianalita/">SANTANIELLO: TRADIZIONE, RICERCA, ARTIGIANALITÀ.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="548" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-06-alle-12.55.03-550x548.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-06-alle-12.55.03-550x548.png 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-06-alle-12.55.03-150x150.png 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-06-alle-12.55.03.png 566w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-10-06-alle-12.55.03-560x558.png 560w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p>In queste ultime stagioni il capospalla sta vivendo una profonda trasformazione, che la pandemia ha soltanto accelerato.<br />
Molte aziende si sono dovute ripensare, alla continua ricerca di un equilibrio funzionale. Sapersi proporre e saper raggiungere il proprio target di riferimento è sfida fondamentale, in un mercato in cui i consumatori e la propensione all’acquisto sono mutevoli come una bandiera al vento!<br />
In questo panorama si muovono aziende familiari con una solida tradizione, che riescono ad interpretare la cultura artigianale e manifatturiera Made in Italy. Oggi <a href="https://www.biagiosantaniello.com/"><strong>Biagio Santaniello</strong></a> si muove sul crinale sottile tra nuovi classici e classici rinnovati, ovvero ricercando le possibilità di sintesi tra gli imprescindibili canoni di costruzione tradizionale del capo e una nuova idea del vestire maschile. Per conoscere meglio la filosofia del brand campano, con sede a Baronissi, poco distante da Salerno, abbiamo fatto qualche domanda ad <strong>ANTONIO SANTANIELLO</strong>, direttore creativo del marchio.</p>
<p><strong>Nel 1991 il laboratorio fondato dai tuoi genitori propone la prima collezione, ponendo le basi per diventare un’azienda manifatturiera. Qual è il DNA dell’azienda e come si è evoluta l’impresa familiare?</strong></p>
<p>Santaniello nasce nel 1968 dal matrimonio – di vita e professionale – tra il sarto Biagio Santaniello e la pantalonaia Carmela Forino, i miei genitori. Da allora le cose sono cambiate, sia all’interno del laboratorio, che negli anni è diventato una vera azienda, sia all’esterno nel mondo e nella moda, soprattutto nel loro modo di intrecciarsi attraverso tendenze ed esigenze in continua evoluzione. Si tratta di esigenze che solitamente riguardano il prodotto ma oggi diventano spesso vere e proprie richieste di nuovi punti di riferimento. In Santaniello sta avvenendo una bella continuità generazionale di ascolto e risposta a tutte queste richieste.<br />
Noi ci siamo evoluti conservando la cultura artigianale e la passione per la manifattura Made in Italy, dalle quali siamo nati e nelle quali siamo cresciuti; senza mai scordare la costante ricerca orientata a ravvivare quell’approccio sartoriale che ci ha permesso di navigare in oltre 50 anni di storia.</p>
<div id="attachment_2126" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2126" class="wp-image-2126 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-06-05-alle-08.56.02-1024x674.png" alt="" width="1024" height="674" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-06-05-alle-08.56.02-1024x674.png 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-06-05-alle-08.56.02.png 1138w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-2126" class="wp-caption-text">Ritratto di famiglia</p></div>
<p><strong>Oggi per stare sul mercato i brand sono spesso ‘condannati’ ad innovare, rimanendo però se stessi; come è possibile far conciliare questi due aspetti apparentemente opposti? Cosa si può e si deve innovare e cosa invece non va mai cambiato?</strong></p>
<p>Innovare non significa per forza fare qualcosa di nuovo, forzare un cambiamento al solo scopo di cercare novità fini a se stesse, cercare un effimero effetto scenico. Tenendo saldo il nostro approccio che fa convivere rispetto della tradizione e occhio al presente, oggi per noi la sfida più importante è recuperare i canoni del vestire, facendo letteralmente ordine nell’armadio per riscoprire i design e i colori basici che permettono di costruire tanti diversi abbinamenti. È un’operazione di vero e proprio decluttering in cui il capo è centrale, però spogliato da tutto quello che troppo spesso gli viene costruito attorno.</p>
<div id="attachment_2131" style="width: 668px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2131" class="wp-image-2131" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/B0042141-copia-scaled-1024x768.jpg" alt="" width="658" height="494" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/B0042141-copia-scaled-1024x768.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/B0042141-copia-scaled-1600x1200.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 658px) 100vw, 658px" /><p id="caption-attachment-2131" class="wp-caption-text">i fratelli Carmine ed Antonio Santaniello a lavoro</p></div>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2130 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/A0041874-copia-scaled-1024x768.jpg" alt="" width="660" height="495" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/A0041874-copia-scaled-1024x768.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/A0041874-copia-scaled-1600x1200.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px" /></p>
<p><strong>Quali sono i vostri punti di forza, le vostre caratteristiche principali che vi distinguono rispetto agli altri?</strong></p>
<p>Quello che offre oggi Santaniello è un guardaroba composto da capi fondamentali: i capisaldi. Un guardaroba ricostruito, riordinato e modulare, per ritrovare il senso della moda, o meglio dello stile e del ben vestire.<br />
Meno cose, ma sensate. Ordine inteso come semplificazione di quel grande disordine in cui ci troviamo sommersi e che ci porta spesso ad aprire l’armadio e non saper cosa mettere, pur avendo davanti un sacco di capi!</p>
<p><strong>Qual è lo stato di salute del mercato per il capospalla e per il pantalone di qualità, i due vostri pilastri?</strong></p>
<p>Questo è un buon momento per i pezzi di qualità, perché il consumatore fa fatica a riordinare le idee, si sente spesso disorientato e si guarda attorno alla ricerca di nuovi riferimenti, soprattutto tra i prodotti di gamma alta. Le domande più ricorrenti sono “Cosa compro? Da chi?”. Oggi più che mai servono coordinate nuove per ritrovare il proprio stile e sentirsi sicuri.</p>
<p><strong> I tessuti e la ricerca affinché le produzioni siano più green sono oggi fondamentali, come scegliete i tessuti da utilizzare ed i vostri fornitori?</strong></p>
<p>Il nostro non è un settore green … L’unica strada possibile è educare il consumatore a un consumo più sostenibile, che significa attenzione al valore e alla funzione del capo – di ogni singolo capo! – contro le logiche della quantità e della tendenza momentanea. Ciò in cui vogliamo impegnarci è ricostruire e diffondere la cultura di un guardaroba più sostenibile in questo senso.</p>
<p><strong>La manifattura e la sartoria partenopea e campana sono dei fiori all’occhiello del Made in Italy, un valore da preservare con cura, che spesso poggia su storiche maestranze e non più giovani artigiani. Si sta attuando un ricambio generazionale tra i vostri collaboratori?</strong></p>
<p>Il ricambio generazionale non è qualcosa che avviene spontaneamente, ma un processo che si costruisce e si alimenta giorno per giorno. È importante creare contesti in cui si tramanda l’esperienza e la storia, dentro e fuori dal lavoro. Serve innescare l’interesse, cercare sempre nuove occasioni per trasferire gli stimoli, anche se poi la moda è una fiammella che parte da dentro e la dimensione della sua creazione in termini manifatturieri comporta impegno e costanza. È al contempo esercizio e poesia, un mix che speriamo possa continuare nel tempo come un’onda lunga.</p>
<p><strong>Come nasce una nuova collezione? In quella fortunata della PE 23, ad esempio, ti sei immaginato dei marinai che “osservano e ascoltano il mare, cercando di leggere l’orizzonte e capire cosa arriverà&#8221;.</strong></p>
<p>Già da qualche tempo nell’aria ho sentito il bisogno di un “nuovo formale” come ritorno alla regola, alla rotta. Non significa ripristinare il passato ma guardare al classico come a una bussola con cui Santaniello può continuare la propria esplorazione”;</p>
<div id="attachment_2129" style="width: 829px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2129" class="wp-image-2129 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/DSCF7750-web-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/DSCF7750-web-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/DSCF7750-web.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /><p id="caption-attachment-2129" class="wp-caption-text">Uno scatto della campagna della PE23</p></div>
<div id="attachment_2128" style="width: 829px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2128" class="wp-image-2128 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/DSCF7546-web-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/DSCF7546-web-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/DSCF7546-web.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /><p id="caption-attachment-2128" class="wp-caption-text">Uno scatto della campagna della PE23</p></div>
<div id="attachment_2127" style="width: 829px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2127" class="wp-image-2127 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/DSCF7107-web-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/DSCF7107-web-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/DSCF7107-web.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /><p id="caption-attachment-2127" class="wp-caption-text">Uno scatto della campagna della PE23</p></div>
<p><strong>&#8230;E invece, le prossime collezioni?</strong><br />
Le prossime collezioni seguono il tracciato che abbiamo inaugurato con il ‘nuovo formale’ della passata collezione PE 23, in modo sempre più consapevole e ordinato. Il focus è sul capo, sulla sua costruzione e la sua funzione. Ogni capo deve essere <strong>UNICO, ESSENZIALE, LONGEVO, COERENTE</strong> e <strong>ATTRAENTE</strong>. Sono questi i concetti attorno ai quali abbiamo voluto sviluppare la prossima ricerca. Si tratta di un’operazione di semplificazione e i grandi ci insegnano che semplificare è la cosa più difficile, perché serve arrivare all’essenza, togliendo i fronzoli e tutto ciò che distoglie l’attenzione. Al centro c’è e ci sarà sempre di più solo il capo, che deve tornare a parlare per sé, a esprimere da sé il motivo per cui deve essere scelto.</p>
<p>Torniamo al blazer che non deve mancare nell’armadio, all’abito da giorno e a quello più elegante per le occasioni che lo richiedono. Ritroviamo i colori basici come il blu e i toni naturali, ricordiamo l’attenzione alle materie prime come lino e pura lana. Il tutto all’insegna della modularità che consente di costruire look diversi con i capi giusti, il che significa sostenibilità fattibile!</p>
<p>Idee molto chiare quelle di <strong>Antonio Santaniello</strong>, finalizzate a riflettere anche sulle logiche distributive che puntano sulla qualità anziché sulla quantità e sul posizionamento del brand in fascia medio-alta/ alta, operando dallo showroom di Milano che diventa il fulcro dell’operazione.<br />
Capi funzionali, riconoscibili in quanto tali e che possano costituire il perno sul quale incentrare la costruzione del guardaroba del <strong>players contemporaneo</strong>.</p>
<div id="attachment_2132" style="width: 780px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2132" class="wp-image-2132" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/10/Schermata-2023-06-05-alle-09.01.35-1019x763.png" alt="" width="770" height="577" /><p id="caption-attachment-2132" class="wp-caption-text">Lo showroom milanese</p></div>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2023/10/06/santaniello-tradizione-ricerca-artigianalita/">SANTANIELLO: TRADIZIONE, RICERCA, ARTIGIANALITÀ.</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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		<title>SUA MAESTA&#8217; IL CAPPOTTO</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2023/01/23/sua-maesta-il-cappotto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 12:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashionstory]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-560x700.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div>
<p>Ambientato nel mondo della burocrazia russa, Il cappotto, racconto di Nikolaj Vasil’evič Gogol’ pubblicato nel 1842, narra la vicenda di Akakij Akakievic Bašmackin, personaggio umile, timido, che conduce un’esistenza sempre uguale, fatta solo del suo lavoro di ricopiatore di testi, incarico che continua a svolgere anche a casa, dopo cena, non sapendo fare altro. Deriso &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-560x700.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/The-Players-7-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div><p>Ambientato nel mondo della burocrazia russa, Il cappotto, racconto di Nikolaj Vasil’evič Gogol’ pubblicato nel 1842, narra la vicenda di Akakij Akakievic Bašmackin, personaggio umile, timido, che conduce un’esistenza sempre uguale, fatta solo del suo lavoro di ricopiatore di testi, incarico che continua a svolgere anche a casa, dopo cena, non sapendo fare altro. Deriso da colleghi e superiori per la sua mitezza, la sua vita subisce però un’improvvisa accelerazione quando riesce, non senza sacrificio, dato il suo modesto salario, a farsi confezionare dal sarto Petrovic un nuovo cappotto poiché quello vecchio è tanto consunto da essere inutilizzabile. Indossare il nuovo indumento è per il protagonista una gioia che rompe la monotonia della routine quotidiana e che gli fa acquistar il rispetto dei suoi colleghi i quali lo invitano per la prima volta ad una festa. La sorte infatti prima sembra giocare a favore di Akakij Akakievic facendogli acquisire grazie al cappotto nuovo quel rispetto sociale che gli era sempre mancato. Anzi, la sola attesa del cappotto da nuova linfa al protagonista&#8230; Scrive Gogol’: “da allora era come se la sua stessa esistenza fosse diventata in un qualche modo più completa, come se si fosse sposato, come se un’altra persona vivesse con lui, come se non fosse solo, ma una piacevole compagna di vita avesse acconsentito a percorrere al suo fianco la strada della vita: e questa compagna non era altro che quello stesso cappotto (…). Era diventato in un certo qual modo più vivace, persino di carattere più fermo”. Purtroppo, proprio il cappotto nuovo sarà per il povero protagonista la fonte della sua precipitosa rovina … Dunque bastava un cappotto nuovo per guadagnare credibilità in una società classista e rigida come quella russa dell’800! Del resto, il cappotto che si indossa corrisponde al proprio stile ed è adatto alle diverse circostanze. Scrive Bernhard Roetzel nel suo libro più famoso: “Da un punto di vista puramente pratico, il cappotto serve in primo luogo a proteggere dal freddo, dal vento, dalla polvere e dalla pioggia. Accanto a questa funzione, esso indica anche che chi lo porta è per strada. L’atto di indossare il cappotto preannuncia l’imminente uscita. Soltanto dopo essere tornati ed aver tolto il cappotto ha inizio la vita sociale. Chi invece arriva ma non toglie il cappotto segnala distacco, sospetto o, più semplicemente indecisione. La funzione protettiva del cappotto può dunque essere vista anche in senso traslato. Esso ci offre un involucro protettivo contro l’ambiente talvolta ostile, crea un confine tra noi e il mondo esterno”. Il cappotto dunque è spesso una manifestazione d’intenti, nasconde o lascia solo intravedere quello che c’è sotto,<br />
IL CAPPOTTO ‘PARLA’, RACCONTA DI NOI ED È QUASI SEMPRE UN’ AUTENTICA MANIFESTAZIONE DI STILE.<br />
Il cappotto può essere indossato come l’ultima armatura borghese. Louis Winthorpe III e Billy Ray Valentine indossano perfettamente i loro cappotti upper class, e come guerrieri in missione, prima della resa dei conti finale, si dirigono “la dove non si fanno prigionieri, si uccide o si viene uccisi”, la sala delle contrattazioni delle borsa newyorkese. Nella stessa pellicola diretta da John Landis nel 1983, &#8220;Trading Places&#8221;, (tradotto in Italia con il titolo &#8220;Una poltrona per due&#8221;, ndr) i fratelli Dukes, massimi esponenti dell’alta borghesia wasp indossano, per sottolinearne il rango di fondatori del capitalismo, impeccabili cappotti, come ad esempio quello di cammello, vera e propria icona.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1673" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-30-alle-23.15.01-1024x691.png" alt="" width="1024" height="691" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-30-alle-23.15.01-1024x691.png 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-30-alle-23.15.01.png 1039w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-30-alle-23.15.01-768x518.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1680" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/tradingplaceshd_pub-1024x576.png" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/tradingplaceshd_pub-1024x576.png 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/tradingplaceshd_pub.png 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/tradingplaceshd_pub-768x432.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Tuttavia, ad esempio, il cappotto di cammello è quanto di più trasversale possa esserci; infatti è anche ‘la divisa’ indossata da due mostri sacri del cinema, in due pellicole uscite agli inizi degli anni ’70, che parlano di un amore folle: Marlon Brando di ULTIMO TANGO A PARIGI e Alain Delon di LA PRIMA<br />
NOTTE DI QUIETE. In queste due pellicole, il cappotto, stropicciato, sgualcito, vissuto è l’indumento perfetto dei due protagonisti maledetti e del loro amour fou, treghettando una volta per tutte questo ingombrante indumento verso gli anni della contestazione. Infatti il cappotto non è stato solo il capo prediletto di borghesi, ufficiali e marinai, ma anche il simbolo della contestazione giovanile degli anni ’60 e ’70.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1678" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2023-01-02-alle-12.32.01-621x694.png" alt="" width="621" height="694" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone  wp-image-1674" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-30-alle-23.41.36-848x559.png" alt="" width="617" height="407" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-30-alle-23.41.36.png 848w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-30-alle-23.41.36-768x506.png 768w" sizes="auto, (max-width: 617px) 100vw, 617px" /></p>
<p>A tal proposito un legame a doppio filo unisce i destini del Montgomery e del Loden. Mentre il primo deve le sue origini alla Royal Navy inglese e molta della sua fama al generale britannico B. L. Montgomery che lo indossava durante la Seconda Guerra Mondiale; il secondo prende il nome dall’omonimo tessuto di lana di pecora, grosso e pesante, prodotto originariamente nel Tirolo austriaco. Entrambi questi modelli si ritroveranno a sfilare nei cortei indosso ai contestatori ed agli intellettuali di quel periodo. Sempre il cappotto di cammello ritorna invece protagonista nel guardaroba di lusso disegnato da Giorgio Armani per il gigolò Julian Kay interpretato da Richard Gere per il film AMERICAN GIGOLÒ del 1980. Del resto non c’è film dell’epoca d’oro hollywoodiana nel quale il protagonista non sia accompagnato da un adeguato cappotto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1675" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-31-alle-00.08.19-770x773.png" alt="" width="770" height="773" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-31-alle-00.08.19.png 770w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-31-alle-00.08.19-150x150.png 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2022-12-31-alle-00.08.19-768x771.png 768w" sizes="auto, (max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
<p>Ecco un piccolo elenco sintetico in ordine sparso, assolutamente non esaustivo dei principali modelli di cappotto.</p>
<p>ULSTER</p>
<p>Nasce nell’omonima provincia dell’Irlanda del Nord, dove il tessuto con cui è cucito in origine era prodotto a mano in abbondanza. La sua popolarità in Irlanda cresce agli inizi del XX secolo. Il tessuto è formato da un intreccio di fili di diversi colori, che all’epoca delle origini di questo capo, rappresentavano il prestigio sociale di chi lo stava indossando; ad esempio, solo i re potevano utilizzare un tessuto con sette colori, mentre per i servitori solamente uno. Gli elementi che differenziano i cappotti Ulster da altri modelli di cappotti maschili sono: il tessuto che deve essere quello classico, il Donegal Tweed, materiale pesante adatto agli inverni più freddi; i rever devono essere larghi dai 12 ai 15 cm; le maniche sono a camicia con risvolto; il polsino interno alto 6 centimetri; il cannone posteriore profondo 15 centimetri; e la martingala di 6 centimetri divisa in due e chiudibile con bottoni e asole. I bottoni sono rigorosamente otto, due sul collo e sei lungo il cappotto a formare il doppiopetto, e sono bottoni di corno. A proposito di lunghezza, i cappotti Ulster arrivano fino al polpaccio, almeno dieci centimetri sotto il ginocchio, e hanno uno spacco che comincia a otto o nove centimetri sotto la martingala, con sei bottoni piccoli apribili. Le tasche sono applicate sul tessuto.</p>
<p>BRITISH WARM OVERCOAT</p>
<p>Anche questo modello di cappotto trae il suo DNA dalle forze armate britanniche. Il British Warm apparve per la prima volta intorno al 1914 come soprabito militare per gli ufficiali britannici. Si tratta di un pesante cappotto a doppio petto realizzato con un tessuto di lana al 100% noto come Melton dal nome della città inglese dove fu prodotto questo panno per la prima volta. Il suo colore naturale è il tortora, si presenta con revers a lancia e bottoni in pelle, molto spesso ha spalline per le mostrine ed è leggermente sagomato. La sua lunghezza è appena sopra il ginocchio. Ricorda molto da vicino il trench. Al termine della Prima Guerra Mondiale si diffonde negli armadi dei gentlemen spesso in tessuti più nobili come il cachemire e il cammello. Questo soprabito è diventato iconico, perché è stato immortalato indosso a Winston Churchill nella foto che lo ritrae insieme a Franklin Delano Roosevelt ed a Stalin durante la Conferenza di Yalta del 1945.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1679" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2023-01-02-alle-16.15.26-860x707.png" alt="" width="860" height="707" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2023-01-02-alle-16.15.26.png 860w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/Schermata-2023-01-02-alle-16.15.26-768x631.png 768w" sizes="auto, (max-width: 860px) 100vw, 860px" /></p>
<p>RAGLAN</p>
<p>Questo modello di cappotto dalla linea ampia con il particolare taglio della manica, prende il nome da Lord FitzRoy Somerset Primo Barone di Raglan, comandante dell’Armata britannica durante la Guerra di Crimea alla metà del XIX secolo. Il suo nome è transitato con successo dai libri di storia, alla storia nel campo della moda appunto per la manica raglan, che si attacca direttamente al collo del capo di vestiario con una cucitura diagonale che va direttamente dall’ascella alla clavicola. Lord Raglan si fece confezionare dei cappotti con questo taglio di manica per nascondere meglio la mutilazione del braccio destro, di cui aveva subito l’amputazione per una ferita durante la battaglia di Waterloo e per avere una maggior mobilità al momento di brandire la spada. Il termine manica raglan fu inserito per la prima volta nel New English Dictionary nel 1903. Questo tipo di manica si trova oggi molto spesso in capi sportivi o casual, perché grazie alla sua forma consente movimenti più confortevoli.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1671" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/cappotto-Raglan-673x671.png" alt="" width="673" height="671" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/cappotto-Raglan.png 673w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2023/01/cappotto-Raglan-150x150.png 150w" sizes="auto, (max-width: 673px) 100vw, 673px" /></p>
<p>Oggi il cappotto resta un punto fermo dello stile maschile. sovrano indiscusso del guardaroba. Questo capo è indiscutibilmente il re dell&#8217;inverno e continua ad affascinare gli uomini eleganti, estimatori e collezionisti di oggi, allo stesso modo della borghesia di metà &#8216;800. Un capo i cui diversi modelli traggono origine spesso dalle fredde e piovigginose campagne o dalle infangate tincee, ma non smette mai di affascinare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>THE SARTORIAL CLUB</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2022/09/01/the-sartorial-club/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2022 10:23:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashionstory]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-560x700.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div>
<p>Tra i vari pregi che caratterizzano la fiera-evento Pitti Immagine Uomo c’è sicuramente quello di creare le condizioni affinché le persone possano fare rete. Quindi non soltanto un grande punto di incontro tra aziende manifatturiere, commerciali e buyers provenienti da tutto il mondo, ma anche il punto di incontro fisico di persone che hanno gli &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="480" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-480x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-480x600.jpg 480w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-560x700.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC59601642423162065-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div><p>Tra i vari pregi che caratterizzano la fiera-evento <strong>Pitti Immagine Uomo</strong> c’è sicuramente quello di creare le condizioni affinché le persone possano fare rete. Quindi non soltanto un grande punto di incontro tra aziende manifatturiere, commerciali e buyers provenienti da tutto il mondo, ma anche il punto di incontro fisico di persone che hanno gli stessi interessi, le stesse sensibilità e visioni. Una grande piazza, dove stringere relazioni ed ideare progetti. È questo il caso di <strong>KSENIA KONOVALOVA</strong> e <strong>DENNISE YEH</strong> che Pitti Uomo dopo Pitti Uomo hanno progettato <a href="https://www.thesartorialclub.com/"><strong>THE SARTORIAL CLUB.</strong></a></p>
<p>Conosciamole meglio.</p>
<p><strong>Cosa ti affascina di più dell’abbigliamento formale maschile e quando è nata la tua passione?</strong></p>
<p><strong>K.</strong> Senza dubbio la resistenza nel tempo. Guardando film o stampe di moda maschile di cento anni fa è sorprendente come lo stile di allora sia familiare e riconoscibile ancora oggi, soprattutto l’abbigliamento su misura anche se ovviamente con alcune distinzioni … revers più larghi, vestibilità più rilassata …. Un appassionato di moda maschile di oggi si adatterebbe perfettamente negli anni Venti del secolo scorso, magari aggiungendo un cappello e un bastone! L’abbigliamento maschile è super versatile e gender neutral. Penso che tutti (consapevoli o meno) possano percepire il carisma e la fiducia attraente che una persona trasmette quando indossa un abito su misura, ecco da dove nasce la mia passione. Passione sbocciata quando ho iniziato a lavorare in questo settore. Man mano che le mie conoscenze crescevano, ho capito quanto un abito su misura possa influire sul modo di essere di una persone e come si presenta nel mondo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1620" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/image7-scaled-768x1024.jpeg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/image7-scaled-768x1024.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/image7-scaled-1200x1600.jpeg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/image7-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D.</strong> Adoro il fatto che non sia fashion, ma intramontabile. Le forme e le posizioni del bavero, la posizione dei bottoni e il taglio sono variati nel corso del tempo; tuttavia, la parte essenziale dell’abbigliamento maschile formale rimane per lo più la stessa. Da notare che la silhouette classica è sempre stata neutra rispetto al genere. Era comune che le donne indossassero una giacca da abito o un completo con gonna a ruota negli anni Venti o Quaranta, ma da allora, l’abbigliamento formale femminile e le tendenze della moda femminile hanno subito una trasformazione più drastica rispetto a quella maschile. La mia passione la devo sicuramente alla mia famiglia, in particolare a mio padre. Lo ricordo da giovane con i suoi adorati Ray-Ban dorati, i completi crispaire realizzati da marchi italiani, ricordo inoltre che ogni domenica si prendeva cura delle sue scarpe lustrandole. Ho un ricordo molto vivido di lui con abito marrone crispaire Cerruti abbinato a mocassini neri per il look da ufficio. Per seguire le sue orme, il mio primo abito su misura fu la mia uniforme del liceo all’età di 16 anni. Scelsi il blu navy più scuro che c’era, 3 bottoni stirati a 2. L’ispirazione venne da una vecchia sfilata di <strong>Dolce &amp; Gabbana</strong>. Inutile dire che il mio vestito si distinse tra un mare di uniformi fatte a buon mercato. La mia parte preferita dell’abito è il bavero, la spalla e la curva dietro. Singolare che il mio gusto non sia cambiato nel tempo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1621" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/Schermata-2022-05-27-alle-11.00.12-647x736.png" alt="" width="647" height="736" /></p>
<p><strong>C’è una maggiore attenzione del pubblico femminile verso l’uso dell’abbigliamento maschile formale rispetto al passato. Secondo te quali sono i motivi?</strong></p>
<p><strong>K.</strong> In primo luogo, penso che dovremmo chiarire la distinzione tra le donne che indossano effettivamente abiti maschili e le donne che indossano abiti femminili ispirati alla moda maschile classica. Uno dei motivi principali per cui c’è una maggiore popolarità e attenzione verso le donne in abito è semplicemente perché le donne non avevano questa opzione in passato ed è solo di recente che sono diventati disponibili capi di qualità sartoriale. Non è passato molto tempo da quando alle donne non era nemmeno permesso indossare i pantaloni, e farlo è stata una dichiarazione di uguaglianza audace. L’abito formale da uomo è un simbolo iconico di status e potere. Le donne di oggi che vogliono appropriarsi di questi simboli per se stesse sono libere di farlo, senza dover compromettere la loro femminilità. Penso che le donne che indossano abiti sartoriali maschili lo facciano per le stesse ragioni per cui lo fanno gli uomini: sentirsi sicure, essere rispettate e avere un aspetto professionale. Le donne possono infrangere le regole e ricombinarle in modi che gli uomini non fanno. Infine, gran parte della moda femminile nel secolo scorso è stata di bassa qualità, usa e getta o stagionale; oggi molte donne riconoscono il valore della qualità dal design senza tempo.</p>
<p><strong>D.</strong> Nelle foto degli archivi di mia moglie e della mia famiglia, dagli anni Venti fino agli anni Settanta, spesso le donne indossano giacche maschili formali da abito. Rivedendo queste foto ho capito cosa significa ‘vestirsi per onorare l’occasione’. A partire dagli anni Ottanta e per il decennio successivo, quando le donne iniziano l’ascesa professionale, le così dette ‘<strong>donne in carriera</strong>’, viene introdotto in maniera più diffusa il tailleur da donna; spesso disponibile con spalle larghe, revers a lancia, vita affusolata e realizzato in tessuto gessato. Le donne non hanno mai rinunciato agli abiti in passato, appannaggio di una minoranza in certi ambiti professionali. La tendenza attuale, dal 2010 in poi, è una nuova rinascita del passato. La svolta contemporanea è rafforzata dalla nozione di sostenibilità, slow fashion e artigianato. In un certo senso come nella moda maschile, dopo jeans attillati e pantaloni della tuta, si è ritornati ad un’eleganza senza tempo.</p>
<p><strong>Qual è il tuo capo iconico per eccellenza ed a quale capo del tuo guardaroba sei più affezionata?</strong></p>
<p><strong>K.</strong> Il mio capo iconico è una giacca sportiva, non esco quasi mai senza. Adoro come posso indossarlo: come parte di un completo o come complemento di un outfit casual, oppure con un jeans e una t-shirt. Le giacche sono diventate davvero una parte distintiva del mio stile. Oggi però l’oggetto del mio guardaroba a cui sono più affezionata è il classico cappello Panama fatto a mano, che ho comprato recentemente a Bogotà, in Colombia, da un maestro artigiano locale. È un capo estivo così versatile che migliora istantaneamente qualsiasi outfit. Mi vedrete indossarlo sicuramente durante il prossimo Pitti Uomo (Giugno 2022 ndr).</p>
<p><strong>D.</strong> Il mio capo iconico è il completo doppiopetto, indossato in modo formale o casual, a seconda dello stile di chi lo indossa. Un abito doppiopetto può essere liberamente indossato con camicia e cravatta, oppure con t-shirt e mocassino. Nessun altro capo può raggiungere una tale versatilità ed eleganza. Ovviamente non è una sorpresa che il capo che più mi è caro sia un abito doppiopetto, realizzato in lino irlandese di farina d’avena, dal maestro milanese <strong>Yuki Inoue</strong>. È il mio primo completo su misura, che ho indossato al mio matrimonio. È un completo eclettico che riesco ad indossare in molte occasioni. Il valore affettivo di questo capo lo rende unico nel mio guardaroba.</p>
<p><strong>Ma raccontateci qualcosa sul Club, a chi si rivolge il The Sartorial Club, chi pensi sia il target di riferimento?</strong></p>
<p><strong>K.</strong> The Sartorial Club è per tutticoloro che amano l’eleganzasenza tempo, del settore e non. Per gli ‘addetti ai lavori’ può essere importante per costruire livelli più profondi di relazioni e avere accesso a diverse esperienze, come il nostro <strong>BLACK TIE GALA</strong> semestrale il giorno prima di Pitti Uomo. Mentre per gli appassionati che non partecipano a fiere ed eventi del settore, trovano una community di persone con gli stessi interessi, ed hanno accesso a contenuti esclusivi e altri vantaggi. Stiamo costruendo una rete di marchi sartoriali di livello mondiale e artigiani meno noti, che forniranno ai membri del Sartorial Club offerte ed esperienze esclusive. Resta sintonizzato!</p>
<p><strong>D.</strong> L’obiettivo di <strong>The Sartorial Club (TSC)</strong> è supportare la ricerca di un’eleganza senza tempo da parte di tutti. Prima che Ksenia e io fondassimo il Club, sapevamo dal nostro ‘pubblico’ che c’era il desiderio di qualcosa di diverso. Credo che la differenza del TSC sia la comunità, il senso di appartenenza, il rispetto dello stile classico e l’amicizia. L’inclusività è lo spirito chiave e noi la sosteniamo. Il TSC non vuole essere un creatore di contenuti sullo stile di vita, ma vuole offrire una straordinaria esperienza sartoriale. Ciò influisce direttamente sulle attività del club, come i tre eventi globali di quest’anno volti a raggiungere ‘in presenza’ il maggior numero possibile di soci. Inizieremo a Firenze, la sera prima dell’apertura di Pitti, come da nostra tradizione, per poi spostarci a <strong>Londra</strong> in settembre e infine a <strong>New York</strong> a novembre. Grazie alle nostre relazioni con artigiani e marchi di livello mondiale possiamo condividerne i vantaggi con i soci membri. Può essere nella forma più semplice dello sconto esclusivo o la possibilità di visitare i laboratori degli artigiani e apprezzarne la maestria. Crediamo nella creazione di relazioni e facciamo in modo che la nostra comunità TSC si supporti a vicenda. Crediamo che questo possa creare un nuovo ecosistema. Detto questo, diamo il benvenuto a tutti coloro che condividono le nostre stesse idee. Insieme, costruiremo un nuovo percorso per perseguire l’eleganza senza tempo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1614" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC58551642423162061-scaled-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC58551642423162061-scaled-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC58551642423162061-scaled-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC58551642423162061-scaled-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC58551642423162061-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1612" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC53081642423162040-scaled-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC53081642423162040-scaled-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC53081642423162040-scaled-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC53081642423162040-scaled-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC53081642423162040-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1613" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC57221642423162055-scaled-819x1024.jpg" alt="" width="819" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC57221642423162055-scaled-819x1024.jpg 819w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC57221642423162055-scaled-1280x1600.jpg 1280w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC57221642423162055-scaled-768x960.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/09/DSC57221642423162055-scaled.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></p>
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			</item>
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		<title>Passione vintage: Bunker Depot</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2022/01/27/passione-vintage-bunker-depot/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 14:26:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashionstory]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="367" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-550x367.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-550x367.jpg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-1024x684.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto.jpg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-560x374.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>Il Vintage, del quale avremo modo di parlare in maniere sempre più approfondita, è uno dei prossimi Eldorado, il tasso di crescita di questo particolare segmento è decisamente importante. Abbiamo incontrato EDDY PINTO e FRANCESCO COSTAGLIOLA, due giovani amici partenopei che ci parlano del loro progetto e della loro idea di vintage! Oggi il vintage &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://theplayersmagazine.com/2022/01/27/passione-vintage-bunker-depot/">Passione vintage: Bunker Depot</a> proviene da <a href="https://theplayersmagazine.com">the Players Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="367" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-550x367.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-550x367.jpg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-1024x684.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto.jpg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-560x374.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p>Il Vintage, del quale avremo modo di parlare in maniere sempre più approfondita, è uno dei prossimi <em>Eldorado</em>, il tasso di crescita di questo particolare segmento è decisamente importante.</p>
<p><span style="color: #000000;">Abbiamo incontrato <strong>EDDY PINTO</strong> e </span><span style="color: #000000;"><strong>FRANCESCO COSTAGLIOLA</strong>, due giovani </span><span style="color: #000000;">amici partenopei che ci parlano </span><span style="color: #000000;">del loro progetto e della loro </span><span style="color: #000000;">idea di vintage! </span><span style="color: #000000;">Oggi il vintage e più in generale </span><span style="color: #000000;">il riuso ed un consumo più </span><span style="color: #000000;">consapevole hanno una </span><span style="color: #000000;">rinnovata presa sulle nuove </span><span style="color: #000000;">generazioni. <a href="https://www.bunkerdepot.it/">Bunker Depot </a></span><span style="color: #000000;">nasce nel 2019, rispondendo </span><span style="color: #000000;">appieno a questa rinnovata </span><span style="color: #000000;">esigenza. </span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1280" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-1024x684.jpg" alt="" width="1024" height="684" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-1024x684.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto.jpg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-560x374.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-550x367.jpg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2022/01/vogue-foto-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Com’è nato il vostro </span><span style="color: #000000;">progetto?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Siamo amici da una </span><span style="color: #000000;">vita, con la passione del </span><span style="color: #000000;">mondo vintage, amatori di uno </span><span style="color: #000000;">stile militare intramontabile. </span><span style="color: #000000;"><strong>Bunker Depot</strong> è il connubio </span><span style="color: #000000;">moderno di uno shop che unisce </span><span style="color: #000000;">capi iconici, che hanno fatto la </span><span style="color: #000000;">storia della moda, al grande culto </span><span style="color: #000000;">del Military.</span><br />
<span style="color: #000000;">IL NOSTRO OBIETTIVO </span><span style="color: #000000;">È QUELLO DI </span><span style="color: #000000;">TRASMETTERE QUESTA </span><span style="color: #000000;">PASSIONE ALLE PERSONE, </span><span style="color: #000000;">MA SOPRATTUTTO IL </span><span style="color: #000000;">TEMA PRINCIPALE </span><span style="color: #000000;">A CUI TENIAMO </span><span style="color: #000000;">PARTICOLARMENTE È </span><span style="color: #000000;">LA CURA DEL NOSTRO </span><span style="color: #000000;">PINETA, RIDIAMO </span><span style="color: #000000;">VITA A CAPI NON PIÙ </span><span style="color: #000000;">UTILIZZATI E MESSI DA </span><span style="color: #000000;">PARTE, RECUPERANDO E </span><span style="color: #000000;">RICICLANDO  TESSUTI, </span><span style="color: #000000;">ANCHE PER LA CREAZIONE </span><span style="color: #000000;">DI NUOVI ABITI. </span><span style="color: #000000;">PROPRIO PER </span><span style="color: #000000;">QUEST’ ULTIMO MOTIVO </span><span style="color: #000000;">DAL 2020 ABBIAMO </span><span style="color: #000000;">INIZIATO UNA PICCOLA </span><span style="color: #000000;">PRODUZIONE DI ARTICOLI </span><span style="color: #000000;">CREATI DA CAPI </span><span style="color: #000000;">O TESSUTI RICICLATI </span><span style="color: #000000;">RIPROPONENDO CAPI </span><span style="color: #000000;">INTROVABILI.</span><br />
<span style="color: #000000;">Vintage è spesso una vera e </span><span style="color: #000000;">propria filosofia di vita, con</span><span style="color: #000000;">un occhio rivolto al grande</span><span style="color: #000000;">fascino del passato. </span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Chi è </span><span style="color: #000000;">la  vostra clientela tipo, chi </span><span style="color: #000000;">sceglie oggi di acquistare </span><span style="color: #000000;">capi di abbigliamento </span><span style="color: #000000;">vintage: semplici curiosi? </span><span style="color: #000000;">Appassionati? Nostalgici? </span><span style="color: #000000;">Etici?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">La nostra clientela varia</span><span style="color: #000000;"> dall’appassionato che cerca</span><span style="color: #000000;"> costantemente articoli da</span><span style="color: #000000;"> collezione o nostalgici di quei</span><span style="color: #000000;"> capi che gli ricordano il passato,</span><span style="color: #000000;"> ma soprattutto ragazzi come noi </span><span style="color: #000000;">che si stanno interfacciando a</span><span style="color: #000000;"> questo mondo anche grazie alle</span><span style="color: #000000;"> nostre proposte. </span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">C’è un tempo, un’epoca o un </span><span style="color: #000000;">settore oltre a quello militare</span><span style="color: #000000;"> ai quali siete particolarmente</span><span style="color: #000000;"> legati?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">L’epoca a cui siamo più legati</span><span style="color: #000000;"> è sicuramente quella degli anni</span><span style="color: #000000;"> ’60-’70 dove sono state create, a</span><span style="color: #000000;"> nostro parere, le cose più belle.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Spesso chi commercia abiti</span><span style="color: #000000;"> vintage ha una propria</span><span style="color: #000000;"> collezione di pezzi rari, capi</span><span style="color: #000000;"> iconici. </span><strong><span style="color: #000000;">Voi avete qualche capo</span><span style="color: #000000;"> al quale siete particolarmente</span><span style="color: #000000;"> affezionati?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Noi abbiamo un nostro piccolo </span><span style="color: #000000;">archivio di articoli rari, quelli</span><span style="color: #000000;"> a cui teniamo di più sono del</span><span style="color: #000000;"> periodo della guerra in Vietnam</span><span style="color: #000000;"> anni ’60, dalle Jungle Jacket alle</span><span style="color: #000000;"> camicie Olive green 107, che sono</span><span style="color: #000000;"> diventate sempre più difficili da</span><span style="color: #000000;"> reperire.</span><br />
<strong><span style="color: #000000;">Qual è il tipo di vintage che </span><span style="color: #000000;">proponete voi? Grandi firme,</span><span style="color: #000000;"> Americano, brand italiani?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Il nostro shop propone</span><span style="color: #000000;"> maggiormente articoli di</span><span style="color: #000000;"> nicchia, la nostra ricerca si</span><span style="color: #000000;"> basa soprattutto su articoli di</span><span style="color: #000000;"> provenienza americana sia per</span><span style="color: #000000;"> quanto riguarda il vintage sia per</span><span style="color: #000000;"> il mondo militare, ma offriamo</span><span style="color: #000000;"> anche una grande selezioni di</span><span style="color: #000000;"> brand che hanno fatto la storia.</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Come avviene la scelta, la </span><span style="color: #000000;">selezione della proposta dei</span><span style="color: #000000;"> vostri capi ? Quale è l’identità</span><span style="color: #000000;"> del vostro negozio?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">La selezione che facciamo</span><span style="color: #000000;"> è accurata e metodica, è un</span><span style="color: #000000;"> lavoro che svolgiamo giorno</span><span style="color: #000000;"> dopo giorno, settimana dopo</span><span style="color: #000000;"> settimana.</span><span style="color: #000000;"> La ricerca è concentrata</span><span style="color: #000000;"> sempre su articoli introvabili</span><span style="color: #000000;"> ed iconici, ma ci piace cercare</span><span style="color: #000000;"> e scovare capi che non tutti</span><span style="color: #000000;"> conoscono ma che, a nostro</span><span style="color: #000000;"> parere, hanno un ottima</span><span style="color: #000000;"> manifattura e che sono</span><span style="color: #000000;"> destinati a durare nel tempo.</span><br />
<span style="color: #000000;">L’identità del nostro negozio </span><span style="color: #000000;">è strutturata su articoli che</span><span style="color: #000000;"> non passeranno mai di moda e</span><span style="color: #000000;"> che puoi riporre nell’armadio</span><span style="color: #000000;"> e riprendere dopo anni e non</span><span style="color: #000000;"> perderanno mai il loro fascino.</span></p>
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		<title>La nascita del Made in Italy</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2021/02/13/la-nascita-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 15:33:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashionstory]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="475" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6773-475x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6773-475x600.jpg 475w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6773-810x1024.jpg 810w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6773.jpg 1159w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6773-560x708.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 475px) 100vw, 475px" /></div>
<p>Il 12 febbraio di 70 anni fa, Giovanni Battista Giorgini, un caparbio uomo d&#8217;affari con un particolare fiuto per le tendenze anticipatrici, amante dell&#8217;arte e collezionista antiquario, organizzò nella sua casa privata il &#8220;First Italian High Fashion Show&#8220;, la prima sfilata di alta Moda italiana per buyers stranieri. Quando la prima volta mi fermai davanti &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="475" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6773-475x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6773-475x600.jpg 475w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6773-810x1024.jpg 810w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6773.jpg 1159w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6773-560x708.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 475px) 100vw, 475px" /></div><p>Il 12 febbraio di 70 anni fa, <strong>Giovanni Battista Giorgini,</strong> un caparbio uomo d&#8217;affari con un particolare fiuto per le tendenze anticipatrici, amante dell&#8217;arte e collezionista antiquario, organizzò nella sua casa privata il &#8220;<strong>First Italian High Fashion Show</strong>&#8220;, la prima sfilata di alta Moda italiana per buyers stranieri.</p>
<p>Quando la prima volta mi fermai davanti a Villa Torrigiani, al nr. 144 di via de&#8217; Serragli a Firenze, non potevo sapere che fosse il proprietario di un terreno nel golfo di Baratti.</p>
<p>Non potevo inoltre immaginare che suo figlio, l&#8217;architetto <strong>Vittorio Giorgini</strong>, su quel terreno realizzasse anni più tardi la Casa Esagono (1957), rifugio familiare per le vacanze estive, oggi diventata uno spazio culturale e di rigenerazione urbana, gestita e valorizzata da #BACObaratti guidata dall&#8217;architetto <strong>Marco Del Francia.</strong></p>
<p>Fu proprio Vittorio a realizzare l’allestimento di quei tre giorni che cambiarono per sempre il destino del Made in Italy.</p>
<p><strong>Giovanni Battista Giorgini</strong> fu così abile da saper creare una grande attesa intorno all&#8217;evento e da mettere in competizione tra loro le giornaliste di moda che certo non potevano correre il rischio che fosse la collega di un&#8217;altra testata a presenziare quello che poteva diventare l&#8217;evento dell&#8217;anno.</p>
<p>Non mancò nessuna, Elisa Massai («Women’s Wear Daily»), Elsa Robiola («Bellezza» e «Tempo»), Vera Rossi («Novità»), Misia Armani («I Tessuti Nuovi»), Sandra Bartolomei Corsi («Il Secolo XIX») e soprattutto lei, Bettina Ballard, fashion editor di Vogue America.</p>
<p>Sfilarono, tra gli altri, Simonetta, Fabiani, Fontana, Schuberth, Jole Veneziani, Noberasco, Emilio Pucci e Avolio e la moda italiana iniziò la sua inarrestabile corsa, recuperando tutto il terreno perso con l&#8217;haute couture parigina.</p>
<p>Dal luglio successivo, l&#8217;evento si trasferì nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, dove le sfilate si sarebbero succedute con successo crescente fino al 1965, sempre sotto la guida di quell&#8217;uomo dall&#8217;eleganza innata.</p>
<div id="attachment_933" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-933" class="wp-image-933 size-medium" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6790-1024x1024.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6790-1024x1024.jpg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6790-150x150.jpg 150w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6790.jpg 1417w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6790-768x768.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6790-560x560.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6790-230x230.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2021/02/IMG_6790-550x550.jpg 550w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-933" class="wp-caption-text">La vigilia della tesi di laurea di Vittorio (14 marzo 1957), intento a finire il plastico del suo progetto: il “Palazzo delle Esposizioni fiorentine della moda”; un progetto che pochi anni prima GB Giorgini aveva offerto a Frank Lloyd Wright, seduti insieme ai tavoli del caffè Leland in Via Tornabuoni. In piedi nella foto, lo sguardo fiero e compiaciuto del padre, di cui ricorrono quest’anno i 50 anni della sua scomparsa.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Buffalo Check</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2020/12/06/buffalo-check/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2020 11:58:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashionstory]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-450x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-450x600.jpg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-1152x1536.jpg 1152w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-1536x2048.jpg 1536w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-560x747.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-230x307.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div>
<p>Alcuni giorni fa, gli amici dell’agenzia di comunicazione / ufficio stampa Carryoverpr di Milano, mi hanno inviato un regalo. Il pacco è arrivato inaspettato, non sapevo assolutamente cosa potessi trovarci dentro. Con curiosità crescente ho aperto la scatola e con stupore ho trovato un giaccone del brand MCS; ma non un giaccone qualsiasi, ma uno &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="450" height="600" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-450x600.jpg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-450x600.jpg 450w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-1152x1536.jpg 1152w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-1536x2048.jpg 1536w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-560x747.jpg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833-230x307.jpg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8015_PhotoRoom_20201205_180833.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div><p>Alcuni giorni fa, gli amici dell’agenzia di comunicazione / ufficio stampa <a href="https://www.carryoverpr.com/">Carryoverpr</a> di Milano, mi hanno inviato un regalo. Il pacco è arrivato inaspettato, non sapevo assolutamente cosa potessi trovarci dentro. Con curiosità crescente ho aperto la scatola e con stupore ho trovato un giaccone del <a href="https://www.mcsapparel.eu.com/">brand MCS</a>; ma non un giaccone qualsiasi, ma uno con un vistoso tessuto buffalo check! Immediatamente mi è apparsa alla memoria una immagine proveniente direttamente dalla metà degli anni ’80 ma, allo stesso tempo, estremamente chiara, nitida, limpida: il mio amico Francesco, con indosso fuori dalla scuola, un giaccone della Levi’s con lo stesso inconfondibile motivo!</p>
<div id="attachment_900" style="width: 536px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-900" class=" wp-image-900" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8007-scaled-768x1024.jpg" alt="" width="526" height="701" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8007-scaled-768x1024.jpg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8007-scaled-1200x1600.jpg 1200w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/12/IMG_8007-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px" /><p id="caption-attachment-900" class="wp-caption-text">Una pubblicità del marchio Pepper apparsa sul mensile Max del settembre 1987</p></div>
<p>Riaperti gli occhi e tenendo in mano quel caldo giaccone, mi sembrava che il tempo non fosse mai passato. Com’era possibile che a distanza di così tanti anni i miei occhi si riempissero di quella trama a blocchi, formati dall’intersezione di due fili diversi, antitetici quali il rosso e il nero, così inconfondibili?</p>
<p>Mentre mi stavo provando il mio nuovo giaccone, la mia mente è stata affollata da una carrellata di immagini di outfit recenti, nei quali amici e conoscenti hanno indossato capi con questo inconfondibile tessuto.</p>
<p>E’ chiaro dunque, che il buffalo plaid non è mai andato in letargo, ma ciclicamente riemerge dai singoli archivi delle varie manifatture, diversamente reinterpretato per essere proposto nelle collezioni invernali.</p>
<p>Ma quando e dove nasce?</p>
<p>La sua origine è un mix di storia e leggenda, nella quale si mischiano fatti e avvenimenti certi con episodi dai contorni … meno definiti.</p>
<p>L’inizio della storia della flanella a quadri è più semplice, la sua popolarità nei capispalla è un regalo che ci proviene dal Galles, dove questo tessuto si sviluppò già nel XVI secolo poiché questa trama di tessuto funzionava meglio nelle condizioni umide e ventose dell&#8217;inverno rispetto al semplice tessuto di lana.</p>
<p>Ma nel nostro immaginario pensiamo subito alle highlands scozzesi ed ai loro clan, così tante volte rappresentati al cinema.</p>
<p>Se immaginiamo un kilt scozzese, probabilmente pensiamo immediatamente a quello che chiamiamo tartan. Nel corso della storia, questi modelli unici, indicavano l’appartenenza ad un clan specifico oppure una data provenienza geografica.</p>
<p>Il motivo tartan fu addirittura messo fuori legge in Scozia per un certo periodo dalla seconda metà del XVIII secolo. Per questo motivo, c&#8217;è chi sostiene che il Buffalo Plaid sia in realtà il tartan del popolare Rob Roy MacGregor, che secondo lo Scottish Register of Tartans, è registrato presso la Highland Society di Londra dall&#8217;anno 1816, ma risale presumibilmente all&#8217;inizio del 1700.</p>
<p>Infatti, si narra che fu proprio lo scozzese Jock McCluskey, discendente del clan MacGregor, ad introdurre il tartan del suo clan in America. Il nome della famiglia di Jock divenne McCluskey dopo che il nome MacGregor fu messo fuorilegge per 150 anni, per questo fatto cambiarono anche il loro motivo scozzese originale in quello che oggi riconosciamo come il Buffalo check.</p>
<p>Jock McCluskey è una delle figure tipiche di quel periodo di frontiera degli attuali USA, dapprima cacciatore di taglie, poi cacciatore di pelli, cercatore d&#8217;oro e infine commerciante con le tribù indiane. La storia racconta che avrebbe barattato con i nativi americani spesse coperte scozzesi con il suo tartan di famiglia in cambio di pelli di bufalo. Per questo motivo si sostiene che il tartan della sua famiglia divenne noto presso i nativi americani come Buffalo Plaid e poiché McCluskey commerciava anche con avamposti e fortini dell&#8217;esercito, il nome Buffalo Plaid divenne per questo inevitabilmente noto.</p>
<p>Tuttavia, quando Woolrich Woolen Mills introdusse la sua versione Buffalo Plaid nel 1850, ne rivendicò l&#8217;origine. Il Buffalo check era così radicato che fu incorporato nel logo del marchio Woolrich. Però come dicevamo prima, la storia tende a confondersi, a diventare più sfumata, perché se è vero che Woolrich Woolen Mills introdusse il loro motivo Buffalo nel 1850, è chiaro che non si tratta dell&#8217;originale tartan di Rob Roy MacGregor. Tuttavia sebbene il tartan di Rob Roy esistesse prima del plaid di Woolrich, Jock McCluskey non viene in genere collocato nel continente americano fino a dopo la battaglia di Little Bighorn nel 1876, quindi successivamente all’introduzione da parte di Woolrich della sua camicia a quadri di flanella Buffalo check.</p>
<p>E’ possibile quindi che un designer di Woolrich Woolen Mills abbia disegnato il motivo senza alcuna conoscenza del tartan Rob Roy…</p>
<p>In ogni caso è certo invece che da allora, il tipico motivo Buffalo check sia diventato iconico nella cultura americana. Dalla sua introduzione, è stato rapidamente adottato dapprima dai cowboy, dai boscaioli e dagli amanti in genere della vita all&#8217;aria aperta, per poi essere incorporato nella più ampia cultura popolare, sia rurale sia urbana, grazie ad icone della cultura di frontiera novecentesca come Roy Rogers, il boscaiolo dei fumetti Paul Bunyan, fino allo stile grunge degli anni ’90, per non dimenticare di una band USA degli anni &#8217;60 chiamatasi dapprima The Pendletones, i quali indossavano come una divisa le loro camicie a quadri preferite, prima di cambiare in seguito il loro nome in The Beach Boys.</p>
<p>Indipendentemente da dove abbia avuto origine il Buffalo Plaid, questo tessuto ha indubbiamente un anima ed una personalità forte, che attraverso i secoli ancora oggi è protagonista dei guardaroba di veri “players” in tutto il mondo !</p>
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		<title>Vesti Lubiam &#8230; ti sentirai un altro</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2020/06/22/vesti-lubiam-ti-sentirai-un-altro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2020 22:36:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashionstory]]></category>
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<p>Vesti Lubiam&#8230; ti sentirai un altro! Era la fine degli anni Cinquanta e con un&#8217;indimenticabile campagna del pubblicitario Giulio Giuli, il sogno di Luigi Maria Bianchi, iniziato con la Primaria sartoria nel 1911 di via Calvi a Mantova, irruppe nell&#8217;immaginario di ogni uomo che punta all&#8217;eleganza e alla qualità assoluta nel vestire. Non fu certo &#8230;</p>
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<p><strong>Un heritage di famiglia che attraversa quattro generazioni unito all’impegno costante nella ricerca e nell&#8217;innovazione: è questa la formula del vostro successo?</strong><br />
Direi proprio di sì! Abbiamo il vantaggio di avere un’esperienza più che secolare e riteniamo di essere tra i più bravi in quello che facciamo. Il Made in Italy è per noi il fondamento principale non solo per la qualità ma anche per come la nostra azienda è radicata nel territorio. Il segreto di un successo così longevo e consolidato è racchiuso nei nostri valori: l’impegno costante nella ricerca e nell’innovazione, la sperimentazione continua, la passione per l’artigianalità, la determinazione nel proporre prodotti di qualità eccellente. Valori che fanno parte del nostro dna da sempre, grazie a cui abbiamo oltrepassato lo sbalorditivo traguardo del centenario. Nel mio ruolo di Direttore dell’Ufficio Stile, la creatività e l&#8217;innovazione sono fondamentali; attraverso lo sviluppo di prodotti innovativi, l&#8217;azienda si reinventa di volta in volta, senza dimenticare la propria storia e la lunga tradizione che la contraddistingue: anzi, le rafforza e le riafferma di stagione in stagione.</p>
<p><strong>La vostra azienda è tra le pioniere dell’internazionalizzazione. Come si conquistano oggi i mercati internazionali?</strong><br />
Crediamo che per raggiungere l’eccellenza sia indispensabile la qualità: del lavoro, delle materie prime, dei processi. Siamo presenti con i nostri marchi nelle migliori boutique multimarca e nei più prestigiosi Department Stores in Italia e nel mondo. Infine i nostri agenti export sono professionisti selezionati di lunga esperienza e con una profonda conoscenza del loro mercato, hanno showroom prestigiosi e la nostra stretta collaborazione porta l’azienda nei Paesi chiave. Inoltre, il nostro servizio di customer service e riassortimento infrastagionale sono riconosciuti ed apprezzati dai nostri clienti. Il trend di crescita costante è un dato indicativo del successo raggiunto.</p>
<p><strong>Il Made in Italy è ancora in grado di orientare il gusto internazionale?</strong><br />
Il Made in Italy è diventato ormai un vero e proprio marchio simbolo di qualità nei materiali, innovazione e affidabilità. Con riferimento alla moda (così come anche ad esempio al design o al food), sicuramente l&#8217;Italia rimane e sarà sempre il motore trainante delle nuove tendenze nel mondo, e noi siamo molto orgogliosi di farne parte.</p>
<p><strong>Cosa pensa dell&#8217;imprenditoria italiana di oggi?</strong><br />
Credo che l&#8217;imprenditoria italiana rappresenti un esempio nel mondo, anche grazie all&#8217;elevata qualità che connota il Made in Italy in generale. Inoltre trovo estremamente positiva la voglia dei giovani di oggi di fare impresa: nonostante la crisi degli ultimi anni, in Italia continuano a nascere nuove aziende e startup innovative, che favoriscono la ricerca e aiutano la ripresa economica. Lubiam ha due importanti punti di forza rispetto a molti competitors: la nostra lunga esperienza, garanzia di un prodotto di qualità elevata, e il mantenimento del sito produttivo in Italia, nella sede storica di Mantova, per ottenere un prodotto 100% Made in Italy e consolidare un rapporto di fiducia con il territorio e con i dipendenti. Secondo i dati prima del lockdown lavorano in Lubiam più di 300 dipendenti, con una crescita delle assunzioni del 17% negli ultimi 10 anni, in controtendenza rispetto al mercato di riferimento, e più del 40% di loro è presente in azienda da oltre 20 anni. Ne siamo orgogliosi.</p>
<p><strong>Quali sono i suoi principi come imprenditore?</strong><br />
Sicuramente, la voglia di raggiungere l&#8217;eccellenza e di portare avanti un&#8217;attività storica radicata sul territorio, continuando a dare lavoro alle famiglie mantovane che, come noi, mettono anima e corpo in quello che fanno. Il Made in Italy per noi è una filosofia di vita, ancor prima che una scelta strategica ed aziendale. Crediamo anche nella valorizzazione e nel sostegno alle nostre risorse umane, con orari flessibili e part-time, la mensa e asilo nido aziendali, il servizio BabyLubiam durante le vacanze scolastiche, la formazione e l’accompagnamento al rientro dalla maternità.</p>
<p><strong>Le fiere italiane sono ancora strumenti indispensabili per supportare il processo di espansione delle aziende?</strong><br />
Assolutamente si, per noi rappresentano un momento fondamentale per presentare al meglio le novità delle nostre collezioni ai nostri clienti e soprattutto per far conoscere il prodotto e i servizi a chi ancora non lavora con noi. Le fiere inoltre sono diventate un preziosissimo strumento di comunicazione, un momento da sfruttare al meglio per raccontarci e per veicolare i nostri valori, le nostre peculiarità e le innovazioni che caratterizzano i capi.</p>
<p><strong>Qual è l’unicità dell’uomo che indossa Lubiam?</strong><br />
Il nostro target è rappresentato da uomini oggi più che mai informati, preparati, curiosi e desiderosi di indossare dei capi che li rappresentino, nello stile e nel carattere. L&#8217;uomo odierno ricerca il comfort ma anche l’originalità, deve percepire la quantità e la qualità del lavoro che sta dietro alla realizzazione del capo che sta indossando. Per questo nello sviluppare le nostre collezioni non dobbiamo mai perdere lo slancio creativo e la capacità di anticipare le tendenze. L&#8217;uomo Lubiam è l&#8217;emblema della contemporaneità: non si ferma mai e ama vestire in modo moderno e pratico, senza rinunciare al gusto sartoriale tipicamente italiano. Ha uno stile inconfondibile, elegante e allo stesso tempo décontracté, rilassato, molto naturale.</p>
<p><strong>Quali sono le regole dello stile secondo Lubiam?</strong><br />
I nostri prodotti sono caratterizzati dall&#8217;elevata qualità delle materie prime, dall&#8217;innovazione nei modelli e dalla costante ricerca nei trattamenti e nelle finiture, elementi fondamentali per uno stile impeccabile. Oggi più che mai è però fondamentale affiancare la personalizzazione dei capi, dando sempre più attenzione ai dettagli e abbandonando tutto ciò che è standardizzato.</p>
<p><strong>Il capo iconico?</strong><br />
Ovviamente la giacca. Questo capo è il cuore della nostra azienda e negli anni abbiamo concentrato le risorse nella ricerca e nello sviluppo di nuovi metodi e trattamenti con l&#8217;obiettivo di rinnovarlo e innovarlo. Così nel tempo la giacca è stata destrutturata, decostruita e alleggerita ed è stata la protagonista di studi all&#8217;avanguardia che hanno fatto di Lubiam un&#8217;azienda leader nella tintura in capo.</p>
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		<title>Il Dandy Rock di Gabriele Pasini</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2020/02/21/il-dandy-rock-di-gabriele-pasini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 12:05:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashionstory]]></category>
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<p>GABRIELE PASINI È UN UNICUM NEL PANORAMA DELLA MODA ITALIANA. LA SUA CIFRA È ASSOLUTAMENTE ORIGINALE. ROMAGNOLO DI NASCITA MA VIAGGIATORE DEL MONDO, COME PIACE DEFINIRSI, IL SUO STILE È UN PERFETTO MIX TRA L’ALTO ARTIGIANATO ITALIANO E LE CONTAMINAZIONI COSMOPOLITE . Com’è nata la sua passione per il mondo sartoriale e in special modo &#8230;</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-801 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/Gabriele-Pasini-bassa-683x1024.jpg" alt="" width="481" height="721" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/Gabriele-Pasini-bassa-683x1024.jpg 683w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/Gabriele-Pasini-bassa-1067x1600.jpg 1067w" sizes="auto, (max-width: 481px) 100vw, 481px" /></p>
<p><strong>Com’è nata la sua passione per il mondo sartoriale e in special modo per la scuola partenopea?</strong></p>
<p>Sono un ferreo sostenitore del Made in Italy e un seguace della sartoria napoletana. Da ragazzo ho studiato all’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica Gaetano Ballardini a Faenza, ma ho sempre avuto un’innata attitudine verso la sartoria, che sono riuscito a sviluppare professionalmente negli anni grazie ad una formazione sartoriale e artigianale acquisita presso noti sarti partenopei. Nessuno in famiglia mi ha tramandato questa passione, non sono un figlio d’arte, ma fin da ragazzo insegnavo al sarto del paese come realizzare i revers delle mie giacche e la giusta lunghezza dei pantaloni.</p>
<p><strong>Lo stile Gabriele Pasini è nato 25 anni fa pensando ad un dandy rock. Come si è evoluto il suo stile nel corso degli anni? A cosa è rimasto fedele e cosa ha cambiato?</strong></p>
<p>Negli anni sono rimasto e continuerò ad essere fedele alla tradizione, alla territorialità e alla cultura italiana, che mi hanno sempre accompagnato nella realizzazione delle mie collezioni, come stelle polari da seguire. Sicuramente viaggiare ed essere curiosi, guardarsi intorno, utilizzare i social, sono metodi efficaci per farsi influenzare e per sviluppare un’interpretazione sempre innovativa di quelli che sono i trend del momento, che devono per forza interagire con la parte di me più tradizionale.</p>
<p><strong>Ci vuol spiegare il concetto di ‘imperfezione’ come elemento del suo stile?</strong></p>
<p>L’imperfezione per me è un dettaglio. Deriva dalla costruzione della giacca napoletana, che è caratterizzata dalla spalla arricciata e da revers morbidi, con una lunghezza che la distingue dalle altre. Avere delle imperfezioni è un modo di vestire impreciso, delle volte può sembrare quasi trasandato, ma rappresenta uno stile che dona autenticità.</p>
<p><strong>In un mercato globale nel quale il gusto spesso si uniforma, cosa fa la differenza per essere riconoscibili e apprezzati?</strong></p>
<p>La differenza è mettere se stessi in quello che si fa; rendere riconoscibile il proprio stile, ‘metterci la faccia’. Sicuramente bisogna continuamente intercettare quello che il mercato chiede, studiare la proposta di capi, e migliorare di stagione in stagione la ricerca di tessuti, ma senza mai snaturare la propria identità. Per esempio nella collezione FW 20/21 che presenterò a Pitti in gennaio, ho ritenuto giusto introdurre una capsule sostenibile, perché ad oggi non</p>
<p>possiamo più prescindere da questo tema; con l’obiettivo di estendere il certificato di sostenibilità a tutta la collezione entro 5 anni.</p>
<p><strong>A chi si rivolge? Chi è l’uomo che veste Gabriele Pasini?</strong></p>
<p>L’uomo che sposa la filosofia del marchio è un professionista, politically correct, che ama il bello in ogni sua forma, che preferisce la qualità alla quantità, etico e attento ai consumi; un uomo che veste con personalità e ama farsi notare, ma con discrezione; una persona colta, sportiva e attiva.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-799 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/Gabriele-Pasini-PE2020-01-472x700.png" alt="" width="472" height="700" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-800 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/Gabriele-Pasini-PE2020-02-473x702.png" alt="" width="473" height="702" /></p>
<p><strong>La collezione PE20 si rifà a Venezia, una città magnifica e fragile inaugurando un viaggio di riflessione e suggestioni che toccherà altre città italiane nelle prossime collezioni. Cosa l’affascina di questa città e quali tratti ritroveremo nella collezione?</strong></p>
<p>Venezia è stata la prima città da cui ho deciso di iniziare questo progetto, che si svilupperà su diverse città italiane nel corso delle prossime stagioni. Ho scelto Venezia per la sua indiscutibile bellezza, perché per me rimane una delle città italiane più belle, se non la più bella. Secondo me non è unica al mondo solo per i suoi monumenti e le sue architetture, ma anche per i colori e le sfumature che la caratterizzano: bianca quando c’è la nebbia, grigia quando piove, il verde della sua laguna, il nero che vira sul blu della notte che riflette il mare; i marroni e i beige di piazza San Marco e il nero delle gondole. Sono proprio i colori di questa città che hanno fatto da guida nella creazione della collezione spring-summer 2020. Per quanto riguarda invece la <strong>COLLEZIONE AUTUNNO &#8211; INVERNO 2020 &#8211; 2021</strong>, che viene presentata in anteprima durante il 97° Pitti Immagine Uomo, il personale tour di Gabriele Pasini nelle città italiane ci porta a Ravenna tra i suoi mosaici ed i sui colori. E proprio questi sono tra i protagonisti, insieme ai mosaici ravennati ripresi nelle stampe. Continua invece la ricerca e la personale interpretazione dello stilista intorno all’abito gessato, capo iconico della sua storia, continuamente aggiornato ed esplorato a partire dalle righe e dalle loro infinite declinazioni. Lo spirito del brand continua ad essere sintetizzato in tre concetti fondanti quali l’artigianato, il Made in Italy ed il KM 0. Questo DNA si traduce in <strong>ETICITÀ </strong>e <strong>SOSTENIBILITÀ</strong>, oggi più che mai modi di essere ai quali volgere sempre di più. Queste caratteristiche non si riducono soltanto nella perfetta costruzione e vestibilità dei capi, ma evolvono nello spirito dei tempi di cui la moda può essere un esempio e interprete importantissimo. Infatti parte della collezione FW 20/21 è stata prodotta proprio con questo spirito. Circa quindici capi, tra camicie, abiti e cappotti, sono stati realizzati utilizzando esclusivamente tessuti completamente sostenibili, tra cui spiccano quelli realizzati da Marzotto.</p>
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		<title>Sarti con la valigia</title>
		<link>https://theplayersmagazine.com/2020/02/14/sarti-con-la-valigia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione thePlayers]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 11:58:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashionstory]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="597" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-550x597.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-550x597.jpeg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-944x1024.jpeg 944w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-768x833.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-560x607.jpeg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-230x250.jpeg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628.jpeg 1073w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>La nouvelle vague di sarti contemporanei è molto diversa da quella dei loro maestri. La bottega-tempio dove il sarto custodiva i codici estetici del bel vestire si è trasformata, ma soprattutto si è evoluto il concetto di sarto stesso. Non soltanto più solo padrone di casa dove accogliere clienti che vi si recavano quasi in &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="597" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-550x597.jpeg" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-550x597.jpeg 550w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-944x1024.jpeg 944w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-768x833.jpeg 768w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-560x607.jpeg 560w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628-230x250.jpeg 230w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00004-e1581680846628.jpeg 1073w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p>La <em>nouvelle vague </em>di sarti contemporanei è molto diversa da quella dei loro maestri. La bottega-tempio dove il sarto custodiva i codici estetici del bel vestire si è trasformata, ma soprattutto si è evoluto il concetto di sarto stesso. Non soltanto più solo padrone di casa dove accogliere clienti che vi si recavano quasi in pellegrinaggio, ma sarto <strong>globetrotter </strong>che dalla sua bottega, dal suo laboratorio, dalla sua impresa viaggia verso clienti sparsi in tutto il mondo. <strong>Quei codici di eleganza</strong> <strong>che custodiva tra le mura</strong> <strong>della bottega,</strong> <strong>viaggiano con lui in valigia,</strong> <strong>diventando un vero e proprio</strong> <strong>ambasciatore dello stile.</strong> Per parlare di questa evoluzione ho incontrato <strong>Massimiliano</strong> <strong>Donnarumma </strong>della <a href="http://www.sartoriarossi.it">Sartoria Rossi</a> nel loro store in via della Vigna Nuova a Firenze.</p>
<p><strong>Il suo profilo Instagram segna in modo puntuale i suoi spostamenti di lavoro: dagli Usa, all’Asia centrale, poi Dubai. Lei è un instancabile giramondo …</strong></p>
<p>Abbiamo deciso da poco di annunciare gli spostamenti sui social in modo da avere una sorta di agenda pubblica. In questo modo se i clienti mi vogliono incontrare sanno dove potermi raggiungere durante gli spostamenti. Il nostro servizio è di altissimo livello e il passaparola è ancora il modo migliore per ampliare la cerchia della nostra clientela. Il servizio ‘su misura’ che offro io, è rivolto ad un target alto, sono persone che devono rimanere anonime.</p>
<p><strong>Una delle sue mete abituali sono gli Stati Uniti d&#8217;America &#8230;<br />
</strong></p>
<p>Esatto, sono appena rientrato da un tour negli States! Ormai è diventata una meta abituale, dove preferisco concentrare gli spostamenti in pochissimi giorni. Per mia scelta viaggio da solo, lo trovo più semplice da un punto di vista logistico anche se viaggio con circa 38 kg solo di tessuti; poi ho un’altra valigia con le prove. Ho la fortuna di essere una persona che dorme pochissimo, a prescindere dal lavoro e quest’abitudine mi avvantaggia perché a volte mi capita di non dormire per giorni, con l’adrenalina che va a mille.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-788 aligncenter" src="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00001-copia-1024x683.jpeg" alt="" width="635" height="423" srcset="https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00001-copia-1024x683.jpeg 1024w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00001-copia-1600x1067.jpeg 1600w, https://theplayersmagazine.com/_mamawp/wp-content/uploads/2020/02/image00001-copia.jpeg 1619w" sizes="auto, (max-width: 635px) 100vw, 635px" /></p>
<p><strong>Il servizio è di altissimo livello, quindi deve avere massima attenzione, anche per il tipo di clientela …</strong></p>
<p>Non puoi assolutamente permetterti di sbagliare. Io ho a che fare con personaggi che purtroppo, non possiamo pubblicizzare, perché dal momento che li pubblicizzi non vendi più gli abiti ma glieli regali, preferiamo fare pubblicità in altro modo. Queste persone sono attori, cantanti, oppure ministri, politici, diplomatici. Durante gli incontri c’è un po’ di tensione, considera anche che non sono mai solo con loro, ma sono sempre circondato dal loro <em>entourage </em>e da molti cellulari che squillano continuamente, per cui ho a disposizione pochissimi minuti di tempo in cui sono concentrato sulle misure, sul <em>fitting </em>e tutto quello che ne deriva.</p>
<p><strong>Facciamo un passo indietro. Com’è nata la sua passione per il sartoriale?</strong></p>
<p>Io sono figlio di calzolaio e nipote di sarto. Sono arrivato a Firenze per studiare alla Facoltà di Economia e Commercio, perché i miei genitori volevano che intraprendessi un’altra strada rispetto alla loro. Poi per puro caso fui preso a lavorare per un brand di abbigliamento, dal quale andai con l’intenzione di fare una breve esperienza, invece ci rimasi a lavorare per nove anni. Iniziai come addetto alla vendita, ma poiché gli abiti sartoriali mi sono sempre piaciuti, entrai nel loro progetto di espansione di questo settore. Mi sono occupato del loro ‘su misura’, ricevendo una formazione interna all’azienda e mettendoci tanta passione. Credo di essere una persona fortunata perché faccio un mestiere che mi diverte.</p>
<p>Durante gli appuntamenti di lavoro, con il cliente sono un leone, perché mi sento nel mio <em>habitat</em>, mentre in realtà sono una persona timidissima. Tornando all’inzio della mia carriera, sempre per quel brand mi trasferii a Mosca, dove ho vissuto circa 4 anni e dove gestivo sia il loro negozio sia il servizio del ‘su misura’, in quegli anni in grande espansione. A Mosca ho avuto la fortuna di accompagnare due sarti molto importanti che lavoravano per quel brand, dai quali ho potuto imparare moltissimo anche dal punto di vista pratico. Lasciata la capitale russa, dove vissi anni frenetici, decisi di prendermi una pausa e nel 2009 presi un anno sabbatico.</p>
<p><strong>Fu un’esperienza altamente formativa …</strong></p>
<p>Mi servì per maturare in seguito una convinzione, una criticità nell’aspetto di questo lavoro. Lavorare a stretto contatto con i sarti a Mosca mi fece capire che mentre si stava evolvendo il <span style="text-decoration: underline;"><strong>‘su misura’</strong></span>, il sarto, anche quello più bravo, aveva un problema di prospettiva: spesso non sapeva leggere il cliente. Anche allora i clienti sovente ‘vivevano’ sui giornali (oggi anche sui social), dunque erano persone molto attente all’evoluzione della giacca, del capospalla, mentre il sarto di vecchia scuola lo è un po’ meno. Quindi capitava che l’abito finito non era proprio quello che il cliente voleva. Il sarto interpretava il cliente con la sua visione, quella di quando si era formato, magari trenta o addirittura quaranta anni prima.</p>
<p>Nel mio <em>modus operandi</em> il sarto cuce, ma il cliente lo vedo e lo curo io. Può sembrare un’assurdità, perché per curare un difetto ad una giacca è importante che il sarto lo veda, ma in questa fase ho preferito specializzarmi io. I nostri maestri sarti hanno un’età media di oltre sessant’anni. Questo passaggio, fondamentale e delicatissimo, lo risolvo io, prendendo le misure, capendo le esigenze del cliente, per poi parlare con passaggi successivi. Adesso questa modalità operativa si è affermata sempre più, anche se c’è ancora chi accompagna il sarto dal cliente. La clientela giovane di 30, 40 anni, che si avvicina al sartoriale ha una visione diversa rispetto al cliente ottantenne che invece vuole una giacca come gliela facevano 50 anni fa.</p>
<p><strong>Come si sposano lo stile che incontra all’estero con il tuo stile, con la tradizione sartoriale italiana?</strong></p>
<p>Cambia da continente a continente. Lo stile rimane quello, però ci sono dei piccoli cambiamenti che incontrano il gusto del cliente. Ad esempio negli USA orientali, intendo New York e Washington, il gusto dei miei clienti è più classico, hanno bisogno di una spalla un po’ costruita, anche per il lavoro che fanno. A Washington incontro funzionari di governo, oppure diplomatici, quindi il <em>dress</em> <em>code </em>è molto chiaro e definito. A questi clienti è impossibile proporre un abito decostruito, sono persone che si presentano davanti al <strong>Presidente degli Stati Uniti d’America</strong> e non possono avere una spalla che fa pieghe, un montante stropicciato.</p>
<p>Totalmente opposto è quello che succede a Los Angeles, dove tra l’altro mi capita di fare gli abiti più belli, grazie al luogo, ed ai personaggi che vesto. Sulla costa occidentale ci si presenta con modelli decostruiti, spalle molto più italiane, più vuote, più comode eppure siamo sempre nella stessa nazione. La stessa cosa capita ad Est. Nelle realtà ex-sovietiche, come l’<strong>Azerbaijan</strong>, ho clienti che sono ministri, politici e quindi hanno bisogno di abiti molto formali e personaggi invece più attenti all’evoluzione della giacca, dello stile contemporaneo. È chiaro che parlando di ‘su misura’, l’abito va costruito, studiato insieme al cliente, mai imposto. Sono più fermo nel consigliare un tessuto, che deve avere un’ottima vestibilità, mi impongo un po’ quando si parla del peso di un tessuto, perché ci sono tessuti più idonei per farci solo una giacca piuttosto che un abito.</p>
<p><strong>Del resto chiamano lei e la Sartoria Rossi per lo stile ed il linguaggio sartoriale che esprimete, poi chiaramente si deve trovare una sintesi con la personalità dei clienti, anche se viaggiando immagino che tenderà a prevalere un gusto più internazionale.</strong></p>
<p>Il nostro cliente viaggia molto. Una caratteristica della <a href="http://www.sartoriarossi.it">Sartoria Rossi</a> e della sua organizzazione, è quella di avere tutti negozi diretti. Questo vuol dire che in alcune città, come ad esempio Dubai e Londra, ho anche un prezioso appoggio logistico, sia per quanto concerne le stoffe campione, sia per la prima prova che posso fare direttamente in negozio. Un servizio estremamente apprezzato dai miei clienti è quello di effettuare gli incontri per le diverse fasi in posti diversi nel mondo. Ovvero, per esempio, posso incontrare un cliente un giorno a <strong>Los Angeles</strong>, dove sceglie i tessuti e il modello, successivamente gli faccio una prima prova a <strong>Dubai</strong> e infine effettuo la consegna a <strong>Londra</strong>. Un servizio del genere è esclusivo e molto complicato da organizzare, ma noi ci riusciamo. Immagina quanto possa essere apprezzato da un cliente V.I.P. &#8230;</p>
<p>Si può essere più o meno bravi, più o meno organizzati, ma di certo non sono le giacche che mancano al mondo. Tutto quello che fa la differenza è il servizio e la professionalità. Di sarti ce ne sono tanti, ed io non sono nè il primo nè l’ultimo, quindi è fondamentale il servizio offerto al cliente. Spesso con i clienti si instaurano rapporti di completa fiducia. Tante persone prima di prendere un appuntamento mi hanno studiato a fondo, l’aspetto della sicurezza per i nostri clienti è importante al pari del servizio che offriamo. La sicurezza è fondamentale, il sarto mette anche il metro al collo … ci sono stati diversi episodi da ridere. Poi ci sono state anche situazioni estreme, in cui i clienti non li ho potuti neanche misurare, ma mi è stato concesso soltanto di osservarli per pochi minuti ad una distanza di 5 metri, in cui ho dovuto misurare con gli occhi. La soddisfazione è stata massima nel sapere che gli abiti sono andati bene.</p>
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